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Io la penso così…

Ciminiere ex Italcementi: la nostalgia delle due vecchie signore grigie

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Egregio Direttore,

sono una signora di 84 anni, risiedo da moltissimi anni nella zona di Trento sud, ma ho vissuto tutta la mia infanzia e la guerra nel rione di Piedicastello.

Da danni ormai si vocifera che l’Amministrazione comunale intende abbattere le due ciminiere dell’ex Italcementi ed ogni volta che questa notizia viene riproposta mi prende la malinconia.

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Negli anni 40 le due torri di cemento, seppur fredde e tetre, erano un simbolo per la città ed un riferimento per noi residenti che a quei tempi ci muovevamo esclusivamente a piedi.

Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare molto sia in Italia che all’estero ed ho potuto ammirare zone degradate o terrificanti blocchi di cemento riammodernati ed abilmente valorizzati da artisti di fama o di strada.

Quando guardavo queste opere immaginavo che anche le nostre due ciminiere potrebbero venire ritoccate e tornare a vivere.

Ora io non so se lo “stato di salute” strutturale delle torri lo permetta, ma se ciò fosse fattibile, credo che indire un concorso di idee per abbellirle potrebbe invogliare giovani talentuosi o studenti di scuola dell’arte a creare un interessante progetto.

Mi piace pensare che con un look rinnovato le due vecchie signore grigie della città potrebbero ancora continuare a fare da sentinella ai residenti, a chi percorre la tangenziale o l’autostrada, a chi raggiunge Sardagna dall’alto con la funivia o a chi semplicemente passeggia al di là dell’Adige.

Ringrazio per l’attenzione e porgo cordiali saluti.

Delia Meneghini – Una nostalgica pedecastelota 

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Io la penso così…

Il terribile inganno della modernità relativista – di Claudio Forti

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Egregio Direttore,

un saggio di Vittorio Messori, uscito nel 2000, mi aveva particolarmente colpito proprio perché fin da prima della sua uscita rimanevo affascinato e illuminato dalle letture storiche “politicamente scorrette”. Si tratta di “Pensare la storia”.

Ma fortunatamente, prima e dopo Messori, molti altri hanno arricchito il panorama delle letture storiche non ideologiche, e perciò parziali, ma basate anche su aspetti trascendenti il visibile e sulla paziente ricerca di documenti reperibili negli archivi storici.

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Certo, queste ricerche – proprio perché politicamente scorrette -, non hanno accesso ai “salotti buoni” delle TV e delle più blasonate testate giornalistiche.

E ovvio quindi che anche la maggioranza degli uomini d’oggi – stordita da un diluvio di notizie e letture spesso contrastanti, diffuse dai media ad ogni ora del giorno -, sia sempre più confusa, tanto che i più attenti osservatori parlano di “manipolazione delle coscienze” o di “colonizzazione ideologica”.

E ovvio quindi che, in questa visione solo mondana della storia, gli uomini siano sempre in attesa di un “messia umano”, di un liberatore, di un leader politico più “illuminato”, più carismatico, di un guru dell’economia, eccetera, che sappiano regalarci la felicità dell’ennesimo “paradiso in terra”.

E allora ognuno segue il canale informativo che più lo rassicura, perché più vicino alla propria sensibilità.

Anche 2019 anni fa – e qui entriamo nella Storia con la «S» maiuscola -, il Popolo eletto, che adorava il Dio di Abramo, di Mosè, di Isacco e di Giacobbe (poi chiamato Israele), aspettava il suo messia, e cioè un leader politico che lo avrebbe finalmente liberato dal giogo dei romani.

Ma quando venne il vero Messia, che era stato promesso dai profeti, e per ultimo da Giovanni Battista, che ricordiamo proprio oggi 24 giugno, solo pochi lo riconobbero.

Non lo riconobbero proprio perché Egli prometteva di liberare l’uomo dal peccato commesso dalla disobbedienza a Dio della prima coppia umana e da tutti gli esseri umani che si sono succeduti.

No, non è un mito o una strana invenzione dei preti la presenza nell’uomo del peccato originale, con la conseguente tendenza al male, di cui anche la storia con la «s» minuscola e i moderni media ci danno abbondanti esempi, ma una tragica realtà!

Rifiutando questa amara realtà, assieme a Colui che, solo, può liberare dal male e dalla morte, la storia personale e sociale rimane inspiegabile, e anche le società, e culture un tempo cristiane, ricadranno nella barbarie!

Un altro terribile inganno della modernità relativista – che col modernismo ha influenzato anche larghi strati del cattolicesimo – è l’averci fatto credere che tutte le culture, le religioni, le filosofie, hanno qualcosa di buono. Che senso ha allora la venuta di Cristo?  Dostoevskij affermava che “La Bellezza salverà il mondo”.

A chi si riferiva?

Uno dei media cattolici che più diffondono la Bellezza di questa Verità, è Radio Maria

Claudio Forti – Trento

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Io la penso così…

Ai miei figli insegno il rispetto della divisa – di Carlo Garbini

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Egregio Direttore,

devo ammettere che questa epoca è decisamente impegnativa per noi genitori.

