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Arte e Cultura

Le stelle di Natale al Castello del Buonconsiglio

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La magia delle stelle di Natale sarà protagonista al Castello del Buonconsiglio con il giardino di Castelvecchio, abbellito da nuove decorazioni natalizie e con le attività dove le famiglie potranno creare diversi tipi di stelle.

L’ 8 dicembre recital teatrale dedicato alla mostra di Hayez.

Anche quest’anno la magia del Natale sarà protagonista al Castello del Buonconsiglio di Trento con i giardini decorati a festa, attività per famiglie, visite guidate e le mostre dedicate alla Madonna in Blu, a Francesco Hayez e ad Andrea Riccio.

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Fino al 7 gennaio gli spazi verdi davanti alla caffetteria, i ciliegi, e i cachi saranno decorati con bocce rosse e luminarie.

Quest’anno, dopo le devastazioni che hanno distrutto parte dei nostri boschi, il museo ha deciso di non utilizzare alberi veri per abbellire il giardino di Castelvecchio creando sagome in legno a forma di abeti ingentiliti con luci e colori.

Il pergolato che porta da Castelvecchio al Magno Palazzo è decorato con le classiche bocce rosse e stelle d’argento.

Durante il mese di dicembre il Museo proporrà particolari visite guidate al Castello del Buonconsiglio nelle giornate di sabato 8, 15, 22 dicembre ad ore 15.00 e domenica 9, 16, 23 dicembre ad ore 10.30.

Domenica 2 e 16 dicembre ad ore 15, il museo dedica alle famiglie attività di laboratori creativi per realizzare assieme un segno natalizio. Tema centrale: la stella, a cui è dedicato quest’anno l’allestimento del giardino di Natale del castello. All’interno dei laboratori si potranno realizzare stelle con differenti tecniche, da scegliersi sulla base dei propri interessi e attitudini: stelle di carta per decorare le finestre, stelle “naturali” in legno e bacche da appendere all’albero, stelle preziose ornate da foglia d’oro, lanterne e… tante altre idee.

Nelle giornate di sabato e domenica di dicembre (ultimo appuntamento sarà domenica 23 dicembre) il museo propone alle famiglie per tutta la giornata dalle 10 alle 15.30 un kit per una visita autogestita, ma stimolante e coinvolgente. Ispirato dal giardino di Natale, quest’anno dedicato al tema delle stelle e delle note musicali, il percorso “inseguendo una stella” tocca, attraverso 12 tappe nel castello, spazi significativi che narrano storie e consentono di scoprire, divertendosi, ambienti e aspetti decorativi del monumento e delle collezioni museali.

Sabato 8 dicembre alle ore 18 e in replica alle ore 19.00, sarà proposto dal museo il recital realizzato in occasione della mostra “Sotto il cielo d’Egitto. Un capolavoro riscoperto di Francesco Hayez” in collaborazione con la compagnia teatrale “La Burrasca”.

 

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Spettacolo

«Tempo di Chet» al teatro Sociale: la forza centripeta dell’abisso

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Ancora per tre giorni, fino a domenica, al teatro Sociale si rappresenta Tempo di Chet – la versione di Chet Baker, scritto da Leo Muscato e Paola Perini e prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano.

Si tratta di un atto unico, la cui peculiarità è di essere accompagnato dal vivo da un trio jazz composto dal luminare Paolo Fresu (tromba e flicorno), Dino Rubino (piano) e Marco Bardoscia (contrabbasso).

Paolo Fresu ha dimostrato più e più volte il suo legame con Baker: già nel 2001 aveva inciso (con Rava, Bollani ed altri) un bell’album tributo all’artista statunitense, Shades of Chet, e più recentemente, nel 2014, ha fornito il testo per accompagnare le foto prese da Luciano Viti in Chet & Miles (Davis, ovviamente).

