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Trento

Accoglienza Trentino: «Con il centrosinistra da un milione e mezzo di euro a 17,7 in pochi anni». Ora però l’affare è finito.

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Il consigliere dell’opposizione Luca Zeni voleva impegnare la Giunta a rivedere la decisione sui tagli dell’accoglienza a Cinformi, fatti dal governatore Fugatti anche a fronte del decreto sicurezza in vigore dal primo di gennaio.

Secondo Zeni, Cinformi è il principale strumento di monitoraggio del fenomeno migratorio in Trentino, da qui – secondo Zeni – la sua fondamentale importanza.

La mozione è stata respinta ieri in aula consiliare, dopo un’ampia discussione dove non sono mancate le polemiche ma soprattutto le sorprese.

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Filippo Degasperi (5 Stelle), che ha votato come la maggioranza di centrodestra il no alla mozione, ha auspicato, da parte dell’ex maggioranza, un minimo di autocritica su Cinformi, invece di parlare di “esemplare risposta”, come si fa nella mozione.

Non si deve buttare tutto, ha aggiunto, approfondendo la situazione di Cinformi, come ha fatto 5 Stelle, risulta evidente che molte associazioni hanno incassato molto soldi e che la progressione degli investimenti è stata stupefacente, da un milione e mezzo di euro a più di 17 in pochi anni.

Inoltre, ci sono state storture e sprechi evidenti, come, ad esempio, i 60 mila euro per cibi esotici, o i soldi per mettere a disposizione il fotografo.

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Le associazioni non possono essere messe all’indice, ha detto ancora Degasperi, ma qualcuna ha indubbiamente lucrato. I 5 Stelle, insomma, hanno sempre chiesto trasparenza e anche sull’integrazione il consigliere ha espresso qualche dubbio.

Infine ha ricordato che si sono evidenziate diversità di trattamento tra stranieri e trentini in difficoltà: Cinformi, ad esempio, ha più volte tempestato di richieste le aziende per trovare lavoro agli stranieri, ma nessuno ha fatto e fa la stessa cosa per i disoccupati locali, vedi ad esempio quelli della Marangoni.

Ma in fondo all’articolo per quanto riguarda le spese se ne potranno leggere di belle.

Poco prima era intervenuta anche Alessia Ambrosi (Lega) che ha ribattuto affermando che le intenzioni che hanno dato vita a Cinformi erano sincere, ma negli anni questo organismo è diventato una speculazione.

La consigliera si è detta sbalordita dalla crescita del bugdet. Dal tipo di corsi che sono stati proposti agli stranieri: come quelli per gestire i conti, nei quali hanno imparando esclusivamente spedire i soldi a casa loro.

Conoscenze che nulla c’entrano con l’integrazione. Al Cinformi, ha continuato Alessia Ambrosi, insegnavano ai ragazzi a giocare a calcio, come in piazza Santa Maria, per esempio, dove il portone della chiesa del Concilio è diventato una porta da calcio.

Inoltre, ha continuato, di fronte alla diminuzione dei migranti, la crescita dei costi, arrivata fino a 17,7 milioni di euro, non è assolutamente giustificabile. Di fronte a tutto questo, ha concluso, l’operato del Presidente Fugatti è da appoggiare fino in fondo. Certo, ha aggiunto, si deve agire con intelligenza e tenendo conto il buono fatto dalle giunte precedenti, ma tenendo conto prima di tutto che si tratta di soldi dei trentini e che gli sprechi non possono essere tollerati.

Claudio Cia (Agire) ha detto di non riconoscersi in questa mozione perché il problema non è l’accoglienza e l’integrazione, ma le modalità con le quali si sono fatti gli interventi per gli stranieri. Interventi, inoltre, che non sono serviti ad integrare, visto il gran numero di persone che, uno volta negato lo status di profugo, si sono ritrovate per strada e, come dimostrano le 120 persone senza dimora, abbandonati al loro destino.

Sono state poi fatte forzature che hanno incattivito i trentini: basti pensare al Cinformi che andava sul territorio per assistere gli stranieri, un servizio che i nostri anziani non hanno. A Tonini Cia ha detto che presepi e crocefissi sono stati allontanati dalle scuole dal centro sinistra.

Il Presidente della Giunta, Maurizio Fugatti, ha detto che ci si trova di fronte a dati obiettivi: il Governo ha tagliato le risorse dai 35 ai 23 euro e la Giunta avrebbe dovuto quindi mantenere la situazione, dai corsi di lingue agli psicologi, con risorse della Pat. Un altro dato è lo stop agli sbarchi e il fatto che l’85% dei richiedenti asilo che non ottengono il riconoscimento nel 2020 non avranno più il diritto agli aiuti. Quindi, di fronte a questi dati di fatto la Giunta ha preferito agire subito, senza attendere il 2020.

Le ricadute sul mondo delle coop c’è, ha ammesso Fugatti, e per questo i servizi non sono stati interrotti il 31 dicembre, ma ci si è dati alcuni mesi di tempo per aprire un tavolo con coop e sindacati e si è deciso di mettere in campo tutti gli strumenti per le persone si trovano senza lavoro, come si fa per altri settori.

Pronti anche a valutare, ha aggiunto, altri eventuali progetti recuperando le professionalità per aiutare i trentini i difficoltà.

Nella lista della spese pazze avvallate dal centrosinistra durante la sua ultima legislatura trentina si va dai 22 mila euro per i noleggiatori che portano in giro i migranti, ai 28 mila euro per un edicolante per i giornali per i profughi, ai 35 mila euro alla protezione civile per lavori di controllo, ai 79 mila euro per una rivendita di tabacchi, (senza sigarette i profughi non possono rimanere) ai 10 mila euro a Cisalfa per l’acquisto di materiale sportivo, più innumerevoli spese che fanno riflettere sulla precedente gestione dell’immigrazione in Trentino.

Non mancano fotografi, agenzie di viaggi, hotel, alberghi, (quasi 400 mila euro di Ostello a Rovereto) aziende per il servizio alle persone, il servizio della croce rossa (50mila euro) numerose farmacie, supermercati con i conti aperti, gelaterie, aziende di fast food, rivendite tabacchi e una miriade di aziende che offrono servizi non meno precisati. 

Nella lista sono presenti anche gli affitti pagati ad Itea e ai cittadini privati che hanno messo a disposizione i propri appartamenti ai richiedenti asilo. Il dato più impressionante sono i soldi dati ad una miriade di associazioni onlus non meglio precisate, alcune delle quali non si sa nemmeno di cosa si occupino.

Un finanziamento è stato erogato persino all’associazione di danza «ImprontaAfro» sconosciuta.

Un magna magna generale e una quantità di spese da brividi, naturalmente pagate tutte dai contribuenti Trentini.

C’è persino una parrocchia che ha preteso 15 mila euro per servizi non precisati, alla faccia della carità. Ma quando a pagare sono i cittadini anche quella sparisce come d’incanto.

Insomma, un vero business per tutti, finanziato dagli ignari e ingenui cittadini trentini, alcuni dei quali, che magari, faticano anche ad arrivare alla fine del mese. 

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