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La Sfera e lo Spillo

CR7 incorona la Juve in Arabia Saudita

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Juventus e Milan approdano a Gedda, la seconda città (dopo la capitale Riad) dell’Arabia Saudita.

Jeddah sorge sulle rive del Mar Rosso con una popolazione di 3 milioni di abitanti.

Mercoledì 16 gennaio ore 18.30 (orario in Italia), si gioca nell’impianto sportivo King Abdullah Sports City la contesa tra Juventus FC e AC Milan, finale della Supercoppa italiana.

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Il catino inaugurato nel 2014 ha una capacità di 60.000 spettatori.

Il fischietto dell’incontro è affidato al quarantaquattrenne di Livorno Luca Banti.

La guida tecnica di Vinovo schiera il modulo 4-3-3 con Szczesny in porta. La difesa organizzata dai lunghi, Bonucci e Chiellini; sui binari esterni, Cancelo ed Alex Sandro; nel reparto nevralgico del campo, si colloca il regista Pjanic, in compagnia di Bentancur e Matuidi; davanti, il tridente assortito, Douglas Costa, Dybala e Ronaldo.

Lo staff di Milanello sceglie il modulo 4-3-3 con Donnarumma tra i pali. Il pacchetto arretrato composto da Calabria, Zapata, Romagnoli e Rodriguez; la batteria davanti alla difesa è sistemata con Kessié, Bakayoko e Paquetà; in attacco, Castillejo, Cutrone e Calhanoglu.

Il match è vibrante ed equilibrato, maschio e acceso.

Dal punto di vista stilistico si combatte a metà campo con schermaglie sul piano fisico e confuse trame di gioco.

I rossoneri si presentano con la difesa blindata, il centrocampo combattivo e il reparto avanzato leggero e veloce. Mister Gattuso si affida alle ripartenze, disegna una squadra dinamica, ben messa in campo con sagacia e realismo tattico.

Il Milan è compatto, coperto a protezione della propria metà campo. Con il passare dei minuti il pressing si affievolisce.

Nel finale del primo tempo la Juve è pimpante sul green e Cristiano Ronaldo calcia la sfera che sorvola di poco la traversa.

Il navigato tecnico di Livorno riesce a mascherare le pesanti assenze di Mandzukic e Cuadrado inserendo nel collaudato telaio bianconero Dybala e Douglas Costa.

I piemontesi sono poco brillanti, possesso palla è sterile, senza guizzi. Il palleggio è farraginoso, squadra allungata e sfilacciata trai reparti.

Dopo la ricreazione, i Sabaudi cingono d’assedio la torre del Diavolo, ma è il baby bomber Cutrone che sfiora la marcatura scheggiando il montante di Szczesny.

Sale in cattedra il maestro. Il cross preciso è di Pjanic e CR7 di testa infila Donnarumma (al minuto 61).

Qualche linea ancora sul taccuino del cronista. Banti sventola il cartellino rosso a Kessié per gioco falloso (al minuto 73), infine, finisce sotto l’occhio vigile del Var un contatto velenoso in area bianconera tra Emre Can e Conti (al minuto 86).

Vanno in scena i titoli di coda, il triplice fischio del direttore di gara. La Juve festeggia alzando al cielo la coppa, l’ottava Supercoppa italiana.

Il pubblico apprezza e gioisce, onore al Milan, mentre la Vecchia Signora conquista l’ennesimo trofeo della sua storia.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

 

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La Sfera e lo Spillo

Krzysztof Piatek, “passione” rossonera

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Piatek nella lingua polacca significa venerdì.

Il giovane puntello è la fiamma, la nuova “passione” del Milan e dei suoi tifosi.

Dzierzoniow è una piccola città polacca (poco più di 30.000 anime) verso il confine con la Repubblica Ceca, nel voivodato della Bassa Slesia.

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Krzysztof nasce ai piedi delle mura medievali il primo Luglio del 1995 e trascorre la sua fanciullezza nel piccolo paesino di Niemcza.

Cresciuto calcisticamente nel Lechia Dzierzoniow, debutta in prima squadra nel 2012. Dopo una stagione si trasferisce per un triennio nello Zaglebie Lubin.

