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Rovereto e Vallagarina

Fuoco anarchico al portone della chiesa del presepe anti abortista

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Attacco anarchico nella notte alla Chiesa di San rocco in corso Bettini a Rovereto, quella di Don Matteo Graziola, promotore del progetto antiabortista, per il quale è stato già più volte attaccato da vari fronti.

Si ipotizzano danni al portone in legno nell’ordine di circa 15.000 euro. 

L’attacco ha provocato per fortuna solo danni al legno, e il rogo non si è esteso all’interno.

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I Carabinieri subito intervenuti insieme ai vigili del fuoco hanno subito iniziato le indagini.

La chiesa era stata al centro delle polemiche pochi giorni fa perché le «Sentinelle in piedi» vi avevano allestito un presepio con decine di finti feti umani disseminati sul cammino dei Re Magi intitolandolo «La strage di Erode».

Gli anarchici hanno agito durante la notte poco prima delle cinque cospargendo di benzina l’entrata della chiesa per poi dargli fuoco.

La rivendicazione in una scritta lasciata sul muro: «I veri martiri sono in mare» 

Non è il primo attacco che il gruppo di anarchici sferra al gruppo anti abortista.

Davanti all’ospedale come si ricorda lo scorso luglio i centri sociali trentini avevano  continuato a disturbare i fedeli in preghiera pronunciando slogan di pessimo gusto solo per il gusto di interrompere il momento di preghiera dei fedeli.

L’uso di un megafono aveva amplificato ancora di più le «belle»gesta del gruppo di idioti e fatto intervenire le forze dell’ordine sul luogo.
In bella mostra anche il solito striscione con la scritta, trita e ritrita «Ma quale Stato e quale Dio, sul mio corpo decido io»

Il consigliere provinciale Claudio Cia, indignato dall’accaduto di questa notte, si dichiara rattristato e preoccupato di come certe ideologie possano essere espresse liberamente, nonchè avallate dal mondo accademico.

Rimane colpito da come un pensiero di fede possa essere la causa che scatena tali inauditi episodi di violenza e come i protagonisti di tali episodi si possano dichiarare difensori dei diritti civili, strumentalizzando i fatti a loro convenienza.

Persino una parte del mondo cattolico sembrerebbe trovarsi a proprio agio davanti ad avvenimenti  di questo tipo: ripensando agli episodi pregressi legati al “presepe dei barconi” tali intenzioni diventano evidenti.

Cia aggiunge: “Nell’editoriale su un quotidiano regionale , riservato alla già assessore e consigliere provinciale Donata Borgonovo Re, ci sentiamo dire che oggi ‘Gesù nascerebbe sui #barconi in mare’, tanto per portare avanti la solita visione #mondialista. Mai ho sentito dire una sola volta che oggi Gesù nascerebbe, ad esempio, in una sala operatoria ginecologica... dove ogni giorno vengono rifiutati #bambini che finiscono nei contenitori dei rifiuti speciali ospedalieri, perchè non possono contare in quella “solidarietà”, in quell’#accoglienza e nella creazione di quei “progetti sociali” tanto declamati quando si parla di immigrazione.Un pensiero evidentemente frutto di un progetto ideologico a senso unico: una nuova religione laica che per affermarsi non disdegna di ricorrere anche alla violenza e alla menzognaOrmai a certi mondi, per sfogare la frustrazione della sconfitta delle loro ideologie, uscite a pezzi dalle urne per il volere democratico dei cittadini, non resta che la violenza anonima nel buio”

Ci si chiede dunque chi condannerà questo gesto demenziale, e chi no, essendo i protagonisti dell’attacco di questa notte gli stessi che hanno promosso davanti alla chiesa Santissimo in via Corso 3 Novembre il presepe che raffigurava Giuseppe, Maria e Gesù Bambino su una zattera.

 

 

 

 

 

 

 

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Rovereto e Vallagarina

Frode Cantina Colli Zugna, 90 gli indagati

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Dopo un anno di lavoro Il procuratore Fabrizio De Angelis ha chiuso l’indagine sul caso della Cantina Colli Zugna di Mori.

