Connect with us
Pubblicità

Arte e Cultura

Tunnel della droga: «Fotogrammi stupefacenti, storia di una rivincita»

Pubblicato

-

Trovarsi davanti una squadra di fenomeni, che corrono come dei matti, obbedendo ad un capitano che dirige con maestria dalla difesa, e poi scoprire che sono tutti ex tossici: è stato questo il mio primo incontro con Federico Samadem, allora responsabile della comunità di recupero di San Patrignano in quel di Trento.

Oltre vent’anni dopo lo incontro per parlare del suo bellissimo libro, scritto a quattro mani con Giulia Tanel: “Fotogrammi stupefacenti. Storia di una rivincita”, della Dominus Production.

Samadem più volte ha messo in guardia anche dal semplice spinello, «La sottovalutazione di questo fenomeno è un aspetto culturale drammatico. Purtroppo c’è una parte del mondo adulto che strumentalmente difende questa cosa.

Pubblicità
Pubblicità

Ma si è posto anche alcune domande, una in particolare: «Che utilità può avere una canna? Nessuno risponde. Perché non si capisce cosa può avere di utile fumare uno spinello. Che beneficio può avere l’alterarsi in un processo formativo?».

Per Samadem «Dai 14 anni in poi un ragazzo deve cominciare a prendersi le proprie responsabilità. Il contrasto che passa attraverso prese di posizione forti serve per non far crescere ragazzi smidollati. Dobbiamo trasmettere ai nostri figli i valori della responsabilità, però è più comodo giustificare»

Federico, come è iniziato tutto?

«Ricordo soprattutto il momento del passaggio dalle scuole medie alle superiori: da San Donato milanese – dove vivevo un’ esistenza serena da 14 enne appassionato sportivo, sciatore e calciatore – al liceo classico Berchet di Milano, a Porta romana. Diventavo un po’ più grande, e questo aveva il sapore della libertà… Ciò che ho trovato al liceo, però, è stato molto di più che un percorso di studi: è stata un’ esperienza umana impegnativa, così complessa che ha messo alla prova il mio equilibrio non ancora solido».

Era un periodo caldo…

«Sì, era un’epoca di grandi fermenti e di grandi illusioni. Tutto sembrava possibile, si dovevano rompere i limiti dati dalla famiglia, si doveva apparire sicuri e maturi, anche se le insicurezze e le incertezze la facevano da padrone dentro di noi. Mio fratello percorreva e occupava lo spazio politico, con la sinistra estrema, ed io dovevo differenziarmi, in una sorta di competizione familiare. Ricordo le prime frequentazioni balorde, scambiate per amicizie: banditi e spacciatori».

E tu?

«Ci sono caduto dentro come un pirla. Ricordo i primi lsd, i festival di “re nudo”, e mio padre che scuoteva la testa a tavola guardando me e mio fratello. Ricordo la cocaina dei sanbabilini e gli scontri tra opposte fazioni politiche. Ma del liceo non ho un ricordo negativo, anche se tutto è cominciato li. Dopo è stato il peggio…»

Cosa ha rappresentato la droga per te ?

«Giorno dopo giorno l’uso di sostanze prendeva il sopravvento su tutto. Smettere di sciare, di giocare a calcio, di studiare: è stato un rapido declino. Unico interesse era trovare sempre più droga e stare con chi aveva i miei stessi pensieri. Una via di fuga quotidiana, raccontando balle a tutti e a me stesso, e un degrado sociale e relazionale che cresceva. Ricordo che ogni giorno, guardando mia madre e mio padre soffrire impotenti di fronte a un figlio amato che moriva un po’ alla volta, mi dicevo che era ora di smettere e di ritornare ad essere la mia parte buona!»

