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Trento

Querela dirigente Ferrario contro Cia e Taverna, motivazioni dell’assoluzione: «Critica ammessa e lecita in un ordinamento che garantisce la libertà di manifestazione del pensiero»

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Il 21 settembre 2018 il giudice Giuseppe Serao ha assolto dall’accusa di diffamazione, «perché il fatto non costituisce reato», Claudio Cia e Claudio Taverna: la querela contro il consigliere provinciale di AGIRE e l’ex direttore responsabile del Quotidiano la Voce del Trentino era stata presentata da Livia Ferrario, allora dirigente generale del Dipartimento della conoscenza.

Ora arrivano le motivazioni di tale assoluzione.

Le frasi «incriminate» erano contenute in un comunicato stampa di Cia del gennaio 2017 che riguardava l’assegnazione delle cattedre dei docenti della scuola trentina, dopo il braccio di ferro sull’esclusione dei diplomati magistrati, mentre a Taverna veniva imputato un ipotetico omesso controllo.

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A fare scattare la querela, in particolare, due frasi: «In questa vicenda abbiamo pure visto dirigenti provinciali assecondare la volontà del politico di turno a favore di Tizio piuttosto che di Caio, assecondando interessi privati, anziché curarsi di applicare la legge nel rispetto del bene comune», e l’ironica affermazione che avevano «per così dire intrapreso atti che in buon trentino possiamo definire come “pestare un merdone”».

Il Tribunale ricostruisce nero su bianco una «effettiva situazione contenziosa venutasi a creare, stante l’originaria esclusione dei “docenti diplomati magistrali” nelle graduatorie provinciali “per titoli” della scuola elementare e che per effetto del ricorso avevano ottenuto la riammissione nelle stesse con previsione di un Commissario ad acta, individuato nella persona della Dott.ssa Beltrame, ma ciò, per effetto dell’avvenuta esecuzione da parte degli Uffici Provinciali preposti del provvedimento di ottemperanza del Consiglio di Stato dd. 3.11.2016, non aveva avuto poi, seguito».

Nel motivare la decisione, il giudice puntualizza che il diritto di critica non si concretizza nella mera narrazione dei fatti «bensì, nell’espressione di un giudizio o, più genericamente di un’opinione che, come tale, non può pretendersi rigorosamente obiettiva, posto che la critica, per sua natura non può che essere fondata su un’interpretazione, necessariamente soggettiva, di fatti e comportamenti».

Ne consegue che «l’esercizio di un tale diritto, non può trovare altro limite che non sia quello dell’interesse pubblico e sociale della critica stessa qui certamente presente […] mentre il limite deve invece, “intendersi superato”, solo quando l’autore “trascenda ad attacchi personali, diretti a colpire, su un piano individuale, senza alcuna finalità di pubblico interesse, la figura morale del soggetto criticato…».

Ad avviso del Tribunale, discende l’assoluzione degli imputati con l’ampia formula perchè il fatto non costituisce reato, in quanto: «non risulta, la valenza offensiva delle affermazioni in contestazione che si erano limitate ad evidenziare la situazione anche contenziosa che si era venuta a creare per effetto delle iniziative assunte dai docenti esclusi in un primo tempo dalle graduatorie d’insegnamento e prescindendo dalla questione circa la sua impunibilità/punibilità per l’incarico ricoperto da Cia […]. Le espressioni incriminate attengono, quindi, ad una critica ammessa e lecita in un ordinamento che garantisce la libertà di manifastazione del pensiero, che non possono costituire reato, dal momento che non hanno trasmodato nella volgare contumelia, né nell’offesa alle qualità morali ed intellettuali della predetta dirigente e tanto più, erano provenienti da un esponente politico espressione dell’opposizione, quale era il Consigliere Provinciale CIA, pubblicamente critico nei confronti dell’operato provinciale, in materia di scuola, come dimostrato dal resoconto ufficile dei suoi interventi prodotti dalla difesa».

