prosa
Connect with us
Pubblicità

Spettacolo

Copenaghen: due geni, una donna e un dubbio

Pubblicato

-

Fino a domenica, al teatro Sociale, va in scena Copenaghen di Michael Frayn (1998, premio Tony per la migliore opera teatrale), prodotto dalla compagnia Umberto Orsini e dal Teatro di Roma – Teatro Nazionale. Dirige Mauro Avogadro.

Si tratta di due atti, ambientato in una sorta di limbo posteriore alla morte dei personaggi, ma che ruotano principalmente intorno agli eventi di un giorno di settembre del 1941 a Copenaghen.

Per intenderci, in Copenaghen ci sono tre personaggi: Niels Bohr (1885-1962, premio Nobel per la fisica nel 1922, interpretato dall’ottantaquattrenne Umberto Orsini), Werner Heisenberg (1901-1976, premio Nobel per la fisica nel 1932, incarnato da Massimo Popolizio) e Margrethe Bohr, moglie del primo (interpretata da Giuliana Lojodice).

Pubblicità
Pubblicità

Nel settembre del ’41 Heisenberg, parte del programma nucleare nazista, si recò a Copenaghen; quivi visitò nella sua abitazione il vecchio mentore Bohr. Usciti per una passeggiata (per essere liberi di parlare francamente, liberi dal timore di cimici della Gestapo), rientrarono dopo soli dieci minuti, ponendo fine alla visita e a un’amicizia iniziata nel 1924.

Da questo semplice fatto sorge la domanda più volte reiterata lungo la serata: perché Heisenberg era andato là? Di cosa voleva parlare, e cosa potrebbe aver detto per offendere Bohr?

Sembra difficile credere che abbia potuto credere di poter ottenere aiuto tecnico dal rappresentante di un paese occupato, per di più per metà ebreo.

Frayn, che per Copenaghen si è basato su una mole di materiale disponibile al tempo, propone diverse ipotesi in merito: Heisenberg forse cercava un nulla osta di Bohr per fare il lavoro assegnatogli, o forse una dichiarazione di infattibilità che distogliesse l’attenzione dei gerarchi dal nucleare, o ancora sondare se il danese fosse in possesso di notizie sul progresso degli Alleati.

Pubblicità
Pubblicità

L’autore non offre facili conclusioni; invece, cita più volte il principio d’indeterminazione (una scoperta di Heisenberg) e ne fa ampia applicazione nell’opera. Il principio stabilisce che non si possono misurare contemporaneamente e con esattezza le proprietà che definiscono lo stato di una particella.

Per esempio, se potessimo individuarne con assoluta precisione la velocità d’una particella, ci risulterebbe difficile determinarne la posizione.

Quanto sopra è un esempio di dialogo che si trova in Copenaghen, dove trovano spazio diversi altri concetti scientifici (il gatto di Schrödinger, la fissione…)

Le prospettive variano lungo la rappresentazione. Per fare un esempio, Heisenberg di volta in volta difende il suo lavoro e l’intento di salvare la sua patria per la sua famiglia, suggerisce che nella sua posizione gli sarebbe stato facile trascinare i piedi con il programma nucleare, esprime stupore che gli scienziati del Progetto Manhattan dopo la guerra trattassero lui come un assassino di massa.

Questo è un dramma atipico, vicino a una riduzione/condensazione teatrale di una serie di documentari storici e scientifici. È certamente molto ben scritto, ben congegnato e basato quanto più possibile sui fatti di cui si occupa.

Lo Heisenberg di Popolizio, in quanto oggetto dei dubbi degli altri due, risulta il motore della vicenda. Focoso e determinato, rifiuta la parte del cattivo che vorrebbero accollargli: lui difendeva la sua Germania, non aveva certo alcun controllo sulle politiche hitleriane (nota storica: le SS lo consideravano in effetti un simpatizzante degli ebrei, e lo tenevano specialmente d’occhio); e dopotutto forse lui stava lavorando a un progetto mostruoso, ma a completarlo e farne uso erano stati gli altri.

Umberto Orsini bilancia Niels Bohr tra ragione e sarcasmo. Sempre padrone di sé, non nasconde il suo disgusto per i feroci occupatori del suo paese, ma è comunque un ammiratore delle doti dell’altro. Guardingo delle motivazioni della visita, non riesce comunque a negare l’affetto che lo aveva legato al pupillo di un tempo ma non per ciò si asterrà dal rinfacciare al tedesco una serie di critiche che ritiene necessarie.