Nel 2016 il passaggio al KS Cracovia dove colleziona 63 gettoni e 32 timbri, 1 rete ogni 2 partite.

Indossa le maglie della Nazionale polacca (Under 20 e 21), infine debutta con la casacca maggiore nel Settembre del 2018, match tra Polonia e Irlanda (1-1). Durante l’incontro Polonia-Portogallo (2-3) in Uefa Nations League 2018-2019 corona il sogno segnando la prima rete con i Bianco-Rossi.

Il patron del Genoa Enrico Preziosi, nell’estate 2018, acquista il cartellino del “pistolero” per 4 milioni di euro.

L’entourage rossoblù si conferma “scopritore di talenti”, scandagliando con oculatezza e abilità il mercato europeo (e non solo) delle giovani promesse. Il centro sportivo di Pegli è una fucina, palestra delle nuove leve.

Il resto è cronaca, il direttore generale del Milan Leonardo durante il calciomercato invernale sottoscrive un contratto con Piatek sino al 2023. Il club di Casa Milan versa nelle casse del Grifone circa 40 milioni di euro.

Con la giubba numero 19 dei “casciavit” debutta il 26 gennaio.

Nella stagione in corso segna 24 gol in 26 partite. In particolare con la maglia rossonera realizza 6 gol in 5 apparizioni, 1 rete ogni 53 minuti.

L’attaccante destrorso è alto 183 cm e il suo peso di 77 Kg. E’ una mole imponente, agile e aggraziato.

Il bomber polacco è una prima punta ma può vestire i panni con esuberanza dell’attaccante esterno. Possiede l’innato senso del goal sostenuto dall’intelligenza tattica e dal fiuto del cecchino di razza.

Si destreggia in area di rigore come un veterano, astuto nel gioco aereo, lesto dal punto di vista tecnico. E’ il terminale offensivo, glaciale, preciso e stoccatore.

Krzysztof Piatek, “passione” rossonera.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it             www.perego1963.it

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La Sfera e lo Spillo

Paulo Dybala, “joya” e dolori

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Il “gioiello” è da considerarsi, senza alcun dubbio, uno dei migliori talenti della serie A. Le qualità tecniche sopraffine, l’abilità da giocoliere, l’agilità da felino sono i caratteri distintivi del numero 10 bianconero.

Alla Continassa il campione argentino sta diventando, seppur celato, un caso spinoso.

L’entourage piemontese minimizza le difficoltà di facciata, compassionevole nei comportamenti, difendendo a spada tratta il campione e l’intrinseco valore economico.

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Nella stagione in corso (2018-2019) Paulo non si esprime al meglio, al di sotto dello standard sindacale. Non è questione opinabile, singolare e soggettiva ma una tesi sostenuta dai numeri che non possono essere confutati.

L’aritmetica è in chiaroscuro. In campionato sono 19 le partite disputate, solo 2 le reti realizzate. In Champions League, al contrario, Dybala si colloca nella top ten dei cannonieri con 5 reti siglate.

Dybala è alle spalle di Lewandowski (8 reti) e Lionel Messi (6) ed eguaglia lo score di Dzeko, Kramaric, Tadic e Neymar (5).

L’inserimento nello scacchiere tattico, l’approssimazione della forma fisica, i tormenti giovanili della vita privata e alcune incomprensioni con la guida tecnica determinano la situazione paradossale.

Il player più geniale della ciurma, alle spalle del fenomeno CR7, vive un periodo abulico e inconcludente.

Tralasciando i numeri che non narrano, sul green talvolta è indolente, a tratti apatico, un poco svogliato.

In tal senso le critiche costruttive al giocatore sono ampiamente giustificate, il club e i tifosi si aspettano da “u picciriddu” (com’era chiamato a Palermo) delle prestazioni convincenti e di livello.

Un campione all’età di 25 anni deve “prendere per mano” i compagni e sospingerli alle vittorie, senza scusanti né pretesti.

E’ una seconda punta, può fare il trequartista, si destreggia come “falso nueve”; un attaccante mancino, elegante, abile nei dribbling e nelle stoccate repentine.

Possiede un tiro velenoso, implacabile rigorista e cecchino dei calci piazzati.

Paulo nasce a Laguna Larga il 15 novembre del 1993. Il nonno polacco si trasferisce in Argentina, mentre la nonna materna è di origini italiane.