Poi, come racconti nel libro, l’incontro decisivo con Vincenzo Muccioli…

«L’omone buono, così mi piace chiamarlo, mi aveva colpito senza che io capissi come e perché. Ma qualcosa era cambiato, non sapevo spiegarmene il senso, ma sentivo che un’ altra forza era entrata in me. Solo dopo ho capito che l’amore unito alla fermezza aveva cominciato a far parte della mia quotidianità. In un luogo che io, all’inizio, consideravo solo come un modo per venirmene un po’ via da Milano, dove avevo fatto troppi casini. E dove ci sarei stato per qualche mese, giusto per riprendermi».

Così sei finito nella “trappola”!

«Diciamo così: le emozioni di una vita nuova mi stavano sconvolgendo i piani, e così giorno dopo giorno ho cominciato a vedere in modo diverso me stesso e il mio futuro. Ricordo bene quando cominciai a sentirmi orgoglioso di essere uno che stava lottando per uscire dal degrado. Mi sentivo come un bambino che scopre il mondo, ogni cosa mi appariva come se fosse una nuova straordinaria esperienza.

Che energia! Il cervello cominciava a rimettersi in moto dopo anni di buio. E volevo sapere, ero curioso di capire ogni cosa, che nesso ci fosse tra ogni piccola particella di questo mondo e l’infinito che sentivo forte dentro di me. Una ricerca di senso, ecco cosa è stato per me Vincenzo. Una opportunità di capire Dio passando attraverso gli uomini.

Leggevo il Vangelo e ci ritrovavo tanto di quello che sentivo dentro. L’incontro con l’omone buono aveva risvegliato la mia parte migliore, perché lui la vedeva quando io non ci credevo più ».

Da drogato, a guida di centinaia di giovani deboli e soli come eri stato tu: perchè, una volta uscito dal tunnel, hai iniziato a guidare la Comunità di Muccioli in Trentino?

«Gratitudine, questo sentivo alla fine del mio periodo a Sanpa. Gratitudine infinita, che non poteva essere semplicemente relegata ai ricordi. Volevo rendere ciò che avevo ricevuto, sentivo forte il bisogno di trasmettere ad altri ciò che avevo scoperto. Cioè che la vita è straordinario dono e che ogni incontro è una ricchezza. E che la umana imperfezione ci deve portare all’ umiltà e alla ricerca continua della solidarietà umana, essendone noi stessi i testimonial.

Volevo urlare al mondo che avevo capito il senso del mio vivere,e che questo era non più per me stesso, ma per gli altri. Sentivo di stare bene se stavano bene i ragazzi che vivevano con me e non volevo altro. Un flusso di amore continuo che mi arrivava dall’alto, e che io, semplice strumento, lasciavo scorrere in tutti quelli che avevo intorno. Questo si faceva e si fa ogni giorno se non si giudica, se si ascolta per capire».

Un padre trova in sé, per i suoi “figli”, una forza che non immaginava…

«Sì, era questo flusso di energia amorevole che mi dava una forza enorme, molto più di quanto io fossi capace di generare. Non è stato merito mio se ho potuto aiutare qualche ragazzo a ritrovare il senso della propria vita: sono stato e sono solo un un umile tramite. Questo penso sia ancora il senso del mio vivere, anche se ora il mio tempo è con un altra comunità, quella scolastica. Ma sempre la stessa missione mi sento di assolvere ogni giorno, sbagliando tante volte ….. E sono sicuro che il Padre mi ha dato sempre strumenti adeguati a questo, e continuerà a farlo. Sta a me saperli usare»!

Cosa ti aspetti riguardo al tema droga da questo governo?

«Conosco la sensibilità su questi temi del centro destra. Ma in un panorama così complesso come oggi è la politica, non do nulla per scontato. Cerco gli uomini, con la U maiuscola, che sappiano costruire strade di fratellanza e giustizia .

