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Spettacolo

Nelle sale «Il testimone invisibile» girato in Trentino. Protagonisti Riccardo Scamarcio e Miriam Leone

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Riccardo Scamarcio e Miriam Leone sono i protagonisti del nuovo film di Stefano Mordini, “Il testimone invisibile”, prodotto da Warner Bros.

Entertainment Italia e Picomedia, in collaborazione con Trentino Film Commission.

Il thriller è stato girato in parte in provincia, fra Levico Terme, alcune location del Lago di Levico e nei comuni di Bedollo e Frassilongo. Remake del noir spagnolo “Contratiempo” scritto e diretto da Oriol Paulo, “Il testimone invisibile” è stato adattato per il grande schermo italiano dal regista Stefano Mordini insieme a Massimiliano Catoni e vede cast anche Fabrizio Bentivoglio e Maria Paiato.

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E’ uscito nelle sale, anche a Trento, giovedì scorso ed è stato fra i film più visti nella classifica del box office italiano.

Il film aderisce al Protocollo T Green Film per le buone pratiche di sostenibilità ambientale della Provincia di Trento.

In particolare, durante le riprese del film sono state adottate alcune misure per la sostenibilità ambientale del progetto come ottimizzazione dei trasporti, mezzi Euro 5 o ibridi, luci a fluorescenza o led, acqua potabile con borracce personale per membri della troupe e stoviglie stoviglie compostabili, raccolta differenziata, acquisto di legname certificato, riutilizzo di materiali di scena.

Sinossi: Adriano Doria (Riccardo Scamarcio), un giovane imprenditore di successo, si risveglia in una camera d’albergo chiusa dall’interno accanto al corpo senza vita della sua amante, l’affascinante fotografa Laura (Miriam Leone). Viene accusato di omicidio ma si dichiara innocente. Per difendersi, incarica la penalista Virginia Ferrara (Maria Paiato), famosa per non aver mai perso una causa. L’emergere di un testimone chiave e l’imminente interrogatorio che potrebbe condannarlo definitivamente, costringe Adriano e l’avvocato Ferrara a preparare in sole tre ore la strategia della sua difesa e a cercare la prova della sua innocenza. Spalle al muro, Adriano sarà costretto a raccontare tutta la verità.

Stefano Mordini: “’I dettagli, signor Doria, sono i dettagli a fare la differenza’, questo è quello che ripete spesso uno dei personaggi principali del film. Ogni volta che Maria Paiato in scena (che interpreta l’avv. Virginia Ferrara) lo diceva a Riccardo Scamarcio (nella parte di Adriano Doria), pensavo che lo stesse dicendo a me. Mi rapiva quell’invito al controllo del dettaglio e l’ho seguito il più possibile durante la messa scena di questo thriller, dove la verità è nascosta da un’altra verità che si protegge dietro un’ultima e apparentemente definitiva verità. Sono le conseguenze di un racconto che segue un filo rosso che più si dipana e più si ingarbuglia. Solo con il gomitolo in mano si può capire quale sia il colore del tessuto che tesse la trama”.

 

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Spettacolo

Presentata a palazzo delle Albere la rassegna cinematografica «La Rampa»

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Proseguono le attività culturali legate alla mostra Cartel Cubano, 60 anni di grafica rivoluzionaria, che, ospitata a Palazzo delle Albere fino al prossimo 24 marzo, sta ottenendo un grande successo di pubblico e critica.

Da lunedì 21 gennaio infatti parte la rassegna cinematografica “La Rampa”, dal nome di una storica sala cinematografica de L’Avana, che offrirà al pubblico trentino un ciclo di otto serate per scoprire ed approfondire attraverso il cinema la grande storia della Cuba rivoluzionaria e le piccole storie degli individui che ne hanno vissuto fortune e fatiche.

Una pluralità di voci per esplorare temi, tempi e stili cinematografici differenti, per comporre un mosaico di esperienze e prospettive diverse da cui trarre un’immagine composita della storia recente dell’isola di Cuba, dai grandi classici del cinema post-rivoluzione a piccoli film recenti, opere più note e piccole produzioni, finzione e documentari, lungometraggi di registi affermati e corti di giovani autori emergenti.

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I temi toccati saranno molteplici, dall’ambito culturale a quello religioso, dalla politica alla storia fino alla società, analizzati attraverso una serie di film di caratura internazionale e da momenti di confronto, dialogo ed approfondimento con ospiti in sala prima e dopo le proiezioni.

