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Io la penso così…

Aborto: il risveglio delle coscienze di fronte alla cultura della morte. – di Emilio Giuliana

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«Io la penso così» Facci sapere anche tu come la pensi – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Spett.Le direttore,

ieri 20 gennaio 2019, l’ansa riporta la notizia che a Parigi migliaia di persone hanno manifestato il loro dissenso contro l’incivile e crudele anti scientifica pratica dell’aborto, ovvero la contrarietà alla cultura della morte, contro la volontà di sposare la selvaggia idea che i cuccioli di uomo possono essere eliminati già dal grembo materno come fossero degli oggetti.

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In tal senso pare che vi sia un risveglio delle coscienze – per anni obnubilate dalla falsa propaganda che l’eliminazione di un bambino è un atto di civiltà -, tant’è che anche in trentino a tal proposito la neo assessore provinciali alle pari opportunità ha manifestato delle perplessità.

Le forze che si scagliano contro coloro che non condividono la pratica dell’aborto è violentissima e non vi è angolo della terra dove le angeliche creature non siano esposte a politiche erodiane.

In New Jersey, all’esterno di una clinica della Planned Parenthood, 4 frati dell’ordine religioso dei francescani del rinnovamento, con il fine di sensibilizzare sugli aspetti abortivi, limitandosi nell’omaggiare rose rosse alle donne incinte che si approssimavano a sottoporsi a pratica abortiva, sono stati arrestati.

Purtroppo, le statistiche compilate da Worldometers indicano che nel 2018 ci sono stati quasi 42 milioni di aborti in tutto il mondo (ovviamente anche una sola creatura eliminata con pratica abortiva volontaria, non giustifica la stessa pratica).

Ma tutto questo è davvero umano?

In Italia l’aborto diventa legge durante uno dei governi Andreotti. In seguito il già senatore a vita ha sempre raccontato di essersi pentito di aver permesso tale legge; pentimento confermato recentemente dalla figlia di Andreotti.

Quando si parla di aborto, non si tiene conto della fondamentale differenza che passa tra FORMA e SOSTANZA.

I sostenitori dell’aborto – Suppongo in buona fede – si limitano alla FORMA, ovvero considerano degno di vita un essere quando ha maturato interamente le fattezze umane, invece chi contrario all’aborto – vedi il sottoscritto – guarda alla sostanza, ovvero alla nuova vita fino dal principio, sì perchè dall’atto del concepimento esiste già un altro uomo, un uomo che necessità di 9 mesi per svilupparsi.

Non è solo il mio istinto, la mia piccola intelligenza, la mia fede religiosa a far maturare queste convinzioni, ma si trova riscontro nella così tanto “amata” scienza.

Riporto a seguire il giudizio di eminenti medici del “settore”.

Ippocrate ritenuto il padre della medicina, nel suo giuramento esplicita senza possibilità di interpretazioni la sua contrarietà all’aborto.

Bernard Nathanson durante gli anni giovanili si schierò decisamente in favore della libertà di scelta della donna, e realizzò un aborto su una donna che lui stesso aveva messo incinta. In seguito acquisì notorietà quando divenne membro fondatore della National Association for the Repeal of Abortion Laws (Associazione Nazionale per l’Abrogazione delle Leggi sull’Aborto, oggi NARAL Pro-Choice America).

Lavorò con Betty Friedan ed altri per la legalizzazione dell’aborto negli Stati Uniti.

I loro sforzi ebbero successo quando si produsse la celebre decisione Roe v Wade.

Durante un periodo di tempo fu anche direttore del Center for Reproductive and Sexual Health (“Centro per la Salute Riproduttiva e Sessuale”), la più grande clinica di aborti di New York.

Nathanson ha scritto che fu responsabile di oltre 75 000 aborti durante la sua militanza per la libertà di scelta.

Negli anni settanta lo sviluppo degli ultrasuoni lo portò a riconsiderare il suo punto di vista sull’aborto, e divenne un forte sostenitore del movimento per la vita.

