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Spettacolo

È morto Ennio Fantastichini stroncato da una leucemia

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E’ morto a Napoli il popolare attore Ennio Fantaschini.

Era ricoverato da più di due settimane nel Reparto di Rianimazione del Policlinico della Federico II, diretto da Giuseppe Servillo, per le complicanze di una leucemia acuta promielocitica.

Per Fantastichini, 63 anni, fatali sono state le complicanze emorragiche della neoplasia ematologica di cui era affetto.

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In particolare a stroncarlo sono state le emorragie cerebrali che hanno fatto seguito a complicanze polmonari ed intestinali.

L’attore sessantatreenne nei giorni del ricovero era costantemente monitorato dal team medico del professore Giuseppe Servillo e sottoposto a cure intensive nel tentativo di farlo riprendere. Oggi a causa delle complicanze è deceduto.

Ennio Fantastichini ha alle sue spalle una carriera ricca di successi e di grandi soddisfazioni come il capolavoro di ‘Porte Aperte’, che gli ha permesso di raggiungere nel 1991 diversi premi come il ‘Ciak d’oro’, il ‘Nastro d’argento’ e il ‘Premio Felix’

Secondo figlio di un maresciallo dei Carabinieri, nel 1975 si era trasferito da Fiuggi (dove il padre comandava la locale stazione) a Roma, per studiare recitazione all’Accademia nazionale d’arte drammatica, avendo esordito all’età di 15 anni a teatro in un’opera di Samuel Beckett ed in altri spettacoli teatrali.

Nel 1982 con il film Fuori dal giorno esordisce sul grande schermo.

Recita una piccola parte nel film I soliti ignoti vent’anni dopo (1985), regia di Amanzio Todini, al fianco di Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni. Nel 1988 è coprotagonista, con Laura Morante e Mario Adorf, del film I ragazzi di via Panisperna, regia di Gianni Amelio, ove interpreta Enrico Fermi.

Il suo più grande successo lo ottiene con Porte aperte (1989) di Gianni Amelio, grazie al quale, interpretando il personaggio di Tommaso Scalia accanto al suo maestro Gian Maria Volonté, riceve vari premi: Ciak d’oro 1991, Nastro d’argento (miglior attore non protagonista), European Film Awards (scoperta dell’anno) e il Premio Felix 1991.

Attore sanguigno ed incisivo, ottiene grande successo la sua interpretazione del romano prepotente con Sabrina Ferilli nel film Ferie d’agosto (1996) di Paolo Virzì, grazie al quale ottiene una nomina per il David di Donatello 1996.

Oltre ad aver interpretato numerosi film Fantastichini recita con successo nelle miniserie TV, La Piovra 7 (1997), a quella impegnata Sacco e Vanzetti (2005), in cui interpreta l’anarchico Bartolomeo Vanzetti (ruolo interpretato nel film di Montaldo proprio da Volonté), fino a quella in costume La freccia nera (2006), in cui impersona il ruolo del perfido nobile medievale Raniero.

Nel 2007 recita nel film Saturno contro di Ferzan Özpetek e nel 2008 nel lungometraggio Fortapàsc diretto da Marco Risi. Nel 2010 è diretto ancora da Ozpetek al fianco di Alessandro Preziosi, Riccardo Scamarcio ed Elena Sofia Ricci in Mine vaganti, per il quale vince il David di Donatello come miglior attore non protagonista.

Era il fratello minore dell’artista Piero Fantastichini (pittore e scultore).

Grazie a Wikipedia per le informazioni

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Spettacolo

Alessandro Serra a Rovereto con Frame, ispirato da Edward Hopper

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Sabato 16 febbraio alle 21 va in scena a Rovereto, all’auditorium Melotti, Frame (2017), di Alessandro Serra (anche regista, scenografo, costumista, responsabile delle luci).

“Frame” è uno spettacolo che si ispira all’universo pittorico di Edward Hopper, pittore statunitense che ben rappresentò l’America interiore, quella più solitaria e desolata degli anni ’50.

Serra ha voluto rendere omaggio ad un artista e alla sua capacità di ricreare un’esperienza e renderla visibile a tutti, anche solo per un istante. Immagini con cui il regista sardo riempie il palcoscenico in questo suo ultimo lavoro.

