Connect with us
Pubblicità

Alto Garda e Ledro

Operazione «Pro Domo», evasione di 7,5 mln: sequestrati bene per 1,2 mln di euro a famiglia di Riva del Garda

Pubblicato

-

Negli scorsi giorni, la Guardia di Finanza ha concluso l’operazione “PRO DOMO”, condotta sotto la direzione delle Procure di Rovereto, Milano e Verona, nei confronti di una nota famiglia di imprenditori dell’Alto Garda attivi nel settore delle costruzioni, cui sono stati contestati i reati di bancarotta fraudolenta, omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi, emissione di fatture per operazioni inesistenti, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, e occultamento di documentazione contabile.

La fase investigativa dell’operazione si è conclusa con l’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo patrimoniale per un valore di 1,1 milioni di euro emesso dal GIP del Tribunale di Milano, che si aggiunge a un precedente sequestro effettuato nelle scorse settimane per oltre 130.000,00 euro, disposto stavolta dalla Procura di Verona, cui si erano accompagnate una serie di perquisizioni domiciliari e societarie delegate dalla Procura di Rovereto.

Il provvedimento finale, eseguito su delega del Tribunale lombardo, scaturisce dalle indagini economicofinanziarie condotte, nell’ultimo biennio, dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Riva del Garda che vedono coinvolti undici indagati in quattro distinti procedimenti penal, incardinati nelle Procure di Rovereto, Milano e Verona: a finire sotto la lente delle Fiamme Gialle è stata la compagine familiare a capo del gruppo edile, tra cui il capostipite E.A., 73 anni, la moglie B.R, 69 anni, e i figli L.A., 43 anni e M.A., 46 anni, oltre a B.L., 74 anni, G.D.E, 50enne e B.W, 66 anni, soggetti questi ultimi cui era formalmente affidata l’amministrazione delle società di famiglia.

Pubblicità
Pubblicità

Le attività investigative sono partite dall’attenta analisi delle operazioni immobiliari realizzate tra le società gestite dalla famiglia di imprenditori, dopo il fallimento della società madre con passività di oltre 12 milioni di euro, per cui la Procura di Rovereto ha già notificato l’avviso di conclusione indagini: per sottrarre beni alle legittime pretese dei creditori e dell’Erario insinuatisi nel fallimento, gli immobili, il denaro e alcune autovetture di pregio intestate al gruppo societario sono stati sottoposti a continui trasferimenti di proprietà, utilizzando svariate società estere con sede in Slovenia, conti correnti accesi in Svizzera e Croazia, uscite di bilancio dalle società sotto forma di “restituzione di finanziamenti ai soci” in realtà da questi mai stati conferiti, cessioni di rami d’azienda a valori economicamente svantaggiosi e mai pagati.

Pubblicità
Pubblicità

I Finanzieri della Tenenza di Riva del Garda, in due anni di complesse indagini, hanno ricostruito il particolare modus operandi ideato, consistente nell’interporre tra le persone fisiche indagate e la società madre del gruppo di imprese legate alle costruzioni, una miriade di società semplici e di trust, cui attribuire tutti i beni distratti, amministrati da prestanome o da soggetti esperti nella gestione di questi particolari strumenti giuridici, per evitare ogni parvenza di coinvolgimento diretto.

Il trust, in particolare, è un istituto giuridico di matrice anglosassone, da lungo tempo recepito nell’ordinamento italiano, attraverso il quale un soggetto disponente (definito settlor), aliena beni o diritti di sua proprietà al trust, affidandoli alla gestione di un soggetto terzo, che viene definito trustee: in questo modo i creditori del disponente (compreso il Fisco) non possono soddisfarsi sui beni conferiti in trust perché essi sono nella disponibilità del trustee: non di rado, come nel caso evidenziato dalle Fiamme Gialle, si assiste a utilizzi impropri di tale strumento giuridico che, essendo diretto alla creazione di un patrimonio autonomo e segregato rispetto al disponente, può prestarsi a possibili finalità illecite, come, ad esempio, la sottrazione fraudolenta di beni al patrimonio fallimentare.

