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Italia ed estero

Vescovi al traino del Pd, attenta Lega l’Abruzzo insegna

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Scoppia la polemica nel mondo cattolico dopo le prese di posizione dei vescovi dell’Abruzzo.

Riccardo Cascioli, già giornalista di Avvenire, direttore del quotidiano cattolico on line più letto, La nuova Bussola quotidiana parla apertamente di «Vescovi al traino del Pd» che in modo esplicito invitano i suoi preti a votare Pd.

In vista delle elezioni regionali infatti una nota del vescovo di Chieti presenta un programma politico a base di immigrazioni, poveri e ambiente.

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Ma è tutto qui ciò che la Chiesa sa proporre? Oppure è soltanto una passerella per fare bella figura con il Papa?

Viene proprio da chiedersi: se avevano tanta voglia di fare politica, perché hanno scelto la strada del sacerdozio? Oppure è che nel centenario del famoso “Appello ai liberi e forti” di don Luigi Sturzo, anche tanti vescovi si sono montati la testa?

Insomma, ora abbiamo anche vescovi che si impegnano direttamente nelle elezioni regionali, ovviamente a sostegno del Pd ma soprattutto contro la Lega.

Stiamo parlando dell’Abruzzo, di monsignor Bruno Forte, (foto) arcivescovo di Chieti-Vasto e teologo molto vicino a papa Francesco.

Nei giorni scorsi ha pubblicato una nota in vista delle regionali e delle comunali che per l’Abruzzo sono previste il prossimo 10 febbraio. I partiti non sono mai nominati ma il messaggio è chiaro: in cima alle priorità ovviamente gli immigrati: o si accoglie tutti senza se e senza ma oppure non si è buoni cristiani, ci dice in sostanza monsignor Forte. E poi, l’impegno per i poveri, il lavoro dei giovani, la sanità – «che non va gestita secondo una logica aziendale» -, e l’ambiente, con il problema dei rifiuti, la gestione delle acque e l’incentivazione delle fonti rinnovabili.

Monsignor Forte è anche il presidente della Conferenza episcopale di Abruzzo e Molise e quindi la sua nota ha un valore che va oltre la sua diocesi. E infatti il vescovo di Pescara-Penne, monsignor Tommaso Valentinetti, si è subito esposto entusiasta a sostegno della presa di posizione di monsignor Forte. Di più, Valentinetti è stato ancora più esplicito parlando ai vicari foranei della sua diocesi durante il ritiro mensile del clero lo scorso 15 gennaio a Montesilvano: «Si deve votare Partito Democratico», ha detto senza mezzi termini. Come se qualcuno potesse dimenticare.

Magari sono gli stessi che a suo tempo criticavano il cosiddetto “collateralismo” nei confronti della Democrazia Cristiana.

Ora, quello che però un semplice fedele è portato a chiedersi è: ma davvero davanti a un evento come le elezioni amministrative l’unica cosa che hanno da proporre i vescovi sono un elenco di rivendicazioni politiche, di cui peraltro – lo si capisce dal modo in cui scrivono – hanno una competenza pari a zero? La testimonianza cristiana si riduce soltanto ad accogliere i migranti, proporre la raccolta differenziata e mantenere la gestione dell’acqua nelle mani dello Stato? Fosse così, sarebbe davvero inutile frequentare la chiesa e andare a messa, tanto vale andare direttamente ad iscriversi al Pd.

Oltretutto nel testo di monsignor Forte si fa riferimento alla Dottrina sociale della Chiesa, ma è soltanto una foglia di fico perché in realtà dei princìpi della Dottrina sociale non troviamo granché in queste frasi che sembrano più che altro slogan appiccicati l’uno all’altro. Pensiamo solo alla ossessione sui migranti: monsignor Forte inizia dal dovere di rispettare la «dignità di ogni persona umana, quale che sia il colore della sua pelle, la sua storia, la sua provenienza. Da un tale rispetto conseguono i doveri di solidarietà verso i più deboli e di accoglienza verso chi bussa alle nostre porte, fuggendo spesso da fame o violenza alla ricerca di un futuro migliore per sé e i propri cari». Ma il “dovere di solidarietà” non implica l’eliminazione dei confini nazionali, come questi vescovi vorrebbero, né la cancellazione della distinzione tra migranti regolari e irregolari; e la Dottrina sociale della Chiesa non ha nulla a che vedere con la condanna dell’«atteggiamento identitario». Al contrario, una identità chiara è la precondizione per un’accoglienza che punti all’integrazione di quanti sono ammessi a immigrare.

