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Politica

Vigilantes a Trento, i consiglieri al sindaco Andreatta: “Irresponsabile non collaborare per la sicurezza”

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Forza Italia, Progetto Trentino, Lega e Civica Trentina hanno presentato al comune di Trento un ordine del giorno collegato alla proposta dell’amministrazione provinciale riguardo i vigilantes a Trento nelle piazze e sugli autobus.

Il documento è firmato dai consiglieri comunali Bruna Giuliani, Andrea Merler, Vittorio Bridi, Antonio Coradello, Gianni Festini Brosa, Fabrizio Guastamacchia, Stefano Osele, Claudia Postal, Martina Loss, Zanetti, Oliva.

Presenti, tra gli altri, i consiglieri provinciali Katia Rossato, Devid Moranduzzo, Denis Paoli e l’assessore Mirko Bisesti.

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“La situazione di pericolo e degrado nella quale versano alcune piazze della città ed alcuni sagrati è divenuta da tempo inaccettabile – si legge nel documento -. L’anno scorso è stata resa pubblica la notizia della decisione del parroco della Chiesa di S. Maria Maggiore, di chiudere la Basilica al pomeriggio, a seguito di ripetuti furti, danneggiamenti e di una situazione di grave insicurezza”.

“Sono noti gli stati di degrado della bellissima piazza dovuti ad attività di spaccio, rave non autorizzati, abuso del consumo di sostanze alcoliche, schiamazzi notturni, musica non autorizzata, manifestazioni non autorizzate. La chiesa di San Lorenzo è stata parimenti oggetto di situazioni di forte degrado e criminalità, tant’è che il Rettore della Badia aveva severamente e pubblicamente criticato l’inerzia dell’Amministrazione Andreatta”.

“La disponibilità della Giunta Provinciale di finanziare progetti sperimentali per la “Promozione di un sistema integrato di sicurezza e disciplina della polizia locale”, mediante l’utilizzo della la legge provinciale 27 giugno 2005 n. 8 e quindi anche, ma non solo, tramite un bando che preveda l’assunzione di Vigilantes per il presidio di alcuni luoghi di interesse, va nella direzione di aiutare l’Amministrazione comunale, nella lotta al degrado e la questura nella lotta alla criminalità”

“La reazione del Sindaco Andreatta di rifiutare il finanziamento della PAT, a causa della lesa sua Maestà, evidenzia come non sia intenzione del primo cittadino affrontare e provare a risolvere concretamente il citato problema. Tale atteggiamento è palesemente irresponsabile“.

“Il problema dell’insicurezza è vissuto da molti cittadini e molte cittadine su più linee anche del trasporto pubblico, rispetto al quale la presenza di vigilantes è subordinata alla modifica della legge provinciale, come avvenuto in altre regioni d’Italia”.

Ed ecco gli inviti rivolti al sindaco Andreatta dalla minoranza.

“Collaborare positivamente con la Giunta provinciale ed accettare il finanziamento dalla stessa proposto per progetti sperimentali di un sistema integrato di sicurezza tra cui anche il Bando relativo alla presenza dei Vigilantes a presidio dei luoghi di cui in premessa ovvero di altri che venissero concordemente individuati”.

“Stipulare in via sperimentale una convenzione con Trentino Trasporti Esercizio Spa, per rafforzare la sicurezza sui mezzi di trasporti, soprattutto nelle ore serali e sulle linee critiche, mediante la presenza della Polizia locale, con le modalità e le tempistiche reputate più opportune dalle parti”.

“Attivarsi presso la PAT al fine di far modificare la legge provinciale di riferimento negli articoli che normano i controlli, affinché possa essere presa in considerazione da parte dell’azienda la collaborazione guardie giurate – vigilantes”.

