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Fisco e condominio

Rumori molesti del vicino: riempirlo di «botte» oppure rivolgersi all’amministratore di condominio?

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Spesso nei condomini accade che il vicino del piano superiore o quello dell’appartamento accanto abbiano dei comportamenti poco civili, che si manifestano con una serie di episodi contrari alle norme contenute nel regolamento di condominio.

Un esempio è il funzionamento della lavatrice a notte inoltrata, le urla per liti familiari, l’utilizzo in casa di scarpe con il tacco, la discesa delle scale come “bisonti”, lo spostamento di mobili in orario serale inoltrato, la musica ad alto volume, ecc.

Molte volte questi comportamenti, perpetrati per lungo tempo e a cadenza costante, arrivano ad esasperare chi li subisce, al punto in cui queste persone logorate reagiscono con violenza.

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Le cronache riportano vari fatti legati al furore di condomini vessati.

Ricordo un caso accaduto in provincia di Milano dove un condomino, non sopportando più i rumori provenienti dai vicini del piano superiore, occupato da una famiglia numerosa e particolarmente chiassosa, ha perso il controllo arrivando a spedire il vicino in ospedale e, non contento, gli ha pure distrutto la macchina.

Sicuramente una reazione così è stata esagerata, ma per coloro che, tornati a casa dopo una giornata di lavoro, subiscono degli atti da parte dei vicini, ricadenti nella sfera di atti/rumori molesti, sicuramente non è “un bel vivere”.

Prima di valutare cosa fare, applicando quanto prevede il codice civile o prendendo spunto da sentenze del tribunale, evidenzio che sono definiti rumori molesti quei rumori che ledono la tranquillità di un gruppo di persone, che hanno una certa intensità e che minano la qualità della vita del condominio o di diversi condomini.

Nel momento in cui uno o più condomini subiscono queste forme di “violenzadevono rivolgersi prima all’amministratore di condominio, e poi, se non ottengono soddisfazione, al tribunale civile.

Il ricorso all’amministratore è necessario per la convocazione di un’assemblea condominiale straordinaria nella quale porre il problema all’ordine del giorno.

In questo modo si potrebbe affrontare la questione con i diretti interessati e magari la situazione potrebbe migliorare.

Nel caso in cui nulla cambiasse l’assemblea di condominio può deliberare una sanzione per i condomini che non rispettano le norme contenute nel regolamento di condominio.

L’ammenda può raggiungere la cifra di 200,00 euro, e per i recidivi l’importo di 800,00 euro (art. 70 del c.c.).

Un altro modo per far valere le proprie ragioni è ricorrere al tribunale civile.

Molti pensano che per provare la presenza di rumori molesti nella propria unità immobiliare, provenienti dal vicino, sia necessario procedere con delle misurazioni fonometriche.

A questo proposito evidenzio una sentenza della corte di cassazione, la numero 9361/2018.

La Corte nel verdetto afferma che, per determinare l’esistenza di rumori prodotti in ambito condominiale, non sempre è necessaria una verifica strumentale con perizia o consulenza tecnica che attesti il superamento della normale tollerabilità, ma bastano le dichiarazioni di coloro presenti che possano riferire le caratteristiche e gli effetti dei rumori percepiti.

Tale giudizio era stato espresso per le urla, gli schiamazzi con rottura di vetri di un condomino, fastidiosi al punto che erano percepiti sia all’interno che all’esterno del condominio.

A cura di Cristina Chemelli – amministratore di condominio

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Fisco e condominio

Spese condominiali: il nuovo proprietario paga solo per gli ultimi 2 anni

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Da un po’ di tempo è prassi dei notai, negli atti di vendita di immobili facenti parte di un condominio, chiedere al venditore una dichiarazione, rilasciata dal amministratore, in cui si attesta la regolarità del pagamento delle spese condominiali.

Questa forma di tutela nei riguardi dell’acquirente ha origine dall’art. 63 delle “Disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie” il quale prevede che il nuovo proprietario, nel caso in cui il precedente non abbia pagato le spese condominiali, deve provvedere al pagamento delle stesse per l’anno in corso e il precedente.

Tale principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione con la sentenza 10346, pubblicata il 12 aprile 2019, relativa al caso di un condòmino che si opponeva alla disposizione contenuta nel regolamento di condominio mediante la quale si imputava ai nuovi proprietari i debiti condominiali, del precedente condòmino, oltre il termine di due anni.

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Il nuovo condòmino, ritenendo illegittima la norma applicata dal condominio e sancita in alcune delibere, procedeva alla loro impugnazione in quanto in contrasto con l’art. 63 delle “Disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie”.

L’impugnazione, da prima accolta dal tribunale, veniva rigettata dalla Corte di appello in quanto la stessa riteneva che quanto disposto dall’art. 63 era inderogabile solo nel senso che il regolamento di condominio non può contenere disposizioni che liberino l’acquirente dal pagamento delle spese condominiali arretrate per l’anno in corso e quello precedente, inteso come limite temporale minimo, e che eventuali debiti oltre il biennio possono essere messi a carico del nuovo condòmino.