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Il testo ricostruisce la complicata esistenza del trombettista e cantante, dall’infanzia sino alla drammatica conclusione ad Amsterdam, nel 1988, in scene che ne tratteggiano le vicissitudini e circostanze connesse quando utile dalle narrazioni degli altri personaggi.

A profondere vita all’ombra di Baker è Alessandro Averone, che si muove con misura per tutta la scena, laddove richiesto dalla circostanza barcollando lievemente in preda agli umori ed alle sostanze che agitavano il suo personaggio.

Attorno a lui altri sette attori in molteplici ruoli: Rufin Doh, Simone Luglio, Debora Mancini, Daniele Marmi, Graziano Piazza, Mauro Parrinello e Laura Pozone incarnano alla bisogna i genitori, i colleghi, gli amici.

Dirige questa completa fusione di tempi ed elementi il regista Leo Muscato.

La vicenda si dipana in senso cronologico, ma al contempo avviene in uno spazio interamente mentale: ben presto vien fatto capire che tutto quanto è già avvenuto e lo stesso protagonista è già scomparso – o tutt’al più la sta rivivendo nei suoi estremi momenti.

Le date non sono essenziali ed infatti non vengono fornite, ma vogliamo qui provare a proporne qualcuna per chi fosse interessato: infanzia nel 1939, periodo militare nel 1948, il sodalizio con Gerry Mulligan (’52-’53), un lungo tour europeo con tra altri il pianista Dick Twardzik finito in tragedia (’55-’56), i travagliati soggiorni in Europa ed il terzo matrimonio (1965), la perdita dei denti nel 1966, Il lento ritorno alle scene e la fine nel 1988.

E su tutto la crescente influenza dell’eroina, il crollo della reputazione causato dalla conseguente inaffidabilità (eccessiva perfino per un jazzista), la crisi di popolarità che ha colpito il jazz moderno.

Dalla chiave proposta dalla rappresentazione e da quanto ho letto per prepararmi alla serata, si potrebbe dire che Chet Baker aveva principalmente un problema: era nato per essere un’anima persa.

Il talento cristallino per la musica e l’aspetto di un modello lo portarono sempre più in alto finché non fu chiamato a fare uno sforzo per mantenere la sua vita sotto controllo, ma si dimostrò troppo fragile ed esitante per riuscirvi.

Baker non fu un trombettista virtuoso, un Dizzy Gilllespie: il suo fascino risiede nell’interpretazione, nell’espressione che sapeva trasmettere al suo pubblico.

Ed interrogandosi sull’apparente contrasto tra una vita caotica ed una musica misurata e cristallina, Fresu si chiede “come mai la complessità dell’uomo ed il suo apparente disordine (conflittuale?) abbiano potuto esprimersi in musica attraverso un rigore formale così logico e preciso”.

Impossibile a stabilirsi ormai, ma forse questo contrasto spiega perché un uomo che viveva la vita come una foglia in balia dei venti fosse tanto spasmodicamente attaccato alla musica: perché era l’unica zona della sua esistenza che sapesse in effetti dirigere, ove sentisse di poter essere un sé stesso scevro da quelle che sapeva crudelmente bene essere le sue mancanze.

In un momento del dramma si menziona Kierkegaard, il quale definì il poeta “un uomo infelice, che nel cuore cela profonda sofferenza, ma le cui labbra sono formate in un modo tale da far sì che appena sospiri e lamenti vi passino attraverso, prendano il suono di splendida musica”.

La scenografia di Andrea Belli è un versatile impianto con più livelli e porte, capace grazie a giochi di luce (di Alessandro Verazzi) di diventare vuoi un locale notturno (habitat naturale dei jazzisti), vuoi una scena urbana, vuoi un puro spazio mentale, il tutto lasciando un palcoscenico nel palcoscenico per i musicisti.

