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Trento

Presentato il progetto del Nuovo Rifugio Tonini

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Sala decisamente  gremita ieri sera a Baselga di Piné per la presentazione del progetto del nuovo rifugio Tonini, distrutto da un incendio il 28 dicembre 2016.

In una sala con 200 posti a sedere al centro Piné Mille molta gente è rimasta in piedi e dunque il computo  approssimativo dei presenti parla di circa 250 persone in sala, a dimostrazione di quanto la comunità pinetana sia legata a questo Rifugio che dalla data della sua edificazione (1972) rappresenta un punto di riferimento per famiglie, ragazzi, giovani, meno giovani, scuole e alpinismo giovanile.

Dopo i saluti del presidente della sezione di Baselga di Piné Mattia Giovannini e della presidente della SAT Anna Facchini,  promotrice dell’incontro, il vicepresidente della SAT sede centrale  Roberto Bertoldi ha illustrato il percorso, che in due anni, ha portato alla realizzazione del progetto.

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Tappe serrate ma che non hanno tralasciato un confronto aperto della Commissione Rifugi SAT con tutti gli attori del territorio: dall’Asuc di Baselga, ai comuni, ai Vigili del Fuoco, al servizio Urbanistica e Tutela del Paesaggio  della Provincia, fino ai diversi incontri con i 500 soci della sezione, considerata il proprietario “morale” del rifugio.

A seguire la relazione del progettista il giovane architetto Riccardo Giacomelli assistente universitario e vicepresidente della Commissione Rifugi del CAI nazionale.

Il progetto peraltro non ancora definitivo e non ancora approvato dal Consiglio SAT, prevede un aumento dei posti ristorante da 40 a 62, mentre i posti letto rimarranno 24 come in precedenza (2 camere da 6 posti e 3 da 4 posti),  nello stallone non interessato dall’incendio rimarranno i 36 posti letto, come in precedenza. Aumenteranno a 9 i posti invece per gestire e personale di servizio, come aumenterà di 10 metri quadri la superficie della cucina ed aumenterà la superficie dell’ingresso-deposito zaini-asciugatoio.

I materiali usati saranno legno di larice e porfido per la facciata (con una parte del basamento rimasta in piedi ed una parte delle pietre cadute o bruciate, ingabbiate in  un procedimento a secco  a ricordo dell’evento calamitoso che distrusse l’edificio). A piano terra dunque resteranno ingresso, sala ristorante-bar, cucina e magazzino con arrivo della teleferica)

Al primo piano le camere, i servizi e una saletta per riunioni e didattica.

Rimarrà, come in precedenza la trincea (ma coperta)  verso monte ad ospitare alcuni servizi, mentre centrale termica e idraulica saranno posizionate all’esterno dell’edificio nella zona est.

La copertura e in alluminio pre verniciato e sul tetto, che garantisce uno spiovente molto inclinato per lo scarico della neve, verranno installate, nelle due zone distali, i pannelli fotovoltaici.

La copertura finanziaria, con un apposito conto corrente sul quale confluisce tutto il budget necessario alla ricostruzione, è garantita dai 720 mila euro della polizza assicurativa, da 50 mila euro di sovvenzione del CAI, da iniziative di solidarietà con raccolta fondi.

La parte mancante necessaria a coprire il costo totale della ricostruzione sarà coperto da finanziamento provinciale.

Dopo l’illustrazione del progetto i complimenti e i ringraziamenti sia alla SAT sede centrale che alla sezione di Piné da parte del sindaco del paese Ugo Grisenti, i complimenti del past president CAI Umberto Martini, del presidente del  CAI di Bassano Emilio Berton e della figlia dell’ingegner Tonini (benefattore Sat e ideatore e finanziatore del rifugio) Chiara Tonini.

Felice si è dichiarata Chiara Tonini che la fiamma del camino del Tonini, simbolo del calore di una comunità, torni ad ardere nella valle dello Spruggio.

Qualche domanda da parte del numerosissimo pubblico in sala, prevalentemente di carattere tecnico, senza alcuna contrarietà di sorta.

