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Spettacolo

A testa in giù: la farsa discreta della borghesia

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In Francia la commedia con pochi, pochissimi personaggi, unità di luogo o quasi e tanto, tanto dialogo è una specie di genere comico a sé stante.

L’esempio forse più noto al pubblico italiano è la versione cinematografica de Il vizietto, mentre in A testa in giù, ancora in scena al teatro Sociale fino a domenica, si cita per titolo La cena dei cretini, una farsa di enorme successo oltralpe.

La regia è curata da Gioele Dix, la produzione di ErreTiTiTeatro30.

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A testa in giù (“L’Envers du décor”, di Florian Zeller, 2016) racconta la genesi e lo svolgersi di una cena tra due coppie della borghesia urbana.

La scena si apre con il protagonista Daniel (Emilio Solfrizzi, nel ruolo che in Francia fu di Daniel Auteuil) che cerca un modo diplomatico di comunicare alla moglie Isabelle (Paola Minaccioni) una spiacevole notizia: complice un incontro fortuito, ha organizzato una cena a casa loro con un amico di lunga data e la sua nuova compagna.

L’inghippo è che questo vecchio amico (Patrick, interpretato da Bruno Armando), con la famiglia del quale i due andavano regolarmente in vacanza, ha abbandonato repentinamente la moglie per amore della giovane e appariscente Emma (Viviana Altieri).

Isabelle è tanto legata alla moglie lasciata quanto Daniel lo è a Patrick, pertanto inizialmente si oppone energicamente all’idea.

Salvo riconsiderare che Daniel, se lasciato ad incontrarsi con Patrick da solo, potrebbe finire per lasciarsi porre in capo idee a lei sgradite sull’argomento della fedeltà coniugale: se un incontro deve esserci, ragiona, meglio che sia in sua presenza.

La serata occupa la maggior parte dei due atti, farciti di piccoli eventi ed incidenti.

Non è semplice renderne conto, da un lato perché costituendo appunto la sostanza della commedia non si possono raccontare senza fare in toto una sinossi, dall’altro in quanto il dialogo è solo una parte di ciò che avviene sul palco.

Zeller infatti ha adattato al suo testo la tecnica del soliloquio: i personaggi non solo parlano gli uni con gli altri, ma esternano anche al pubblico i loro pensieri, in forma di brevi monologhi o rapidi commenti che la convenzione teatrale rende udibili al pubblico ma non agli altri sulla scena.

Un espediente nobile, popolarizzato sulle scene da Eugene O’Neill in Strano interludio, ma qui virato in salsa comica per il divertimento degli spettatori, con bella prova di versatilità da parte del cast.

Solfrizzi interpreta il suo editore represso con grande vis comica, passando rapidamente da una falsa sicurezza esteriore a qualsiasi stato d’animo ne pervada i pensieri lungo l’azione: trepidazione di fronte alle possibili azioni o reazioni della moglie, acritica ammirazione per l’amico di successo Patrick, attrazione malcelata verso Emma; spesso mi ha ricordato Tognazzi.

La Minaccioni, anche lei navigata esperta di commedia, realizza con arguzia il personaggio di Isabelle, il vero uomo di casa: decide, indirizza, guida con la sola presenza il suo malleabile marito, riservandosi bei siparietti con i suoi commenti interiori sul marito e sull’amante del suo amico.

Armando e Altieri, giocoforza meno al centro della scena, prestano a Patrick e Emma una presenza consona al loro ruolo nell’economia della commedia: per quanto la coppia che formano possa sembrare l’opposto del decoro agli occhi della società, non accampano scuse né cercano pretesti per giustificare il loro rapporto.

La scenografia, di Andrea Taddei, ricostruisce l’appartamento urbano di Daniel e Isabelle, con due livelli che permettono agli attori di spaziare durante la rappresentazione. Dix e il suo cast si muovono agevolmente, e sfruttano l’ambiente con perizia per offrire anche un po’ di comicità fisica.

Daniel è il personaggio più importante nell’economia del testo: quasi sempre in scena, è quello che si fa più conoscere dagli spettatori.

Ricorda in certi tratti lo Zeno Cosini di Italo Svevo: come quello, insiste in pubblico a negare ciò che i suoi pensieri palesano; a differenza di quello, non razionalizza né cerca di negarlo a sé stesso.

Eppure tutti gli altri personaggi fanno a turno nell’additare la discrepanza del Daniel esteriore dal Daniel intimo.

Isabelle lo accusa di non disapprovare l’abbandono della famiglia da parte di Patrick: lui nega, mentendo.

Dopo spassose esibizioni di maldestro machismo a beneficio di Emma, il soliloquio della ragazza chiarisce che lei mai potrebbe considerare una relazione con un uomo tanto marcatamente succube della moglie (più tardi, peraltro, Daniel tenterà di negare che la giovane gli abbia fatto anche solo un’impressione positiva).

