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Diritto e Sport

Le prove di esame per l’abilitazione per agenti sportivi

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Qualche giorno fa, è stato pubblicato il bando per l’ammissione alla prova generale per l’iscrizione nel registro nazionale degli agenti sportivi ai sensi dell’articolo 1, comma 373 della L. 205/2017, degli articoli 4 e 12 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 Marzo 2018 e ss.mm.ii e degli articoli 10, comma 1,lett. c) e 12, comma 5 del Regolamento CONI degli Agenti Sportivi, approvato con deliberazione n. 1596 del Consiglio Nazionale CONI del 10 luglio 2018.

All’articolo 1 del suddetto bando vengono indicati i seguenti requisiti per l’ammissione alla prova generale ,che consta di prova scritta e prova orale aventi ad oggetto le seguenti materie: diritto dello sport, diritto civile e diritto amministrativo.

Alcuni degli argomenti sono: “lo statuto del CONI, le Federazioni sportive nazionali ed internazionali, Il professionismo sportivo (Legge 91 del 23 marzo 1981). Le controversie di lavoro. La tutela sanitaria, assicurativa ed il sistema previdenziale. La normativa Antidoping e la tutela sanitaria degli sportivi professionisti (Legge 376 del 14.12. 2000; il Codice Mondiale Antidoping WADA; D.M. 13 marzo 1995), Il contratto.Nozione; elementi essenziali ed accidentali; il contratto illecito e quello in frode alla legge. Le trattative e responsabilità connesse. La conclusione del contratto. Il contratto preliminare. L’interpretazione del contratto. Gli effetti del contratto. Lo scioglimento e la clausola penale. La cessione del contratto. I vizi, le patologie e lanullità e suoi rimedi. La clausola di recesso. La simulazione: effetti e prova. Negozio indiretto e negozio fiduciario. Il trust. La Legge 241 del 7 agosto 1990; il diritto di accesso ai documenti amministrativi. La Giustizia amministrativa”.

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Orbene, solo, coloro che sono in possesso dei requisiti di cui all’art. 1 del Bando, hanno agli oneri amministrativi e superato i due esami di cui consta la prova generale consentono l’ammissione alla prova speciale ex art. 5 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 marzo 2018.

L’idoneità consente l’iscrizione al registro nazionale degli agenti sportivi, attualmente presente sul sito del Coni.

L’iscrizione al predetto registro è obbligatoria per tutti gli agenti intesi come i soggetti che, in forza dell’incarico redatto in forma scritta, mettono in relazione due o più parti ai fini: “della conclusione, della risoluzione o del rinnovo di un contratto di prestazione sportiva professionistica; della conclusione di un contratto di trasferimento di una prestazione sportiva professionistica; della conclusione di un contratto di trasferimento di una prestazione sportiva professionistica; dei tesseramento presso una Federazione sportiva professionistica”.

Per maggiori info, scrivere a: avvocato@valentinaporzia.com

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Diritto e Sport

Giustizia sportiva e giustizia ordinaria: Il no al ricorso della Juventus

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Nell’ambito di un vasto sistema normativo e regolamentare dello sport, si ravvisa il processo sportivo, la cui operatività è funzionale alla risoluzione di controversie tra atleti, società sportive e Federazioni Sportive Nazionali.

Esso ha un proprio codice (CGS), propri statuti federali e regolamenti nonché, come già anticipato, propri organi di giustizia sportiva.

Tra le sue finalità si evidenziano: la repressione di violazioni poste in essere dai tesserati a cui segue l’inevitabile applicazione delle relative sanzioni. In termini pratici, il processo sportivo rientra nel sistema della c.d. giustizia sportiva, la quale deve definire i propri confini rispetto alla giustizia ordinaria con maggiore attenzione alle situazioni giuridiche soggettive meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento generale, in altre parole non circoscrivibili nell’ambito del settore sportivo.

