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Sport

Ciclismo: Team Sella Bike di Borgo Valsugana vince il criterium Trentino – Alto Adige di società ACSI ciclismo di Mtb 2018

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Grandi soddisfazioni per il Team Sella Bike  presieduto da Ingrid Tezzele

L’associazione sportiva nata nella primavera del 2011 a Borgo Valsugana si è aggiudicata il prestigioso “Criterium Trentino – Alto Adige di società affiliate presso l’ente ACSI” Domenica 2 Dicembre presso la sala polivalente Circoscrizione Argentario con la presenza di patron Carlo Filippi

Un risultato importante a conferma ancora una volta di una stagione impeccabile sotto tutti i punti di vista cui avevamo dato spazio sulla nostra testata nei mesi scorsi. (qui articolo)

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La società di Borgo si è imposta con 18 punti  lasciandosi alle spalle Cicli Pederzolli Elite 15 punti  e Polisportiva S. Giorgio Ugo Bike 15 punti.

Nella classifica per categoria del criterium da sottolineare il 5° posto di Marco Trisotto (Veternai 1), il 3° di Marco Spediacto (Senior 2) e il 3° di Paolo Sadler (Gentlemen 2) tutti portacolori del Team Sella Bike.

Da segnalare anche il 2° posto di Sunil Pellanda (Senior 1), atleta di Borgo Valsugana in forza al Team Brema Pissei di Pedavena.

Il criterium racchiudeva ben 5 manifestazioni sparse sul territorio del Trentino con inizio a Maggio con il “Trofeo Crucolo“, Giugno con il “Circuito paesano serale Tuenno“, Luglio “12° Rover Bike”, ed Agosto con due manifestazioni,  “24° Trofeo Tasin”  e “San Giovanni Bike”.

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Sport

Gigi Buffon, Ilaria D’Amico: un botta e risposta tra passato, presente, calcio e vita privata

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Per la prima volta sullo stesso palco, in occasione del Festival dello Sport, la coppia composta dal fenomeno del pallone e della parata, Gigi Buffon, e dalla celebre giornalista sportiva Ilaria D’Amico, si confronta e si mette a nudo, dopo qualche iniziale imbarazzo, ripercorrendo la storia calcistica di lui, i successi e le sconfitte, senza però tralasciare momenti di vita quotidiana e scelte dettate dalle necessità familiari.

Entrambi normalmente a proprio agio sotto i riflettori, entrambi riservatissimi in termini di vita privata, esordiscono così, tra qualche sorriso imbarazzato, Buffon e la compagna D’Amico, seduti faccia a faccia per una doppia auto-intervista.

Eppure, la magia del quotidiano si riversa ben presto anche in pubblico: la complicità scalda i motori, le battute si sprecano, i piccoli rimbotti, pure. Si va “a braccio”, nel provare a sviscerare passato e presente di entrambi, ma soprattutto di Gigi, che è stato ed è fenomeno nel suo campo e che, ironizza fin da subito, «sinceramente non saprei come fare, se non “a braccio”, nella vita».

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Del resto la parata, svela la D’Amico, fa così parte della sua persona da essere diventata un gesto istintivo anche nel sogno: «Sono quelle che non ho mai fatto in campo», si scusa, scherzando ancora, lui. Eppure, Buffon, di colpi a segno ne ha messi davvero tanti: il mondiale nel 2006, 176 partite in nazionale, la non usuale carriera ancora attiva a 41 anni, il Pallone d’Oro più volte sfiorato.

«Diceva Yashin, che quel premio l’ha vinto, che “se non sei tormentato dopo aver fatto un errore, non sei un grande portiere”, e allora forse il mio segreto sta qui, nel tormentarmi sempre» – racconta Gigi – «io vivo col desiderio costante di diventare perfetto. Non credo di aver mai dato il 100% di me stesso, forse ho in serbo ancora un 15%, ed è quello che farò uscire adesso, dopo i 40. Ma questa mia insoddisfazione perenne» – aggiunge – «viene dal mio passato e dai suoi insegnamenti: il complimento più bello che mi fece mio padre fu “oggi non mi sei dispiaciuto”, e una delle prime cose che mi fu detta da uno dei miei primi allenatori fu “non essere mai ottimista in campo”».

E a proposito di allenatori e compagni, la chiacchierata tra i due tocca anche queste corde: da Conte, che per Buffon «resta, a prescindere dalla recente scelta professionale di guidare l’Inter, un uomo a cui, per passione e professionalità, non è possibile muovere alcuna accusa»; a Nevio Scala, che lo fece esordire, un po’ pazzamente, nel Parma; ad ancora Ancelotti, «che sarà sempre colui a cui devo tutto, per aver creduto in quel giovane arrogante me, facendomi scalare le gerarchie».

