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Trento

Follia nel carcere di Trento: dopo il suicidio di un detenuto, celle devastate, agenti feriti, e un incendio

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Torna altissima la tensione nel carcere di Trento, dove ieri si è registrato un picco di violenze e devastazioni nelle celle del carcere dopo il suicidio, nella notte di ieri, di un 32 enne tunisino detenuto per numerosi reati legati al mondo della droga.

Sul posto si sono subito recati 50 operatori delle forze dell’ordine insieme al Questore, il prefetto, e il governatore della Provincia di Trento Maurizio Fugatti che ha monitorato la situazione fin dai primi istanti della rivolta (qui articolo)

È stato soprattutto grazie alla loro mediazione che gli irriducibili, cioè l’ultimo gruppo di rivoltosi che non si era ancora arreso ha deciso di mettere fine alla protesta.

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Circa 300 detenuti hanno dato fuoco ad alcuni cassonetti e materassi creando una lunga scia di fumo vista da chilometri di distanza e hanno occupato un padiglione del carcere.

Sono state distrutte il 60% delle celle e degli spazi adibiti ai detenuti, oltre ai letti, alle telecamere di sorveglianza, a numerose porte a vetri, caloriferi e oggetti vari.

Distrutti anche l’impianto elettrico e idraulico del carcere per via dell’allagamento causato dai detenuti. Divelti anche termosifoni e lavandini.

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I danni sono quantificati in centinaia di migliaia di euro.

Nelle prossime ore saranno trasferiti circa 180 detenuti, anche se non sarà facile capire dove, visto che tutte le carceri italiane scoppiano.

Erano una cinquantina gli agenti pronti per intervenire che sono riusciti a bloccare il gruppo di rivoltosi che dopo aver scardinato una porta erano riusciti ad uscire sul prato del carcere che si affaccia sul muro di cinta. In quel momento la situazione era critica, e si è pensato ad un’evasione di massa.

Nel gruppo facevano parte anche dei criminali molto pericolosi.

6 Agenti sono stati ricoverati al pronto soccorso di santa Chiara intossicati dai fumi provocati dalle fiamme dei materassi incendiati dai detenuti e uno per varie ferite.

Sull’episodio è intervenuto anche il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo della Categoria.

Spiega Donato Capece, segretario generale del SAPPE:“Purtroppo sono stati momenti di vera follia e altissima tensione, con il carcere devastato e un centinaio di detenuti in rivolta. Esprimo solidarietà e vicinanza al Personale di Polizia Penitenziaria di Trento, in particolare all’Agente ferito ed ai sei intossicati, che ancora una volta hanno risolto in maniera professionale ed impeccabile un gravissimo evento critico, che avrebbe potuto sfociare in una evasione di massa se non fosse stata la grande professionalità dei poliziotti penitenziari a contenere, per quanto possibile, la critica situazione. Un centinaio di detenuti, ristretti a Trento, con prepotenza e arroganza tentano di caratterizzare negativamente la quotidianità penitenziaria. E la loro ascendenza criminale condiziona tanti altri ristretti, che li vedono quasi come dei miti”.Ogni giorno nelle carceri italiani succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre”, denuncia Capece. “Quanto accaduto a Trento evidenzia come le tensioni e le criticità nel sistema dell’esecuzione della pena in Italia sono costanti. E rispetto all’ennesima emergenza legata al sovraffollamento, con oltre 60 mila detenuti presenti nelle carceri italiane, è solamente grazie ai poliziotti penitenziari, gli eroi silenziosi del quotidiano a cui va il ringraziamento del SAPPE per quello che fanno ogni giorno, se il numero delle tragedie in carcere è fortunatamente contenuto e se si riesce a contrastare le intemperanza e le violenze di una parte di popolazione detenuta aggressiva e violenta”.

Il Segretario Generale del SAPPE esprime infine apprezzamento e vicinanza al Personale di Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di Trento ed auspica che “il ministero della Giustizia riconosca loro una adeguata ricompensa per le eccellenti capacità professionali e umane con le quali hanno gestito il gravissimo evento critico, che avrebbe potuto avere peggiori conseguenze se l’intervento degli Agenti non fosse stato appunto tempestivo”.

“Il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria non può continuare a tergiversare su questa drammatica realtà”, conclude Capece. “Servono soluzioni concrete per il contrasto della costante violenza nelle carceri che vede sempre più spesso coinvolto il Personale di Polizia Penitenziaria. Le carceri reggono solamente per l’abnegazione e la professionalità delle donne e degli uomini del Corpo. Al Ministro della Giustizia Bonafede dico: se ci sei, batti un colpo!”.

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