Lo status e l’armatura del fuoriclasse sono conquiste sul campo. In Primera B Nacional con la maglia dell’Instituto colleziona 38 presenze e 17 reti.

In seguito, in Italia con il Palermo vince un campionato di serie B (2013-2014). Con i colori rosanero raccoglie 89 gettoni e 21 marcature.

Il grande salto con la Vecchia Signora nel 2015, vincendo 3 Scudetti, 3 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane e con il bottino personale di 117 gettoni e 54 goal.

A Massimiliano Allegri è affidato l’onore e l’onere di riaccenderlo, motivarlo, avvicinarlo alla porta degli avversari.

Il genio di Dybala non è in discussione, i colpi del campione sono solo assopiti.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

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La Sfera e lo Spillo

L’Atalanta schiaffeggia la Juve

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Tre giorni dopo la vittoria in rimonta dell’Olimpico contro la Lazio, la Juventus si presenta a Bergamo per i quarti di finale della Coppa Italia.

Campioni d’Italia cadono rovinosamente davanti alla Dea di Gian Piero Gasperini.

Gli orobici ben messi in campo dal maestro di Grugliasco annientano senza alibi l’armata di Massimiliano Allegri.

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Papu Gomez e compagni sfoderano la prestazione di qualità e orgoglio. La squadra è corta e raccolta, ben cucita nei reparti, abile nell’allungarsi negli spazi concessi dai Sabaudi.

I nerazzurri fraseggiano da manuale del calcio, sostenuti da impeto, temperamento e forza fisica. Il pressing è asfissiante, calibrato per intensità e ritmo.

Il pacchetto arretrato concede poco a CR7 e Dybala, mentre in mezzo al campo il quartetto con Hateboer, de Roon, Freuler e Castagne detta tempi e geometrie.

Davanti, infine, Duvan Zapata è onnipresente, spina nel fianco del precario bunker bianconero.

Il merito dei padroni di casa è indiscutibile, capaci di mettere all’angolo per larghi tratti della contesa, senza timori reverenziali, gli avversari più titolati.

I piemontesi scesi allo stadio Atleti Azzurri d’Italia sono apparsi indecorosi sul piano fisico e tattico. Gli ospiti deconcentrati e disorientati hanno sofferto il brio, la freschezza e la supremazia atalantina.

La ragnatela dei passaggi è imprecisa, le trame abuliche e farraginose.

Il settore d’assalto è poco rifornito dalla mediana e nelle retrovie (in particolare dopo l’uscita di Chiellini) si sbanda vistosamente. La truppa del conte Max è allungata e sfilacciata sul green, distante nelle divisioni.

Le assenze di Mandzukic, Cuadrado, Pjanic (subentrato solo nel finale) e Bonucci, non possono essere invocate come attenuanti poiché non giustificano la disfatta nella notte bergamasca. Le Zebre faticano nella corsa e il gioco latita, difficoltà già emerse nell’ultimo turno di campionato.

E’ una partita da incorniciare per il club di Antonio Percassi, mentre per la Vecchia Signora è un salutare bagno di umiltà in vista degli impegni europei.

-TABELLINO: Atalanta-Juventus (3-0)

Marcatori: 37’ Castagne (A), 39’ Zapata (A), 86’ Zapata (A)

ATALANTA (3-4-1-2): Berisha; Toloi, Djimsiti, Palomino (89’ Masiello); Hateboer, de Roon (91’ Gosens), Freuler, Castagne; Gomez; Ilicic (26’ Pasalic), Zapata. Allenatore Gasperini.

JUVENTUS (4-3-3): Szczesny; De Sciglio, Rugani, Chiellini (27’ Cancelo), Alex Sandro; Bentancur, Khedira (71’ Pjanic), Matuidi; Bernardeschi, Cristiano Ronaldo, Dybala (61’ Douglas Costa). Allenatore Allegri

Arbitro Pasqua di Tivoli (Tonolini, Tegoni; La Penna), Var: Doveri.
-POST: Milan, Fiorentina, Atalanta e la vincente tra Inter e Lazio giocheranno le semifinali di Coppa Italia.

Emanuele Perego            www.emanueleperego.it             www.perego1963.it

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