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Ambiente Abitare

Tunnel del Brennero: l’abbattimento del diaframma del portale sud. Il video commovente

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“Il tunnel di base del Brennero rappresenta il più importante progetto di mobilità nella storia dell’Alto Adige, un progetto per migliorare l’ambiente, la qualità di vita degli abitanti e per sgravare le infrastrutture stradali esistenti. Oggi è stato fatto un passo in avanti verso il raggiungimento di questi obiettivi”.

Lo sottolinea il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, in occasione dell’abbattimento del diaframma del portale sud del tunnel di base del Brennero.

“Attualmente ben due terzi del trasporto merci, pari a circa 40 milioni di tonnellate, attraversa il Brennero viaggiando su gomma, mentre solo un terzo utilizza il treno“, spiega Kompatscher, il quale aggiunge che “una volta completato il tunnel, questo rapporto sarà ribaltato. Anche i treni passeggeri potranno utilizzare il BBT, e ciò trasfomerà questo progetto in un elemento in grado di unire paesi diversi all’interno dell’Unione Europea”.

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Dei 230 km. previsti per il tunnel di base del Brennero, ne sono attualmente stati scavati 93, e in occasione di Santa Barbara, patrona dei minatori, il presidente Kompatscher ha ringraziato anche i tanti lavoratori che si stanno impegnando a fondo per la realizzazione di quest’opera.

Il BBT rappresenta il “cuore” del corridoio TEN scandinavo-mediterraneo che va da Helsinki, in Finlandia, a La Valletta (Malta). La progettazione del tunnel è sostenuta al 50% dall’Unione Euoropea, che co-finanzia anche il 40% dei costi di costruzione e realizzazione.

La restante parte è a carico di Italia e Austria. Ai seguenti link la possibilità di scaricare video e interviste in alta risoluzione.

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Ambiente Abitare

SAT: situazione dei sentieri disastrosa, danneggiati 1800 km su 5500 km totali

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Roberto Bertoldi (vicepresidente) e Luca Biasi (Dipartimento tecnico) della Sat non hanno rilevato grossi danni ai rifugi e già coperti dalle assicurazioni.

Al contrario la situazione dei sentieri è disastrosa, sopratutto per quanto riguarda la fascia “boscata”.

Non si riesce nemmeno fisicamente a passare.

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Nella riunione della Commissione speciale di studio sui danni provocati dal maltempo dell’ottobre scorso sono stati sentiti i vertici della SAT che hanno spiegato il quadro di rifugi e sentieri di loro pertinenza.

All’interno di un gruppo di lavoro coordinato dall’ing. De Col, si sta facendo una ricognizione dei sentieri, concentrata presso il servizio turismo della Pat, che per la parte di competenza Sat si provvede ad alimentare quotidianamente al fine di avere un quadro complessivo il più accurato possibile.

A proposito del come intervenire abbiamo fatto presente che la Sat fa manutenzione ordinaria, attraverso i suoi volontari, sui sentieri iscritti nel catasto sentieri, ma è ovvio che qui parliamo di una manutenzione straordinaria.

L’obiettivo che ci si dovrebbe porre, ha aggiunto Roberto Bertoldi, è legato alla frequentazione dei sentieri: la priorità da darsi deve consentire al turista, quando comincerà la stagione (giugno-settembre), di raggiungere agevolmente almeno i rifugi.

1/3 della rete dei sentieri trentini (1800 km su 5500 km totali) risulta allo stato attuale danneggiata, ha precisato Luca Biasi che nella Sat si occupa in particolare dei sentieri.

Abbiamo un elenco dei sentieri che si può consultare online che riporta e aggiorna quotidianamente lo stato dei sentieri.

Appena abbiamo dati nuovi modifichiamo tempestivamente le notizie al riguardo.

C’è una squadra di intervento rapido di soci altamente competenti della Sat che operano nelle emergenze, ha aggiunto. Una struttura formata da 46 componenti (volontari) che si affiancano durante l’anno a tamponare le situazioni più gravi.

Il responsabile del servizio turismo e sport della Provincia Romano Stanchina ha aggiunto che ci sono anche migliaia di sentieri non inseriti nell’elenco provinciale ed occorre, per una questione di sicurezza e di economia turistica, considerare anche questi ultimi.

