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Io la penso così…

L’aridità delle parole di Ghezzi «essere umano» su Boso: esplosione di ipocrisia – di Claudio Cia

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Egregio Direttore,

certo l’amico Erminio Boso non poteva piacere a tutti, e neanche lo avrebbe voluto: mai avrebbe cambiato se stesso per piacere di più.

Poi arriva Paolo Ghezzi “essere umano” (così si autodefinisce nel suo nickname di Facebook) che a poche ore dalla morte di quello che evidentemente non considera come altro “essere umano” ma come “nemico politico“, non trova di meglio da fare che emettere il suo giudizio, con un post di un’aridità disarmante: “proto-leghista prototipo del valligiano arrabbiato”, “principe degli anti-buonisti“, “fabbricatore seriale di slogan anti-casta pur essendone lui stesso parte”, barricadero sulle barricate sbagliate, “burbero semidio bossiano”…e quant’altro.

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Un post che ha suscitato la ribellione sui social, con decine di commenti negativi e sdegnati, che non potranno essere a lungo ignorati.

C’è chi ha ricordato che Almirante, alla morte di Berlinguer, si recò immediatamente alla camera ardente e, pur essendo politicamente agli antipodi, si mise in fila per rendergli omaggio.

C’è chi ha evidenziato l’irritazione per l’espressione infelice sui “valligiani“, come se abitare in una valle sia una cosa di cui vergognarsi.

C’è chi lo invita a tornare coi piedi per terra, perchè è anche per questi atteggiamenti di presunta superiorità che il centrosinistra trentino ha perso le elezioni.

C’è chi lo invita a portare un minimo di rispetto per quelle barricate, perchè giuste o sbagliate che fossero, ci ha dedicato la vita.

E qui cade la maschera dell’intellettuale moralizzatore di sinistra, dell’oracolo, dell’illuminato, talmente abituato a parlare male del “nemico” da non essere in grado di trattenersi neppure nel momento del silenzio, sentendosi in dovere di giudicare vivi e morti restando sempre nel giusto a prescindere.

E’ l’esplosione dell’ipocrisia di chi vorrebbe influenzare le masse e incantare gli altri, illudendo prima di tutto se stesso, non accorgendosi del proprio contraddittorio doppiopesismo: esseri umani di serie A, esseri umani di serie B.

Da un essere umano ci saremmo aspettati di meglio viste le circostanze.

Certo l’amico Boso era un gigante “Obelix” con il quale era facile scontrarsi, ma sapeva far sorridere in ogni momento… da Ghezzi non abbiamo ancora visto un sorriso. Anche questo lo aiuterebbe a sembrare più “essere umano”.

Consigliere provinciale Claudio Cia

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Io la penso così…

Riva del Garda: caos Inps, ore di attesa senza un minimo di privacy

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«Io la penso così» – Facci sapere anche tu come la pensi – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Spett.Le Direttore,

lunedì mattina 11 marzo 2019  sono stato all’INPS di Riva del Garda.

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Ciò che ho visto è vergognoso.

C’erano 30 persone che aspettavano con un unica funzionaria addetta allo sportello che oltre che rispondere ai cittadini andava e veniva dagli uffici interni a chiedere o prendere pratiche, perdendo tempo e facendo arrabbiare tutti.

Io sono entrato alle 8.30 e sono uscito alle 12.00 per 10 minuti di domande.

Ma la vergogna ancora più grande è il fatto che manchino tutte due le porte che separano la sala d’aspetto con gli uffici per le consultazioni.

Praticamente i presenti erano informati di tutte le richieste dei contribuenti in contrasto con la legge sulla privacy che tanto gli enti sbandierano.

Questo potrebbe configurarsi come reato penale. Se è così che vuole tutelare le persone….

Tutti con le orecchie come radar ad ascoltare i problemi altrui, vergogna è ora che si faccia qualcosa.

Spero che questo mio sfogo venga letto da chi di dovere per così provvedere a sistemare immediatamente le cose.

Renato Calcari

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Io la penso così…

Trentino: svastiche, enti locali, titoli di studio e mancanza di competenze – di Amedeo Zeni

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«Io la penso così» – Facci sapere anche tu come la pensi – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Gentile Direttore,

ho sempre considerato il Trentino e, di riflesso, l’Alto Adige, come una provincia caratterizzata dalle buone pratiche di amministrazione e dalla diffusione di valori quali la democrazia, la libertá, l’antifascismo e il rifiuto di qualsiasi ideologia che si richiami alla persecuzione cui purtroppo abbiamo assistito con la tragedia della Shoah causata dall’antisemitismo.

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Leggere della nomina a capo della segreteria da parte del nuovo rappresentante per gli enti locali, Mattia Gottardi ( entrato nella giunta provinciale trentina a causa della scomparsa di Rodolfo Borga, sebbene con deleghe ridimensionate e senza vicePresidenza), di una figura proveniente dalla destra xenofoba e antisemita come Marika Poletti lascia francamente esterrefatti e suscita non poche preoccupazioni.