Pubblicità
Pubblicità

Proprio il non genuino scopo dell’operazione immobiliare architettata da E.A. e dai suoi familiari non è passata inosservata agli investigatori: analizzando i contratti e i conti correnti, è stato appurato che gli indagati avevano, in buona sostanza, ceduto solo formalmente i beni a due trust e a colui che ne era formalmente l’amministratore fiduciario, mentre in realtà continuavano ad avere un potere di ampia gestione diretta del patrimonio immobiliare, delle autovetture e anche dei relativi proventi derivanti dal loro sfruttamento economico.

Inoltre, in relazione ai proventi così accumulati, uno dei due trust, con sede a Verona e gestito da B.W., donna originaria di Parma già arrestata dalla Guardia di Finanza locale per analoghi reati, ha omesso la presentazione delle dichiarazioni ai fini delle imposte sui redditi, occultando all’Erario ricavi per 600 mila euro: immediatamente è scattata la denuncia da parte dei Finanzieri alla Procura della Repubblica di Verona, che ha emesso un decreto di sequestro dell’imposta evasa, pari a circa 130 mila euro.

Il secondo trust era gestito, invece, da un Gruppo Europeo di Interesse Economico (G.E.I.E.) con base in Slovenia e appositamente creato per rendere difficoltosa l’attività di ricostruzione del vorticoso giro di trasferimenti patrimoniali: al G.E.I.E., un’entità giuridica di diritto europeo composto da società di due Parsi europei che non ha scopi di lucro e che ha la finalità di consentire ai propri membri di sostenersi a vicenda nella realizzazione di progetti imprenditoriali, erano stati conferiti cinque immobili di pregio per un valore di oltre un milione di euro, tra i quali una palazzina al centro di Riva del Garda e un edificio commerciale nella zona industriale di Arco, sui quali, per evitare le pretese di eventuali creditori, era stato trasferito il diritto d’uso/abitazione per trent’anni a favore di B.R. e dei figli, senza il pagamento di alcun corrispettivo.

Tale strategia, collegata anche alla stipula di falsi contratti preliminari per la vendita di un patrimonio di circa 10 milioni di euro, ha consentito di porre un vincolo sulle proprietà e metterle a riparo da qualsiasi manifestazione di interesse di terzi.

La creazione dei due trust e di svariate società semplici, vere e proprie casseforti per veicolare le liquidità del gruppo sui conti esteri, è così risultata essere stata attuata al solo fine di sottrarre alla procedura fallimentare e di riscossione coattiva l’ingente patrimonio, oltre che a sottrarre materia imponibile al Fisco.

Il provvedimento cautelare emesso da ultimo dal Tribunale di Milano ha completato il lavoro investigativo delle Fiamme Gialle è delle varie Procure che hanno coordinato le indagini, assicurando ai creditori e all’Erario il patrimonio complessivo oggetto di sottrazione al fallimento, per un valore complessivo di più di 1,2 milioni di euro, oltre a una Jaguar e due Mercedes, ufficialmente radiate dal PRA per l’esportazione, ma in realtà utilizzate in Italia dagli indagati, che sono stati anche sanzionati da vari agenti della Polizia Locale per contravvenzioni al Codice della Strada occorse quando alcuni di loro erano alla guida delle vetture.

A completare il disegno criminoso, già nel 2016 tutti i membri della famiglia rivana avevano trasferito la propria residenza in Slovenia, con la speranza di sottrarsi così all’accertamento penale e fiscale in Italia: i Finanzieri hanno però accertato la fittizietà del trasferimento attraverso la ricostruzione delle relazioni personali e economiche, rilevando la presenza degli indagati in Italia per la maggior parte dell’anno e verificando come l’indirizzo dichiarato all’estero non fosse un’abitazione ma la sede legale di ben diciassette società slovene.

