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Politica

Alessia Ambrosi nominata presidente della quinta commissione

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Dopo l’insediamento, il 18 dicembre 2018, della quinta commissione ieri 21 dicembre 2018 è stato nominato il presidente.

Sarà il consigliere provinciale della Lega Alessia Ambrosi a guidare la quinta commissione in questa sedicesima legislatura della provincia autonoma di Trento.

La quinta commissione si occupa di Istruzione, ricerca, cultura, informazione e affari generali.

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Ha inoltre il delicato compito di mantenere  i rapporti internazionali con l’Unione europea e dei progetti legati alla solidarietà internazionale

Nella commissione fanno parte 7 consiglieri, suddivisi in 4 della maggioranza e 3 delle minoranze. 

Per la maggioranza i componenti saranno il presidente Alessia Ambrosi, (Lega), Devid Moranduzzo, (Lega) Gianluca Cavada, (Lega) e Mattia Gottardi. (Civica Trentina)

Per le minoranze invece il vice presidente Filippo Degasperi (M5s) Sara Ferrari, (PD) e Paolo Ghezzi, (Futura)

«Care amiche, cari amici: per me è una gioia grande, e un immenso onore. Sono stata eletta Presidente della Quinta Commissione: avrò competenza su materie delicatissime. Tra le altre, per darvi un’idea, Istruzione, Ricerca, Cultura, Informazione, Rapporti internazionali e con l’Unione europea. Spero di riuscire a fare un buon lavoro. E’ un successo che dedico a tutte e tutti voi, che sempre mi riservate affetto. Grazie, di cuore. Insieme porteremo il nostro Trentino sempre più in alto!» – Queste le prime parole della nuova presidente dopo la nomina

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Politica

Il quorum dei referendum passa dal 50 al 40%.

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A metà pomeriggio è stato approvato il ddl Zeni (PD) che porta il quorum dei referendum dal 50 al 40%: 31 i sì e due non partecipanti al voto, Marini e Degasperi (5 Stelle).

Bocciati con 20 no e 11 sì e due non partecipanti al voto, sempre Marini e Degasperi, gli articoli 3 e 5, decaduti, a seguito dell’emendamento che ha introdotto il 40%, gli altri due.

L’abbassamento del quorum è stato il frutto di una mediazione raggiunta nelle ultime ore tra il Pd e la maggioranza.

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Il ddl Zeni, nella prima stesura, prevedeva che i referendum fossero validi se avessero raggiunto almeno la metà della percentuale media dei votanti delle elezioni provinciali.

Luca Zeni, in apertura di seduta, ha illustrato la proposta affermando che l’oggetto del contendere vero è il quorum che deve essere in equilibrio tra democrazia rappresentativa e quella diretta.

Il ddl in origine, ha ricordato, prevedeva un criterio razionale: metà più uno della media votanti alle ultime elezioni ma la strada di questa proposta è risultata sbarrata.

Così come non si è trovato l’accordo sull’altra proposta del Pd, che riprendeva il l’emendamento Ceccanti, votato a maggioranza dal Parlamento pochi mesi fa: cioè l’obbligo di superare la soglia del 25% dei sì degli aventi diritto.

La Giunta, ha continuato nella sua ricostruzione Zeni, ha proposto il 40%, un criterio discrezionale, ma che, rispetto al 50%, migliora sul versante della partecipazione e scoraggia la campagna per il non voto.

Di qui, ha continuato Luca Zeni, la scelta di accettare la mediazione della Giunta.

Non è l’ottimo, ha concluso, ma è un miglioramento, un passo avanti.

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Politica

Istituire subito il «Premio lecchino d’oro 2019»

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Nella foto Paolo Ghezzi consigliere provinciale di Futura 2018

La Lega lo ha fatto sin dalla sua fondazione.

Agire per il Trentino lo fa periodicamente anche con postazioni fisse nei mercati e nelle feste di paese.

CasaPound lo fa sul territorio provinciale praticamente ogni sabato; ma solo se a farlo, è Futura 2018 di Ghezziessere umano”, diventa una notizia.

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Ci riferiamo all’iniziativa che è partita ieri sera a Gardolo e che proseguirà nella serata di oggi a Meano e giovedì nella sede di Futura, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, di punti d’ascolto dove gli esponenti del partito di Ghezzi “essere umano”, si concedono al popolo.

Speriamo che non non lo facciano con la stessa altezzosità e antipatia istintiva del loro capo, perché allora sarebbe un fallimento già in partenza.

Su questa iniziativa abbiamo una curiosità.

Dal momento che una normalissima azione di propaganda elettorale, ha trovato il compiaciuto supporto delle testate giornalistiche locali che hanno presentato, intervistato, analizzato in lungo e in largo quella che a parer loro, pare essere un’iniziativa del tutto originale (invece è vecchia come il cucco) e indice del nuovo corso politico della sinistra, non sarà mai che si debba preparare il premio “ lecchino d’oro 2019” da consegnare ad uno dei due direttori di testata?

Non sarà che qualche servizievole caporedattore abbia pensato ad una cronaca quotidiana degli eventi serali?

Siamo decisamente curiosi.

Anche perché sarebbe una scelta di campo alquanto pesante tra i partiti di sinistra e dovrebbe essere il precedente per identiche minuziose cronache – mai fatte – degli periodici incontri con la popolazione di Lega, Agire e Casapound.

Non succederà di certo, ma per equità e indipendenza dell’informazione, dovrebbe invece succedere.

Attendiamo le edizioni dei prossimi giorni, ma tanta prosopopea nel presentare l’iniziativa di Futura, da una parte annunciata in anticipo e dall’altra ripresa ieri in vista del suo inizio serale, potrebbe avere un seguito divertente. Staremo a vedere, o meglio a leggere.

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Politica

Matteo Renzi lascia il PD in «bancarotta» con 600 mila euro di debiti

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Si chiude con 600.495 euro di passivo il bilancio del Partito democratico relativo al 2018.

Il documento è stato approvato giovedì scorso insieme alla relazione del tesoriere Luigi Zanda.

Ma i conti fatti non hanno niente a che vedere con l’attuale gestione guidata da Nicola Zingaretti, in quanto costituiscono piuttosto l’ultimo resoconto finanziario della segreteria Renzi.

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Una pesante eredità, quella lasciata da Matteo Renzi al Pd.

La notizia viene riportata oggi da giornale online Huffington Post

Cinque anni complicati, con la progressiva riduzione dei rimborsi elettorali, che ovviamente ha avuto un grande peso specifico sul bilancio.

Molto peggio di Renzi, comunque, fece Pier Luigi Bersani: lasciò le casse del Pd all’allora tesoriere Francesco Bonifazi con un passivo-monstre pari a 10,8 milioni di euro.

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