Il folto pubblico, tra cui chiaramente ben rappresentati gli amanti della musica, ha applaudito con calore, alcune volte al termine di momenti musicali, ma forse non quanto avrebbe voluto: Muscato, Fresu e tutta la produzione erano presenti per omaggiare il jazz, il ritmo non poteva interrompersi.

Lo affermo perché in una circostanza ho visto un attore entrare in scena durante un applauso e rivolgersi verso la sala con un piccolo gesto che invitava alla calma: come ad un concerto di musica classica, l’idea era che gli applausi fossero da tenersi per la conclusione.

Ah sì, la musica: lo spettacolo ne trabocca, è il caso di dirlo, nel testo e concretamente.

Chiunque apprezzi il jazz moderno ne sarà entusiasta, come promesso dalla statura del trio schierato per l’occasione.

Il dramma in sé (perché di dramma si tratta: un paio di battute qui e là ed il ritmo del dialogo non cambiano il tono serio del materiale) sarà d’interesse per chi ama le biografie o le storie vere: la droga e la marginalità escludono categoricamente che la serata sia leggera – questa non vuol essere una critica, tanto più che molte storie classiche, ed altrettante vite interessanti, sono del medesimo tenore.

Come da qualche parte nel mondo si sta rappresentando Re Lear, così si continuano a rivisitare le vite dei grandi anche quando il viaggio è arduo e la fine malinconica; per rimanere nel campo di Tempo di Chet, la vita di Charlie Parker raccontata da Clint Eastwood in Bird rimane forse il miglior film mai prodotto sul jazz e credo che un buon numero dei presenti stasera e le prossime sere sarà spinto ad esplorare filmati, incisioni, biografie e documentari su Chet Baker.

Il materiale è abbondante.

Paolo Fresu ed il cast di Tempo di Chet incontreranno il pubblico al teatro Sociale alle 17 e trenta di venerdì; Chet sarà nuovamente in scena venerdì 7 e sabato 8 dicembre alle venti e trenta ed ancora domenica 9 dicembre alle sedici. La rappresentazione si è conclusa alle dieci e quarantacinque.

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Musica

Rovereto, concertone dell’Immacolata con Angelo Branduardi: parte dell’incasso a favore di “Calamità Trentino 2018”

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Andrà alla campagna “Calamità Trentino 2018” promossa dalla Provincia autonoma di Trento una parte dell’incasso (30%) proveniente dai ticket del “Concertone dell’Immacolata 2018”, lo ha deciso la Giunta del Comune di Rovereto. Il concerto di Angelo Branduardi si terrà l’8 dicembre, alle ore 21.00, al Mart a Rovereto. (altro…)

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Musica

La quindicenne trentina Camì presenta il suo primo singolo «Paranoia»

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E’ stato presentato mercoledì scorso a Trento presso il ristorante Ca dei Gobj, il primo inedito “Paranoia, dell’etichetta Global Label Records Italy dell’artista e trapper quindicenne trentina Camilla Merler, in arte Camì.

Camì ha sempre avuto la passione per la musica che è iniziata suonando fin da bambina la tromba a tiro nella Banda di Trento.

Nel 2015 la svolta musicale l’ha portata ad intraprendere un diverso percorso di crescita dedicandosi esclusivamente al canto presso PM Percorsi Musicali del Direttore artistico Luca Valentini e della Vocal Coach Carolina Roat.

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Camì ha già partecipato anche ad alcuni concorsi canori nazionali riuscendo sempre a classificarsi per le finali.

Il videoclip di “Paranoia” è pubblico, può essere visionato e scaricato gratuitamente dal canale YOUTUBE dell’artista.

Il brano di Camì è molto orecchiabile e incastra bene le strofe con un bel ritornello.

Il continuo ripetersi del tema, una della caratteristiche di questo tipo di musica, è molto originale e mai banale.

Bella la costruzione del videoclip, che nella sua prima parte cammina in parallelo alla musica grazie agli agli sfondi e ai colori dark.

Nella parte finale pare però fuori tema.

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