Nel 1984 realizzò il documentario The Silent Scream (Il grido silenzioso), che mostrava un aborto attraverso l’ecografia. Il suo secondo documentario, Eclipse of Reason (Eclisse della ragione), analizzava invece la tematica degli aborti tardivi.

Affermò anche che il numero in passato citato dal NARAL sul numero di aborti illegali erano “numeri falsi”.

“La vita inizia quando i 23 cromosomi maschili si fondono coi 23 cromosomi femminili. Lo zigote ha in sé già tutto” – dott. Giorgio Pardi che oltre ad essere stato presidente della Società italiana di medicina perinatale e presidente dell’Associazione ginecologi universitari italiani, godeva di una fama che oltrepassa l’oceano, si è sempre dichiarato ATEO.

Emilio Giuliana –

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Io la penso così…

Cosa c’entra la cremazione con il Cristianesimo? – di Gianni Rizzoli

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«Io la penso così» – Facci sapere anche tu come la pensi – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Egregio Direttore,

sempre più frequentemente sugli annunci funebri affissi sulle bacheche dei nostri paesi si legge questa frase finale: seguirà cremazione. Curiosamente per altro questa pratica viene scelta da persone o da parenti delle stesse che sono o sono state assidue frequentatrici delle funzioni cattoliche, quasi fosse una raccomandazione della Chiesa. Ma così non è.

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Nell’Istruzione “Ad resurgendum cum Christo” non c’è affatto un si alla cremazione ma, si dice che “viene tollerata”.

Personalmente, io, cristiano cattolico non penso che essere tollerato dalla comunità Chiesa della quale faccio parte sia una gran bella cosa, ma tant’è, sempre più frequentemente ed inesorabilmente le nostre pratiche e la nostra cultura cristiana-cattolica stanno subendo contaminazioni che consciamente o inconsciamente snaturano pratiche e tradizioni millenarie in un’ansia di voler apparire al passo con i tempi e le correnti mondane.

Come direbbe un noto magistrato; cosa ci azzecca la cremazione con il cristianesimo?

L’antichissima pratica di interrare i morti deriva dall’annuncio evangelico del seme interrato e del corpo seminato corruttibile e risorgente immortale (1Corinzi15,42) e la sepoltura cristiana si richiamava coerentemente alla sepoltura di Cristo.

Fin dalle sue origini la Chiesa fu irremovibile nell’opporsi alla cremazione praticata dai pagani. Ora, questa perdita di identità, rientra in un generale fenomeno della perdita del senso del sacro e di un vuoto utilitarismo.

Scusate tanto, ma davvero si può pensare che una persona alla fine dei suoi giorni, non meriti nemmeno due metri di terra dove poter dormire (cimitero significa, dormitorio) l’ultimo sonno e ricevere in dono dai propri cari una coperta di erba, fiori ed la fiamma di un cero che ricorda la nostra fragilità terrena.

Le nostre madri, i nostri padri, di noi cattolici intendo, ci hanno lasciato in eredità una fede semplice ma coerente e piena di significato, gentile, accogliente e caritatevole, ma ferma sui valori, sempre in guardia contro la decadenza delle contaminazioni mondane o alla moda.

Lo snaturamento della propria identità, a piccoli passi, progressivamente toglie i colori ed i sapori omologandoci tutti in una umanità amorfa e manovrabile a piacimento dei malintenzionati che non hanno certamente a cuore il nostro bene. In quest’ottica allora, penso che un buon cristiano non deve ambire ad essere tollerato dalla sua Chiesa, ma essere orgoglioso di appartenere ad una comunità che non rinnega le sue radici ed i suoi valori, anche quando il vento soffia forte in senso contrario.

Gianni Rizzoli 

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Io la penso così…

Subito il congresso provinciale, per una destra vera in Trentino – Piergiorgio Plotegher

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«Io la penso così» – Facci sapere anche tu come la pensi  la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Egregio direttore,

manca ormai da molti anni una voce di autentica destra nel Consiglio Provinciale di Trento. Sia chiaro che non intendo riferirmi ad un modello di destra liberal-democratica ma a quella destra sociale che, nata in Italia negli anni 20 del 900, ebbe in seguito la stessa impostazione ideologica con il Movimento Sociale di Giorgio Almirante nel dopoguerra.