Non mi bastano le affermazioni politiche, e neppure i programmi dei partiti. Vorrei condividere la mia passione per l’ educazione e per la vita con persone vere, limpide e sincere. Il mio augurio è che questo governo sappia dare voce a persone così, e sappia riconoscere il merito e le competenze. Perché i nostri figli hanno diritto a un futuro umano e responsabile, e a dei buoni maestri che li guidino con l’esempio»

A cura di Francesco Agnoli 

Questa intervista è una riduzione di quella pubblicata sul quotidiano La verità del 16 dicembre 2018

Pubblicità
Pubblicità

Arte e Cultura

Van Spitz 4 Simposio: Vince Arianna Gasperina, il pubblico premia il perginese Gino Lunz

Pubblicato

-

Ad aggiudicarsi il premio Giuria del Van Spitz Simposio internazionale della scultura è stata l’artista Arianna Gasperina con l’opera “e mi Rialzo”

Dal parere espresso dalla Giuria, composta dalla critica d`arte / curatrice Dora Bulart e lo scultore Simone Turra , risulta vincitrice della 4 edizione del Van Spitz Holzbildhauer Simposyum, l’artista di Pordenone Arianna Gasperina con la scultura intitolata “e mi Rialzo”, per aver dimostrato qualità tecniche ed artistiche di prim’ordine.

La giuria ha valutato innanzitutto il linguaggio artistico, la scelta espressiva mediante la forma scultorea e la qualità tecnica, nonché la coerenza con il tema dato e il contesto in cui l’opera si collocherà.

Pubblicità
Pubblicità

La scultura, tipica dello stile di Gasperina, si riferisce a una ricerca precisa a partire da una figurazione attenta a una poetica della realtà invisibile, considerando il connubio tra Natura, Memoria e lo Spirito come “sistema salva-vita” di speranza e rinascita.

La giuria, dopo un’attenta e scrupolosa valutazione ritiene doveroso menzionare anche il lavoro di Chris Bailey di Waiheke in Nuova Zelanda , assieme all’opera di Christoph Rossner di Bad an Schlena in Germania.

La giuria tecnica vuole altresì complimentarsi con tutti i partecipanti nella quarta edizione del Van Spitz Simposio Internazionale della scultura per l’alta qualità delle opere realizzate e la professionalità dimostrata.

Di diverso avviso è stata invece la votazione del pubblico, che ha assegnato il Premio all’opera del molto amato scultore perginese Gino Lunz .

Dal 16 al 21 luglio le località Kamauz e Van Spitz nel comune di Frassilongo in Val dei Mòcheni sono state per una settimana un laboratorio di scultura all’aperto.

Chris Bailey – Nuova Zelanda, Christoph Rossner – Germania, Jitka Kusova Valevska – Rep. Ceca, Arianna Gasperina di Pordenone, Gino Lunz dI Pergine Valsugana, Roberto Nones di Capriana , Paolo Vivian di Palù del Fersina e I tre artisti mocheni per una settimana hanno creato dieci nuove opere con le quali si completa il percorso circolare che da Kamauz arriva a Van Spitz e ritorna a Kamauz attraverso boschi e prati chiudendo un anello di circa 5 kilometri.

Più di 40 sculture di artisti da tutto il mondo, infatti hanno creato un nuovo parco trentino dedicato alla scultura contemporanea ed accompagneranno i visitatori in una passeggiata piacevole fra arte e natura nella valle incantata.

VAN SPITZ HOLZBILDHAUER SIMPOSYUM – E’ una manifestazione, organizzata dal comune di Frassilongo/Garait in collaborazione con Pro loco di Frassilongo, Comunità Alta Valsugana Bersntol, Associazione Avark, il Corpo volontario dei vigili del fuoco di Frassilongo, con il supporto di Metal Working srl , cantina sociale Rovere della Luna, Punto Verde e ristorante Van Spitz. L`evento è stato organizzato sotto la preziosa direzione artistica di Paolo Vivian.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Spettacolo

Finite le riprese di «Din Don 2», l’attrice «roveretana» Crisula Stafida: «La val di Sole è un posto incantevole, io amo il Trentino»

Pubblicato

-

Crisula Stafida è molto legata al Trentino dove all’età di 11 anni si è trasferita.

È a Rovereto infatti che passa gli anni più belli dell’adolescenza e completa parte degli studi.