Ancora, Isabelle gli trasmette l’ipotesi che Patrick si diverta smodatamente ad ostentare la sua buona stella di fronte a lui, ma appena l’amico, uomo abituato a non tentennare di fronte alle cose, gli fa notare certe occhiate ostili che gli rivolge, Daniel si rifugia nuovamente nel diniego.

Di passaggio, noterò che questo lato di Patrick è stato sempre presente, ma a Daniel reca offesa solo ora che questi si è trovato una compagna giovane e attraente.

Solo alla conclusione il nostro sembra agire secondo convinzione – quanto la cosa possa durare rimane da scoprirsi. Parte seconda, monsieur Zeller?

Chi invece non ha mai dubitato dei suoi intenti e fini, finendo per trionfare, è Isabelle, certamente il personaggio che ha tratto la lezione più pratica dalla serata: la migliore cura a possibili tentazioni coniugali è la prevenzione.

A testa in giù è una bella commedia molto francese, con buone battute sfruttate dalla compagnia in modo eccellente.

Si ride, anche molto, e la serata trascorre in spensieratezza: il tema potenzialmente forte dell’abbandono del coniuge è solo un pretesto per lo svolgersi dell’azione.

Qualche espressione da adulti rende lo spettacolo poco adatto ai bambini.

Oggi, venerdì 14 dicembre, alle 17 e 30, il cast incontrerà il pubblico al teatro Sociale. Più tardi, alle 20 e 30, ci sarà un’altra rappresentazione, e così sabato 15, ed infine domenica 16 ad ore sedici. Il sipario è calato poco dopo le undici.

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Spettacolo

È morto Mario Marenco, aveva 85 anni

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Marenco è morto oggi, domenica 17 marzo, a 85 anni, presso il Policlinico Agostino Gemelli di Roma dove era ricoverato.

Nato a Foggia nel 1933, viveva nella Capitale.

Celebri le sue interpretazioni come attore e umorista che hanno segnato tappe importanti nella storia della televisione italiana, quasi sempre al fianco di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni.

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Tra tutte, la più celebre resta “Riccardino” durante lo show televisivo “Indietro tutta”.

Dopo la laurea in architettura nel 1957, a Napoli, nel 1960 aprì il proprio atelier di architettura e design: lo Studio DEGW a Roma.

Il suo debutto televisivo risale agli inizi del 1970 quando con Cochi e Renato nel programma “Il buono e il cattivo” ma qualche anno prima aveva già dato prova del suo talento in un programma radiofonico “Alto gradimento” condotto da Arbore e Boncompagni.

Fu Mr Ramengo ne “L’altra domenica”, strampalato inviato che dopo ogni reportage urlava “Carmine!” e protagonista dei programmi Odeon e L’uovo e il cubo.

Negli anni ottanta partecipò a diverse trasmissioni televisive, tra cui Sotto le stelle dove si produsse nel Prof. Aristogitone e in diversi altri sketch, e Indietro tutta! dove interpretò il personaggio del bambino Riccardino.

 

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Spettacolo

Chi ha messo incinta Maria? «Uno di voi», venerdi 15 al Teatro di Meano

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“ Uno di voi” è la commedia brillante che andrà in scena venerdì prossimo al Teatro di Meano e che si ispira ad un fatto realmente accaduto.

Il contesto è quello dei giorni nostri caratterizzati da un sempre più basso tasso di natalità, testosterone in caduta libera, ma anche la fertilità maschile sembra essere in calo.

Maria insegnante di filosofia dai tempi dell’università ha tre amici: Luca, Gianni e Jacopo.

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La sua vita sentimentale è caratterizzata più da incontri sfortunati che da belle storie sentimentali.

Succede che un giorno si ritrova ad aver fatto l’amore con i tre suoi migliori amici, ma con un incidente di percorso: resta incinta.

Va bene, ma di chi dei tre? Maria riesce a convincere i suoi amici a sottoporsi al test del DNA e tutti insieme si ritrovano nella sala d’attesa del laboratorio.

Il referto darà quella risposta che i protagonisti verrebbero che arrivasse?

Questa è la base per un succedersi di una serie di eventi comici che non potranno che divertire.

Uno di Voi” è prodotto da TeatroE, di Roberto Marafante per la regia di Roberto Marafante con Mirko Corradini, Andrea Deanesi, Giuliano Comin e Maria Giulia Scarcella.

La commedia andrà in scena venerdi 15 marzo 2019 a partire dalle 20,45 al Teatro di Meano, ma è già aperta la prevendita:

si può scrivere a info@teatrodimeano.it oppure telefonare allo 0461 511332 (martedi e venerdì dalle 17 alle 20 o sabato dalle 10 alle 13.)