Ora l’iter procederà con tutta la fase burocratica per il rilascio delle concessioni, difficile quindi ipotizzare i tempi per rivedere in piedi e funzionante il Tonini, ma la presidente Anna Facchini ha garantito che verrà fatto il possibile per snellire l’iter procedurale.

In sala era presenta anche il dirigente del Servizio Turismo della Provincia Claudio Fabbro, la speranza di tutti  dunque è che entro il 2022 il Tonini possa tornare a funzionare come sempre.

Un ringraziamento da parte della SAT anche ai gestori Hanna e Narciso che per 26 anni fino al giorno dell’incendio hanno gestito quel luogo tanto caro ai pinetana con tanta passione professionalità e disponibilità.

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Trento

Bocciofila Canova, Tiziano Uez: «Ecco la verità che Vernarelli non ha detto»

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L’ emotivo e passionale sfogo di Franco Vernarelli sul futuro del Gs Canova pur con le giuste precisazioni e contestualizzazioni di chi è stato chiamato in causa, deve far riflettere su un aspetto: stanno morendo tutte quelle piccole realtà sportive e associative che fino ad oggi grazie al volontariato, erano riuscite a tirare avanti.

Realtà di paese, talvolta rionali, sport per pochi come nel caso delle bocce, associazioni che magari s’impegnavano per un evento all’anno: tutte travolte dalla riforma del terzo settore, dalle leggi europee e provinciali, da direttive e deliberazioni dell’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzzione).

Oggi o si è strutturati alla pari di una piccola azienda con tanto di commercialista o non si va da nessuna parte. E’ finita l’epoca della pacca sulle spalle, della damigiana di vino regalata da un amico al bar del circolo così quei pochi centesimi al bicchiere, erano tutti guadagnati.

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O dei tanti volontari che si accontentavano di un paio di cene all’anno.

Oggi ci vogliono i corsi di formazione sulla sicurezza, responsabili, attestati ed alla fine o le piccole realtà si associano, o hanno la forza economica per strutturarsi, oppure sono destinate a scomparire.

Ma ci vogliono soprattutto le certificazioni delle spese.

Sull’argomento è intervenuto anche l’assessore dello sport del comune di Trento Tiziano Uez, l’unico ad aver la competenza di farlo, essendo l’unica figura di riferimento istituzionale.

Uez racconta la verità, anche se a malincuore supportata da numeri che non mentono.

«Il corrispettivo annuo riconosciuto ai sensi del contratto di servizio che definisce i rapporti tra Comune e Gruppo sportivo Canova per la gestione del Bocciodromo dal 1° gennaio 2016, è quantificato ora in € 3.310,00 (+ i.v.a.) ossia € 4.038,20 oneri compresi – spiega Tiziano Uez – e l’attuale proposta di convenzione predisposta sulla base delle direttive sia del Consiglio comunale che della commissione sport, prevede il rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate fino ad un importo massimo di € 5.000,00 (+ i.v.a.) all’anno ossia € 6.200,00 oneri compresi.»

E’ quindi cambiata la modalità operativa di gestione degli aspetti economici, rimborso e non corrispettivo, ma l’importo massimo che sarà possibile riconoscere all’affidatario ha subito una variazione in aumento pari al 53% circa.

«E’ come io chiedessi a Vernarelli se preferisce avere 4.038,20 euro senza certificazione delle spese oppure 6.200 euro con tanto di rendicontazione – aggiunge Uez – chiunque sceglierebbe la seconda ipotesi naturalmente se vuole il bene della sua associazione»

Le disposizioni normative applicabili agli affidamenti della gestione dei impianti sportivi sono cambiate successivamente alla data di sottoscrizione dell’attuale contratto di servizio in scadenza il 30 giugno 2019. In particolare ora vengono applicate: la Direttiva 2014/23/UE e il Codice dei contratti D.Lgs. 50/2016 e succ. mod. e int.