Il tavolo di lavoro già citato sta affrontando anche il tema della comunicazione da dare al turista sul territorio. Una comunicazione concordata con Trentino Marketing che contenga da un lato l’informazione necessaria alla sicurezza, ma che dall’altro sia studiata per non recare danni all’immagine turistica del Trentino.

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Ambiente Abitare

L’energia del futuro? Solo ed esclusivamente Sole

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Produrre, conservare e distribuire energia solare in quantità sufficienti per risolvere nel tempo i problemi mondiali di approvvigionamento.

Quest’anno la campagna 5 per mille dell’Università di Trento chiede aiuto ai contribuenti per finanziare “Solo Sole”, il progetto green del Dipartimento di Fisica che punta dritto al cuore dei tanti problemi economici, sociali e ambientali che affliggono il nostro Pianeta.

E propone di risolverli con l’aiuto di un unico grande motore di cambiamento: l’energia.

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Non quella prodotta dai tradizionali combustibili, ma quella che viene dal sole e che, con l’aiuto di tanta scienza e tecnologia e copiando un po’ dalla natura potremmo un giorno utilizzare per alimentare qualsiasi attività umana.

ENERGIA PER TUTTI E SEMPRE DISPONIBILE – Cosa succederebbe se fossimo in grado di produrre ogni oggetto di consumo usando solo energia solare? Se ce ne fosse così tanta disponibile da non doverci più preoccupare di illuminare le nostre città, far funzionare le fabbriche, garantire i trasporti e l’accesso al cibo e all’acqua alla popolazione mondiale? Una disponibilità illimitata di energia in ogni parte del pianeta potrebbe forse porre fine a conflitti e tensioni geopolitiche e contribuire a risolvere i grandi problemi globali: fame, disparità economiche, inquinamento, sostenibilità.

Il Sole produce ogni giorno 10mila volte l’energia che ci serve sulla Terra per vivere, produrre e consumare, spostarci, riscaldarci, comunicare. Come fonte di energia è altamente democratica: è disponibile a tutti senza bisogno di essere distribuita

Ma è intermittente, quindi il suo utilizzo è limitato. Sappiamo infatti come catturarla, ma è difficile da immagazzinare per garantire continuità di notte o quando cresce la domanda di energia. Trasformare l’energia prodotta dal Sole in idrogeno tramite elettrolisi dell’acqua è una possibilità a cui si sta lavorando da tempo.

Ma i problemi non mancano: l’idrogeno richiede grandi volumi, è complicato da stoccare e da trattare e va prodotto e usato localmente perché è problematico da distribuire in rete.

COPIARE LA NATURA: UN FULMINE PER CONVERTIRE L’ENERGIA DEL SOLE – Una soluzione innovativa potrebbe arrivare dall’osservazione della natura. Durante un temporale, il fulmine attraversa l’atmosfera e con la forza della sua scarica elettrica dissocia l’ossigeno e lo trasforma in ozono. Allo stesso modo, si può usare l’energia elettrica rinnovabile per produrre una scarica nell’anidride carbonica (CO₂) miscelata ad altri gas. Questa scarica dissocia la CO₂ e produce composti chimici e combustibili: gli stessi generati da fonti fossili. A differenza di questi, però, quelli prodotti riciclando CO₂ consentono di chiudere il ciclo del carbonio azzerando le nuove emissioni.

Inoltre sono pronti per essere immagazzinati e distribuiti in modo efficiente e in grandi quantità. Questa idea, copiata dalla natura, permette di aggirare la produzione di idrogeno e convertire direttamente l’energia del sole (o di altre fonti rinnovabili come vento e acqua) in idrocarburi. Quindi, in energia per le nostre case e per le fabbriche, e in moltissimi beni di consumo. Un’elettrificazione dell’economia che cambierebbe la faccia del nostro pianeta.

La comunità scientifica sta guardando con interesse a questa nuova rivoluzione verde per i vantaggi che porterebbe.