Poi tenta la fortuna nel mondo dello spettacolo e a diciotto anni lascia il Trentino per trasferirsi a Milano.

Pubblicità
Pubblicità

«Vengo molto spesso a Rovereto: i miei genitori vivono ancora lì e comunque ci torno volentieri» Sottolinea l’attrice

Nel 2006 esordisce sul grande schermo con un cameo nel film Nero bifamiliare di Federico Zampaglione e partecipa ad alcuni episodi delle fiction televisive R.I.S. – Delitti imperfetti e Distretto di Polizia 6.

Poi un continuo crescente successo con altri film. Si susseguono così  «Il soffio dell’anima» di Vittorio Rambaldi, «Il peso dell’aria» di Stefano Calvagna e «fantasy Arachnicide» di Paolo Bertola.

Nel luglio 2012 la rivista For Him Magazine la sceglie come unica attrice italiana, dedicandole un servizio di sei pagine nel primo numero italiano.

Nel 2013 recita nel cast del film «Tulpa – Perdizioni mortali», dove interpreta il ruolo di “Giulia Silenzi”, accanto a Claudia Gerini e Michele Placido. Nel film, ove appare per la prima volta senza veli, crea molto scalpore la scena saffica di cui è protagonista con Claudia Gerini.

Nel 2016 partecipa alla fiction per Canale 5 Matrimoni e altre follie in cui veste i panni di “Lavinia”, mentre nel 2017 è la protagonista del film The Antithesis, in cui interpreta il ruolo della geologa “Sophi Vaiani”.

Nel novembre 2017 il film vince il Premio Mario Bava come migliore opera prima italiana alla XXXVII edizione del Fantafestival di Roma. Nello stesso anno partecipa alla serie tv «I delitti del BarLume».

Nel 2019 è tra i protagonisti della sit com «Ricci & Capricci» e del film TV per Italia Uno «Din Don 2» girato in Trentino

Crisula Stafida (vero nome Crisula Secco) è stata protagonista nel 2000  anche della campagna elettorale per le comunali a Rovereto.

Allora faceva la ballerina e cubista.

Non era stata eletta, ma la 18 enne era stata la prima nella sua lista come preferenze

«Mi ricordo solo che mi ero divertita come una matta. Ero una ragazzina e avevo preso la cosa come una occasione. Mi è sempre piaciuto uscire dal quotidiano e destabilizzare. Mi andava di divertirmi. E davvero era stato un divertimento» Afferma Crisula parlando di quella esperienza.

Crisula Stafida  ha da pochi giorni finito di girare in val di Sole le riprese di “Din Don 2 – Il ritorno“, film per la tv con Enzo Salvi e Ivano Marescotti, che racconta la storia di un finto prete.

Il film, girato interamente in Trentino tra Pellizzano, Ossana e Terzolas, sarà trasmesso in prima serata su Italia 1 durante le prossime festività natalizie. Le riprese sono durate quattro settimane.

Il soggetto del film è di Bruno Frustaci, che ha scritto anche la sceneggiatura insieme a Luca Biglione. Prodotto dalla romana Sunshine Production e diretto da Paolo Geremei, il film ha avuto il supporto logistico di Trentino Film Commission e ha visto al lavoro sul set diverse maestranze locali, sottolinea la Provincia di Trento.

Abbiamo sentito l’attrice fra una pausa e l’altra del film.

È la prima volta che giri in Trentino? Com’è farlo in questa stagione?

«La Val di Sole è un posto incantevole, non si soffre il caldo e in quasi un mese di set i suoi panorami non hanno mai smesso di lasciarmi incantata».

È una regione che già conosci? E se si, cosa ti piace (luoghi che consiglieresti)?

«Ci abita mia madre da anni e parte dell’adolescenza l’ho trascorsa lì. Trovo bellissime le valli d’altura e luoghi apparentemente senza tempo come Pellizzano e il Lago dei Caprioli. Amo le serate tra gli scorci e le passeggiate sul Garda, io insomma amo il Trentino».