È un uomo sempre equilibrato (pertanto molto diverso dal passato, e lui stesso ci gioca, sul contrasto) e che dice di sé di “non conoscere l’odio”, questo Buffon seduto di fronte alla compagna al Festival dello Sport:

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«Forse lo devo proprio alle figure più scomode della mia vita, questo atteggiamento, e parlo dei paparazzi» – spiega – «alla fine vivere sotto il loro occhio costante, perennemente preda di uno scatto, mi ha reso più educato e civile».

Meno concorde la D’Amico, che si ritaglia anche qualche minuto per accusare il giornalismo “torbido” e il gossip. Resta allora, prima di concedersi ai fan per selfie e autografi, in quest’ottica, un piccolo commento a un rivale di sempre, Cristiano Ronaldo, ora compagno di squadra:

«Se non puoi combatterli, unisciti a loro» – scherza Gigi – «o semplicemente: stai coi migliori, per imparare da loro. E per me, in chiusura di carriera, poter essere tornato alla Juve dopo l’anno a Parigi – scelta condizionata soprattutto dalla mia paternità – e poter giocare accanto a un campione come lui, è una grande soddisfazione».

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Sport

Il volano dei Mondiali di Francia, un’occasione unica per far crescere il calcio femminile in Italia

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Sette milioni di spettatori incollati al piccolo schermo per assistere ad Italia – Brasile ai Mondiali di calcio in Francia e una eco mediatica che ha trasformato la Nazionale italiana di calcio femminile in un vero e proprio fenomeno.

Questi i presupposti di “Tutto il rosa del calcio” l’appuntamento di ieri mattina al Festival dello Sport che ha visto come protagoniste Milena Bertolini, c.t. della Nazionale femminile, Barbara Facchetti, capodelegazione della Nazionale, Alia Guagni della Fiorentina Women, Andrine Hegerberg dell’AS Roma Femminile, Ludovica Mantovani, presidente Divisione Calcio Femminile, e uno dei volti più noti del calcio in rosa come quello di Carolina Morace.

Un focus sul futuro del calcio femminile che ha davanti a sé un’occasione importante per gettare le basi di un grande futuro, partendo dal calcio giovanile e dalla scuola.

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Le domande di Alessandra Bocci, giornalista de La Gazzetta dello Sport e di Paolo Mantovan direttore del quotidiano “Il Trentino”, hanno toccato subito un tema importante come la promessa del presidente della Fifa, Gianni Infantino, fatta proprio al Festival dello Sport, d’investire un milione di dollari sul calcio femminile nei prossimi quattro anni:

“Quelle pronunciate da Infantino sul calcio femminile – ha detto Milena Bertolini – sono parole importanti sia sui fondi in arrivo sia sul fatto che il calcio femminile non deve essere una copia di quello maschile ma qualcosa di diverso, deve avere una sua identità forte”.

Per Carolina Morace invece : “Ben vengano i supporti finanziari ma è necessario anche che la Fifa aiuti le singole Federazioni a crescere specie nelle nazioni minori per evitare di assistere, come accaduto in Francia, a goleada che non aiutano di certo”.

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Ludovica Mantovani ha sottolineato come non si tratti solo di questioni di stanziamenti ma di come essi sono poi usati: “Per sviluppare nuovi progetti i soldi sono fondamentali ma ancor di più conta la saggezza, il saperli spendere bene: il calcio femminile in Italia deve crescere dalla base, dalle fondamenta. Il successo della Nazionale ci da una grande spinta ed un grande entusiasmo, il clima è positivo come mai in passato e credo che i prossimi quattro anni possano essere decisivi”.

Quella di oggi è anche una domenica speciale per il calcio femminile perché a Milano si gioca il primo derby di seria A fra Milan e Inter con un solo rimpianto secondo la Bertolini: “Peccato che questa partita storica non si sia potuta giocare a San Siro, si è persa una grande opportunità, sarebbe stato uno sport importante per il campionato e sono convinta che sarebbe accorsa tanta gente per questo evento”.

I Mondiali di Francia della scorsa estate hanno messo in luce le peculiarità del calcio femminile: “Abbiamo visto in campo – ha sottolineato la calciatrice della Fiorentina Alia Guagni – tanta voglia di divertirsi e di giocare, una passione per il calcio che magari in quello maschile oggi appare più offuscata dagli interessi e credo che il pubblico di tutto il mondo abbia apprezzato questo aspetto. Per noi è stato un vortice di emozioni, ci siamo godute ogni istante”.

