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La parola al direttore

Antonio ti avrei preferito anonimo ma vivo

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Magari io la penso diversamente da te, ma so che lavoro facevi e che eri un giovane che credeva nei suoi ideali.

Ebbene gli ideali oggi non valgono niente.

La tua morte è stata una tragica fatalità, per mano di quello che sulla carta consideravi un fratello ed è stata ingiusta, soprattutto per quei familiari che ti vogliono bene.

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Ma il resto, caro Antonio, è teatro.

A nessuno interessava se non sentirsi al centro della scena, a nessuno importerà domani, se non a chi ti voleva bene già prima che tu diventassi “famoso” a tuo discapito.

Non mi arrogo il diritto di dire “ah povero ragazzo, bravo ragazzo”, con falso buonismo.

Per essere protagonisti bisogna morire, cosi la gente viene a farti le foto in chiesa (in barba a ogni rispetto), ma non parlo di giornalisti eh (che siamo sempre noi gli sciacalli) ma di gente qualunque che doveva star li a portarsi il ricordo….. perché ora sei come la rockstar.

L’umanità fa ribrezzo e tu sei sicuramente in un posto migliore.

La famiglia Megalizzi

Fossi rimasto un sognatore, un precario o semplicemente un ragazzo come tanti, nessuno oggi saprebbe il tuo nome, però magari invece che protagonista di questo spettacolo grandioso saresti stato vivo.

Anonimo ma vivo.

Oggi sei diventato molto importante ma hai pagato con la vita.

Però ti conoscono Mattarella, Conte, la politica, il giornalismo, e non solo trentino, ma nazionale e pure europeo.

Ti dedicheranno di tutto, faranno di tutto in tuo nome, ma non credo valga il prezzo che hai pagato.

Sarai solo un nome, come altri sfortunati, che si ricordano solo perché sono morti, ma oggi tutti ti vogliono bene.

Io invece nella chiesa, nella piazza, in mezzo al casino, ho pensato che non avrei voluto conoscerti così, avrei voluto incrociarti senza salutarti, forse eri pure antipatico ma vivo.

Se avessi potuto guardare il mio funerale al posto tuo, oggi mi avrebbe dato molto fastidio questo teatrino.

Un sincero saluto collega (perché la tua morte ti ha regalato anche il tesserino dell’ordine, eh già!) e buon viaggio senza nessuna retorica.

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La parola al direttore

Spray urticante nelle aule, scherzo alla Bart Simpson. La scuola non punisce, meglio i lavori sociali

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Foto Rai

La scuola media Eccher Dall’Eco non crede nella punizione o comunque nella severità verso i ragazzi che hanno spruzzato lo spray urticante nel condotto di aerazione. (altro…)

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La parola al direttore

Indagine all’ Università: tutti tranquilli e sereni, a cominciare dal Rettore

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Che l’Università trentina abbia raggiunto traguardi importanti, moltissimi ne sono convinti.

Tra questi, sicuramente anche il sottoscritto che ebbe fiducia in quel progetto tant’è che si iscrisse, allo spirare degli anni ’60 all’allora Istituto Superiore di Scienze Sociali, padre dell’odierno Ateneo, conseguendo in quel periodo molto turbolento (è solo un eufemismo) la laurea.

Ricordo – l’occasione è buona per farlo – che la felice intuizione di Bruno Kessler fu ostacolata paradossalmente solo dal partito comunista, mentre uno dei leader del ’68 trentino (ricorre quest’anno il 50° anniversario) quell’Italo Saugo, notissimo alle cronache di allora, non disdegnava salire numerose volte le scale del Palazzo di via Belenzani, ove aveva la sede il MSI, per “conquistare”, in barba ad ogni pregiudizio antifascista, l’appoggio anche di quel partito per il riconoscimento statale della facoltà di sociologia.

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Tuttavia, al di là dei ricordi, la bufera giudiziaria che ha travolto nei giorni scorsi anche il buon nome dell’Ateneo, oltre ad alcuni indagati, docenti e amministrativi, che risponderanno per specifici reati, non è molto diversa da quella già vissuta da altre università italiane.

«Mal comune mezzo gaudio?» Manco per sogno. Il malaffare, ovunque si annidi, va drasticamente stroncato.

E non bastano nemmeno le quattro belle parole (molto di circostanza) del Rettore per fugare i nuvoloni neri di uno scandalo che si potrà estendere in altri dipartimenti in modo da coinvolgere l’Ateneo nel suo insieme.

Non è nemmeno un pregiudizio pensare che dentro l’università, palestra del sapere, si possa esercitare il malaffare.

Spesso e volentieri l’università è un “buco nero” e non sempre la sua amministrazione è trasparente, a cominciare dal reclutamento accademico e dal potere che esercita.