Tra i due, Margrethe: la più decisa accusatrice di Heisenberg, quella che vede principalmente la questione morale del lavorare con i nazisti e l’impossibilità di superarla. Vissuta con un genio e a contatto con altri geni, conosce i fatti ed anche un po’ di scienza, e quando serve riporta con i piedi per terra i due fisici teorici. La Lojodice bene dà voce ad una donna pratica e capace, priva di soggezione verso due Nobel la cui umanità le è assolutamente familiare.

La sua presenza inoltre obbliga i suddetti a esprimersi in termini quanto meno astratti possibile, per il sollievo del pubblico (anche se sospetto che il locale dipartimento di Fisica sia stato ben rappresentato in sala). Lode all’autore e al cast per aver presentato al pubblico dei personaggi assolutamente credibili e sfumati.

Il resoconto di Heisenberg è stato per Frayn una fonte primaria: lo potete leggere qui

Non disponibili nel ’98 erano invece alcune bozze di lettera che Bohr provò a comporre ma che infine abbandonò. Le trovate qui e qui.

La scenografia, di Giacomo Andrico, è dominata dal nero, e richiama un’aula universitaria, con un emiciclo di gradini sormontato da lavagne piene di calcoli e formule. Mauro Avogadro la utilizza per tenere a bada la potenziale staticità di un testo tanto denso di informazioni e per mandare quando serve fuori dall’attenzione principale un personaggio.

Copenaghen non è uno spettacolo semplice; in effetti, più si masticano storia, storia della scienza e fisica, più sarà facile goderne, non soltanto come intrattenimento ma anche come documento e informazione. Una gioia per chi ne sappia approfittare.

Uscendo dal teatro ho sentito più di un commento positivo e ho anche visto uno spettatore con gli occhi rossi di commozione.

Umberto Orsini incontrerà il pubblico al teatro Sociale alle 17 e 30 di venerdì; Copenaghen sarà ancora visibile a Trento venerdì 25 e sabato 26 gennaio alle 20 e 30 ed ancora domenica 27 gennaio alle 16. La rappresentazione si è conclusa alle 22 e 30.

Pubblicità
Pubblicità

Spettacolo

Un film sulla storia di Albino Mayom Kuel: dal Sudan al Trentino al servizio degli altri

Pubblicato

-

La storia di Albino Mayom Kuel, profugo dal Sudan in Italia negli anni 60, studente di medicina a Padova e poi per anni medico all’ospedale di Ala, ma anche consigliere e assessore comunale, è di quelle che non si dimenticano.

Il docufilm presentato oggi, “Nero e bianco”, scritto da Paolo Tessadri e prodotto dalla Fondazione Museo storico del Trentino, con il patrocinio della Provincia autonoma di Trento, dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri, e dei comuni di Ala e Avio, contribuirà però a farla conoscere ad una platea più vasta. E questo è molto importante, perché le vicende individuali possono assumere un valore paradigmatico, possono contenere esempi e insegnamenti di valore più ampio.

“La vita del dottor Kuel – ha detto il presidente della Provincia autonoma Maurizio Fugatti intervenendo alla presentazione per i media – è stata una vita spesa per gli altri, per una comunità che dal suo operato ha tratto un grande beneficio”. Che questo medico partito poverissimo dall’Africa per sfuggire a guerre e persecuzioni, si sia dedicato senza risparmio ai suoi pazienti, è un concetto espresso più volte nel film, attraverso le testimonianze di quanti lo hanno conosciuto, e anche dei suoi figli Miriam e Agostino.

Pubblicità
Pubblicità

Alla “prima” di oggi sono intervenuto il direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino Giuseppe Ferrandi, il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Trento Marco Ioppi, il sindaco di Ala Claudio Soini, e il sindaco di Avio Federico Secchi.

Un esempio di integrazione perfettamente riuscita, quello di Kuel, anche se leggi e burocrazia ne hanno ostacolato il cammino. Ma il dottore “venuto dal deserto, che visse fra le montagne“, come lo ha definito Tessadri, non ha mai risposto alle difficoltà con amarezza o risentimento: tutti ne ricordano il sorriso, la disponibilità, e naturalmente la preparazione, alimentata da continui studi (dovuti al suo desiderio di migliorare ma anche al fatto che perdendo lo status di borsista sarebbe dovuto rientrare in patria, essendo sprovvisto della cittadinanza italiana).