Si comincia lunedì prossimo alle ore 20.00 con “Shakespeare in Havana”, pellicola del 2010 di David Riondino incentrata sulla particolare arte del Punto Cubano, l’improvvisazione poetica tipica dell’isola caraibica considerata Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’Unesco, seguita da “Mappa provvisoria dell’isola misteriosa”, un catalogo di curiosità, sguardi fugaci e stramberie di Cuba curato sempre da David Riondino nel 1997, quindi durante il “Periodo especial”, per la ONG Terres des Hommes.

Prima e dopo la visione dei film ci sarà tempo per un paio di momenti di dialogo con il regista, presente in sala. Il poeta, attore e regista fiorentino introdurrà infatti il film concedendosi anche alle curiosità dei presenti, oltre che alle domande di Guido Laino, curatore della rassegna, e di Adriano Cataldo, poeta ed ispiratore del movimento del Trento Poetry Slam.

La rassegna cinematografica “La Rampa”, organizzata dall’associazione Filorosso onlus, in collaborazione con l’Opera Universitaria di Trento, la Circoscrizione Oltrefersina, il circolo di Trento dell’associazione italiana di amicizia Italia-Cuba e le associazioni studentesche Sanbaradio, Udu Trento, L’Universitario e Aiesec, andrà in scena per le prime 5 serate al Teatro Sanbàpolis e quindi si trasferirà a Palazzo delle Albere per le serate del mese di marzo. Tutte le proiezioni saranno ad ingresso gratuito e corredate da un momento di brindisi e spuntino.

Venendo al cartellone, dopo “Shakespeare in Havana” sarà la volta di “Cuba and the Cameraman”, del giornalista statunitense John Alpert, in programma il 28 gennaio, che sarà arricchito da un approfondimento sul giornalismo internazionale assieme al giornalista Rai Raffaele Crocco; quindi “7 giorni all’Havana”, film collettivo del 2012 a firma Del Toro, Trapero, Médem, Suleiman, Noé, Tabío e Cantet, il 4 febbraio, legato ad un incontro sul tema del turismo sostenibile, con un parallelo tra la realtà turistica cubana e quella trentina.

L’11 febbraio poi sarà la volta di “Fragola e cioccolato”, film del 1994 per la regia di Tomás Gutiérrez Alea e Juan Carlos Tabío, seguito dal corto di David Cordon “La vida es un tango”; il 28 febbraio vedremo “Memorias del subdesarrollo”, sempre di Gutiérrez Alea, il corto “Olvidate de eso”, di Manuel Marini, ed a margine della serata saranno presentati i numerosi progetti di scambio e volontariato internazionale portati avanti in America Latina dall’associazione Aiesec.

A marzo come detto si prosegue a Palazzo delle Albere con “Santeros” di Marco Lutzu, che sarà presente alla proiezione lunedì 4; “El Último País”, di Gretel Marin l’11 marzo assieme al corto di Rebeca Sasse dal titolo “Yo quería hacer una película sobre el turismo” sarà invece introdotto da un approfondimento a cura di Udu Trento; infine la rassegna si concluderà il 18 marzo con “Soy Cuba”, capolavoro del 1964 di Mikhail Kalatozov, che sarà preceduto dalla presentazione del libro “Yo soy Fidel”, di Barbara Tutino, figlia dello storico inviato all’Avana Saverio Tutino.

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Spettacolo

Cecilia Rodriguez e Ignazio Moser presto genitori e sposi

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Cecilia Rodriguez e Ignazio Moser sono una delle coppie più chiacchierate del gossip.

Erano in molti a non credere nella loro relazione e, invece, la sorella di Belen e l’ex ciclista hanno sorpreso tutti.

E, ora, iniziano a pensare anche ad un bebè.

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Intervistati da Gente, i due hanno parlato della loro love story, hanno detto che le nozze – per il momento – non sono tra le priorità.

Ma, quando si parla di bebè, la loro opinione cambia: “A un bambino ci pensiamo spesso, ne discutiamo, lo immaginiamo”, hanno svelato a Gente.

Cecilia Rodriguez svela anche che all’inizio, non era molto piaciuta alla famiglia di Ignazio, ma con il tempo le cose sono cambiate drasticamente: “Sono molto discreti e il fatto che Cecilia arrivi da una realtà che sembra essere l’opposto dalla nostra forse li spaventava, ma oggi a casa mia tutti l’adorano. Li ha conquistati con la sua semplicità“.“ – gli aveva confidato il fidanzato Ignazio

La Rodriguez è innamoratissima del suo Moser e quindi dopo aver messo al mondo un figlio si sposerà con il suo amato

Per il secondo Natale passato insieme Ignazio ha regalato un meraviglioso anello a Cecilia.

E se, dopo il piccolo Moser, arriverà anche il matrimonio è certo che ha celebrarlo sarà padre Claudio, missionario francescano in Canada, zio di Ignazio e fratello di Francesco Moser.