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Spettacolo

“La Gioia” di Pippo Delbono, il grido della vita contro la morte

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Martedì 12 marzo al teatro Sociale di Trento arriva per un’unica data La gioia di Pippo Delbono, prodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione.

Nelle parole di Delbono, “Ho scelto di intitolare il mio nuovo spettacolo La Gioia, una parola che mi fa paura, che mi evoca immagini di famiglie felici, di bambini felici, di paesaggi felici. Tutto morto, tutto falso.

Mi ha colpito La morte di Ivan Il’ic di Tolstoj, in cui il protagonista, nei suoi ultimi giorni di vita, si riconcilia con tutta la sua esistenza, anche con i momenti più tristi e grigi.

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E da qui mi era venuto in mente come possibile titolo La morte gioiosa.

Ma poi un amico mi ha detto: “Ma chi viene a teatro a vedere uno spettacolo in cui c’è la parola morte? In questi tempi dove la gente va a teatro per rilassarsi anche con opere impegnate culturalmente, ma che li riconcilia.”

Tema, la morte, tristemente personale in questi giorni per la Compagnia Pippo Delbono: il primo di febbraio si è infatti spento l’attore Bobò (Vincenzo Cannavacciuolo), con Delbono dal 1995 quando questi l’aveva incontrato, microcefalo e sordomuto, al manicomio di Aversa.

Potete vederlo nel trailer dello spettacolo, a 0:30 e 0:50.

Ogni spettacolo può essere un viaggio, un attraversamento di situazioni, stati d’animo, intuizioni diverse, che ti colgono di sorpresa. La recita di ogni sera non è più recita, ma è un rito, è un apparire e un gesto unico che lega chi agisce a chi guarda, in un comune respiro.

Fare uno spettacolo sulla gioia vuol dire cercare quella circostanza unica, vuol dire attraversare i sentimenti più estremi, angoscia, felicità, dolore, entusiasmo, per provare a scovare, infine, in un istante, l’esplodere di questa gioia.

Invece di fissarsi in delle immagini, dei suoni, dei movimenti sul palcoscenico, Pippo Delbono e gli attori della sua compagnia cercano di compiere ogni giorno un passo in più verso questa esaltazione assoluta, questa bruciante intuizione.

Ecco allora il circo, coi suoi clown e i suoi balli. Ecco pure il ricordo di uno sciamano che con la follia libera le anime. Ecco quindi malinconie di tango e grida soffocate in mezzo al pubblico.

Ecco una pienezza di visioni, che si susseguono, si formano, si confondono e si perdono una via l’altra, centinaia di barchette di carta, sacchi di panni colorati a comporre, sembra, quel «mare nostro che non sei nel cielo» della laica preghiera di Erri De Luca, fino all’esplosione floreale, creata da Pippo assieme a Thierry Boutemy, il fleuriste normanno di stanza a Bruxelles e abituato a lavorare in lungo e in largo per il mondo.

Gli attori di Delbono salgono così sul palcoscenico uno dopo l’altro e prendono, ognuno con il suo diverso sentire, il pubblico per mano e ne fanno un compagno di viaggio, parte di una comune ricerca inesauribile. Storie personali, maschere, danze, clownerie, memorie sono tutte sfuggenti immagini di persone alla ricerca della gioia.

Così, se ogni replica è la tappa di un viaggio, ogni frammento che compone lo spettacolo è un singolo passo. Il viaggio non si arresta mai, così come la girandola caleidoscopica di sentimenti e immagini. Ogni replica regala una sorpresa, a chi decide di mettersi in cammino e seguire il ritmo della compagnia e di questa ricerca infinita della gioia.

Delbono: “Penso a questo spettacolo La Gioia come ad un racconto semplice, essenziale.

Penso alla gioia come a qualcosa che c’entra con l’uscita dalla lotta, dal dolore, dal nero, dal buio.

Penso ai deserti, penso alle prigioni, penso alle persone che scappano da quelle prigioni, penso ai fiori”.

La gioia

Uno spettacolo di Pippo Delbono

Con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Zakria Safi, Grazia Spinella

Composizione floreale Thierry Boutemy

Musiche di Pippo Delbono, Antoine Bataille, Nicola Toscano e autori vari

Luci Orlando Bolognesi

Elettricista Orlando Bolognesi/Alejandro Zamora

Suono Pietro Tirella/Giulio Antognini

Costumi Elena Giampaoli

Capo macchinista e attrezzeria Gianluca Bolla/Enrico Zucchelli

Responsabile di produzione Alessandra Vinanti

Organizzazione Silvia Cassanelli

Direttore tecnico Fabio Sajiz

Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione

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