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Anche dopo alcuni mutamenti politici di vertice, più o meno felici, con la fondazione di Alleanza Nazionale, i Consiglieri Provinciali che hanno rappresentato la destra Trentina a livello Istituzionale sono sempre stati fedeli a quella Tradizione storico-politica, difendendo presupposti essenziali di amor di Patria e di ordine, anche all’ interno di una Autonomia peraltro troppo spesso tradita da un potere locale inefficiente e lontano dalle esigenze popolari.

Come spesso si verifica nella storia, una serie di accadimenti negativi, culminati nei ripetuti tradimenti di Gian Franco Fini, hanno pesantemente penalizzato l’immagine di una Comunità politica come quella della Destra Trentina affermatasi, malgrado le limitatissime risorse finanziarie, fino ad ottenere due consiglieri Provinciali nel 1998 ed a mancare solo per pochi voti la conquista del Comune di Rovereto nel 2000.

La linea politica seguita in Provincia e nei Comuni è sempre stata ispirata ad un irrinunciabile concetto di difesa della identità nazionale come premessa per la difesa della popolazione contro una sempre più minacciosa caduta dei criteri di sicurezza delle persone e per opporsi a un decadimento dei valori morali e civili, in diretto rapporto con la crisi ormai inveterata di Istituzioni basilari, come la Scuola, da troppi anni in balia del devastante pensiero unico della Sinistra all’insegna del falso progressismo che la caratterizza.

Nel novembre scorso abbiamo salutato con favore la fine del centro-sinistra-autonomista in Provincia augurandoci che il successo leghista di Fugatti ponga fine ad un Trento-Centrismo all’insegna di una sfrenata burocratizzazione, clientelare, nemica di ogni libero spirito di impresa e di efficienti realizzazioni decentrate. Registriamo con favore alcuni indicativi segnali di intervento nelle Scuole da parte dell’Assessore Bisesti, contro l’ambiguità della Giunta Rossi che aveva permesso l’entrata nelle Scuole di sostenitori di assurde e pericolose teorie come quelle del Gender.

Ci auguriamo che il nuovo Governo Provinciale prosegua decisamente nella sua azione di controllo dell’immigrazione gestita finora nel segno dello spreco e dell’assoluta indifferenza per la nostra Storia e le nostre Tradizioni premiando molte volte interessi personali o di fazione mascherate a gran voce da improbabili ed ipocriti proclami solidaristici.

La complementarietà di Fratelli d’Italia potrà concretizzarsi in maniera molto più incisiva se verrà al più presto risolta la crisi Istituzionale all’interno del Partito dove manca del tutto un direttivo provinciale dopo le dimissioni rassegnate la scorsa estate da Marika Poletti, oltretutto in maniera scorretta ed immotivata, a due mesi dalle elezioni Regionali.

Soltanto un Congresso Provinciale dove si discuta finalmente dopo anni sulla organizzazione e sulle finalità progettuali del Partito potrà dare allo stesso consistenza e attendibilità.

Soltanto un Congresso Provinciale potrà rafforzare anche l’organizzazione del Partito là dove lo stesso opera in Vallagarina con un Sindaco ad Avio e a Rovereto, con la presenza di 8 consiglieri di FdI in tutte le circoscrizioni della città.

Le potenzialità di Fratelli d’Italia sono notevoli in Provincia, soprattutto se saranno valorizzate presenze preziose come quella del Sindaco di Avio che ha ottenuto un notevolissimo numero di voti alle Regionali e di tanti altri preziosi militanti in tutta la Provincia non dimenticando mai i nostri storici contatti con gli italiani dell’ Alto Adige .

