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Trento

Rivolta Spini: nessuna sanzione disciplinare per i 100 detenuti che hanno devastato il carcere

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nella foto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Attacco frontale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e al Capo dell’Amministrazione Penitenziaria, Francesco Basentini, per le modalità di gestione delle carceri di Trento.

Il Sindacato lamenta la mancata convocazione, nella sede ministeriale di via Arenula a Roma, per affrontare la spinosa questione delle carceri, argomento che per il SAPPE dovrebbe essere al primo punto dell’agenda ministeriale, anche alla luce degli ultimi gravi eventi critici accaduti nel penitenziario di Trento

E sono proprio i provvedimenti assunti dal DAP (dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) verso i detenuti rivoltosi di Trento a scatenare la protesta del SAPPE.

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I detenuti facinorosi di Trento, responsabili della rivolta nelle carceri di Spini di Gardolo trasferiti in massa, sono giunti negli istituti di assegnazione senza alcun provvedimento disciplinare.

Per tutti loro nessuna sanzione disciplinare, nessun consiglio di disciplina, nessun isolamento, nulla, nonostante le devastazioni che costeranno alla comunità centinaia di migliaia di euro.

Sulla questione Donato Capece del sindacato di Polizia SAPPE ha replicato al ministro Bonafede, «Ora, dico io, – spiega Capece –  si può accettare tutto questo?»

«Questi, – continua il sindacalista – come tutti i detenuti che in carcere si rendono protagonisti di comportamenti violenti e di rivolte (come Trento, Lucca, Sanremo, Airola), devono essere sottoposti al regime speciale della sorveglianza particolare previsto dall’Ordinamento Penitenziario all’articolo 14 bis. Il regime di sorveglianza particolare prevede restrizioni al trattamento e ai diritti dei detenuti ritenuti pericolosi per la sicurezza penitenziaria. In base all’articolo 14 bis possono essere sottoposti a regime di sorveglianza particolare per un periodo non superiore a sei mesi, che può essere prorogato più volte, ma ogni volta in misura non superiore a tre mesi, i detenuti che con i loro comportamenti compromettono la sicurezza negli istituti penitenziari, quelli che con la violenza o le intimidazioni impediscono le attività degli altri detenuti, quelli che nella vita penitenziaria mettonoin stato di soggezione altri detenuti. E invece tutto questo non è avvenuto! E’ questo il nuovo corso nella gestione delle carceri di Bonafede e Basentini?» 

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Gravissima la denuncia di Capece nei confronti di Basentini, capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. : Da quando è arrivato lui al Dipartimento, il Corpo rischia di fare un passo all’indietro di 40 anni! Basentini vorrebbe cacciare la Polizia Penitenziari dalle Procure delle Repubbliche, dai Tribunali di Sorveglianza, dagli Uffici giudiziari, dai varchi dei Palazzi di Giustizia di Napoli e Roma, persino dalla DIA! La scusa è quella di rinforzare gli organici dei Reparti nelle carceri, ma non è affatto così visti i numeri. La realtà ci sembra invece essere che Basentini vuole annientare l’identità di Corpo di Polizia dello Stato della Polizia Penitenziaria, specie nel suo ruolo interforze, e per farlo vorrebbe mortificare tante professionalità che nel tempo hanno elevato la professionalità del Corpo. Non lo possiamo accettare! Basentini non può fare il forte con i deboli, ossia con i poliziotti, ed essere poi debole con i forti, cioè i detenuti! Non lo accettiamo e glielo grideremo in faccia, a Roma, a Potenza ed ovunque andrà! La Polizia Penitenziaria merita rispetto e per questo, se Basentini dimostra di non avere ancora capito quali sono i reali problemi dei penitenziari italiani.chiediamo al Ministro della Giustizia Bonafede un urgente incontro al Ministero!”.

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Trento

Beni contenenti amianto: 450 immobili sono ancora da bonificare

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Amianto: i siti dal 2012 ad oggi censiti in provincia di Trento sono 1.667, di questi 782 sono stati già bonificati e dei rimanenti 885 sono 155 quelli con una bonifica in atto non ancora conclusa.

Gli immobili con obbligo di bonifica sono ad oggi 450 e 435 quelli senza obbligo urgente di bonifica ma solo di rivalutazione e controllo. In Trentino, nell’ultimo semestre, in base alle comunicazioni dei Comuni, sono stati circa 42 i siti bonificati dall’amianto mediante rimozione.

Oggi la Giunta provinciale, su indicazione dell’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia, Stefania Segnana, ha aggiornato l’elenco dei beni contenenti amianto, distinguendoli a seconda degli interventi necessari al fine di ufficializzare, nei confronti dei Comuni e dei proprietari delle coperture i nuovi sopralluoghi e le ultime bonifiche effettuate.

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“Quotidianamente i proprietari di immobili contenenti amianto, l’U.O. Igiene e sanità pubblica dell’Azienda sanitaria e il Servizio politiche sanitarie e per la non autosufficienza della Provincia cooperano per aggiornare la mappatura dei siti non ancora censiti nonché per bonificare o controllare i siti contaminati – spiega l’assessore Segnana -; tutelare la salute dei cittadini deve essere una priorità”.

In Trentino le bonifiche nei siti sensibili sono state effettuate soprattutto negli anni ’90, in quest’ultima fase l’attenzione è rivolta alle coperture di immobili privati. Proprio con l’intento di raggiungere una maggiore semplificazione, i siti sono stati suddivisi in due tabelle, la prima con obbligo di bonifica, la seconda con il solo obbligo di rivalutazione e controllo. In entrambe sono presenti i siti bonificati temporaneamente e quelli con lavori di rimozione in essere.