Cosa farebbe monsignor Forte se un giorno gli comparisse nel suo episcopio di Chieti, che so, il povero vescovo di San, in Mali, che pretende di condividere la guida della diocesi di Chieti, perché a San si soffre la fame? Gli direbbe davvero «Prego, si accomodi, resti con me e consideri questa la sua diocesi?».

E poi, il rispetto per la «dignità di ogni persona umana» deve restringersi soltanto agli immigrati e ai poveri? In Abruzzo ci sono già circa 90mila stranieri, pari al 6.5 della popolazione, e non risultano maltrattamenti o peggio nei loro confronti. Ma tra Abruzzo e Molise – ci dicono i dati diffusi la settimana scorsa dal ministero della Salute – nel 2017 ci sono stati 2.014 aborti, il 54% dei quali da donne nubili. Oltre duemila morti in un anno in Abruzzo e Molise, in un contesto di disgregazione della famiglia. La dignità che si deve a ogni persona umana non dovrebbe riguardare anche queste vittime innocenti? Ma di questa ecatombe guai a dire nulla, è un argomento troppo divisivo. Come nulla si dice della denatalità, causa importante della stagnazione economica attuale: si parla di mancanza di lavoro, ma non si menziona la causa.

Ma ecco il problema: questi vescovi cercano l’applauso del mondo; cercano l’amicizia dei politici immigrazionisti e poco importa se sono gli stessi che parlano di “aborto come diritto” e cercano di cancellare la possibilità ai medici di fare obiezione di coscienza; e soprattutto questi vescovi vogliono fare i bravi davanti al Papa, che sugli immigrati martella ogni giorno: chissà che non ci scappi qualche promozione al prossimo giro.

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Italia ed estero

Ieri la prima giornata di consultazioni, oggi la seconda. Quali conseguenze se non si trova una nuova maggioranza.

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Ieri, al Quirinale il Capo dello Stato ha dato il via alla prima giornata di consultazioni in cui sono stati accolti i gruppi parlamentari misti e delle autonomie di Camera e Senato.

Dal colloquio è emersa la volontà quasi unanime, di un’indicazione a favore del proseguo della legislatura con un‘ipotesi ormai quasi certa dell’alleanza Movimento Cinque Stelle e Partito Democratico, intenzionati a dar vita ad un Governo che non sia semplicemente di sopravvivenza ma che abbia vera vita politica.

Da chiarire però, alcuni aspetti fondamentali tra i quali chi esattamente sarà il capo della possibile alleanza, sapendo che la direzione PD ha dato pieno appoggio ha Zingaretti e quale sarà il programma.

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Altre forze parlamentari individuali si sono dichiarate disponibili nel sostenere questa nuova amicizia, ma è ancora tutto da vedere se ci sarà davvero il definitivo sviluppo di un intesa tra Cinque Stelle e PD.

A margine della giornata, Salvini si è presentato con tutta la sua rappresentanza parlamentare davanti a Montecitorio per confermare che l’unica strada secondo la Lega è quella del voto ed annuncia: “ abbiamo diritto al voto ed al giudizio degli italiani e siamo pronti ad una manovra economico finanziaria da 50 miliardi, di cui il Paese ha bisogno per respirare”.

Chi è favorevole al voto subito, sono i tre partiti del centro destra e tutti e tre saranno visti dal Capo dello Stato nella mattinata e nel pomeriggio di oggi, al Quirinale.

Questo è quello che è emerso ieri dalle forze politiche convocate, anche se il piatto forte è stato quello degli degli incontri istituzionali con la presidente del Senato Casellati e il Presidente della Camera Roberto Fico, da cui è affiorato il vero orientamento e le intenzioni di Mattarella in queste consultazioni.

Mattarella infatti, vorrebbe accertare se esiste una maggioranza in tempi rapidissimi.

L’ obbiettivo fondamentale per il Capo dello Stato è capire se esiste una reale e precisa volontà di fare subito un nuovo Governo, essenziale sia per ragioni di politica economica che per le scadenze di politica internazionale.

Quindi, se il nome non dovesse essere trovato entro oggi, al massimo lunedì/ martedì, significherebbe l’inizio di un altro giro di consultazioni.

Se non ci sarà tutto questo, si costruirà un Governo di garanzia che resterà in carica per gli affari correnti e accompagnerà ad elezioni l’ Italia, con l’impossibilità di svolgerle entro la data prefissata del 27 ottobre.

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Italia ed estero

Giallo all’ospedale di Parma: da una botola emergono gli scheletri di diversi cadaveri

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È un vero mistero, quanto scoperto nell’ospedale vecchio di Parma dove da una sorta di botola che, rimossa dagli operai, ha portato alla luce i poveri resti di diverse persone: scheletri, teste, tibia, casse toraciche mischiate fra loro ma anche bricioli di tessuto e di abiti, cadaveri di cui nessuna sapeva nulla.