Niente più problemi di immagazzinamento dell’energia; riciclo continuo della CO₂ con riduzione dell’inquinamento; sviluppo e crescita compatibili e rispettosi dell’equilibrio ambientale e socio-economico del Pianeta. L’alto costo e l’inerzia nei confronti dei processi di riconversione, uniti all’abitudine consolidata all’utilizzo delle solite reti di approvvigionamento e agli equilibri di potere politici ed economici, hanno per il momento reso poco appetibile un cambiamento globale di mentalità. Ma il miglioramento tecnologico potrebbe invertire questa tendenza, mostrando come i vantaggi, anche in termini economici, siano maggiori rispetto all’investimento in combustibili fossili.

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DISSOCIARE LA CO₂ – Il primo passo per rendere economicamente più conveniente questo approccio è lavorare sul processo di dissociazione della CO₂ per renderlo ancora più efficiente. «Finora osservare il fenomeno di dissociazione durante l’esperimento in laboratorio è stato come guardare in una scatola nera. Impossibile misurare quanta CO₂ sia stata dissociata nella scarica», spiega Paolo Tosi, responsabile del Laboratorio di Fisica atomica e molecolare dell’Università di Trento. «Ma grazie a una tecnica innovativa di spettroscopia laser di nostra invenzione le cose sono cambiate.

Questa tecnica diagnostica si basa sull’uso di uno stato quantistico come sensore. Proprio come un “agente sotto copertura”, la molecola “sensore” è sensibile all’ambiente circostante, ne capta tutte le informazioni utili. Osservando questa molecola, otteniamo informazioni indirette sul fenomeno di dissociazione che sta avvenendo all’interno. Lo possiamo misurare. È come se dell’evento girassimo un video a fotogrammi super ravvicinati, con altissima definizione».

Ma non è tutto. Il progetto di ricerca condotto dal gruppo di Paolo Tosi ha raggiunto un altro importante risultato: «Siamo riusciti a lavorare sulla durata delle scariche elettriche, raggiungendo impulsi di durata molto breve, circa 10 miliardesimi di secondo. Sono scariche brevi, molto più efficienti perché potenti. Questo dimostra che la tecnologia funziona. È possibile e potrà essere presto molto conveniente trasformare l’energia del sole in idrocarburi attraverso la dissociazione della CO₂.

Ora dobbiamo lavorare per ingegnerizzare questo processo affinché possa essere realizzabile anche fuori dai laboratori. Là dove serve, dove splende il Sole».

La scommessa è dunque di portare questa tecnologia fuori dai laboratori per metterla a servizio del sistema economico e produttivo.

Ma la strada è ancora lunga e per testare queste tecnologie e renderle disponibili al mercato c’è ancora molto da fare. Servono risorse per comperare attrezzature e investire nelle carriere di giovani ricercatori e ricercatrici. Per questo l’Università di Trento ha deciso di devolvere tutti i proventi dalla raccolta del 5per mille 2019 al progetto “” del Laboratorio di Fisica atomica e molecolare.

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Ambiente Abitare

Contro zanzare e specie invasive arriva «Epilab»

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Fondazione Edmund Mach e Fondazione Bruno Kessler insieme per contribuire alla lotta contro le specie aliene.

E’ stata presentata oggi, nell’ambito di una giornata di studio sulle malattie trasmesse da vettori rivolta a medici e veterinari, l’unità di ricerca mista Epilab.

L’unità studia le malattie trasmissibili e, per quanto riguarda le malattie da vettore, avrà il compito di quantificare sia il rischio sanitario associato alla presenza di zanzare vettrici di patogeni, sia l’eventuale diffusione degli stessi mediante modelli matematici e statistici.

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Nell’ambito della giornata di studio, organizzata FEM e FBK in collaborazione con APSS e PAT dedicata alle “Arbovirosi: una problematica emergente” e rivolta agli operatori della Sanità Pubblica Medica e Veterinaria del Trentino, è stato fatto un aggiornamento sulle principali arbovirosi attualmente circolanti in Italia e sulle relative implicazioni operative e legislative necessarie per prevenire e controllare la trasmissione di tali virosi in ottica transdisciplinare di One Health.