 

 

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Spettacolo

Cinema, «Vice – l’uomo nell’ombra»: io oso tutto quello che s’addice a un uomo

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È uscita ieri in Italia, a Trento in programma al cinema Astra, una biografia del politico americano Dick Cheney, intitolata Vice (in Italia si è aggiunto il sottotitolo l’uomo nell’ombra) e diretta da Adam McKay.

Christian Bale dà corpo (per la parte è ingrassato moltissimo) al protagonista, Amy Adams a sua moglie, Steve Carell al mentore Donald Rumsfeld.

Come da attendersi, la storia segue le vicende del ben noto vicepresidente, dalla giovinezza come alcolista cacciato dall’università a eminenza grigia responsabile della risposta statunitense all’undici settembre.

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Il film è in effetti una commedia drammatica: l’argomento è certamente serio e il film non fa mistero di considerare Cheney un eroe negativo (nella scena del trapianto cardiaco la cinepresa inquadra con insistenza il torace vuoto del nostro, suggerendo che si tratti di un uomo senza cuore), ma la narrazione riserva grande spazio all’umorismo e a metafore visive che elevano il film da un qualsiasi biopic televisivo.

Un esempio: nella sequenza in cui George W. Bush (Sam Rockwell, ottimo) discute la possibile vicepresidenza con Cheney – potete vederne parte nel trailer – compaiono durante le parole del secondo inquadrature di pesca, per indicare che Bush sta abboccando all’amo (la pesca è uno dei suoi passatempi preferiti).

Sulla carta sembrerà di poco impatto per un film incentrato sugli intrighi del potere e con picchi drammatici legati ad Al Qaeda ed alla seconda guerra in Iraq; tuttavia il film è candidato al Golden Globe come miglior film commedia (anche Bale, Adams e Rockwell sono candidati come miglior protagonista e non protagonisti comici; la regia, categoria unica, vede in gara anche McKay).

Gli sforzi della regia per evitare il piattume televisivo sono uno dei punti di forza di Vice.

Da quanto sopra si capirà che un cast molto forte è l’altro: Bale annulla molto del suo carisma personale per rendere il lieve grigiore di un politico sempre troppo poco in vista per l’elettorato che si trasforma in un burattinaio appena dietro le porte del potere.

 

Steve Carell dimostra di non avere perso il tocco per interpretare un capo temibile tanto utilizzato in The Office: il suo Rumsfeld è un superfalco spietato e imperioso.

Rockwell è ottimo nel tratteggiare il giovane Bush, ormai canonizzato da Hollywood come un presidente manipolabile ed in genere in balia degli eventi.

Su tutti i comprimari svetta Amy Adams, che come un’autentica donna nell’ombra mostra (nei limiti permessi dalle due ore del film) più determinazione ed energia del consorte, trattenuta nelle sue ambizioni solo dal fatto di essere donna.

In una scena (immaginaria) di Vice i personaggi principali (Dick Cheney e signora) iniziano a imitare lo stile di Shakespeare, invitando gli spettatori ad accostare la dinamica coniugale del Macbeth a quella dei Cheney.

Adams è però un’attrice cui l’amabilità riesce naturale, conferendo alla sua Lynne un’aura di costante piacevolezza e prendendosi la scena appena il materiale lo consente.

Detto questo, ci sono alcuni punti del film che sembrano discutibili.

Il più evidente è paradossalmente proprio lo stile: le evasioni dalla realtà, le metafore visive, i falsi titoli di coda a metà film sorprendono e tengono desta l’attenzione, ma forse spingono una narrazione già apertamente di parte nella direzione del libello d’accusa caro a Michael Moore.

Parimenti, la voce narrante del film è affidata a un personaggio che rimane misterioso fino al momento in cui entra nella narrazione.

Non desidero rivelare la sorpresa, ma dopo la sequenza di cui scrivo non ho potuto non pensare che l’intera idea sia servita unicamente per accusare di mancanza di savoir-faire un personaggio cui il film imputa, tra il resto, la guerra in Iraq, la nascita dell’Isis e gli orrori di Guantanamo.

Se Cheney conoscesse il nostro Andreotti, avrebbe potuto citarlo: “A parte le guerre puniche, mi viene attribuito davvero di tutto”.

Al netto, Vice rimane un buon film, coraggioso nelle sue opinioni, ben realizzato e ancor meglio interpretato.

Purché non si commetta il facile errore di scambiare i film per lezioni di storia, di certo può fornire spunti di discussione e riflessione sula natura del potere e degli uomini che lo perseguono.

Vice – L’uomo nell’ombra è in programmazione al cinema Astra fino all’otto gennaio; fino a domenica alle sedici e alle ventuno, lunedì e martedì soltanto alle ventuno.

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