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Società

Violenza sulle donne: in Trentino 1,6 casi al giorno

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È stata presentata stamani la pubblicazione annuale sui numeri della violenza di genere in provincia di Trento.

Un lavoro prezioso quanto complesso che propone un’analisi sia di denunce e ammonimenti sia di politiche e servizi offerti alle donne che subiscono violenza nel nostro territorio. Un approfondimento reso possibile dalla proficua sinergia tra istituzioni e forze dell’ordine coordinata dall’Osservatorio provinciale sulla violenza di genere.

Per il 2017, la rilevazione ha registrato 638 episodi riconducibili a violenze di genere: per la fascia di età tra i 16 e i 64 anni si tratta di una media di quasi cinquanta al mese, 1,6 al giorno. Nell’83% dei casi la vittima conosce l’autore; nel 61% dei casi si tratta di partner o ex partner. Queste percentuali si ritrovano anche per le donne accolte nei servizi antiviolenza, dove si registra anche la rilevazione di 524 minori vittime di violenza assistita.

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Lo studio conferma che il fenomeno riguarda soprattutto la rete di relazioni più vicina alle vittime, se non la più intima, quella famigliare, che ne rende più difficile l’emersione.

“Il tema della violenza alle donne – è stato il commento dell’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana – è trasversale e deve essere affrontato nella quotidianità, dobbiamo vigilare in ogni contesto e sui singoli episodi. Il lavoro che stanno svolgendo gli uffici provinciali, in collaborazione con una rete di soggetti enti, istituzioni e forze dell’ordine che si muovono in modo sinergico, è proprio quello del monitoraggio, perché una volta che si conoscono i dati e la portata del fenomeno si può agire con maggiore efficacia”. L’assessore Segnana ha anche ricordato l’imminente scadenza, a fine anno, del Protocollo d’intesa per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della violenza di genere in provincia di Trento: “L’accordo verrà sicuramente rinnovato – sono state le sue parole – e nostra intenzione è di coinvolgere anche l’Azienda sanitaria all’atto della sottoscrizione”.

Stefania Segnana

Accanto all’assessore Segnana anche il presidente dell’Agenzia del Lavoro, Riccardo Salomone che ha evidenziato come il lavoro presentato oggi, sia davvero “un esempio unico nel panorama italiano di collaborazione fra istituzioni e soggetti diversi che collaborano per un unico obiettivo”. Salomone ha anche voluto ricordare due azioni concrete a favore delle donne vittime di violenza, l’intervento 18 per l’inserimento protetto nel mercato del lavoro e i lavori socialmente utili dove viene riservata una posizione di vantaggio alle donne che hanno subito violenza.

L’ultima edizione della pubblicazione “I numeri della violenza di genere” registrati in provincia di Trento è stata presentata oggi da un ricco panel di relatori, a conferma della necessità di un’attenzione costante a trasversale da parte di istituzioni, forze dell’ordine, servizi e comunità tutta. Il lavoro è frutto, infatti, di una stretta collaborazione tra Provincia (Ufficio pari opportunità, Ufficio valutazione e innovazione politiche sociali e Ufficio studi delle politiche e del mercato del lavoro), Commissariato del Governo, Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato, Procure della Repubblica di Trento e Rovereto, Consorzio dei Comuni trentini, Polizia Locale e Università di Trento che, all’interno appunto del “Protocollo d’intesa per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della violenza di genere in provincia di Trento”, da anni collaborano per la realizzazione di un approfondimento delicato e multidimensionale quanto necessario.

Oggi ne hanno parlato – oltre all’assessore Segnana e al presidente dell’Agenzia del Lavoro Salomone – anche Arianna Bazzanella dell’Ufficio studi delle politiche e del mercato del lavoro – Agenzia del lavoro, Laura Castegnaro del Servizio politiche sociali, Minella Chilà del Commissariato del Governo della provincia di Trento, Anna Maria Maggio dirigente Divisione Anticrimine della Polizia di Stato, Giovanni Cuccurullo Tenente Colonnello dei Carabinieri di Trento, Aldo Celentano procuratore capo della Procura della Repubblica di Rovereto, Simonetta Fedrizzi presidente della Commissione pari opportunità donna e uomo, Emanuele Corn consigliere di parità nel lavoro; a moderare Antonella Chiusole dirigente generale dell’Agenzia del Lavoro.