In apertura della giornata sono intervenuti il segretario generale di FBK, Andrea Simoni, il direttore generale FEM, Sergio Menapace, il direttore di Igiene e Sanità pubblica di APSS, Valter Carraro.

Tra i relatori dell’evento Roberto Rosà e Stefano Merler, entrambi facenti parte del personale permanente di Epilab, che hanno illustrato tecniche e risultati concernenti la modellizzazione e predizione degli eventi epidemici causati da queste arbovirosi.

In Trentino l’obiettivo di EPILAB è ottimizzare il servizio di prevenzione e risposta alle arbovirosi ovvero le malattie virali trasmesse da vettori. L’area di studio sarà il territorio provinciale, dove vengono svolti appositi monitoraggi, ma l’unità ha attive diverse collaborazioni sia in campo nazionale che europeo.

L’Unità è finalizzata a sviluppare di modelli di rischio epidemiologico a supporto delle decisioni per la Sanità Pubblica.

Laboratori all’avanguardia per la ricerca in ambito molecolare ed entomologico e su una piattaforma GIS/Remote sensing per l’analisi spaziale e la modellizzazione dei rischi. Complessivamente la squadra di Epilab consta attualmente di 15 ricercatori, tra cui sei postdoc e due dottorandi, tre ricercatori senior, un medico, un veterinario e due tecnici.

“Fondazione Bruno Kessler – le parole del segretario generale di FBK, Andrea Simoni – ha sviluppato negli anni competenze e professionalità importanti nell’ambito dell’epidemiologia quantitativa delle malattie infettive, testimoniate dalle numerose pubblicazioni scientifiche di alto impatto, che hanno anche portato recentemente alla collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità su temi importanti come quello della valutazione dell’efficacia del vaccino contro l’Ebola.”

Il direttore generale FEM, Sergio Menapace, ha spiegato che il cambiamento climatico, oltre a rappresentare una minaccia diretta alla salute umana, favorisce anche la presenza di specie di insetti alieni provenienti da aree tropicali che possono avere un impatto notevole sia sull’agricoltura e sulla bioeconomia sia sulla salute umana. “L’attività del Centro di ricerca e innovazione FEM – ha sottolineato- seguendo il principio guida “One Health” è focalizzata, come attestano la produttività scientifica ad impatto in materia che la partecipazione in gruppi scientifici internazionali, allo studio dei fattori che comportano un aumento di rischio sanitario per i lavoratori del settore agro-forestale e per la popolazione in generale connesso alla trasmissione di malattie virali quali l’encefalite virale da zecche (TBE) o altre malattie virali che possono essere trasmesse da zanzare, come nel caso del Virus del Nilo”.

Il direttore di Igiene e Sanità pubblica di APSS, Valter Carraro, ha ricordato le attività di sorveglianza integrata umana e veterinaria condotte dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari, attuate per monitorare nel territorio provinciale la presenza di eventuali casi di infezioni nell’uomo e negli animali. “Tali informazioni – ha detto- integrate con la sorveglianza entomologica sugli insetti vettori consente di valutare e gestire il rischio”.

Ha inoltre sottolineato l’importanza dell’informazione ai medici curanti affinché pongano attenzione diagnostica alle malattie da arbovirus e segnalino eventuali casi sospetti.

Le arbovirosi rappresentano una problematica emergente a livello globale con conseguenze importanti anche per la sanità pubblica del Trentino.

Le cause del fenomeno sono molteplici: su tutte la grande mobilità di merci e persone causate dalla globalizzazione negli ultimi trent’anni e i cambiamenti climatici in atto, fattori che favoriscono e condizionano in primis la presenza, la distribuzione e il ciclo di sviluppo sul territorio di varie specie di artropodi di interesse sanitario.

Nel corso delle ultime tre decadi infatti, si sono registrate sul territorio provinciale variazioni di incidenza di malattie come l’Encefalite Virale da Zecche (TBE) ma anche la comparsa di infezioni esotiche trasmesse da vettori endemici (Usutu Virus) nonchè specie aliene di vettori, come la zanzara tigre e la zanzara coreana, che rappresentano un rischio potenziale di diffusione di malattie tropicali come la Chikungunya e la febbre dengue. 

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