Inoltre la direttive A.N.A.C. n. 4 dell’aprile 2016, la deliberazione A.N.A.C. n. 1300/2016 stabilisce due modalità di affidamento. La prima per gli impianti con rilevanza economica, (circoli tennis ecc ecc ) la seconda per  gli impianti privi di rilevanza economica (tipo appunto la bocciofila di Canova)

Nel rispetto della disciplina normativa vigente la proposta dell’Amministrazione comunale prevede quindi una gestione in collaborazione con il Comune regolamentata da una convenzione che sancisce i rapporti tra le parti con un diretto impegno da parte del Comune stesso ed il riconoscimento al soggetto affidatario del solo rimborso delle spese effettivamente sostenute in un’ottica di collaborazione avvalorata dal principio costituzionale di sussidiarietà.

«A tal proposito è opportuno sottolineare che la forza della nostra città è senza dubbio il volontariato che anche in questo contesto il Comune intende valorizzare – continua l’assessore dello sport  che aggiunge: «va anche evidenziato che la modalità di affidamento proposta anche al Gruppo Sportivo Canova è stata accettata dalla Società Bocciofila ANA Trento sud A.S.D. che inizierà la nuova modalità di gestione con il 1° luglio 2019. La gestione del Centro sportivo “Don Onorio Spada” di Villazzano, invece, nel quale è inserito, tra le varie discipline, anche un bocciodromo, scadrà in data 31.12.2019 e sarà oggetto, se sarà ancora in vigore la normativa vigente, di specifica procedura concorrenziale».

Con il 1° luglio 2019 il Comune riprenderà in consegna il Bocciodromo di Canova ed effettuerà i necessari approfondimenti giuridici e gestionali per verificare, nel rispetto della normativa vigente, i possibili utilizzi della struttura.

Pare che vi siano molte richieste di spazi per praticare differenti discipline sportive che non possono essere accolte per mancanza di strutture.

Per Uez inoltre sorprende non poco l’affermazione che il Gruppo Sportivo Canova che secondo Vernarelli intende chiudere il bar adiacente il bocciodromo.

Le due realtà infatti non hanno tra loro alcuna relazione

«Al fine di ponderare in modo adeguato l’uso degli spazi comunali è opportuno fare anche valutazioni in termini numerici: il Gruppo Sportivo Canova ha 29 atleti ed i praticanti la disciplina delle bocce in provincia di Trento dal 2001 al 2017 ha visto una riduzione pari al 43%. Sul territorio del Comune di Trento sono presenti 6 impianti coperti in cui praticare il gioco delle bocce con 14 piste totali e 7 strutture all’aperto con altrettante piste. I numeri parlano da sé: il Comune, anche dopo un’eventuale chiusura del bocciodromo di Gardolo, garantisce il gioco delle bocce»conclude l’assessore Uez

Il Gruppo sportivo Canova ha in gestione il Bocciodromo di Canova dal 1992 in forza di successive convenzioni.

Il grido di dolore di Franco Vernarelli nasce probabilmente da molti e svariati motivi.

Come ad esempio quel contributo forfettario versato dal comune come generico rimborso, serviva per il pagamento del pullman delle trasferte.

Si perché non tutti sanno che il Gs Canova è una squadra di serie A di bocce e come tale va a giocare in trasferta in Veneto, Lombardia , Piemonte.

«E’ per questo che se anche il tetto di contributo aumenta – interviene Vernarelli – ma con la formula del rimborso spese documentate, quel pullman non partirà più e la squadra non potrà più giocare. Poco importa se la bocciofila di Trento Sud abbia firmato o meno la nuova convenzione perché non fa attività agonistica e dietro ha un colosso come l’Ana» 

Nel passaggio di Vernarelli non si capisce bene dove stia il problema, infatti anche nel caso del pullman per recuperarne i costi basterebbe una fattura per il rimborso integrale.

Quella di Franco Vernarelli è comunque un’Italia che va scomparendo. Come la vecchia osteria di paese, la squadra di calcio parrocchiale: realtà che hanno fatto l’Italia, ma che oggi non hanno più spazio e stanno per essere cancellate per colpa di una burocrazia farraginosa e mastodontica.

Ma la legge purtroppo è legge e va rispettata da tutti.

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Trento

Feste Vigiliane: la squadra di San Giuseppe vince la zatterata

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Nonostante il livello del fiume superiore alla media e l’anomala velocità del corrente, il Palio dell’oca ha appassionato migliaia di trentini e turisti, che malgrado il caldo hanno raggiunto gli argini dell’Adige già dal primo pomeriggio.