Ma quello del dottor Kuel è stato anche un esempio importante per la professione medica, ha  sottolineato dal presidente dell’Ordine Ioppi: non potendo esercitare come specialista (anche se sarebbe stato un ottimo cardiochirurgo, ebbe a dichiarare  il professor Francesco Furlanello, luminare nel campo delle aritmie), e prestando il suo servizio quindi perlopiù come medico di base, Kuel ha praticato realmente quella “trasversalità”, quella prassi del confronto fra ambiti e discipline che, in epoca di specializzazioni sempre più spinte, rischia oggi di venire meno.

Pubblicità
Pubblicità

A quasi due anni dalla sua morte sindaci e semplici cittadini ricordano di lui soprattutto il  non essersi mai tirato indietro, a costo di sacrificare il tempo per la famiglia, e la sua umanità, che a volte lo portava  a commuoversi per il dolore o la perdita di qualche assistito.

Il film, che sarà proposto prossimamente al pubblico dal Museo storico e dai Comuni coinvolti, e che parteciperà a premi e concorsi, ci restituisce tutto questo, con un montaggio incalzante e poetico ad un tempo. E ci  rammenta, come sottolineato da Ferrandi, che una piccola storia di vita può intercettare e riflettere problematiche che vanno al di là di essa.

NERO E BIANCO – Scheda del film: Nero era il colore della sua pelle, bianco il camice di medico che indossa per tutta una vita. La storia di Albino Mayom Kuel, il primo rifugiato politico-religioso in Trentino, dal Sud Sudan all’ospedale di Ala.

Albino Mayom Kuel è il primo richiedente asilo internazionale in Trentino per motivi politici e religiosi. La sua è una storia ricca di avvenimenti, anche amari, che lo porta agli inizi degli anni ’60 a Padova, dove frequenta l’università di medicina, e sul finire di quel decennio arriva all’ospedale di Ala. La sua storia dimostra la perfetta integrazione di Albino. Non è arrivato su un barcone, ma la sua è una lunga e definitiva fuga dal suo Paese, il Sudan, dove non tornerà più.

Albino Mayom Kuel nasce a Gogrial, un piccolo villaggio del Sud Sudan il 1° gennaio 1939. Ha lavorato dal 1969 al 1980 presso l’ospedale di Ala, specializzandosi soprattutto come cardiologo. Poi ha esercitato come medico di base nel Comune di Avio e infine, fino alla malattia nel 2005, come medico dell’Azienda provinciale dei servizi sanitari. È stato consigliere e assessore al Comune di Ala e consigliere ad Avio.

Albino Mayom Kuel se ne è andato alle 4 di mattina del 21 gennaio 2018: aveva 79 anni.

Docufilm, anno 2019, durata 23 minuti.

Produzione: Fondazione Museo storico del Trentino.

Patrocinio: Provincia autonoma di Trento, Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Comune di Ala, Comune di Avio.

Testo: Paolo Tessadri.

Realizzazione: Motion Studio.

Produttore esecutivo: Matteo Gentilini.

Regia: Marco Benvenuti.

Riprese: Ilir Kertusha.

Montaggio: Federica Forti.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Spettacolo

«Sanctuary»: la serie tv girata in Trentino sarà trasmessa in sei Paesi

Pubblicato

-

E’ una storia ricca di colpi di scena quella di “Sanctuary“: la serie tv che fra i protagonisti vede l’attore statunitense Matthew Modine, l’indimenticabile soldato Joker di “Full Metal Jacket”, insieme alla giovane attrice svedese Josefin Asplund. (nella foto del titolo il trailer della serie Tv)

Si tratta di un thriller psicologico che affronta le tematiche della sopravvivenza, dell’identità, della fiducia e del tradimento, girato in Trentino lo scorso autunno fra la Val di Fassa, la Valsugana e la Valle dell’Adige, grazie al sostegno di Trentino Film Commission e di Trentino Marketing.

Diretto da Oskar Thor Axelsson ed Enrico Maria Artale è prodotto da Yellow Bird eTV4 (Svezia) e distribuita in Europa da StudioCanal.

Pubblicità
Pubblicità

La produzione ha inoltre aderito al Protocollo T-Green Film, della Film Commission, per le buone pratiche di sostenibilità ambientale.