90 il numero degli indagati che, a vario titolo, sono riusciti a mettere in scena una frode sistemica ed imponente, al fine di coprire una serie di errori tecnici nella gestione della cantina risalenti al periodo delle vendemmie del 2016 e 2017.

Un anno di lavoro è stato necessario per dimostrare la provenienza delle uve, effettuando sopralluoghi e controlli incrociati tra la contabilità ufficiale dell’azienda, e quella “occulta”custodita da una dipendente amministrativa della cantina stessa su un supporto informatico.

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Per appianare gli errori commessi si sarebbe commercializzato come vino Dop un prodotto che non lo era, oltre a spacciare vini provenienti dal Veneto per vini trentini, simulando a tal fine persino una compravendita con cantine venete.

Tale situazione era stata tenuta nascosta anche alla Federazione: così facendo Colli Zugna è venuta meno anche agli obblighi di comunicazione, ostacolando l’autorità di vigilanza pubblica.

Le accuse a carico degli amministratori che hanno gestito la frode sono gravi e De Angelis ipotizza per loro l’associazione a delinquere.

Coinvolti sarebbero il presidente Paolo Saiani, il suo vice Francesco Moscatelli, il direttore Luciano Tranquillini, l’enologo Enrico Malfatti e la dipendente che teneva la doppia contabilità su indicazioni aziendali.

Tranquillini (nella foto) era stato licenziato nel novembre del 2017  per irregolarità nella gestione dell’inventario delle giacenze della cantina per oltre due mila ettolitri di vino generico non ancora classificato.

Tranquillini però aveva impugnato il provvedimento di licenziamento e si è rifiutato di sottoscrivere la risoluzione consensuale del rapporto.

Lo stesso aveva replicato di non essere responsabile degli addebiti invocando l’intervento immediato dell’autorità giudiziaria.

Una vicenda che sta riservando delle sorprese e che coinvolge molte altre persone

Per i rimanenti 80 soci, si ipotizza intanto il reato meno grave di concorso in frode per aver “aggiustato” la contabilità.

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Rovereto e Vallagarina

Auto distrutte in via San Giovanni Bosco: fermati due stranieri senza fissa dimora

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Identificati due degli stranieri senza fissa dimora coinvolti nel danneggiamento di due autovetture appartenenti allo stesso proprietario parcheggiate in via S Giovanni Bosco: una Nissan Micra e una Renault Megane colpite da sassate che ne hanno distrutto i parabrezza e i lunotti posteriori.

Fermati dalla Polizia nella serata di domenica hanno dichiarato di essere stati protagonisti di una lite all’interno dei vicini giardini Perlasca e che i sassi non sarebbero stati scagliati volontariamente contro le vetture, bensì indirizzati a persone.

Uno dei due fermati era già stato arrestato nei mesi scorsi.

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L’accusa che la Procura avanzerà nei confronti dei due sarà con ogni probabilità quella di danneggiamento aggravato.

L’ipotesi che i senza fissa dimora possano risarcire in qualche modo i proprietari risulta purtroppo remota: i due individui, non percependo reddito, non saranno sicuramente in grado di pagare il conto delle spese di riparazione.

Sarà dunque il malcapitato proprietario a doversi sobbarcare l’onere di centinaia di euro per ripristinare il parabrezza della Micra e i finestrini di entrambe le vetture.

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Rovereto e Vallagarina

Vivere in hospice: un successo la tavola rotonda sulla fragilità a Rovereto

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La tavola rotonda della settimana scorsa all’Urban center di Rovereto, organizzata per parlare di cure palliative e di come avvicinarsi a esse senza timore riconoscendone l’importanza e le opportunità, ha richiamato quasi 80 persone.

La serata era intitolata “Fragili, cioè esseri umani, abitare lo spazio della fragilità e del morire. La proposta delle cure palliative”. L’associazione Vivere in hospice, che ha organizzato l’appuntamento in collaborazione col Comune di Rovereto e l’Apsp Cesare Benedetti di Mori, ringrazia tutti gli intervenuti e tutti i relatori. Ricorda, inoltre, che il prossimo 31 gennaio comincia il nuovo corso per i volontari in cure palliative.

 

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