La gara vera e propria è iniziata alle 17, un’ora prima dell’orario stabilito proprio a causa delle condizioni del fiume.

La squadra di San Giuseppe ha prevalso sulle altre 50 concorrenti (a cui si sommavano quelle dell’esercito e dei pompieri fuori competizione).

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Al secondo e terzo posto si sono classificati rispettivamente San Lazzaro e Meano.

Tutte e tre le squadre hanno condotto la gara a una velocità decisamente sostenuta: una media percorrenza  di 18 minuti tra la partenza a Roncafort e l’arrivo sotto il ponte di San Lorenzo.

Considerata la piena del fiume non si è svolta la prova dell’ancora, troppo pericolosa per l’incolumità degli equipaggi.

L’organizzazione della zatterata ha visto impegnate un folto numero di persone fra volontari dei corpi dei vigili del fuoco, unità specializzate nel soccorso acquatico e operatori nel monitoraggio costante delle condizioni del fiume. I pompieri erano circa un centinaio, di cui 80 volontari.

Ciascuna zattera, formata da cinque zatterieri in costume, veniva sorvegliata a vista lungo tutto il percorso dalle unità in acqua del corpo permanente dei vigili del fuoco e dell’esercito, presenti con quattro gommoni di soccorso.

I cinque zatterieri in costume hanno dovuto affrontare delle prove abilità e portare a termine la competizione nel minor tempo possibile.

La prima prova è consistita nell’attraversare una porta formata da due paline pendenti poco sopra il livello dell’acqua.

Nella seconda prova gli zatterieri hanno dovuto infilare un anello in uno dei bracci di un ancorotto che pende dal ponte San Giorgio.

La terza e quarta prova sono consistite rispettivamente nel far attraccare un compagno in attesa sulla riva e nel far suonare una campana.

Nella quinta prova bisognava infilare un anello nel collo di un’oca gigante di cartapesta. La sesta e penultima prova ha riguardato il fare canestro con un oggetto a forma di oca, mentre nella settima e ultima prova bisognava far suonare una sirena colpendo con i remi il dispositivo appeso sotto il ponte San Lorenzo.

Assieme ai sobborghi, ai quartieri e ai paesi intorno al capoluogo, erano presenti anche le squadre gemellate con Trento: Berlino Charlottemburg e Kempten.

 

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Trento

Controlli sui passi dolomitici, sei incidenti e otto centauri feriti nel week end

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Nonostante i controlli della Polizia locale continuano gli incidenti sulle strade trentine che coinvolgono i centauri.

Sono sette i motociclisti morti negli ultimi 15 giorni sulle strade trentine.

Sabato una 59 enne è stata ricoverata al santa Chiara in codice rosso dopo un’incidente con la sua moto avvenuto nel capoluogo.

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Nella sola mattinata di oggi, domenica 23 giugno, si sono verificati quattro incidenti motociclistici, di cui tre gravi: il primo in Primiero, a Siror, dove due uomini di 32 e 58 anni sono stati ricoverati in codice rosso. Le loro condizioni sono giudicate gravi.

Sul posto sono arrivate due ambulanze del 118 e l’elisoccorso.

Sulla strada della Mendola, in Val di Non, poco dopo le 11.30 a rimanere feriti sono stati altri due centauri: una donna 50 enne, le cui condizioni sarebbero gravi, ed un uomo di 41 anni.

Il terzo incidente è avvenuto 10 minuti dopo sulla strada che porta al lago di Lagolo, sul monte Bondone.

In questo caso a finire al santa Chiara in gravi condizioni è stato un centauro di 29 anni uscito di strada da solo.

Nel pomeriggio alle 13.30 nuovo incidente a Loppio,  per fortuna un centauro è rimasto ferito lievemente.

Infine poco dopo le 15.00 in val di Fassa sulla strada che porta a Tamion un centauro di 38 anni è uscito di strada ed è stato trasportato con l’elisoccorso al santa Chiara. Le sue condizioni sono definite gravi.

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