La serie è già stata venduta in Portogallo, Spagna, Islanda, Russia e Polonia, andrà in onda in Svezia a settembre e sono già in corso alcuni contatti per una possibile uscita italiana.

Segnata da una perdita e desiderosa di riallacciare i contatti con l’unica persona che le è rimasta in famiglia, Helena Brant fa visita alla sorella gemella, la ribelle Siri, all’interno del Sanctuary – una bellissima clinica che si trova in prossimità di un villaggio sperduto tra le valli alpine.

Hel non è a conoscenza del fatto che il Sanctuary in realtà è una facoltosa struttura di ricerca nella quale si sperimentano cure per pericolosi psicopatici.

Pubblicità
Pubblicità

Hel è anche inconsapevole che proprio Siri è una delle pazienti più pericolose, e non sa di essere entrata in un luogo dal quale potrebbe non uscire mai più.

Genere: Serie TV, Thriller
Regia: Oskar Thor Axelsson, Enrico Maria Artale
Cast: Matthew Modine, Josefin Asplund, Lorenzo Richelmy, Philip Arditti, Barbara Marten, Felix Garcia Guyer
Paese di produzione: Svezia
Anno: 2019
Produzione: Yellow Bird eTV4 (Svezia)
Distribuzione in Europa: StudioCanal

I luoghi in Trentino:

  • Himmelstal, il sanatorio, è il Grand Hotel Imperial di Levico Terme
  • La vallata inaccessibile in cui è immersa la clinica Himmelstal è Val San Nicolò, in Val di Fassa
  • La funivia che porta a Himmelstal è la funivia del Monte di Mezzocorona
  • Il Villaggio situato nel Sanatorio si trova tra Malga Peniola, in località Peniola, e la località Pian, a Campitello di Fassa
  • Il lago di montagna nella vallata di Himmestal è il Lago di San Pellegrino
  • Lo chalet di Siri è stato ricostruito presso Pian dei Schiavaneis a Canazei, in Val di Fassa

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Spettacolo

Operazione nostalgia: a Parma la mostra «Carosello. Pubblicità e Televisione 1957-1977»

Pubblicato

-

L’idea per questi fine settimana settembrini, ma ancora dalle temperature estive potrebbe essere quella di una gita cultural – gastronomica.

La meta? Traversetolo in provincia di Parma patria del culatello o degli anolini in brodo o asciutti e vista la stagione, il castagnaccio fatto con la farina di castagne.

E prima di sedersi a tavola? Si va alla sede della Fondazione Magnani Rocca, dove fino all’8 dicembre sarà possibile visitare la mostra “ Carosello: pubblicità e televisione 1957 – 1977”.

Pubblicità
Pubblicità

Siamo di fronte al top della pubblicità ancor oggi studiato a livello di marketing, ma che nessuno è riuscito a riproporre.

7261 gli episodi che si sono succeduti, “ firmati” da grandi dello spettacolo come Mina, Pasolini, Sinatra, Totò, Alberto Sordi e poi registi del calibro di Mauro Bolognini, i fratelli Taviani e Ettore Scola; o agenzie pubblicitarie come quella di Armando Testa.

Oggi Carosello è materia di studio e di ricerca.

Si vorrebbe capire la ragione di un successo, ma anche di un condizionamento di massa che ha interessato una decina di milioni di italiani.

Pubblicità
Pubblicità

Calimero è popolare ancora oggi, alla pari dell’Ippopotamo dei pannolini Lines.

A colpire è anche il suo essere inimitabile.

Quando nel 1977, Carosello fu interrotto si pensava che sarebbe stato dimenticato in fretta in una società che stava affrontando anni difficili a tutti i livelli.

Insomma i problemi erano altri e nessuno avrebbe pensato che favole, gag, perfino storie a puntate, mini thrilling, uscissero dall’immaginario collettivo per diventare materia di studio sia a livello pubblicitario che come fenomeno sociale.

E per concludere un riconoscimento. Nel 1972, la prima puntata del Carosello del 2 febbraio del 1957, negli Stati Uniti venne riconosciuto come la più specifica forma pubblicitaria esistente.

E detto dai maestri del condizionamento pubblicitario, non è cosa da poco.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità

Archivi

  • Pubblicità
    Pubblicità

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Categorie

di tendenza