Visto il curriculum della stessa, privo di ogni titolo di studio o competenza specifica per il settore, e noto alle cronache solo per la svastica tatuata sul voluminoso polpaccio, assieme peraltro ad altre “rune e l’intero ciclo tratto dal Canto di Odino del Crepuscolo degli Dei, oltre a varie altre citazioni di Nietzsche” come dichiarato dalla stessa Poletti in un’intervista, sorge spontaneo chiedersi se le Istituzioni, locali e nazionali, lasceranno che l’apologia di fascismo, nazismo e antisemitismo, possa divenire l’unica ragione per essere assunti in Trentino (a spese della Pubblica Amministrazione) a gestire i rapporti con i Comuni e con il Consiglio Provinciale.

Nella speranza che le Istituzioni democratiche, a iniziare dallo stesso Consiglio Provinciale trentino, abbiano uno scatto d’orgoglio e si oppongano a un simile sfregio delle Istituzioni, non resta che attendere che, come in altri casi simili, le forze democratiche e l’opinione pubblica sappiano creare i necessari anticorpi democratici e civili a una simile degenerazione.

Amedeo Zeni

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Io la penso così…

Esclusione della massoneria dalla Chiesa: la risposta di Emilio Giuliana a Stefano Bisi

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Sabato abbiamo ospitato l’intervento di Stefano Bisi Gran Maestro del Grande oriente d’Italia che si rivolgeva all’Arcivescovo Metropolita di Palermo Corrado Lorefice, contestando l’esclusione degli affiliati alla massoneria alla pratica della fede con Atto Vescovile.

Oggi ospitiamo la risposta di Emilio Giuliana appassionato studioso della Massoneria.

“L’Arcivescovo Metropolita di Palermo Corrado Lorefici ha sollevato dei personali dubbi in merito a coloro che contemporaneamente sono affiliati alla massoneria e fedeli della Chiesa Cattolica. È bastato così poco per allarmare il Gran Maestro Bisi, il quale ha sentito il dovere di rispondere.

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Ma il figlio della vedova sa benissimo che dopo il Concilio Vaticano II le nuove istanze partorite sono state mutuate a piene mani dai principi massonici. Addirittura, per molti il Concilio Vaticano II° è stato proprio una pianificazione massonica.

È certo che già prima del Concilio Vaticano II molti prelati servivano due padroni, Cristo e Mammona, propendendo per quest’ultima, a tal punto che san Pio X° istituii il Sodalitium Pianum, volto a stanare modernisti e massoni in abito talare. Giovanni XXIII, papa che diede inizio al Concilio Vaticano II°, sicuramente modernista edc è quasi certa la sua appartenenza ad una loggia massonica – La rivista 30 giorni [30 days] tenne anche un’intervista, svariati anni or sono, con il capo dei frammassoni Italiani.

Il gran maestro del Grande Oriente di Italia dichiarò: “Circa quello, sembra che Giovanni XXIII sia stato iniziato, alla loggia massonica, a Parigi, partecipando al lavoro dei seminari di Istanbul.“- . (Ivo Marsaudon, Frammassone del trentatreesimo grado del rito Scozzese: “Il senso dell’universalismo rampante a Roma oggidì è molto vicino al nostro scopo di esistenza… con tutti i nostri cuori noi sosteniamo la rivoluzione di Giovanni XXIII.”). Il giorno della elezione di Paolo VI a Pontefice, il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Giordano Gamberini, esclamò: «Questo è l’uomo che fa per noi!». Alla morte di Paolo VI, lo stesso Gamberini, che come vescovo della “chiesa cattolica di rito antico e gnostica” aveva assunto il nome di Tau Julianus, scrisse sulla “Rivista Massonica” un elogio funebre in qualità di ex Gran Maestro: «Per noi è la morte di chi ha fatto cadere la condanna di Clemente XII e dei suoi successori. Ossia, è la prima volta – nella storia della Massoneria moderna – che muore il Capo della più grande religione occidentale non in stato di ostilità coi massoni … per la prima volta, nella storia, i Massoni possono rendere omaggio al tumulo di un Papa, senza ambiguità né contraddizione.»

Paolo VI, al momento della redazione della cosiddetta “Bibbia Concordata”, pubblicata nel 1968, volle che Giordano Gamberini fosse tra i redattori, e questi tradusse il nuovo “Vangelo di Giovanni”. Don Luigi Villa, nel suo Paolo VI, beato? (Editrice Civiltà, Brescia), riferisce che: «Nel 1965, Paolo VI ricevette in Vaticano il Capo della Loggia P2, Licio Gelli, e in seguito gli conferì la nomina a Commendatore: “Equitem Ordinis Sancti Silvestri Papae”».

Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco I hanno continuato sul solco segnato da Giovanni XXIII e Paolo VI, hanno esaltato il così tanto caro ecumenismo religioso Massonico, vedi gli incontri d’Assisi, i baci del corano, le visite delle mosche, sinagoghe, chiese eretiche e scismatiche.

Nonostante la Chiesa di San Massimiliano Kolbe sia stata superata, sepolta da una chiesa acattolica succursale della massoneria, il “Maestro” del GOI ha voluto vergare il suo disappunto ad un allievo: il Metropolita Corrado Lorefici”.

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