Si avvicinano importanti scadenze elettorali e mi auguro pertanto che ci si possa arrivare con una organizzazione provinciale di Partito tale da valorizzare ogni risorsa all’interno dello stesso ed attirando nuovi consensi mettendo in secondo piano in particolare le piccole beghe personali con un attento sguardo ad un futuro illuminato in queste ore dal grande successo del Partito e della coalizione nelle Elezioni Regionali di Abruzzo.

Piergiorgio Plotegher – già consigliere provinciale-regionale del MSI-DN e AN, consigliere circoscrizionale di FdI di Rovereto

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Io la penso così…

Ma una Legge non basta (se manca la mentalità) – di Gian Piero Robbi

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Egregio Direttore,

forse non tutti sanno che in Italia esiste una legge, la 68/99 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, che nella sua materia è indubbiamente una delle migliori in Europa. Ma è anche tra quelle con una minore applicabilità (con un tasso di occupazione delle persone disabili di appena un 18% rispetto ad oltre un 58% di popolazione) e questo non tanto per motivi tecnici, ma per un problema ben più ampio, che riguarda piuttosto la cultura della disabilità presso gli imprenditori italiani.

Disabilità, infatti, per un’impresa suona essenzialmente come obbligo di assunzione di risorse che rimangono quasi sempre a margine; un’imposizione pesante, sia per i processi lavorativi, sia moralmente, che spesso gli imprenditori preferiscono aggirare pagando le multe previste dalla stessa legge per chi non ottempera all’obbligo.

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Per ovviare a questa pratica, il decreto correttivo al Job Act ha previsto anche un innalzamento delle sanzioni, passate da 62,77 a 153,20 euro per ogni giorno lavorativo di ritardo nell’assunzione e per ciascun disabile non assunto. Di fatto, pagare le multe costa oggi più dell’assunzione.

Ma questo non basta a cambiare l’atteggiamento degli imprenditori verso la disabilità.

Più che un sistema di penalizzazioni, sarebbe forse opportuno inserirne uno di incentivi: se, come suggerisce Daniele Regolo, fondatore di Jobmetoo, in una intervista rilasciata a Invisibili, si eliminasse l’obbligo di assunzione, ma piuttosto si valutasse un incontro basato sulle competenze e sulla reale compatibilità tra condizione del lavoratore e necessità dell’azienda, si potrebbe pensare invece di premiare le aziende che assumono più lavoratori disabili. In questo modo si contribuirebbe certamente allo sviluppo di una cultura più aperta alla disabilità.

Sempre partendo dalla legge 68/99, ma facendo un discorso al contrario, nessun lavoratore dovrebbe essere considerato da tutelare o proteggere – pensando alla sua capacità di autodeterminarsi – ma nessun lavoratore deve essere discriminato. Ancora pensando a un ribaltamento della prospettiva, quindi, sarebbe ideale premettere al lavoratore discriminato di tutelarsi, magari istituendo un fondo apposito.

Così come un fondo andrebbe creato per gli “Accomodamenti ragionevoli”, misura introdotta dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ripreso dalla Direttiva 2000/78/CE e ridefinito in Italia dal D. Lgs. 151/15, che prevede l’acquisto e il finanziamento di strumenti, soluzioni, ausili e quanto necessario per consentire alla persona con disabilità di esprimere il suo potenziale e le sue abilità nel contesto aziendale. Questa misura permetterebbe alla persona disabile di lavorare in condizioni di pari opportunità rispetto agli altri.

Tra le idee per rendere efficace la 68/99, anche quella di accorpare e snellire le figure di sostegno all’inserimento di una risorsa con disabilità in azienda, promuovendo la figura unica del Disability Manager, non ancora pensato dalla legge 68/99, ma oggi possibile.

Infine, fare leva sul grande patrimonio rappresentato dalle associazioni di disabili del territorio, detentrici di un know how di alto valore nonché sul mondo delle cooperative, in grado di gestire, dal punto di vista lavorativo, le disabilità più complesse attraverso servizi da fornire alle aziende in forma esternalizzata.

Questa ultima prospettiva sarebbe anche in grado di rafforzare quel legame prezioso tra azienda e territorio, da sempre portatore di valori e di umanità.

Gian Piero Robbi

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