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Trento

Oggi il mondo celebra Louis Braille: il suo codice si è evoluto e il Trentino continua a impegnarsi

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C’è stato qualcuno che, 200 anni fa, ha permesso a molte persone di uscire, almeno in parte, dal buio che le circondava e di entrare in una nuova era all’insegna del progresso e delle pari opportunità.

Così, il quarto giorno dell’anno, si celebra, a livello mondiale, la nascita di Louis Braille; l’inventore del sistema di letto-scrittura per non vedenti che prese il suo nome.

Louis Braille diviene cieco da ragazzo a causa di uno sfortunato incidente, da quel momento impara a percepire il mondo a modo suo, a vederlo con altri occhi. Ha la fortuna di entrare in un istituto per l’educazione di giovani ciechi, fondato a Parigi da Valentin Haüy.

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Haüy aveva inventato uno dei primi metodi di lettura per ragazzi con problemi visivi. Qualcosa però non andava, le tecniche di insegnamento erano tutt’altro che perfette e le barriere che chi non godeva della vista era costretto a sormontare erano ancora troppo grandi. Grazie ai metodi di Valentin Haüy i ciechi erano infatti già in grado, seppur macchinosamente, di leggere dei testi. La scrittura rimaneva però un sogno irrealizzabile, rappresentava un limite che con il tempo sarebbe diventato inaccettabile.

È grazie alla visita del militare Charles Barbier de La Serre presso l’istituto che Braille trova ispirazione, quell’uomo in uniforme aveva studiato un codice speciale utile per i soldati costretti a comunicare al buio durante le missioni e, vista la sua praticità, aveva deciso di condividere quella conoscenza con i ragazzi non vedenti. Non poteva sapere che tra loro sarebbe stato presente un giovane inventore con le capacità di cambiare la vita di molte persone.

Con il solo supporto di un punteruolo Luis Braille, ispirato dal non troppo casuale incontro punteggiò una nuova dimensione, un codice adatto ai non vedenti che non voleva essere un mero adattamento del sistema dei normo vedenti e che desse loro la possibilità di scrivere.

I caratteri braille sperimentati dal giovane non vedente sono basati su celle formate da 6 punti disposti in due colonne parallele da tre punti ciascuna. Ogni puntino è numerato e viene combinato con gli altri per creare delle lettere, possono risultare 64 diverse combinazioni base.

Per il metodo Braille, come emerge da Il Braille, un altro modo di leggere e di scrivere di Antonio Quatraro E. Ventura, si utilizza un foglio di carta che si pone sotto una tavoletta metallica e, attraverso aperture rettangolari allineate, si incidono i punti con il punteruolo. Scorrendo poi con i polpastrelli delle dita le linee dei puntini tracciati il cieco è in grado di leggere per mezzo delle proprie sensazioni tattili.

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«Louis Braille ha letteralmente rivoluzionato la vita dei ciechi,- spiega Marina Roca, facilitatore della comunicazione che da 16 anni lavora con i ragazzi non vedenti nelle scuole- grazie alla combinazione dei puntini si potevano creare anche note musicali, numeri, simboli chimici. Oggi, sempre grazie a questo sistema, si è passati dalla tavoletta alla dattilo Braille, ausilio che automatizza il processo.

Una rivoluzione è rappresentata poi dalla barra Braille o display Braille, uno strumento che viene collegato al computer e permette alla persona di leggere ciò che scrive con una classica tastiera o i risultati delle sue ricerche online. La barra consiste in una riga composta da un determinato numero di celle in ognuna delle quali si combinano in rilievo, grazie a supporti elettronici, i puntini in codice Braille. La persona legge scorrendo le dita su questa barra.».

L’impegno per far si che le persone non vedenti abbiano accesso a tutti gli strumenti necessari è sensibile e la ricerca italiana si muove in questo senso. In Trentino la cooperativa Irifor, in collaborazione con la Provincia, ha avviato un progetto a favore degli alunni ciechi e ipovedenti per l’affiancamento di questi da parte di personale specializzato chiamato “facilitatore della comunicazione e all’integrazione scolastica”.

«Si vuole favorire l’integrazione scolastica a partire dall’infanzia così che i bambini imparino a leggere e scrivere parallelamente ai loro amici che, tra l’altro, risultano spesso incuriositi e affascinati dai codici e dagli ausili dei compagni non vedenti o ipovedenti» conclude l’esperta.

Questo progresso, avvenuto in prima istanza grazie a Louise Braille, ha permesso un processo di sensibilizzazione, integrazione e conoscenza che non potrà far altro che continuare ad evolversi.

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