“Attivarsi presso la PAT al fine di predisporre delle norme per nuove figure aziendali (controllori di biglietti) per ottenere al termine di alcuni specifici corsi, la qualifica di Agente di Polizia Amministrativa come hanno fatto altre provincie in Italia dove hanno istituito questi corsi per l’abilitazione. La maggiore formazione ricevuta aiuterà gli assistenti alla clientela a svolgere ancora meglio il loro ruolo che non è solo riferito alle sanzioni ma anche punto di riferimento per la cittadinanza sul territorio e a bordo dei mezzi”.

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Politica

Giorgia Meloni pesantemente insultata da un ex brigatista assassino

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Era soprannominato “il Castrato” dai compagni ed ha partecipato all’organizzazione del sequestro di Aldo Moro, che portò alla Strage di via Fani (5 morti)

Partecipò anche all’assassinio del giudice Riccardo Palma, ma all’ultimo momento rifiutò di sparare.

Il 16 luglio 1996, sentenza del processo Moro-quinquies, i giudici della seconda Corte d’Assise lo condannano per concorso nel sequestro e nell’omicidio di Aldo Moro e nell’eccidio della scorta Raimondo Etro a 24 anni e sei mesi confermata anche in corte di appello.

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Poi il 28 ottobre 1998, nel processo Moro quinquies la prima Corte d’Assise d’appello di Roma li riduceva la condanna a 20 anni e 6 mesi

Purtroppo ora è libero, di insultare pesantemente un esponente politico donna, con delle parole davvero oscene che non fanno certo onore ai «compagni» della sinistra che lottano dalla mattina alla sera per il rispetto delle pari opportunità.

Ma come spesso succede nella sinistra italiana, i fatti e le parole vanno ad intermittenza. Vengono infatti condannate quelle degli avversari politici e dimenticate quelle degli amici.

Gli scandalosi insulti scurrili e vergognosi verso la Meloni sono un’altra brutta pagina italiana che penalizza le persone corrette avvantaggiando i criminali e in questo caso gli assassini che sono liberi di diffamare ed insultare chiunque. Una vergogna!

«Questo individuo è un ex brigatista italiano condannato per concorso nel sequestro e nell’omicidio di Aldo Moro e nell’eccidio della scorta. 
Invece di passare il resto dei suoi giorni dentro una cella a vergognarsi, questo mezzo uomo passa le sue giornate comodamente a casa – mantenuto da voi con il reddito di cittadinanza – a insultare di qua e di là. Io sono il suo bersaglio preferito, e siccome mi sono stufata ho deciso di querelarlo. E nonostante siano parole oscene ho deciso di metterle qui, perché tutta Italia deve leggere lo schifo che scrive questo essere» Questa la replica di Giorgia Meloni 

Sotto al posto oltre 10 mila commenti di solidarietà nei confronti della leader di Fratelli d’Italia.

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Politica

La base dei cinque stelle in rivolta sul web, migliaia di messaggi: «Mai con il partito di Bibbiano, non vi voteremo più»

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È un’autentica rivolta quella che è cominciata sul web all’indomani dell’inizio delle trattative fra cinque stelle e PD.

Sulla pagina del movimento sono quasi 8.000 i commenti e quasi tutti all’insegna della critica feroce contro Di Maio. (clicca qui per leggerli)

«Con il Pd è la fine del Movimento» e «se vi alleate con il PD io non vi voterò mai più» e ancora «meglio con Salvini e al voto che con il partito di Bibbiano».

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Le pagine Facebook dei pentastellati sono state prese di mira dagli elettori che hanno votato il partito fondato da Beppe Grillo, che criticano categoricamente un possibile accordo con il PD.

«Se state col pd a fare la maggioranza, cioè quello che ha fatto renzi in passato, siete politicamente finiti e salutate questo elettore e la sua famiglia! Mai più» – Scrive un internauta.

Un altro replica: «State distruggendo il MOVIMENTO. Ritornate alla lucidità, state perdendo la brocca!! Se formate un governo con il PD, il movimento si estinguerà. Come si fa a non capirlo? A quel punto meglio tornare a parlare con la Lega o in alternativa il voto!»