Parole, quelle sulla libertà di manifestazione del pensiero, che il Consigliere Cia ritiene importante evidenziare, anche alla luce delle polemiche proprio di questi giorni seguite alle sue opinioni sui corsi sulle relazioni di genere e sulle esternazioni pubbliche delle docenti che lo accusano di una non meglio precisata “caccia alle streghe”

Soddisfazione da parte del consigliere di “Agire per il Trentino“, che vede concludersi positivamente l’ennesimo procedimento a suo carico, dopo il successo nella causa per fuga di notizie sensibili nel “caso termoculla” avviato dall’Azienda Sanitaria, l’assoluzione per il “caso firme” alle ultime elezioni comunali, l’archiviazione del procedimento per un presunto danno di immagine ad un giovane senegalese arrestato nei pressi di piazza Dante, e l’annullamento da parte della Commissione Centrale del Ministero della Salute del procedimento disciplinare avviato dall’ex Presidente IPASVI Luisa Zappini.

Ora Cia attende l’esito dei rimanenti due procedimenti a suo carico, intentati dal sindaco di Cavedago per altrettante interrogazioni del consigliere.

Ma per l’ex funzionaria del dipartimento di conoscenza piove sul bagnato, infatti Claudio Cia e Claudio Taverna dopo aver letto le motivazioni della sentenza di assoluzione intendono chiedere i danni.

Stessa procedura che intraprenderà l’editore del nostro giornale Roberto Conci che si è sentito danneggiato dalla vicenda.

«Ho già dato mandato al mio studio legale di chiedere i danni alla dottoressa Livia Ferrario e ad Ugo Rossi che al tempo aveva le deleghe sulla scuola. La denuncia a parer mio era di carattere intimidatorio verso la mia testata, che da sempre è critica nei confronti delle politiche del centrosinistra. Una vergogna che la Ferrario dovrà pagare e risarcire» 

Qui puoi scaricare le motivazioni dell’assoluzione di Cia e Taverna

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Trento

Operazione «Black Point», le congratulazioni del presidente Maurizio Fugatti

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«Congratulazioni alla Polizia e alla Magistratura per le indagini che hanno condotto, e che hanno portato ad una importante operazione, e grazie a nome della comunità trentina per aver dato un segnale importante del fatto che il territorio è ben presidiato e che la vigilanza è alta»: con queste parole il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti ha commentato gli esiti dell’operazione “Black Point”, che ha assicurato alla giustizia i presunti autori di furti in appartamenti di Trento e di Bolzano.

“Nel nostro ordinamento – ha aggiunto il presidente Fugatti – attraverso i processi si dice una parola definitiva in ordine alle responsabilità penali individuali, ma non possiamo che essere soddisfatti della risposta che le forze di polizia e la Magistratura hanno dato a episodi criminali che avevano molto allarmato la comunità perché, con le dimore, è stata violata anche l’intimità di molte famiglie. E’ bene che si sappia che in Trentino, grazie all’assiduo impegno degli operatori della sicurezza ma anche al diffuso senso di legalità, non c’è spazio per rimanere impuniti se si delinque. Voglio ringraziare quindi per il lavoro svolto, e per quello che ancora dovranno portare a termine, il Procuratore Sandro Raimondi, il Questore Giuseppe Garramone e tutti i loro collaboratori”.

L’operazione ha portato all’arresto di 3 albanesi e un romeno. Sono state emesse anche otto ordinanze di custodia cautelare e quattro decreti di perquisizione.

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Questo il bilancio dell’operazione “Black Point”, scattata alle prime luci di giovedì 17 gennaio e condotta dalla Squadra mobile di Trento diretta dal vice questore Salvatore Ascione con la collaborazione degli omonimi reparti di Milano e dalla Squadra mobile di Bolzano.

Si tratta del primo risultato di un’operazione iniziata nello scorso mese di ottobre in seguito a numerosi furti in appartamento realizzati tra Trento e Bolzano. 

30 in tutto i furti in abitazione commessi tra i due capoluoghi, 26 a Trento e 4 a Bolzano, tutti operati con le stesse modalità: prima i sopralluoghi, poi l’intrusione notturna e la rottura degli infissi di balconi o porte finestre, con particolare abilità nel raggiungere i piani alti delle abitazioni.