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Ebbene, l’autonomia dell’ordinamento sportivo nazionale quale articolazione dell’ordinamento sportivo che fa capo al Comitato Internazionale Olimpico (CIO), rispetto all’ordinamento della Repubblica, “salvi i casi di rilevanza per l’ordinamento giuridico della Repubblica di situazioni giuridiche soggettive connesse con l’ordinamento sportivo”, è stata riconosciuta attraverso il D.L. n. 220 del 19.08.2003, convertito con modificazioni nella L. n. 280 del 17.10.2003.

Ne consegue che attualmente, la ripartizione tra giustizia sportiva e statale ha assunto la stabilità che deve essere necessariamente rispettata da coloro che intendono far valere i propri diritti.

Tale assunto è chiaramente in linea con la recente pronuncia della Cassazione, la quale ha respinto il ricorso della Juventus che chiedeva la revoca del titolo che la Federazione assegnò ai nerazzurri dopo le condanne di Calciopoli, in base alle quali vennero tolti due scudetti al club torinese, retrocesso in Serie , il campionato 2004-05 non venne assegnato, e quello 2005-06 fu vinto “a tavolino” dall’Inter.

Gli Ermellini hanno assunto che la controversia rientrava nell’ambito degli organi sportivi in base al “principio di autonomia dell’ordinamento sportivo nazionale” che “costituisce l’articolazione italiana di un più ampio ordinamento autonomo avente una dimensione internazionale.

Per info e approfondimenti, scrivere a: avvocato@valentinaporzia.com

L’avvocato Valentina Porzia augura buon Natale e Felice anno nuovo a tutti i suoi lettori, dando loro appuntamento a Gennaio 2019.

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Diritto e Sport

Infortuni terreni di gioco: se la manutenzione è scarsa è possibile chiedere il risarcimento dei danni

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Di contro all’ascesa dei così detti sport minori, permane l’ingerenza del calcio quale attività popolare, praticata da adulti e bambini.

Succede spesso che durante lo svolgimento di questa attività sportiva, dilettantistica, professionistica o amatoriale, i calciatori possano subire infortuni dalle cause svariate, quali ad esempio gli scontri di gioco o e defezioni dell’impianto.

Nello specifico è opportuno chiarire che, in base alla narrazione dei fatti e tenendo conto della così detta “scriminante sportiva” derivante dall’accettazione del rischio da parte degli atleti, la responsabilità civile conseguente ad un infortunio sportivo possa ricadere sul gestore del campo sportivo dove si è tenuta la partita o sul giocatore avversario che ha causato l’infortunio.

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Al momento, concentreremo l’attenzione sugli oneri del gestore dell’impianto, in altre parole sulla ripartizione della responsabilità per i danni provocati al calciatore da problemi legati alla struttura, come le porte, le recinzioni, il terreno e la cattiva manutenzione.

Ebbene, plurimi orientamenti giurisprudenziali sostengono che qualora il giocatore si faccia male sul terreno di calcio, il gestore o proprietario dell’impianto è sempre responsabile fatto salvo i casi in cui provi che: il danno deriva da caso fortuito, è provocato dal danneggiato stesso o è insito nella natura tipica della attività calcistica e del rischio a cui si sottopongono coloro che decidono di giocare.

La responsabilità del gerente, quindi, prescinde dall’onere della prova che in altre fattispecie sarebbe a carico di chi ha subito il danno.

Nella gestione degli impianti ed attrezzature per lo svolgimento dell’attività sportiva, è titolare di una posizione di garanzia, ai sensi dell’art. 40, II° comma, c.p., che lo vincola, anche ai sensi dell’art. 2051 c.c., a garantire l’incolumità fisica degli utenti e ad adottare ogni misura idonea ad impedire che vengano superati i limiti del rischio connaturato alla normale pratica sportiva.

È chiaro come tra gli oneri posti a carico del gestore/proprietario vi sia la manutenzione del manto erboso.