Una vera e propria fossa comune, del tutto sconosciuta.

I cadaveri erano nascosti dietro a un pannello di legno, ricoperto dalla pavimentazione che negli ultimi anni ha ospitato gli scaffali dell’Archivio di Stato e prima i letti dei malati ricoverati in ospedale.

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I lavori erano stati commissionati in vista del 2020, anno in cui la città emiliana sarà capitale italiana della cultura.

L’enorme struttura dal Medioevo sino agli anni Trenta dello scorso secolo aveva ospitato il primo ospedale di Parma, poi fu trasformato in Archivio di Stato.

Sul ritrovamento sono iniziati gli accertamenti della Procura di Parma.

Del caso sono stati incaricati un medico legale, un’antropologa forense e un’archeologa.

Primo compito degli specialisti sarà rimuovere i resti dalla nicchia dove sono rimasti custoditi per anni, quindi la loro datazione col carbonio 14.

Per ora restano aperte tutte le ipotesi. Potrebbe trattarsi di resti di pazienti poveri deceduti nell’ospedale e qui tumulati nel corso dei secoli oppure anche di morti violente.

E allora a quel punto sarà fondamentale capire a quando effettivamente risalgono. «Il rinvenimento di questi resti umani potrebbe rappresentare un nuovo tassello delle vicende millenarie di questo luogo e potrebbe arricchire la stessa storia di Parma, in termini di eventi e accadimenti oggi non ancora noti – ha spiegato alla Gazzetta di Parma l’assessore ai lavori pubblici del Comune, Michele Alinovi – Il cantiere dell’Ospedale Vecchio ci ha dato insomma una ulteriore sorpresa».

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Italia ed estero

Salvini: «Siamo gli unici dittatori che vogliono il voto, noi rispondiamo solo agli italiani e non all’Europa»

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«Una accusa surreale che Conte mi ha scagliato addosso è il fatto di aver scatenato la crisi il mese di Agosto. Perché i parlamentari non lavorano in agosto?» – inizia così Salvini il suo discorso al Senato dopo le dimissioni di Conte

«Lascio un’Italia più sicura e più giusta – aggiunge – la libertà non è aver un padrone giusto, ma non avere padroni e quindi io lotterò per un’Italia più giusta senza vincoli dall’Europa. Io ho chiuso i porti, e se gli italiani mi daranno fiducia lo farò di nuovo, perché in Italia si arriva per lavorare e non da clandestini»

Poi Salvini attacca la Boschi e Renzi, «Vi voglio vedere fare la riforma della banche e del job act con loro, chi non ha paura di mette in gioco davanti agli elettori»

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Salvini si prende la metà dei meriti di questo governo e attacca l’Europa, «Dobbiamo attendere l’Europa per fare le strade, le scuole e tutto quanto, serve una manovra coraggiosa, e stiamo preparandola da mesi, dobbiamo aprirci all’Italia e a tutte le categorie a testa alta, rifarei tutto quello che ho fatto»

Il ministro dell’Interno conferma che la crisi di governo è stata dovuta dai troppo no del movimento cinque stelle, «gli Italiani vogliono crescere costruendo strade, ferrovie e infrastrutture e vogliono assumere 20 mila medici senza chiedere all’Europa»

Salvini poi si scatena contro Renzi, e nell’aula è il caos

«Gli italiani non votano con il rosario ma con la testa – spiega rispondendo a Conte – e non mi vergogno di chiedere aiuta a Maria e anzi, sono l’ultimo e umile testimone, non coltivo l’odio e il rancore perché l’amore vince sempre, io sono pronto a sacrificarmi per l’Italia e l’Europa, non abbiamo paura e siamo liberi e rispondiamo solo al popolo italiano e non alla Merkel, perché la nostra nazione deve essere sovrana»

«Buon lavoro con il partito di Bibbiano – attacca alla fine Salvini rivolto ai cinque stelle – siamo gli unici presunti fascisti che vogliono il voto, pensate che dittatura. Noi rispondiamo solo agli italiani e non all’Europa o alla Merkel. Se c’è già un’accordo preso fra il PD e i Cinque stelle per la spartizione delle poltrone è irrispettoso nei confronti degli italiani, se invece non è vero tagliamo i parlamentari e andiamo al voto, perché l’unico a giudicare chi ha lavorato bene o male è il popolo italiano». 

«La fiducia non si ottiene solo con le dichiarazioni ma bisogna conquistarsela e meritarsela con i fatti concreti» – Salvini termina il suo discorso citando Papa Giovanni Paolo

 

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