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Rovereto e Vallagarina

Rovereto: va a fuoco l’ex negozio Kube

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foto di Matteo Bonato

Allerta incendio in tarda mattinata a Rovereto dove un edificio abbandonato ubicato in via Abetone, per la precisione fra la due stazioni di Rovereto e lo Stadio Quercia è andato a  fuoco.

Sul posto sono subito intervenuti i vigili del fuoco volontari di Rovereto e una squadra dei permanenti di Trento.

La struttura che ha perso fuoco, ospitava il negozio Kube e nell’ultimo periodo è frequentato da numerosi senza tetto.

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Le fiamme hanno provocato un forte e denso fumo grigio visibile da chilometri di distanza e che in parte hanno invaso anche i binari della ferrovia che passa proprio di fronte all’edificio.

Ad andare a fuoco alcuni materassi e delle coperte. 

Non risultano persone ferite.

Gravi problemi al traffico che è rimasto per ore paralizzato.

L’ipotesi è che qualcuno per riscaldarsi abbia accesso un fuoco che poi è degenerato in un grosso incendio.

Sotto il video di Tommaso Peterlini postato su «se sei di Rovereto….»

Gepostet von Tommaso Peterlini am Sonntag, 20. Januar 2019

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Rovereto e Vallagarina

Incendio di Nomi: si cercano di capire i danni e le cause

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A Nomi, l’incendio  divampato nella notte fra sabato e domenica, ha creato molti danni.

Non solo all’abitazione colpita (l’appartamento mansardato della famiglia Battistotti), ma a gran parte del circondario.

Fortunatamente tutti i ragazzi si sono messi in salvo, scongiurando conseguenze ancora più gravi.

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Pompieri e carabinieri stanno lavorando per cercare di capirne le cause.

È esclusa la possibilità che possa essere stato un corto circuito (non erano presenti canne fumarie o stufe).

La tesi più accreditata è quella di un braciere posto all’esterno.

È possibile che i ragazzi abbiano acceso un braciere durante la sera. Nel corso della notte, probabilmente, le fiamme sono divampate raggiungendo l’abitazione.

Nonostante l’incendio abbia provocato ingenti danni, è stato il pronto intervento dei vigili del fuoco ad evitare il peggio.

Hanno gestito in maniera ottimale tutte le difficoltà incontrate (zona impervia, insufficiente pressione idrica, bonifica dell’area).

Tutto ciò è stato possibile anche grazie all’aiuto dei contadini della zona.

Grazie ai loro trattori è stato possibile rimuovere in maniera più veloce tutte le macerie. Da non dimenticare la comunità che con bevande e pasti caldi, ha aiutato gli sfollati e tutti coloro impegnati nel domare l’incendio.

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Rovereto e Vallagarina

La giunta Fugatti chiude il centro di accoglienza di Lavarone

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Ospitava 24 donne nigeriane.

Questo provvedimento rientra nelle decisioni della giunta Fugatti, che poco tempo fa aveva smantellato anche il centro di San Lorenzo Dorsino.

La data della chiusura definitiva non è ancora certa.

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Probabilmente già nel mese di marzo, o forse aprile.

Maurizio Fugatti mette quindi in pratica le indicazioni del decreto sicurezza voluto dal ministro dell’interno Matteo Salvini.

Le donne nigeriane una volta tolte dal campo di Lavarone, verranno ricollocate nel capoluogo e smistate nelle varie sistemazioni presenti in città.

Molte le proteste, soprattutto del sindaco del piccolo paese Isacco Corradi, dopo che più della metà delle donne nigeriane aveva già trovato lavoro in loco.

Il sindaco sta lavorando per trattenere almeno chi ha un lavoro, evitando di mettere in ginocchio gli albergatori con la perdita del personale. Alcune avevano già accordi per la stagione estiva successiva.

Nonostante questa piccola protesta, il sindaco ammette che molte donne, una volta guadagnati 5.800 euro in un anno solare, non avrebbero più potuto risiedere nella struttura d’accoglienza e quindi lo stesso problema di sarebbe riproposto.

Come si ricorda nel novembre 2016 la struttura che a giorni doveva ospitare le 24 profughe africane era andata a fuoco nella parte dove è ubicato il portone d’ingresso.(foto)

L’incendio era stato di origine dolosa.

L’arrivo delle profughe a Lavarone era stato contestato da mezza comunità. Le suore per l’accoglienza delle 24 profughe hanno ricevuto circa 45 mila euro ogni anno.