Tuttavia, nel caso l’infortunio occorso possa essere ascritto alla cattiva manutenzione del giardiniere o dell’azienda che ha realizzato la messa in opera del sintetico, lo stesso può essere chiamato in causa per il risarcimento dei danni patiti dal ricorrente.

Per quanto concerne il prato naturale, è importante che il manutentore svolga la propria attività con competenza e professionalità, prendendosi cura del terreno di gioco degli stadi.

In linea con questa esigenza di professionalizzazione del sistema sportiva, si evidenzia l’introduzione sul mercato, nazionale e internazionale, di figure professionali quali ad esempio i groundsman.

A cura dell’avvocato Valentina Porzio

Per info ed approfondimenti, scrivere a: avvocato@valentinaporzia.com

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Diritto e Sport

Le sostanze vietate nella lista Wada e la violazione della normativa antidoping

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Lo sport è senza dubbio portatore di un messaggio etico positivo che si pone in netto contrasto con il fenomeno del doping, ovvero l’impiego di sostanze per migliorare la prestazione fisica e atletica degli sportivi.

Ebbene, numerose sono le sostanze e le pratiche considerate vietate.

Tra queste ritroviamo: stupefacenti, anabolizzanti, ormoni e diuretici.

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A tal proposito, la normativa antidoping vigente impone a ciascun atleta di accertarsi personalmente di non assumere alcuna sostanza vietata.

Lo sportivo, infatti, sarà ritenuto responsabile per il solo rinvenimento nei propri campioni biologici di qualsiasi sostanza vietata, metabolita o marker.

Ai fini dell’accertamento della violazione delle NSA, infatti, non è necessario dimostrare il dolo, la colpa, la negligenza o l’uso consapevole da parte dell’Atleta.

Nello specifico, l’articolo 2.1.2 delle Norme Sportive Antidoping sancisce che l’atleta è da considerarsi dopato per “la presenza nel campione biologico A di una sostanza vietata o dei suoi metaboliti o marker nel caso in cui l’Atleta rinunci all’analisi del campione biologico B e quest’ultimo non venga analizzato; la presenza nel campione biologico B di una sostanza vietata o dei suoi metaboliti o marker che confermi l’esito delle analisi effettuate sul campione biologico A. Il campione biologico B dell’Atleta viene suddiviso in due flaconi e le analisi del secondo flacone confermano la presenza di una sostanza vietata o dei suoi metaboliti o marker rinvenuta nel primo flacone”.

Sicchè, è evidente che per violare la norma Nado, ovvero quella del Codice Mondiale Antidoping della Wada è sufficiente la mera presenza di un qualsiasi quantitativo di una sostanza vietata, dei suoi metaboliti o marker nel campione biologico dell’Atleta.

La fattispecie, infatti, costituisce di per sé una violazione delle NSA, fatta eccezione per le sostanze per le quali la Lista delle sostanze e dei metodi proibiti indica specificamente un valore soglia.

È doveroso evidenziare che la Lista delle sostanze e metodi proibiti è predisposta dalla WADA, periodicamente aggiornata, ed entra in vigore, salvo diverse indicazioni nella stessa contenute, dopo tre mesi dalla pubblicazione sul sito.

Oltre quello che abbiamo anticipato precedentemente, la Lista comprende le sostanze ed i metodi sempre proibiti (In competizione e Fuori competizione) e quelli proibiti solo in competizione o in particolari sport.

L’art. 13.3 delle NSA, poi, individua quelle da considerare “sostanze specificate”, in altre parole tutte le sostanze vietate tranne quelle incluse nelle classi espressamente individuate dalla Lista.

I metodi proibiti non sono considerati “sostanze specificate”.

La differente classificazione delle sostanze e dei metodi proibiti determina differenti sanzioni e, in alcuni casi, consente eventuali richieste di attenuanti alle pene imposte.

Per info ed approfondimenti, scrivere a avvocato@valentinaporzia.com

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