Il testo si compone di due parti: la prima prende in esame denunce e procedimenti di ammonimento raccolti nel corso del 2017 dalle istituzioni preposte; la seconda presenta i numeri dei servizi antiviolenza che accolgono e supportano le vittime di maltrattamenti e violenze, talvolta accompagnate dai loro figli. La pubblicazione si chiude con la descrizione delle politiche messe in campo per contrastare il fenomeno, compreso “Cambiamenti” il percorso psico-educativo rivolto agli uomini che hanno esercitato comportamenti violenti nei confronti delle loro partner o ex partner.

Analisi di denunce e procedimenti di ammonimento
Per quanto riguarda la prima sezione, è importante ricordare che lo studio prende in esame denunce e procedimenti di ammonimento: si tratta quindi di quella parte del fenomeno che arriva alle istituzioni ma che verosimilmente ne rappresenta una sottostima.

Per il 2017, sono stati rilevati 638 episodi pari a 439 denunce e 199 procedimenti di ammonimento, per un totale di 786 reati ipotizzati (ogni episodio è registrato in una scheda che può riportare più reati). Si tratta di situazioni in cui la vittima è una donna e il presunto autore un uomo e che, proprio in base questo criterio, sono ascrivibili a violenze di genere. Considerando la fascia di età tra i 16 e i 64 anni, che risulta essere la più colpita, ciò equivale a una media di quasi cinquanta episodi al mese, 1,6 al giorno.

Nell’83% dei casi la vittima conosce l’autore e nel 60% dei casi si tratta di partner o ex partner; quasi la metà dei reati ipotizzati (47%) è annoverabile nella categoria di violenza fisica o domestica. In particolare, i procedimenti di ammonimento intervengono maggiormente laddove la relazione è ancora in corso e denunciare è più difficile: oltre un procedimento su due (61%) riguarda il partner della vittima. Includendo gli ex partner si arriva a quasi nove su dieci (87%). Nelle denunce ordinarie questi casi arrivano nel complesso al 49% ma, di contro, oltre un caso su dieci (11%) riguarda altri famigliari e il 14% un amico o conoscente.

Al contrario, la vittima dichiara di non avere alcun tipo di connessione con il presunto autore nel 10% dei casi (per un altro 7% non è possibile risalire all’informazione).
Per quanto riguarda l’ambito lavorativo – dove il presunto autore è il datore di lavoro o un collega della vittima – nel 2017 denunce e ammonimenti sono l’1% del totale. Il contesto lavorativo rimane uno degli ambiti in cui l’emersione della violenza di genere è più difficile, proprio per l’asimmetria che spesso esiste nei rapporti professionali tra uomini e donne.

I servizi antiviolenza
I servizi antiviolenza presenti sul territorio provinciale sono articolati in “Servizi di accoglienza residenziale” che offrono ospitalità temporanea e “Servizi non residenziali” che offrono, invece, sostegno, consulenza legale e psicosociale. Si tratta di Casa Rifugio, Centro Antiviolenza, Punto d’Approdo, Famiglia Materna, Casa “Padre Angelo”, Casa della Giovane, Atas, Alfid, Anfas con il “Progetto Stairway” e il Villaggio del fanciullo con il “Progetto S.O.S Mamma”.
Nel 2017 sono 111 le donne presenti nei servizi residenziali e 301 le donne ascoltate e sostenute dai servizi non residenziali. Tutte dichiarano di aver subito violenza psicologia accompagnata da un altro tipo di violenza, principalmente fisica.
Le caratteristiche delle donne che si rivolgono alle due tipologie di servizi sono diverse ma coerenti con l’offerta: giovani, economicamente vulnerabili, straniere, socialmente isolate, quelle accolte nei servizi residenziali ai quali, infatti, si accede prevalentemente attraverso l’invio dei Servizi sociali; più mature, economicamente autonome, con un livello di istruzione medio alto e di nazionalità italiana, quelle che invece hanno ricevuto informazioni e orientamento da parte dei servizi non residenziali cui si accede per lo più in maniera autonoma e diretta.
In linea con quanto riscontrato nell’analisi di denunce e ammonimenti, il soggetto maltrattante è, nella maggior parte dei casi, l’uomo con cui la vittima ha una relazione intima e stabile, partner o ex partner. Al fine di intervenire anche nei loro confronti, è proseguito nel 2017 il progetto “Cambiamenti”: un percorso psico-educativo destinato ad autori di maltrattamenti e comportamenti violenti che nell’ultimo anno ha visto il coinvolgimento di 19 uomini.
Infine, va evidenziato l’incremento delle vittime di violenza assistita: si tratta di quei minori che subiscono le conseguenze di essere stati, per l’appunto, testimoni di episodi di violenza. Per i servizi residenziali l’aumento rispetto al 2016 si attesta al 21%. Complessivamente sono 524 i minori coinvolti. (at e ab)

Violenza assistita, lo spot:

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Io la penso così…

Ai miei figli insegno il rispetto della divisa – di Carlo Garbini

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Egregio Direttore,

devo ammettere che questa epoca è decisamente impegnativa per noi genitori.

