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Italia ed estero

41 anni fa la strage di «Acca Larentia»

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La Strage di Acca Larentia è la denominazione giornalistica del pluriomicidio a sfondo politico avvenuto a Roma il 7 gennaio 1978, in cui furono uccisi due giovani attivisti del Fronte della Gioventù, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, che caddero assassinati in un agguato davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano di via Acca Larentia.

All’evento è tradizionalmente collegata la morte di un altro attivista di Destra, Stefano Recchioni, che venne ucciso qualche ora dopo da un capitano dei Carabinieri, durante gli scontri scoppiati con le forze dell’ordine in seguito ad una spontanea manifestazione di protesta, organizzata davanti alla stessa sede dai militanti missini.

Le prime indagini non portarono a conclusioni di rilievo e solo nel 1988, grazie alle confessioni di una pentita, Livia Todini, si arrivò all’arresto di alcuni militanti di Lotta Continua: Mario Scrocca, Fulvio Turrini, Cesare Cavallari e Francesco de Martiis.

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Scrocca, il giorno dopo essere stato interrogato dai giudici, si tolse la vita in cella.

Gli altri tre arrestati furono assolti in primo grado per insufficienza di prove, stessa sorte toccò ad un’altra imputata latitante, Daniela Dolce, che riuscì a non farsi catturare e che in seguito scappò in Nicaragua.

Le armi usate per gli omicidi vennero trovate anni dopo in un covo delle brigate rosse.

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Italia ed estero

Immigrazione, Viminale: in 5 anni status di profugo solo nel 7,3% dei casi

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Nella giornata mondiale del rifugiato il ministero dell’interno ha diffuso i dati relativi a quanti status di profugo sono stati rilasciati negli ultimi 5 anni in Italia

In Italia 420.834 domande esaminate dal 2014, oltre il 61% infondate.

Dal 2014 al 2019, sono state esaminate in Italia 420.834 richieste di asilo, di queste il 7% è sfociata nel rilascio dello status di protezione internazionale.

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Oltre il 61%  delle richieste sono state giudicate dalle apposite commissioni interdisciplinari infondate, non essendoci i presupposti né situazioni meritevoli di tutela secondo le norme.

«Chi fugge dalla guerra – ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini – può e deve arrivare in Italia, senza doversi affidare a trafficanti di esseri umani o a navi pirata»

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Italia ed estero

La Sea Watch 3 ora passa agli insulti contro gli italiani e Matteo Salvini

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Dopo sfide e provocazioni Ora la Sea Watch 3, passa direttamente all’insulto.

Nel mirino gli italiani e il ministro dell’interno Matteo Salvini.

Le accuse arrivano dopo la sentenza del Tar con la quale è stato respinto il ricorso contro il divieto di ingresso in acque territoriali disposto dal Viminale.

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In un comunicato, la ong battente bandiera tedesca, ha dichiarato: “Sono trascorsi 8 giorni dal soccorso, la Sea Watch si trova ancora in acque internazionali dove il nuovo decreto legge impedisce l’ingresso nelle acque italiane e al comandante di esercitare il diritto sacrosanto di entrare in un porto per uno stato di necessità determinato da una situazione di emergenza sanitaria a bordo”.

Dunque la Sea Watch reitera la richiesta di un porto sicuro per lo sbarco: “È automatico che la presenza di naufraghi a bordo presenta tutti i caratteri dell’emergenza e normalmente darebbe il diritto a un comandante di entrare in porto e di essere assistito. Il comandante sta assumendo un atteggiamento cauto di resistenza, e tuttavia è sempre più forte l’insofferenza sua, dell’equipaggio e delle persone a bordo. La nave si muove si muove di continuo, la permanenza è debilitante”.

Dunque, la ong rivendica la decisione di rifiutare la Libia come porto sicuro:Ci sono storie di violenza condivise con il nostro equipaggio, detenuti per mesi anche un dodicenne, una persona ha visto uccidere un familiare sotto i suoi occhi in detenzione, un altro è stato costretto a seppellire i corpi per rendere la prigione presentabile in attesa di visite esterne. Sono storie di orrore – prosegue Sea Watch – sufficienti non riportare queste persone in Libia come ci viene indicato a seguito di questa indicazione con disumana, cinica e illegale, sarebbe reato di respingimento collettivo perché la Libia non Paese sicuro perché in guerra, non abbiamo ricevuto altre indicazioni dalle autorità europee”.

Ed è alla fine del comunicato che la ong picchia durissimo contro il Belpaese: “Intrappolati tra responsabilità del comandante sulla vita di questa persone e l’attacco e la criminalizzazione che ci aspetterebbe se varcassimo questa linea immaginaria, tra umanità e disumanità. Questo è diventato il confine italiano“, concludono da Sea Watch.

Matteo Salvini circa ha ribadito la sua posizione e quella del governo gialloverde. “Sea Watch fa traffico di esseri umani e se ne frega delle regole – ha detto -. Io a una nave che per la terza volta se ne frega delle indicazioni della Guardia di finanza, delle capitanerie, l’autorizzzione allo sbarco non la concedo né adesso e né a Natale o a Capodanno“.

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Italia ed estero

Lettera destinazione Bruxelles: “Chiediamo meno rigore all’Europa, forse qualcuno ha paura di un’industria italiana”.

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Era da poco passata la mezzanotte quando il Presidente del Consiglio Conte ha inviato ai 27 Paesi dell’Unione oltre che al Presidente della Commissione Junker ed al Presidente del Consiglio Tusk, i punti che proveranno a disinnescare la bomba – Bruxelles.

La lettera comincia ricordando che l’Italia è un Paese fondatore, con l’intenzione di avere con l’Europa un dialogo aperto e costruttivo.

Proprio come avvenne a dicembre quando il nostro Paese riuscì a spiegare nei dettagli la manovra economica.

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Nel Consiglio dei Ministri di ieri sera il Premier ha sottolineato: “vogliamo dimostrare che sono le nostre previsioni e le nostre stime ad avere il sopravvento ad altre stime fatte da altri”.

I Cinque Stelle incoraggiano Conte affinchè ottenga un segnale per cambiare le regole Europee.

Salvini invece non abbassa l’attenzione e attacca ancora Francia e Germania. In Europa dice, “sono stati privilegiati da regole su misura”. E aggiunge “ magari qualcuno ha paura di un industria italiana”.

Nel Consiglio dei Ministri serale il Governo ha approvato anche una bozza di legge sull’assestamento di bilancio da allegare alla missiva che domani il Presidente del Consiglio Conte presenterà ai partner Europei.

In sostanza nel primo consuntivo dei conti del 2019 il Governo dovrebbe impegnarsi ad utilizzare a riduzione sul deficit, i 2 miliardi di euro accantonati e i 3 miliardi di minori spese per reddito di cittadinanza e quota cento.

Questo, consentirebbe di ridurre dal 2,4% al 2,1% il rapporto deficit- pil.

Conte ha informato del piano anche il Quirinale, a risposta Mattarella ha aggiunto che l’Italia è nelle condizioni di ottenere un commissario economico.

Roma avrà la risposta definitiva sulla procedura di infrazione per debito eccessivo non prima del 9 luglio, durante l’ ECOFIN cui parteciperanno i Ministri dell’economia e delle finanze di tutti gli Stati membri.

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