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Io la penso così…

Libia, la strada è un’altra – di Padre Alex Zanotelli

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Il governo italiano ha convocato a Palermo una Conferenza Internazionale per sbrogliare la matassa del puzzle libico (12-13 novembre).

Il Forum antirazzista di Palermo insieme ai centri sociali ha convocato in contemporanea un Contro Vertice per aiutare i cittadini a focalizzare quegli aspetti taciuti nell’incontro dei capi di Stato.

Sono stato invitato a partecipare all’ultima serata del controvertice dove ho potuto ascoltare le agghiaccianti testimonianze dei portavoce delle ONG (Sea Watch, SOS Méditerranée, Open Arms e Mare Ionio) che hanno fatto salvataggi di ‘migranti’ in mare.

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Un tema ,quello dei migranti, neanche sfiorato dalla Conferenza che si è focalizzato sui temi securitari ed economici.

Quello che interessava ai potenti riuniti a Palermo era l’immensa ricchezza della Libia, non la sofferenza dei migranti o del popolo libico, frutto di quella spaventosa guerra fatta nel 2011 contro il leader libico Gheddafi.

Una guerra iniziata dalla Francia, appoggiata dall’Italia e dalla NATO per il controllo degli immensi giacimenti petroliferi.

Abbiamo scaricato sulla Libia quarantamila bombe e missili.

Eppure Gheddafi era amico di Berlusconi, legato all’Italia da un trattato di amicizia.

Quella guerra ha prodotto il caos totale in quel paese che ora si ritrova spaccato in tre parti (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan), dove i gruppi armati si scontrano in continuità.

 A farne le spese è il popolo libico, ma ancora di più i migranti africani. Gheddafi aveva dato lavoro a due milioni di loro. Molti hanno tentato la fuga via mare , i più sono rimasti in Libia.

Per bloccare quell’esodo il governo italiano prima con Minniti e poi con Salvini ha stretto un accordo criminale pagato con migliaia e migliaia di morti per mare, con migliaia e migliaia di uomini e donne torturati e stuprati dalle milizie libiche.

Invece di rispondere a questo immenso inferno umano, la Conferenza ha fatto teatro a scena aperta, iniziando dalle sceneggiate del Generale K. Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, che non ha poi partecipato alla plenaria della Conferenza , fino alla foto finale di Haftar e El Serraj (acerrimi nemici!) che si stringono la mano sotto lo sguardo sorridente del nostro Premier Conte. Ma a Palermo nessuno ha firmato nulla, nessuno si è impegnato su nulla.

Non c’è stato un comunicato finale, né una data per le elezioni in Libia.

In prospettiva rimane solo la Conferenza Nazionale promossa dall’ONU, da tenersi in Libia per preparare la strada alle elezioni.

Una scommessa non facile, visto il caos libico. Conte ha promesso invece di riorganizzare l’esercito nazionale(nuovo mercato per le nostre armi!). E’ una vergogna che l’Italia davanti a un tale disastro umano, del quale è in gran parte responsabile, non si impegni seriamente a risolverlo.

Per fare questo l’Italia deve farsi un serio esame di coscienza, ammettendo i crimini commessi durante l’occupazione coloniale della Libia (abbiamo impiccato e fucilato centomila patrioti e libici!) con l’uccisione di Gheddafi (2011).

Con queste premesse storiche, i libici non possono fidarsi di noi! Inoltre se l’Italia è intenzionata veramente a dare una mano, non può permettere all’ENI di gestire la nostra politica verso la Libia.

Altrettanto importante è un incontro fra il nostro paese e la Francia per farla finita con i reciproci sgambetti, sempre per il petrolio.

Poi l’Italia deve coinvolgere in questo processo la UE che non ha una seria politica verso la Libia. (Basta leggere il deludente appello per la Libia lanciato su La Repubblica dall’alto rappresentante della UE, F. Mogherini!) L’Italia deve lentamente costruire una sua politica verso la Libia che metta in primo piano il rispetto dei diritti umani .

Purtroppo tutto questo non si è visto a Palermo. Infatti all’indomani della Conferenza , sono ripresi i combattimenti a Tripoli. E’ una situazione , quella libica, che potrebbe favorire l’emergere dei gruppi jihadisti, quaedisti e dell’ISIS (si parla di migliaia di combattenti!) che potrebbe portare alla creazione di un nuovo Stato Islamico.

Non possiamo continuare a giocare con il fuoco! E’ questo il grido che si alza dal controvertice di Palermo :l’Italia finisca di fare teatrino in Libia, ascolti il grido di chi continua a morire nel Mediterraneo (7-8 persone al giorno) e l’urlo di settecentomila africani prigionieri nei lager libici.Il nostro futuro è legato a nuove e rispettose relazioni di buon vicinato con la Libia, il Nordafrica e l’Africa subsahariana.