Non occorre scomodarsi molto per provare i legami molto intensi tra la politica (Provincia) e l’Ateneo trentino: Trento Rise, Edilizia Universitaria, Studentato, Biblioteca, Festival dell’economia ecc. ecc. ecc.

Per restare in tema (l’indagine in corso) e a dimostrazione di ciò che scrivo, mi soccorrono due interrogazioni che il consigliere Delladio presentò una decina d’anni fa……. Ma tutti, magistratura compresa, volsero lo sguardo altrove.

Cito i titoli: interrogazione n. 330 del 16 aprile 2009 “Incarichi di consulenza all’Università degli Studi di Trento” (1) e interrogazione n. 817 del 22 settembre 2009 “Perché la provincia occulta talune consulenze? N. 2 – Incarichi di consulenza a professori, collaboratori e dipendenti dell’Università stessa“. (2)

Leggendo le interrogazioni e le relative risposte, rispettivamente ( 3) e (4) che pubblichiamo a piè pagina, si evince che il “bubbone” ha origini antiche ……

(1) Interrogazione n. 330/09 del consigliere Mauro Delladio

(2) Interrogazione n. 817/09 del consigliere Mayro Delladio

(3) risposta all’interrogazione n. 330/09 del presidente della Provincia Lorenzo Dellai

(4) risposta all’interrogazione n. 817/09 del presidente della Provincia Lorenzo Dellai

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La parola al direttore

L’Iva sulla raccolta rifiuti, la PAT fa come lo struzzo…

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Ancora una volta torniamo sulla “vexata quaestio”, che da anni si trascina, dell’illegittima applicazione dell’Iva sulla raccolta rifiuti

Già la Corte Costituzionale, con sentenza n. 238/09 (G.U. 30 del 29 luglio 2009), aveva stabilito che la TIA ex TARSU ha natura tributaria e quindi non è assoggettabile ad IVA non essendo prestazione di servizio.

Ancor prima era intervenuta la Cassazione – Sezione Tributaria – e poi, numerose volte ancora, la stessa Cassazione SS.UU. (sentenza n. 5078 dep. il 15 marzo 2016) e per ultimo l’ordinanza n. 5627 del 7 marzo 2017 sempre della Cassazione che ha stabilito come la raccolta rifiuti, comunque sia chiamata, non è un corrispettivo, in quanto manca un nesso di natura sinallagmatica tra la prestazione resa al cittadino e la somma che quest’ultimo è tenuto a pagare, comunque anche quando il servizio pubblico non è utilizzato.

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Ciò premesso, di fronte alla costante giurisprudenza che ha imposto e impone ai gestori pubblici e privati della raccolta dei rifiuti la restituzione dell’Iva ai cittadini che li avevano citati in giudizio, le risposte alle numerose interrogazioni che nel corso degli anni sono state presentate in Provincia hanno dimostrato che questo Ente si comporta come lo struzzo, fingendo di non vedere il problema.

In particolare, le recentissime risposte alle interrogazione n. 5149 del consigliere Degasperi e n. 5249 del consigliere Civettini, firmate rispettivamente dall’assessore Gilmozzi ( 22 febbraio 2018) e Daldoss ( 8 maggio 2018) se ribadiscono da un lato il dato giurisprudenziale ( come potrebbero negarlo?), dall’altro, sostituendosi al legislatore tributario ma, con la ” complicità” della locale Agenzia delle entrate, trasformano la c.d. tariffa puntuale, da tributo, come è sua natura, a corrispettivo.

Non ha assolutamente valore ed è priva, pertanto, di consistenza giuridica questa c.d. ” tariffa puntuale“.

Al di là della giurisprudenza consolidata ormai univoca che configura la raccolta rifiuti un tributo, ci basta riportare quanto scrive Dolomiti Ambiente (pag. 2 della fattura ” Pagamento e scadenza della bolletta Come è calcolato l’importo?“) ” L’importo da pagare relativamente al servizio di gestione dei rifiuti urbani è calcolato moltiplicando la quota fissa, che è determinata in relazione al numero dei componenti della famiglia, per i metri quadrati dell’abitazione e sommando la quota variabile, commisurata alla quota di rifiuto residuo prodotto e conferito, espresso in Litri.
Il Comune di Trento per l’anno 2017 ha deliberato una quota variabile di 0,090 €/Litro e ha fissato un volume minimo di rifiuto residuo come sottoriportato: (omissis)
Se la famiglia è residente nel Comune di Trento il numero dei componenti, sull’utenza di residenza, è dato dallo stato famiglia mentre se la famiglia non è residente nel Comune di Trento ma vi occupa un appartamento, il numero dei componenti della famiglia è determinato in ragione della superficie occupata.

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