Nell’ipotesi in cui ci sia una copertura sospetta non censita che determini un rischio per la salute, il Comune potrà richiedere un sopralluogo sul proprio territorio di competenza direttamente all’Azienda provinciale per i servizi sanitari – Dipartimento di prevenzione – U.O. Igiene e sanità pubblica di viale Verona a Trento (tel. 0461-904686/4633/4677 fax 0461 904697/4674, pec:igienepubblica@pec.apss.tn.it).

Il Comune, inoltre, potrà richiedere un sopralluogo motivato anche per rivalutare un sito già censito nelle casistiche in cui si tema che l’immobile comporti un grave pericolo per la salute pubblica a seguito di un improvviso peggioramento dello stato di degrado.

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Si specifica che le operazioni di bonifica devono essere effettuate solo da imprese specializzate iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali alla categoria 10a e 10b.

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Trento

Approvati 25 ordini del giorno su 30. Bocciato quello sul gender nelle scuole presentato da Ghezzi

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Esaurita la discussione generale e dopo la replica del presidente Fugatti, alla ripresa dei lavori il Consiglio provinciale ha avviato la discussione dei 72 ordini del giorno depositati alla manovra di bilancio della Provincia che sta impegnando l’aula dallo scorso mercoledì.

Per quanto riguarda gli ordini del giorno nella seduta in aula ne sono stati discussi 30, di cui 25 approvati e cinque respinti.

Tra i respinti, l’ordine del giorno Ghezzi sul potenziamento dell’educazione di genere (gender) e il contrasto all’omofobia. 

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L’odg dell’esponente di Futura, respinto, impegnava la Giunta a studiare la possibilità di prevedere strumenti formativi per l’educazione di genere e rispetto; a garantire nell’offerta formativa tematiche come la differenza di genere; l’identità di genere e orientamento sessuale e l’educazione alla parità allargando gli interventi educativi ai docenti e alle famiglie: a garantire la presenza di personale con adeguata esperienza in collaborazione con l’Università e il Centro interdisciplinare di genere; infine ad agire in sinergia con le associazioni per arricchire l’offerta formativa.

Ghezzi ha spiegato che la proposta partiva da una sensibilità dimostrata recentemente dall’assessora competente in materia e dalla constatazione della totale sottovalutazione del problema dell’omofobia.

Secondo Paolo Ghezzi la scuola rinuncia ad un pezzo della propria mission, non coerente con il richiamo al rispetto di cui spesso si fanno paladini gli esponenti di Giunta.

Il consigliere Ugo Rossi ha espresso la propria personale favorevole dichiarazione di voto, ricordando la decisione di non concedere il patrocinio al Dolomiti Pride: un patrocinio deve essere infatti a suo parere concesso quando una manifestazione ha una condivisione trasversale nella società.

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Pur non concedendo il patrocinio la Pat finanziò allora alcuni momenti comunicativi importanti con finalità simili nello spirito a quelle contenute nell’ordine del giorno proposto da Ghezzi.

Per l’esponente di Futura è stato un errore aver cancellato dalla scuola la formazione in questo contesto.

Anche il consigliere Giorgio Tonini (PD) ha preannunciato voto favorevole e ha definito un errore aver impoverito il nostro sistema scolastico della formazione su questi temi sui quali sarebbe opportuno riportare l’attenzione come chiede questa proposta.

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Trento

Vendite Cartacei, l’Adige e il Trentino sempre in discesa libera

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Continua il calo delle vendite dei giornali cartacei in tutta l’Italia.

Il dato del mese di settembre 2019, fonte Ads Notizie parla di un calo dell’8% meno dello stesso mese del 2018.

I due media della provincia di Trento vanno però in controtendenza in negativo, infatti perdono ben oltre la media nazionale dell’ 8%

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Il Trentino Alto Adige nel mese di settembre 2019 vende 7.719 copie, perdendo quasi 1.200 copie rispetto allo stesso mese del 2018.

Da ricordare che il 75% delle copie vendute dalla testata sono distribuite sul territorio alto Atesino e non nel Trentino.

Peggio ancora fa l’Adige che perde quasi 1.500 copie rispetto allo stesso mese precedente attestandosi a quota 10.078 contro 11.587 del settembre del 2018.

La tragedia del quotidiano l’Adige diventa ancora più grave se si va a vedere il dato di Agosto 2019 dove la testata dell’editore Ebner da 11.081 copie si attesta a 10.078 copie perdendo 1.000 copie in un solo mese.

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Per i due giornali cartacei della provincia una discesa libera preoccupante che continua in modo inarrestabile che li ha portati in oltre 10 anni a perdere insieme quasi il 43% delle vendite. (qui articolo)

Un vero bagno di sangue.

Precisiamo che i dati forniti da ADS (accertamenti diffusione stampa) servono principalmente per tre motivi: 

quello di informare gli inserzionisti pubblicitari di quanta gente vede la loro pubblicità sui giornali cartacei; di sottolineare che le copie vendute in digitale dovrebbero essere fatte pagare non come quelle in edicola ma almeno la metà del costo di una copia visto che non ci sono costi di stampa, grafica e distribuzione e che ai fini della pubblicità, solo le vendite delle copie su carta offrono la resa per cui gli inserzionisti pagano.

Nell’articolo usiamo come parametro della crisi dei giornali solo le vendite in edicola per due ragioni: la prima perché sono conseguenza di un atto deliberato di acquisto, giorno dopo giorno, spesso in condizioni di grande difficoltà (traffico, clima) a fronte di un prezzo fra un euro e mezzo e due e anche più che in un mese fa il pieno di una media cilindrata; secondo perché  dato l’elevato costo marginale di produzione, più difficile è per gli editori taroccare, come clamorosi scandali recenti hanno evidenziato.

Sotto i dati dei due media regionali e un riepilogo nazionale 

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