Di conseguenza, sono stati ricostruiti dalle Fiamme Gialle tutti i redditi non dichiarati in Italia dagli indagati e dalle società, quantificandoli in circa 7,5 milioni di ricavi sottratti all’Erario e oltre 800 mila euro di IVA dovuta e non versata.

Ancora, la famiglia di imprenditori non ha dichiarato il possesso di disponibilità finanziarie all’estero per ulteriori 6,4 milioni di euro, su cui sono applicate sanzioni amministrative per omessa dichiarazione per 1,4 milioni di euro.

 

Pubblicità
Pubblicità

Alto Garda e Ledro

Riva del Garda: denunciate otto persone per truffe online

Pubblicato

-

Sono otto le persone individuate dagli investigatori del Commissariato di Polizia di Stato di Riva del Garda per truffe online.

Gli autori residenti in diverse regioni d’Italia, hanno sfruttato le vendite su internet per indurre in errore le vittime che cercavano sui siti acquisti a buon prezzo.

Le modalità sono quasi sempre le stesse. Nella maggior parte dei casi la vittima, dopo aver effettuato una ricerca online, trova su un sito l’oggetto di interesse. Sempre online contatta il proprietario del bene, per realizzare una compravendita.

Pubblicità
Pubblicità

L’acquirente ed il compratore stipulano un contratto virtuale e, come avviene anche nella vita reale, per confermare l’acquisto viene versata una caparra.

Il più delle volte il truffatore intasca la caparra e si dilegua. Spesso rintracciare l’autore della truffa appare particolarmente complesso perché i truffatori utilizzano utenze telefoniche mobili e carte postepay con intestazioni false e sempre più spesso, realizzano siti civetta collocati all’estero dove è ancora più difficile rintracciarli.

Pubblicità
Pubblicità

Le modalità sono quelle solite dell’acquisto: l’acquirente trova l’oggetto, in genere con un prezzo appetibile, contatta il venditore che propone alla vittima di effettuare il pagamento tramite ricarica della postapay in quanto, sarebbe il miglior metodo di pagamento immediato. Una volta pagato il primo acconto, in genere, il truffatore scompare. Talvolta questa operazione, per i meno avveduti, viene ripetuta più volta con diversi acconti.

Questo tipo di truffa potremmo definirla “tradizionale”, più “innovativa” è certamente quella che capovolge i ruoli. Il truffato mette in vendita online il bene viene contattato dal truffatore, il quale si mostra interessato all’acquisto e propone alla vittima, anche in questo caso, di effettuare il pagamento tramite ricarica della postapay in quanto, (a dire dell’autore del reato) sarebbe il miglior metodo di pagamento immediato.

Pubblicità
Pubblicità

La vittima, si reca in uno sportello Postamat ed esegue le operazioni sulla base delle indicazioni telefoniche del truffatore. La procedura è sempre la stessa: la vittima digita i codici che gli vengono dettati (altro non sono che il numero seriale della Carta Postapay del truffatore) poi, distratta dalle domande che il truffatore gli pone riguardo al bene venduto, non realizza che in quel momento sta caricando la Postapay dell’autore dell’inganno.

Generalmente l’operazione viene ripetuta una seconda volta. Il truffatore, infatti, carpita la fiducia della vittima, la convince a ripetere l’operazione di pagamento perché la prima non era andata a buon fine.

Vi sono stati casi in cui il malfattore è riuscito a convincere la vittima ad effettuare 7 volte l’operazione.

Questo tipo di truffa, causa generalmente danni economici per un valore tra i 500 e i 4000 euro.

Le vittime una volta realizzato che sono incorse in un inganno denunciano, sempre più spesso il reato, nella speranza di riuscire a recuperare il denaro. In diverse occasioni indagini particolarmente efficaci riescono ad individuare gli autori delle truffe e denunciarli all’autorità giudiziaria.