Allora erano subito partite le indagini dei carabinieri del reparto operativo e nucleo investigativo di Trento e della stazione di Lavarone che però non hanno portato a nessun risultato.

Ad accorgersi dell’incendio era stata suor Sandra in arrivo da Padova con la consorella per controllare che tutto sia in ordine per la consegna al Cinformi della struttura

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Rovereto e Vallagarina

Il Teatro Zandonai Rovereto ospita le “Invisibili generazioni”

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Foto di Chiara Zeni

Partirà il 19 febbraio, dal Teatro Zandonai di Rovereto la nuova tournée di “Invisibili Generazioni”, fortunato spettacolo di Elementare Teatro dedicato al tema della mobilità giovanile.

Nell’ambito della rassegna del comune della città della Quercia, torna allo Zandonai la pièce che proprio sullo stesso palco ha debuttato a novembre 2017 e che, nel corso dei mesi seguenti, è stata ospitata da molti teatri della provincia trentina e non solo.

Invisibili Generazioni” scritto e diretto da Carolina De La Calle Casanova tratta il tema dell’emigrazione giovanile raccontando in modo diretto quelli che sono i dubbi dei giovani d’oggi che, in un contesto sociale professionale e politico incerto e ricco di criticità, vedono minata la possibilità di vedere concretizzati i propri sogni professionali e personali nella terra d’origine.

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Attraverso una drammaturgia definita punk per la schiettezza e l’immediatezza di toni, la velocità delle battute ed un contesto spesso caotico, viene messa in scena la storia una famiglia come tante dove, due giovani fratelli, aiutati nella quotidianità dal provvidenziale supporto di un’anziana nonna, si troveranno di fronte ad un bivio: “resto o vado?

Contemporaneamente la classe dirigente si trova a dover affrontare un fenomeno di portata epocale: “come fermare, o gestire, l’emigrazione giovanile?

Proprio la necessità di affrontare e portare alla luce una tematica così importante, che tocca personalmente in modo diretto o indiretto, ogni individuo, ha convinto l’ufficio emigrazione della Provincia Autonoma d Trento a voler commissionare il lavoro.

E’ stato scelto il linguaggio teatrale per la forte carica empatica che vorrebbe innescare un processo di immedesimazione e comprensione del fenomeno.

Interpreti dello spettacolo gli attori Corinna Grandi, Marco Ottolini, Paola Tintinelli e Federico Vivaldi.

Dalle note di regia scritta dalla drammaturga e regista Carolina De La Calle Casanova: «Questo paese sta invecchiando; i giovani se ne vanno, anno dopo anno. Nemmeno la Brexit, l’Isis, gli estremismi in aumento, la nascita di nuovi mestieri at home arrestano le ben tre generazioni invisibili che prendono residenza all’estero.

E tutto ciò non lo diciamo noi, lo dicono i dati (incompleti per difetto) dell’Aire, il rapporto annuale dell’Istat, gli studi.

Nell’Era del Virtuale l’emigrazione giovanile sembra solo essere la punta di un iceberg inesplorato; sotto acqua, in disgelo, c’è un cambiamento in essere di cui i nostri figli saranno comunque protagonisti.

Invisibili Generazioni è la commedia grottesca e punk che canta di questo cambiamento collocando nel coro delle retrovie la classe dirigente; nel ritornello che si ripete la nonna; nelle strofe in prima linea chi parte e chi resta, due fratelli orfani.

Come ogni buon cambiamento che si rispetti, questo canto non può che iniziare dal caos».

Nota dell’ufficio emigrazione della Provincia Autonoma di Trento: «Tutti conosciamo qualcuno che è partito, chi in Europa, chi in altri continenti.

Figli, nipoti, amici emigrano di nuovo per trovare lavoro e progettare una vita, cosa che – dopo la crisi, economica, politica, sociale – è sempre più difficile immaginare.

Questa “generazione invisibile” ha diritto a una voce – che abbiamo scelto teatrale – e noi abbiamo il dovere di guardare e vedere la loro fatica e le loro speranze, consapevoli che in un mondo che sta cambiando velocissimamente immaginare soluzioni, proporre nuove politiche è una difficile impresa».

Le prevendite sono attive presso gli sportelli delle Casse Rurali del Trentino e attraverso il circuito online “Primi alla Prima”.

Foto di Chiara Zeni

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