I giudici ermellini però ribaltano la sentenza sostenendo che quanto espresso dalla corte di appello è un’ estensione illegittima in quanto non prevista dalla legge ribadendo il principio secondo il quale «in tema di condominio negli edifici, la responsabilità solidale dell’acquirente di una porzione di proprietà esclusiva per il pagamento dei contributi dovuti al condominio dal condòmino venditore è limitata al biennio precedente all’acquisto, trovando applicazione l’articolo 63, (già) secondo comma, disposizione attuative del Codice civile e non già l’articolo 1104 del Codice civile atteso che, in base all’articolo 1139 del Codice civile, le norme sulla comunione in generale si estendono al condominio soltanto in mancanza di apposita disciplina».

A cura di Cristina Chemelli – amministratrice di condominio  – Link Sito web 

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Fisco e condominio

Detrazioni 2019: ecco cosa possiamo detrarre per l’acquisto dell’abitazione principale.

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Immaginiamo la signora Maria che nel febbraio del 2018 ha acquistato l’abitazione principale, cioè quel immobile dove ha posto la residenza.

L’appartamento è stato acquistato per un importo di 150.000,00 euro pagato mediante mutuo ipotecario.

L’atto di acquisto è stato firmato presso il notaio “Pinco” il quale ha esposto una parcella di 3.500,00 euro, comprendente 900,00 euro per l’atto di compravendita dell’immobile, il resto dell’importo pagato riguarda gli oneri – l’onorario per il contratto di mutuo – le spese per l’iscrizione di ipoteca ecc.

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La signora Maria paga anche alla banca le spese di istruttoria e la perizia tecnica per un importo di 600,00 euro e 1.000,00 euro per l’assicurazione dell’immobile.

All’agenzia immobiliare “Casetta Rota” la signora paga una fattura di 5.500,00 per l’attività di mediazione, tale attività risulta nell’atto di acquisto.

Per il 2018 la signora Maria ha pagato 1.600,00 euro di interessi passivi per il mutuo ipotecario.

Quali sono gli importi che la signora Maria potrà considerare per la detrazione fiscale del 19%?

Per il notaio potrà considerare l’importo di 2.600,00 euro in quanto l’onorario per l’atto di compravendita non è compreso nella detrazione.

Per la banca potrà considerare l’importo di 600,00 euro in quanto l’assicurazione non entra nel plafond degli importi detraibili a differenza della fattura dell’agenzia immobiliare e degli interessi passivi.

L’importo sul quale calcolare la detrazione viene calcolato analiticamente dal consulente fiscale, e il limite massimo detraibile ammonta a 4.000,00 euro, cifra sulla quale viene applicata la percentuale del 19%.

A cura di Cristina Chemelli – Consulente fiscale 

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Fisco e condominio

Lotta alla processionaria nei condomini: l’obbligo è dell’amministratore

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La processionaria, a causa dei cambiamenti climatici, sta piano piano invadendo il nostro territorio al punto di diventare un problema per la gestione delle aree a verde.

Questo insetto, che deve il proprio nome alla caratteristica abitudine di muoversi sul terreno in fila, formando una sorta di “processionaria”, attacca le nostre piante, principalmente il pino nero e il pino silvestre, provocando il totale depredamento dagli aghi di ogni singolo ramo, grazie a delle forti mandibole di cui sono dotate le larve.

Mentre un tempo i nidi erano visibili nei boschi, ora gli avvistamenti sono segnalati anche nei giardini della città e della periferia.

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La situazione critica ha imposto all’ente pubblico l’emanazione di una ordinanza nella quale si specifica che la lotta alla processionaria è obbligatoria anche sui suoli privati (Delibera della Giunta provinciale n. 2874 del 14 dicembre 2007).

Questa imposizione nasce dal fatto che l’insetto, oltre ad intaccare il patrimonio alberato sul territorio, può causare problemi di ordine sanitario all’uomo e agli animali che entrano in contatto con i peli urticanti di cui sono provviste le larve.

I peli urticanti possono provocare reazioni allergiche con sintomi a carico della pelle, degli occhi o del sistema respiratorio.

Sugli animali, in particolar modo i cani, può causare la necrosi dei tessuti, che a volte può avere conseguenze tali da richiedere la soppressione dell’animale.

Ma nel condominio è il condomino o l’amministratore che devono intervenire per la disinfestazione?

Stando all’art. 1130 del codice civile è l’amministratore di condominio che ne ha l’obbligo.

Infatti il comma 4 evidenzia che l’amministratore ha il dovere di compiere atti conservativi relativi alle parti comuni dell’edificio.

Pertanto essendo la processionaria un insetto che può distruggere le alberature (pino nero e pino silvestre) piantumate negli spazi comuni del condominio, l’intervento contro questo parassita è un atto conservativo della pianta che costituisce un bene comune, quindi di tutti i condomini.

E’ evidente che non può essere l’amministratore ad intervenire, ma deve avvalersi di personale esperto che conosca le procedure, le tempistiche esatte e disponga di mezzi adeguati.

I metodi sono molteplici, si passa dall’installazione di trappole all’ utilizzo di insetticidi, oppure all’utilizzo di insetti predatori fino alla rimozione meccanica del nido.

Il periodo migliore per procedere alla disinfestazione della processionaria è indicativamente tra la primavera e l’estate, quando questo insetto è ancora nel suo stadio larvale e si cerca di impedire che raggiunga la sua massima crescita e di conseguenza il suo grado di pericolosità.

A cura di Cristina Chemelli – amministratore di condominio

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