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Trento

Lupi, scontro Zanotelli – Rossi in aula

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Nel question Time di stamane in aula consiliare momenti di nervosismo fra il consigliere di minoranza Ugo Rossi e alcuni esponenti della giunta.

Rossi aveva chiesto a Maurizio Fugatti lumi sulla questione dalle recenti vicende accadute ad Ala, relative all’attacco dei lupi. (qui articolo)

Nell’interrogazione l’esponente del PATT chiedeva se la giunta intendesse resistere al ricorso pendente presso la Corte Costituzionale presentato dal Governo nazionale  il 6 settembre 2018 nei confronti della norma, varata dal governo Rossi, che prevede l’abbattimento, per motivi di pubblica sicurezza e la tutela degli allevatori, di lupi e orsi.

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Questo per difendere le prerogative dell’autonomia speciale e la possibilità di dare una risposta concreta e reale ai timori e alle preoccupazioni degli allevatori e dei cittadini.

A rispondere però è stata l’assessore Zanotelli e questo ha innervosito molto Rossi.

Zanotelli ha confermato la volontà della Giunta nella difesa dell’ordinamento provinciale in merito alla gestione dei grandi carnivori di cui si è registrata negli ultimi anni una significativa permanenza nel territorio provinciale con danni al comparto zootecnico.

«Nel dicembre scorso durante la visita del ministro Centinaio si è affrontato il tema dei grandi carnivori e vi sarà presto un confronto sul tema con i governatori del nord Italia. Ci si appellerà anche entro la settimana al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. E’ singolare – ha aggiunto Zanotelli – la richiesta del Patt il cui ex assessore Dallapiccola aveva dichiarato nella scorsa legislatura che orso e lupo non sono pericolosi per l’uomo e invocava la convivenza con i grandi carnivori. Il ddl per l’abbattimento – ha concluso Zanotelli – era stato presentato a fine legislatura probabilmente per motivi politici».

La risposta decisa e secca dell’assessore Giulia Zanotelli ha messo a tappeto Ugo Rossi che nella sua replica si è dichiarato “molto soddisfatto” della prima parte della risposta, che conferma la volontà dell’attuale Giunta di proseguire nel ricorso per tutelare su questo tema le prerogative dell’autonomia davanti alla Corte Costituzionale.

Poi Rossi, apparso molto nervoso, ha spiegato che la risposta dell’assessora si è trasformata in un piccolo comizio, arrivando a citare un ex assessore, in maniera un po’ inusuale per l’aula. Durante il question time, ha ricordato Rossi, non si erano mai sentite valutazioni politiche come queste. Per questo ha chiesto al presidente Kaswalder di vigilare affinché le risposte della Giunta alle interrogazioni a risposta immediata si attengano alle domande, e non assumano un taglio politico.

Il governatore Fugatti è intervenuto dicendo a Rossi «di stare sereno»

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Trento

Fondo stradale scivoloso: auto si cappotta sulla Fricca

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Era alla guida della propria vettura sulla statale della Fricca quando ad un certo punto ha perso il controllo della propria vettura, la donna trentanovenne trasportata al Santa chiara ieri mattina, poco dopo le 8, con ferite procurate dall’incidente.

La dinamica non è ancora chiara ma sembra che il veicolo si sia capottato a seguito di una sbandata in corrispondenza di una curva, dopo che la donna aveva perso il controllo del mezzo per cause ancora da appurare.

Sono stati i vigili del fuoco di Centa San Nicolò a liberarla dalle lamiere per poi affidarla ai sanitari che sono tempestivamente giunti sul posto assieme alle forze dell’ordine che hanno effettuato i dovuti rilievi. Un altro degli incidenti questo, che risolleva la questione della sicurezza sulla strada della Fricca: la tratta diventa pericolosa in inverno soprattutto a causa delle ampie zone in ombra dove il ghiaccio rende il fondo stradale scivoloso: si raccomanda prudenza.

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