Una delle sfide da vincere in Italia, anche nel calcio, è quella legata alle Pari opportunità: “Purtroppo credo siano necessarie oggi nel nostro Paese – ha evidenziato la c.t. della Nazionale azzurra – e si debba insistere su un discoro di informazione e d’educazione. Oggi le figure femminili sono quasi del tutto assenti nel calcio maschile ad ogni livello, questo fa riflettere e ci fa capire che siamo ancora in una società in cui la posizione della donna è particolare”.

Un concetto ribadito anche dalla Morace: “Provoca amarezza dover constatare che in Italia su questo fronte siamo lontani anni luce da altri Paesi, qui siamo sempre al concetto di “belle e brave” ma nel calcio e nella vita non deve funzionare così. E’ ora di superare questa concezione”.

Il calcio femminile deve partire dalle fondamenta, dalle venticinquemila bambine oggi tesserate, pochissime per un Paese come il nostro: “Il successo dei Mondiali – ha detto la ct della Nazionale –  e l’entusiasmo che ha accesso anche nelle bambine, che ora vogliono sempre più giocare a calcio, deve farci raggiungere almeno centomila tesserate nei prossimi anni”.

In questa prospettiva per Ludovica Mantovani: “Tutto è nelle mani della Federazione Nazionale Dilettanti che deve iniziare anche a rispondere alla richieste delle giovani calciatrici. Servono impianti ed occasioni per giocare ma purtroppo quello delle infrastrutture sportive è un problema in Italia che non riguarda solo noi ma ogni disciplina”.

Tornando ai Mondiali e a come lo hanno vissute le protagoniste proprio Milena Bertolini ha rivelato: “Eravamo inconsapevoli di quello che ci stava succedendo e di come ci seguivamo in Italia. Questo in realtà è stato anche un bene per la nostra tranquillità. Ce ne siamo accorte solo quando siamo scese dall’aereo che tutto era cambiato rispetto alla nostra partenza. L’importante ora è che quei momenti non siano stati solo una nuvola rosa ma l’inizio di una grandissima avventura”.

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Sessant’anni di “Tutto il calcio minuto per minuto”

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Quando ancora non esistevano cellulari, televisioni, fax, computer la radio rappresentava l’unico mezzo attraverso il quale era possibile informarsi sull’andamento del campionato di calcio.

La storica trasmissione della Rai ha unito diverse generazioni che la domenica non aspettavano altro di poter sentire le voci che arrivavano direttamente dai campi di gioco.

La storia non è ancora finita, e “Tutto il calcio minuto per minuto” continua ad aver successo nonostante i tanti competitor esistenti, diversi protagonisti attuali e del passato sono stati ospiti ieri mattina della seconda edizione del Festival dello Sport nella Sala Depero.

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Il primo conduttore fu Roberto Bortoluzzi che per 27 anni guidò il tutto dallo studio, dopo di lui il testimone passò nelle mani di Massimo De Luca: “Non avevo neppure quarant’anni e mi trovai a dover sostituire un mito, fu una grande responsabilità e – allo stesso tempo – un importante motivo di orgoglio – ha spiegato il diretto interessato-. Cercai di seguire sempre la frase di Candido Cannavò, grandissimo direttore de “La Gazzetta dello Sport” secondo cui “i campi danno il ritmo, lo studio l’armonia” come in una sorta di orchestra. Non è sempre stato semplice e non sono mancati anche i litigi tra diversi colleghi ma come si suol dire è il bello della diretta”.

De Luca ha ricordato anche la figura di Nicolò Carosio: “Ha inventato il nostro mestiere, attraversando periodi storici molto complicati come il ventennio fascista. Lui non ha mai fatto la tessera di partito, si trovò a non poter più usare termini inglesi e fu quindi il primo a parlare di rete invece di “goal, traversone al posto di cross, angolo e non corner. Tutti neologismi che ora fanno parte del linguaggio comune”. De Luca lasciò per Filippo Corsini (in 60 anni si sono alternati solamente quattro conduttori dallo studio):

“Devo quasi tutti a Massimo – ha evidenziato proprio Corsini – credo di aver vissuto ciò che ha attraversato lui sostituendo Bortoluzzi”.

Una delle voci più conosciute della trasmissione Rai è indubbiamente quella di Riccardo Cucchi: “Sono un nativo radiofonico e ho sempre sognato, sin da bambino, di poter svolgere questo mestiere. “Tutto il calcio minuto per minuto” è stata la mia colonna sonora domenicale così come lo è stata per milioni di italiani, mi sono innamorato del calcio e della radio praticamente nello stesso momento. Una delle mie più grandi soddisfazioni professionali l’ho vissuta proprio il giorno dell’ultima radiocronaca: era un Inter – Empoli e la Curva Nord di Milano, non proprio il settore più semplice, mi ha dedicato uno striscione di ringraziamento”. 

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