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Italia ed estero

Estradizione lampo per Cesare Battisti: oggi arriva in Italia per scontare l’ergastolo

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Cesare Battisti rientrerà oggi in Italia con un volo in partenza da Santa Cruz e diretto a Roma.

Lo ha confermato ieri sera il ministro dell’Interno Matteo Salvini ieri sera ospite a Non è l’Arena di Massimo Giletti.

Lo stesso Salvini sul suo profilo Twitter ha scritto: «Aereo con #CesareBattisti decollato adesso direzione Italia: sono orgoglioso e commosso!». Poi ha diffuso le foto dell’ex terrorista sull’areo che a minuti atterrerà in Italia. (vedi sotto)

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Sconterà l’ergastolo in carcere a Rebibbia, così almeno ha dichiarato il ministro della giustizia Bonafede.

Giuseppe Conte ha telefonato al Presidente del Brasile, Jair Bolsonaro per ringraziarlo a nome di tutto il governo italiano per l’efficace collaborazione che ha portato alla cattura di Battisti.

Questo il suo messaggio su Facebook. “E allo stesso modo ringrazio le autorità boliviane. E’ un grazie con il quale sento di interpretare anche il sentimento delle famiglie delle vittime e di tutti coloro che chiedevano fosse fatta giustizia. Siamo soddisfatti di questo risultato che il nostro Paese sta aspettando da troppi anni”.

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Ma secondo gli investigatori le indagini non sarebbero ancora finite.

Ci sono ancora degli accertamenti ancora in corso sulla rete di protezione di cui ha goduto.

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Nel mirino, ora, ci finisce la sua misteriosa rete di protezione. Rete efficace, se si pensa che è stato in fuga per quasi quarant’anni.

Il cerchio attorno al terrorista Cesare Battisti si è stretto, poco alla volta: una manovra conclusa sabato pomeriggio, con la cattura del terrorista in Bolivia, a Santa Cruz.

Un lavoro maniacale, quello della polizia, che è arrivata a rintracciare e catturare il terrorista, ora destinato alle patrie galere.

Una latitanza durata la bellezza di 37 anni e terminata grazie al monitoraggio di telefonate ed email che partivano e arrivavano all’uomo condannato a due ergastoli.

Fonti della polizia milanese, interpellate dall’AdnKronos, spiegano: “A incastralo diciamo che sono state le indagini tecniche. D’altra parte, Battisti non lo abbiamo mai mollato. Lo teniamo sotto controllo da sempre, lui e il suo entourage”.

Cesare Battisti al momento dell’arresto portava occhiali scuri e pizzetto e camminava per le strade di Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia.

In un video diffuso dal profilo Twitter della Polizia di Stato, che lo stava seguendo ormai da 10 giorni, si vede l’ex leader dei Proletari armati per il comunismo, maglietta nera e jeans, camminare spedito tra i negozi pochi istanti prima che lo prendessero: sulle sue tracce un team di poliziotti di Criminalpol, Antiterrorismo e Digos Milano che, con la collaborazione dell’intelligence italiana, lo ha pedinato fino all’arresto da parte della polizia boliviana.

Gli agenti dell’Aise sono stati sulle tracce di Battisti «da subito dopo la fuga».

Fonti dell’Intelligence spiegano che «da giorni gli 007 avevano individuato il rifugio del leader dei Pac in Bolivia».

Poi «nelle ultime ore è arrivata la svolta che ha consentito la cattura». L’ex terrorista rossa – sempre secondo fonti di intelligence – aveva pianificato da mesi e nei dettagli la fuga dal Brasile.

Ma sono state mail e telefonate a tradirlo.

Come riferiscono gli uomini della polizia di Milano che erano sulle sue tracce di Battisti con l’Interpol e l’intelligence «a incastrarlo sono state le indagini tecniche. D’altra parte, non lo abbiamo mai mollato. Lo tenevamo sotto controllo da sempre, lui e il suo entourage» e, anche se cambiava telefonini in continuazione, il monitoraggio della sua rete di protezione ha aiutato a non perderne le tracce. Si «sentiva al sicuro» per via delle sue conoscenze».

Secondo fonti della polizia di Milano la rete a difesa dell’ex leader dei Pac non era formata da ex terroristi, ma da personaggi della sua area politica di riferimento e da altri soggetti con cui era entrato e rimasto in relazione negli anni della latitanza.

Quando hanno creduto di aver individuato l’ex terrorista, gli 007 hanno cominciato a tenerlo sotto controllo e ad eseguire tutta una serie di verifiche tecniche (comparazioni di immagini, confronti fotografici, osservazioni dirette) per avere la certezza dell’identificazione.

Battisti si sarebbe collegato anche ai social durante questo periodo di fuga.

Le indagini, infatti, sono partite proprio dai controlli su 15 tra cellulari, tablet e pc intestati a vari prestanome o riconducibili all’entourage dell’ex terrorista e da lui usati per connettersi ai social.

Dai 15 supporti informatici è stata fatta una scrematura e sono stati individuati tre telefoni usati personalmente da Battisti.

 

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