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Due grandi pareti grigie che convergono verso il fondale, al cui interno si apre una cornice rettangolare cava (frame, cornice in inglese). Sul palco cinque attori si muovono in questa scatola scenica, riempiendo lo spazio in rituale silenzio.

Serra stesso presenta così il suo lavoro: “Frame si ispira all’universo pittorico di Edward Hopper.

Ogni sua opera è stata trattata come un piccolo frammento di racconto dal quale distillare figure, situazioni, parole.

Una novella visiva, senza trama e senza finale, direbbe Cechov, una porta semiaperta per un istante su una casa sconosciuta e subito richiusa.

Di Hopper non mi interessano le indubbie qualità pittoriche quanto piuttosto la capacità di imprimere sulla tela l’esperienza interiore. Ricrearla in scena. Farla vedere, anche solo per un istante.

Nei suoi quadri non vi è alcuna intenzione morale o psicologica, egli semplicemente coglie il quotidiano dei giorni. Opere straordinarie compiute attraverso l’ordinario.

Quanto più consuete sono le ambientazioni, abitate da figure semplici, tanto più si rivela la magia del reale.

Non c’è tempo per descrivere, tutto accade in un soffio. In un soffio si rappresenta la verità interiore.

C’è un dentro e c’è un fuori che osserva ma non vi è alcun intento voyeuristico, nessuna perversione.

Una castità e un pudore che si sprigionano quando si è riconciliati, calmi, scaldati dal sole”.

Frame

Di Alessandro Serra

Con Francesco Cortese, Riccardo Lanzarone, Maria Rosaria Ponzetta, Emanuela Pisicchio, Giuseppe Semeraro

Prodotto da Cantieri Teatrali Koreja con Compagnia Teatropersona

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Spettacolo

«Con il bene vinci il male». Al PalaRotari la Divina Commedia spiegata da Vivaldelli

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La Divina Commedia molto spesso viene ignorata perché troppo lunga, non viene capita, viene lasciata come cimelio nelle biblioteche.

Quello di ieri sera al PalaRotari è stato un’affascinante viaggio nella Divina Commedia con un »Cicerone» d’eccezione; il professor Gregorio Vivaldelli.

La proposta è stata dell’Arcidiocesi di Trento, in collaborazione con la Biblioteca Vigilianum.

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Il professore è stato in grado di dare una nuova vita a questo capolavoro straordinario (si fa fatica a  trovare aggettivi più grandi), ma non solo.

È stato in grado di attualizzarla fino ai giorni nostri, facendo capire come quattordicesimo e ventunesimo secolo in realtà hanno molto in comune.

La facilità nello spiegare concetti all’apparenza complicati, ha fatto sì che si creasse un ponte fra queste due epoche, la prima essenziale per capire la seconda.

Il professore descrive la Commedia con delle parole splendide “è un tuffo nella propria vita”.

In questa serata Vivaldelli si è occupato del VII cerchio dell’Inferno, riservato ai violenti.

Per chi fosse stata la prima volta di questo spettacolo, si è iniziato con un approfondito sommario introduttivo che raccogliesse brevemente i monologhi precedenti.

Leggendo il famoso verso “nel mezzo del cammin di nostra vita” Vivaldelli esordisce così: “il mezzo significa il momento in cui si ha la speranza e il desiderio di costruire la propria vita. Avviene quando io sono in mezzo fra gli altri, e capisco che nell’altro realizzo me stesso. Il troppo individualismo porta all’esclusione, al non essere più in mezzo, e all’essere narcisista”. L’esordio con queste parole sagge rende già l’idea del livello così alto che  in pochi minuti si riesce a raggiungere. La saggezza dantesca così nascosta, inizia ad emergere in maniera trionfante.

Dopo un sommario, che nonostante la parola limitativa, è stato veramente molto ricco, si giunge nel VII cerchio dell’Inferno.

In questo cerchio risiedono i violenti. L’ambiente puzza. È un odore che non si riesce a sopportare.

I violenti, i fraudolenti e i traditori sono i peccati più gravi dell’Inferno e vengono puniti molto ferocemente. L

a loro colpa è quella di aver usato l’intelligenza (un dono di Dio) per danneggiare gli altri. Per questo motivo sono divisi dagli incontinenti attraverso le mura della città di Dite.