Io, papà di due ragazzi di 10 e 14 anni, ho cercato in questi anni di far crescere i miei ragazzi seguendo alcune semplici regole ed una di queste vorrei condividerla con Lei e i suoi lettori.

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La regola principale è stata sempre questa. Avere rispetto della divisa.

Il rispetto non va confuso con la “paura” della divisa, che assolutamente non deve albergare nello spirito dei miei figli….ho cercato sempre, in questi anni, di spiegare e far capire che “della divisa” devono avere rispetto e non paura.

La paura è un sentimento che si ha nei confronti di quello che ci spaventa, ci preoccupa, ci fa appunto paura.

La divisa, ma soprattutto chi la porta, non evoca questi sentimenti e queste sensazioni….anzi, esattamente l’opposto. La divisa deve evocare sicurezza, tranquillità, aiuto, un porto sicuro dove ripararsi nei momenti di difficoltà.

Ecco, questo ho insegnato ai miei figli.

Gli ho insegnato che quando incontrano una persona in divisa devono salutare, sorridere, essere gentili sempre. Le persone che sono sotto quella divisa mettono a repentaglio ogni momento la loro vita per noi, per tutti noi.

Gli ho insegnato che ci sono gli “amici Carabinieri”, gli “amici Vigili”, i grandi “amici Pompieri” e non ci sono, invece, gli sbirri, i pulotti o la madama.

Ci sono “gli amici in divisa”. Punto.

I miei figli sanno che dagli amici possono e devono andare in ogni momento se hanno difficoltà, dubbi, problemi o necessità.

I miei figli sanno che su “loro” possono sempre contare. Sempre.

Ecco, volevo condividere solo questo. Se tutti i genitori si ricordassero di insegnare questo ai loro figli, forse, il nostro futuro sarà migliore….anzi, non il nostro, ma il loro.

Grazie “amici in divisa”, grazie di cuore.

Carlo Garbini 

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Offerte lavoro

«La vie en Rose» cerca barista cameriera

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Il bar “ La Vie en Rose” di Via San Marco 8 a Trento è alla ricerca di un cameriere barista, disponibile nella fascia oraria compresa tra le 13 e le 15 dal lunedì al venerdì che sarà assunto in forma diretta a tempo determinato e con possibilità di proroga.

Viene richiesta esperienza nella mansione e autonomia nella gestione del bar ( caffetteria e preparazione aperitivi); predisposizione al rapporto col pubblico; propensione al lavoro di squadra; buone doti organizzative; residenza nei pressi del luogo di lavoro o facilità a raggiungerlo.

I candidati potranno inviare il loro curriculum con foto allegata, al seguente indirizzo mail: fabiana.anesi@gmail.com

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Telescopio Universitario

Cina: UniTrento rinsalda il legame con la Jilin University

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L’Università di Trento rinsalda la collaborazione con la Jilin University, sua storica partner cinese in vari progetti internazionali.

Il legame, instaurato ancora nel 2006, nel corso degli anni ha portato a sviluppare insieme numerose attività di didattica e di ricerca.

Oggi in Rettorato è stato firmato un nuovo accordo bilaterale. A sottoscriverlo sono stati Maurizio Marchese (prorettore allo sviluppo internazionale dell’Università di Trento) e Weitao Zheng (vicepresidente della Jilin University).

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La finalità dell’accordo bilaterale, valido 5 anni e rinnovabile, è incentivare la cooperazione culturale, didattica e scientifica tra i due atenei. Nello specifico, si vogliono incoraggiare gli scambi tra le istituzioni partner di studenti e studentesse, dottorandi e dottorande, personale docente, tecnico e amministrativo e lo sviluppo di iniziative comuni nel campo della formazione e della ricerca. Partendo dai dipartimenti di Ingegneria e Scienza dell’Informazione, di Ingegneria industriale e di Matematica, l’accordo intende coinvolgere tutte le strutture accademiche di ateneo.

La firma è avvenuta durante la visita di una delegazione della Jilin University all’Università di Trento.

La visita, oltre a consolidare la collaborazione in corso, è stata anche l’occasione per discutere di futuri progetti, quali joint workshops, percorsi doppia laurea (a livello di laurea magistrale), co-tutele di tesi di dottorato soprattutto in area Ict, Economia e Management e Ingegneria industriale, e la possibilità di istituire un centro congiunto di ricerca sull’intelligenza artificiale.

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