E ancora: «Se vi alleate con il PD, avete chiuso per sempre!Ricordatevelo!». I messaggi sono tutti dello stesso tenore e prenotano il funerale di Luigi Di Maio e soci. 

Anche il profilo di Luigi Di Maio è stato raggiunto da migliaia di elettori, che chiedono anche di cambiare nome al Movimento in caso in cui si dovesse realizzare un governo giallo-rosso: “Voi dovevate essere il cambiamento, state per allearvi con chi avete sempre combattuto più di tutti al grido di onestà. Siete diventati esattamente come tutti gli altri, cambiate nome per il rispetto di chi vi ha votato credendo nelle vostre parole”.

“Fino a lunedì rifletterci bene, riprendete da dove è stato interrotto”, scrive un utente suggerendo di riflette sulle nuove possibili alleanze. Tra i commenti, c’è anche chi invita a chiedere il responso degli elettori prima di istituire con governo con il PD: “Tassativo, come ha sempre detto Luigi: mai con il partito di Bibbiano. Comunque fino a martedì perché non consultate noi elettori?”.

“Se finite col PD alle Condizioni di Zingaretti consegnerete l’Italia al baratro socio economico” scrive un altro elettore considerando la situazione economica nazionale.

Molti tra gli utenti sono decisi a non rivotare i 5 stelle in caso di un’alleanza con Zingaretti: “Alleati con il PD? Bene, dopo avervi sempre sostenuto, alle prossime elezioni il voto mio e della mia famiglia ve lo scordate” e Coerenza zero, non siete affidabili.

Stessa sorte è toccata al profilo di Beppe Grillo dove da stamane continuano centinaia di messaggi di addio in caso di accordo con il PD.

Non si era mai vista una rivolta simile della base di un movimento dalla nascita della repubblica italiana.

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Politica

Satira politica: il grande dilemma del «tonno» Luigi Di Maio

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Sono ore convulse per il popolo italiano dopo il discorso di ieri del capo dello Stato Sergio Mattarella dopo la prima tornata di consultazioni.

Mattarella ha lasciato solo un’unica via, quella dell’accordo fra PD e Movimento cinque stelle.

Per Di Maio in verità ci sarebbe un’altra via d’uscita, cioè sedersi intorno ad un tavolo con Salvini e con ministri ed un piglio diverso ricominciare una grande azione di governo.

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Se «Giggino» sceglie il PD è la fine del movimento dei cinque stelle, se invece fa una veloce retromarcia forse il movimento potrebbe almeno sopravvivere.

Dopo le consultazioni con il capo dello Stato in conferenza stampa ha dichiarato: «sarebbe più facile per noi andare alle elezioni ma vogliamo salvare l’Italia» – nella sala giornalisti, addetti ai lavori, fotografi e cameramen compresi si sono messi a ridere.

Oggi i sondaggi danno il movimento di Di Maio sotto al 10%. (alcuni anche al 5%)

Non possiamo non ricordare il piglio dei moralizzatori pentastellati che a parole volevano cambiare la politica italiana. «Apriremo il parlamento come una scatola di tonno» dicevano.

Ora si stanno accorgendo che il tonno sono loro.

Prima sono stati aperti da Salvini a cui hanno dovuto piegarsi a 90° su tutto, adesso diventeranno lo zerbino del PD, apostrofato da Di Maio e Di Battista (a proposito dov’è finito?) come il «male assoluto». 

Desta anche una certa preoccupazione il fatto che per la prima volta una decisione non venga condivisa sulla piattaforma Rousseau. L’idea è sua andata a farsi benedire anche la famosa «democrazia condivisa».

Insomma, quando non riesci a capire dopo un po’ di tempo chi è il pollo, allora è probabile che sia tu. 

Evviva la coerenza e soprattutto il tonno. 

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