Che ruolo hai in “Din Don 2”?

«Interpreto la Gina, una cameriera tuttofare trentina, al servizio di una ereditiera, Esmeralda interpretata da Laura Torrisi; la Gina è bizzarra, arguta e molto pittoresca».

Come ti stai trovando con il cast?

«Tutti gran professionisti, un buon feeling di gruppo e senza ombra di dubbio un gran bel mix di interpreti».

Quando vedremo il film in tv?

«Su Italia 1 a Natale»

E’ in queste settimane in onda su Mediaset anche con una sit-com, giusto?

«Ricci & Capricci è una sit-com di 10 puntate da 6 minuti l’una in cui 4 personaggi caratteristici e molto diversi fra loro interagiscono nelle divertenti vicende all’interno di un salone di parrucchieri. A loro si aggiungono di volta in volta delle guest star come Maurizio Mattioli, Enzo Salvi, Mandi Mandi, Justine Mattera e tanti altri. Sta avendo un bel successo, incredibilmente superando di molto lo share medio per fascia oraria e la cosa ci riempie di soddisfazione».

Com’è tornare alla commedia dopo tanti anni da musa del cinema thriller e horror?

«Semplicemente perché le cose hanno cominciato ad incanalarsi in direzioni diverse. Il noir, il suo fascino e forse la mia immagine si erano attaccati in una maniera apparentemente irreversibile, ma dopo tanti anni e tanti urli, sangue, storie maledette e un po’ pesanti da far proprie per un attore, la mia anima comica ha preso il sopravvento. E ne sono felice. In tutto questo un ruolo fondamentale lo hanno avuto i produttori della Sunshine Production Alessandro Carpigo e Bruno Frustaci che hanno avuto l’intuizione di catapultare in TV un mio personaggio web, Manola, inserendola nel gruppo di Ricci & Capricci»

Programmi per l’estate, extralavorativi?

«Finalmente un po’ di riposo con i miei cari, la mia cagnolina, mare e anche un altro po’ di montagna che mi sa c’ho preso gusto parecchio.»

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Spettacolo

Maddalena Corvaglia è innamorata: la dedica sui social emoziona tutti

Pubblicato

-

Scoprirsi innamorati dopo momenti bui e difficili è la cosa più bella del mondo.

Questo è quello che è successo a Maddalena Corvaglia, ex velina di “Striscia la Notizia“.

Da qualche tempo, la soubrette sta frequentando Alessandro Viani, agente immobiliare di Milano.

Pubblicità
Pubblicità

Ma solo ora ha deciso di fare le presentazioni ufficiali sui social con una dedica davvero dolcissima.

Alessandro è l’uomo che le ha fatto ritrovare il sorriso, dopo la separazione dal chitarrista Stef Burns.

Non amo le sviolinate, le frasi smielate, le autocelebrazioni e le ostentazioni. Un po’ avete imparato a conoscermi. Ma quando in un momento triste e buio della vita, si incontra una persona che sa capire, amare, aspettare, supportare e sopportare… si può solo ringraziare il cielo. È facile essere circondati d’ amore quando si è forti e si è in grado di dare agli altri. Ma quando l’anima si prosciuga le foglie secche cadono e rimane solo l’amore vero. Un po’ come la neve no??? (per il pugliesi….) ‘Se sape ca allu squaiare de la nive…’ @aleviani ❤️❤️❤️”.

L’ex velina poi aggiunge uno stralcio della meravigliosa canzone di Gianna NanniniSei nell’anima“, come riassunto di quello che prova per il suo fidanzato:

Sei nell’anima 
In questo spazio indifeso,
Inizia tutto con te
Non ci serve un perché
Siamo carne e fiato…”❤️❤️❤️”

Queste sono parole che arrivano dritte al cuore, senza compromessi. La loro forza sta nella semplicità con le quali Maddalena le esprime.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità

Archivi

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Categorie

di tendenza