A guardia dell’ingresso c’è il Minotauro, simbolo della violenza (primo girone).

Riprendendo frasi del professore “l’uomo diventa bruto quando si abbandona a sembianze bestiali. Non c’è nessun tipo di virilità nell’usare la violenza”.

Nel secondo girone risiedono  coloro che hanno fatto violenze contro se stessi: i suicidi e gli scialacquatori. Il professore fa notare che in questo luogo sia presente Pier della Vigna (1190-1249).

Era il più importante cancelliere di Federico II, ma attraverso delle cattive notizie (il professore ironizza come “fake news”) viene etichettato come un congiurato nei confronti del Re.

Il Re ci crede e lui (secondo Dante) si suicida per la vergogna. Condizione, purtroppo, attualissima di  tutti coloro che vittime di cattive dicerie, non vedono alternative migliori alla straziante idea di lasciar morire il proprio corpo.

Nel terzo girone si stanziano i violenti contro Dio (usurai, sodomiti, bestemmiatori), e nella pioggia di fuoco che fa patire attimi strazianti a tutti coloro che ne sono colpiti, uno sembra non piegarsi al dolore.

È Capaneo (nella Tebaide di Stazio era uno dei sei Re che assaltò Tebe). Sottolinea il professore come questo personaggio rappresenti l’arroganza e la superbia che sta alla base del male. Questi gravi comportamenti si scagliano addirittura contro Dio.

In questo caso il comportamento impertinente di Capaneo, impedisce a Dio di punirlo, e di fargli notare gli sbagli commessi. È la convinzione che una persona sia così e che non possa essere giudicata diversamente da nessuno. Nemmeno da Dio.

Il professor Vivaldelli ha descritto in maniera attualizzata alcuni gironi dell’Inferno con una capacità di dialogo straordinaria.

Il coinvolgimento emotivo da parte del pubblico è stato molto forte, tanto che la sala si è lasciata ad un lunghissimo applauso. L’auditorium strapieno faceva presagire che non sarebbe stata una serata qualunque, e difatti il professore è riuscito ad appassionare un pubblico di tutte le età.

 

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Spettacolo

«Con il bene vinci il male»: domani al PalaRotari la Divina Commedia di Vivaldelli

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Nuovo appuntamento e nuova location domani, martedì 12 febbraio, per l’affascinante viaggio nella Divina Commedia con il professor Gregorio Vivaldelli.

“Con il bene vinci il male” è il titolo della serata in programma al PalaRotari di Mezzocorona (Tn), con inizio ad ore 20.30.

La proposta è dell’Arcidiocesi di Trento, su organizzazione della Biblioteca Vigilianum.

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La scelta del palazzetto rotaliano punta ad ampliare la disponibilità di posti, considerato il grande successo delle precedenti serate, tant’è che a dicembre molti non riuscirono ad accedere all’Auditorium cittadino.

La proposta diocesana si allarga, peraltro, dalla città al territorio, dove, peraltro, Vivaldelli è già molto conosciuto.

Il biblista trentino con la passione per il testo dantesco prosegue ad accompagnare gli spettatori, quasi come un novello Virgilio, nei gironi dell’Inferno.

Superato il VI cerchio, quello degli eretici, si giunge ora al VII cerchio, quello dei violenti.

Il Sommo Poeta farà nuovi incontri con nuovi personaggi in grado di suscitare interrogativi, riflettere sul dramma della violenza e del dolore, generare speranza e parlare al cuore delle persone di ogni tempo con sorprendente efficacia.

Un nuovo tratto di strada nella Divina Commedia in compagnia di Dante, per scoprire quanto sia davvero urgente e attuale la consapevolezza che solo con il bene sia possibile vincere il male, generando così un’umanità rinnovata, aperta a prospettive di pace, di dialogo e di fraternità.

L’appuntamento è per domani, martedì 12 febbraio, ore 20.30, ingresso libero.

Sarà disponibile l’ampio parcheggio interno gratuito con accesso da via del Tonale, 110 – San Michele all’Adige (Tn).

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