Il Commissariato di P. S. di Riva del Garda negli ultimi due mesi ha denunciato a piede libero otto persone per truffe perpetrate ai danni di cittadini residenti nei comuni dell’Alto Garda.

I casi come detto sono molteplici come per esempio l’autore di una truffa residente nella provincia di Novara che utilizzando un noto sito per la vendita, acquisto di automobili, aveva incassato un anticipo di 1300 euro per la presunta vendita di una autovettura, oppure  un uomo di Napoli che sempre con le stesse modalità aveva incassato, quale anticipo 850 euro per l’acquisto di un motore, o ancora  un cagliaritano che aveva offerto un cellulare Iphone X per, pubblicizzandolo attraverso facebook , per un valore di 500 euro, ed infine, una donna di Milano per la compravendita di un robot da cucina per un controvalore di 1300 euro.

“Le truffe –  commenta il vice Questore Salvatore Ascione – per essere realizzate hanno bisogno della collaborazione volontaria, anche se estorta con l’inganno, della vittima. Spesso abbiamo registrato che questo tipo di reato colpisce non solo persone che hanno conoscenze limitate del mondo online ma, anche persone avvezze a scambi ed acquisti sui siti che, però, tralasciano la proverbiale attenzione del “buon padre di famiglia” incorrendo nei trabocchetti dei truffatori. Rimane, pertanto, indispensabile molta attenzione e, in certi casi, una sana diffidenza ed in particolare per tutte quelle operazioni di pagamento apparentemente non convenzionali. Per questo motivo la Polizia di Stato, sulla base dell’esperienza ed al fine di aiutare i cittadini a prevenire queste forme di devianza, ha elaborato una serie di consigli, facilmente reperibili sul sito istituzionale, utili per evitare di cadere nelle tante trappole della rete»

Pubblicità
Pubblicità
Continua a leggere

Alto Garda e Ledro

Incidente alla galleria dei «Nani», 3 feriti

Pubblicato

-

Grave incidente questa mattina alle 7.30 a Limone del Garda dove si sono scontrate due autovetture e un furgone.

L’incidente è successo nella  nella galleria “dei Nani” sulla strada Gardesana per Limone in territorio Lombardo.

La peggio è toccata ai tre occupanti di una delle due autovetture che sono rimasti completamente incastrati nell’abitacolo.

Pubblicità
Pubblicità

I vigili del fuoco di Riva del Garda, allertati subito dopo lo scontro, hanno dovuto intervenire con le pinze idrauliche per tagliare il tetto di una delle due vetture per permettere così l’accesso ai sanitari per stabilizzare e successivamente estrarre in sicurezza gli occupanti.

Sul posto hanno operato 10 vigili del fuoco con tre automezzi di soccorso. È stato necessario l’intervento di due elicotteri sanitari dalla Lombardia e di 5 ambulanze. Sul luogo dell’incidente anche la polizia locale di Limone, la Polizia Stradale ed i vigili del fuoco di Salò (Bs).

Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Alto Garda e Ledro

81 enne esce di strada sulla Statale fra Loppio e Nago

Pubblicato

-

Poco prima delle 18.30 di oggi sabato 18 gennaio 2019 sulla strada statale tra Loppio e Nago un’automobile è finita fuori strada.

Il conducente, un uomo di 81 anni, ha perso il controllo della sua autovettura finendo contromano addosso alle rocce.

L’anziano è uscito dall’abitacolo incolume rifiutando anche il trasporto all’ospedale.

Pubblicità
Pubblicità

Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco che hanno messo in sicurezza la carreggiata, le forze dell’ordine e un’ambulanza del 118 che per fortuna non è servita.

L’incidente ha creato delle lunghe code fino all’uscita della galleria di Mori per via del senso unico alternato istituito sul luogo dell’incidente.

Pubblicità
Pubblicità

 

 

Pubblicità
Pubblicità

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità

Archivi

  • Pubblicità
    Pubblicità

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Categorie

di tendenza