Io, papà di due ragazzi di 10 e 14 anni, ho cercato in questi anni di far crescere i miei ragazzi seguendo alcune semplici regole ed una di queste vorrei condividerla con Lei e i suoi lettori.

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La regola principale è stata sempre questa. Avere rispetto della divisa.

Il rispetto non va confuso con la “paura” della divisa, che assolutamente non deve albergare nello spirito dei miei figli….ho cercato sempre, in questi anni, di spiegare e far capire che “della divisa” devono avere rispetto e non paura.

La paura è un sentimento che si ha nei confronti di quello che ci spaventa, ci preoccupa, ci fa appunto paura.

La divisa, ma soprattutto chi la porta, non evoca questi sentimenti e queste sensazioni….anzi, esattamente l’opposto. La divisa deve evocare sicurezza, tranquillità, aiuto, un porto sicuro dove ripararsi nei momenti di difficoltà.

Ecco, questo ho insegnato ai miei figli.

Gli ho insegnato che quando incontrano una persona in divisa devono salutare, sorridere, essere gentili sempre. Le persone che sono sotto quella divisa mettono a repentaglio ogni momento la loro vita per noi, per tutti noi.

Gli ho insegnato che ci sono gli “amici Carabinieri”, gli “amici Vigili”, i grandi “amici Pompieri” e non ci sono, invece, gli sbirri, i pulotti o la madama.

Ci sono “gli amici in divisa”. Punto.

I miei figli sanno che dagli amici possono e devono andare in ogni momento se hanno difficoltà, dubbi, problemi o necessità.

I miei figli sanno che su “loro” possono sempre contare. Sempre.

Ecco, volevo condividere solo questo. Se tutti i genitori si ricordassero di insegnare questo ai loro figli, forse, il nostro futuro sarà migliore….anzi, non il nostro, ma il loro.

Grazie “amici in divisa”, grazie di cuore.

Carlo Garbini 

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Io la penso così…

A cento anni dagli eventi bellici sul Lagorai è tornato il silenzio. Lasciamolo così – di Massimo Mariani

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Egregio Direttore,

da qualche mese si fa un gran parlare della “valorizzazione” del percorso escursionistico denominato TransLagorai, oltre ottanta chilometri di porfido a quote comprese fra i 2000 e i 2500 metri di quota lungo il quale cento anni fa correva il fronte della I Guerra Mondiale.

Secondo alcuni questa “valorizzazione” deve prevedere anche la  “riqualificazione” della Malga Lagorai  – posta a 1870 metri di quota – trasformandola in un ristorante-bar-rifugio strumentale a questo grande percorso. Chiunque conosca questi posti sa che la malga è troppo lontana dal cammino e nessuno sarebbe disposto a perdere circa 500 metri di dislivello per raggiungerla.

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Ad una prima distratta occhiata quindi questo intervento appare insensato.

E invece sembra che una logica ci sia vista l’enorme quantità di soldi che girano dietro a questa operazione – si parla di 750 mila euro di fondi pubblici! . Tutte cose già viste centinaia di volte, il profitto di poche persone senza scrupoli a scapito del territorio che, nel caso del Lagorai, credo di non esagerare definendolo unico e insostituibile.

Ho letto anche della scellerata affermazione di un consigliere della Provincia che ha affermato di vergognarsi di essere trentino per la fatiscenza della malga. Per conto mio questa persona dovrebbe sì vergognarsi, ma del fatto di non farsi alcun scrupolo davanti alla volontà di distruggere l’ambiente in cui vive venendo meno al suo dovere di preservarlo.

Si vuole valorizzare il Lagorai? Bene, perché non restaurare alcune delle numerose tracce e testimonianze della permanenza delle truppe in alta quota durante la Prima Guerra Mondiale. Si potrebbe allestire una sorta di museo all’aperto come sopra a Cortina d’Ampezzo, tra il Lagazuoi, le 5 Torri e il Sasso di Stria.

Come sulla Croda Rossa, sopra Sesto Pusteria o le creste di Costabella, sopra il Passo San Pellegrino solo per citarne alcuni.

Magari allestendo all’interno di qualche caverna, proprio come nell’osservatorio italiano del Sasso di Costabella, una mostra fotografica che denunci gli orrori di quella guerra costata milioni di morti.

Raccontiamo di quelle distruzioni, delle fosse comuni, delle esecuzioni, delle mutilazioni e dei campi di battaglia devastati dall’artiglieria. Raccontiamo di queste crudeltà e portiamoci i ragazzi delle scuole, per non dimenticare.

A cento anni dagli eventi bellici sul Lagorai è tornato il silenzio. Lasciamolo così.

Non ha bisogno delle nostre “valorizzazioni” e se proprio vogliamo, entriamoci in punta di piedi, senza lasciare traccia del nostro passaggio.

Massimo Mariani

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