Il continente a noi prossimo è l’Africa con enormi potenzialità economiche e umane. Una nostra seria politica estera verso il continente crocifisso porterà beneficio a noi e ai popoli africani.

Padre Alex Zanotelli

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Riva del Garda: caos Inps, ore di attesa senza un minimo di privacy

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«Io la penso così» – Facci sapere anche tu come la pensi – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Spett.Le Direttore,

lunedì mattina 11 marzo 2019  sono stato all’INPS di Riva del Garda.

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Ciò che ho visto è vergognoso.

C’erano 30 persone che aspettavano con un unica funzionaria addetta allo sportello che oltre che rispondere ai cittadini andava e veniva dagli uffici interni a chiedere o prendere pratiche, perdendo tempo e facendo arrabbiare tutti.

Io sono entrato alle 8.30 e sono uscito alle 12.00 per 10 minuti di domande.

Ma la vergogna ancora più grande è il fatto che manchino tutte due le porte che separano la sala d’aspetto con gli uffici per le consultazioni.

Praticamente i presenti erano informati di tutte le richieste dei contribuenti in contrasto con la legge sulla privacy che tanto gli enti sbandierano.

Questo potrebbe configurarsi come reato penale. Se è così che vuole tutelare le persone….

Tutti con le orecchie come radar ad ascoltare i problemi altrui, vergogna è ora che si faccia qualcosa.

Spero che questo mio sfogo venga letto da chi di dovere per così provvedere a sistemare immediatamente le cose.

Renato Calcari

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Trentino: svastiche, enti locali, titoli di studio e mancanza di competenze – di Amedeo Zeni

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«Io la penso così» – Facci sapere anche tu come la pensi – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Gentile Direttore,

ho sempre considerato il Trentino e, di riflesso, l’Alto Adige, come una provincia caratterizzata dalle buone pratiche di amministrazione e dalla diffusione di valori quali la democrazia, la libertá, l’antifascismo e il rifiuto di qualsiasi ideologia che si richiami alla persecuzione cui purtroppo abbiamo assistito con la tragedia della Shoah causata dall’antisemitismo.

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Leggere della nomina a capo della segreteria da parte del nuovo rappresentante per gli enti locali, Mattia Gottardi ( entrato nella giunta provinciale trentina a causa della scomparsa di Rodolfo Borga, sebbene con deleghe ridimensionate e senza vicePresidenza), di una figura proveniente dalla destra xenofoba e antisemita come Marika Poletti lascia francamente esterrefatti e suscita non poche preoccupazioni.

Visto il curriculum della stessa, privo di ogni titolo di studio o competenza specifica per il settore, e noto alle cronache solo per la svastica tatuata sul voluminoso polpaccio, assieme peraltro ad altre “rune e l’intero ciclo tratto dal Canto di Odino del Crepuscolo degli Dei, oltre a varie altre citazioni di Nietzsche” come dichiarato dalla stessa Poletti in un’intervista, sorge spontaneo chiedersi se le Istituzioni, locali e nazionali, lasceranno che l’apologia di fascismo, nazismo e antisemitismo, possa divenire l’unica ragione per essere assunti in Trentino (a spese della Pubblica Amministrazione) a gestire i rapporti con i Comuni e con il Consiglio Provinciale.

Nella speranza che le Istituzioni democratiche, a iniziare dallo stesso Consiglio Provinciale trentino, abbiano uno scatto d’orgoglio e si oppongano a un simile sfregio delle Istituzioni, non resta che attendere che, come in altri casi simili, le forze democratiche e l’opinione pubblica sappiano creare i necessari anticorpi democratici e civili a una simile degenerazione.

Amedeo Zeni

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Io la penso così…

Esclusione della massoneria dalla Chiesa: la risposta di Emilio Giuliana a Stefano Bisi

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Sabato abbiamo ospitato l’intervento di Stefano Bisi Gran Maestro del Grande oriente d’Italia che si rivolgeva all’Arcivescovo Metropolita di Palermo Corrado Lorefice, contestando l’esclusione degli affiliati alla massoneria alla pratica della fede con Atto Vescovile.

Oggi ospitiamo la risposta di Emilio Giuliana appassionato studioso della Massoneria.

“L’Arcivescovo Metropolita di Palermo Corrado Lorefici ha sollevato dei personali dubbi in merito a coloro che contemporaneamente sono affiliati alla massoneria e fedeli della Chiesa Cattolica. È bastato così poco per allarmare il Gran Maestro Bisi, il quale ha sentito il dovere di rispondere.

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Ma il figlio della vedova sa benissimo che dopo il Concilio Vaticano II le nuove istanze partorite sono state mutuate a piene mani dai principi massonici. Addirittura, per molti il Concilio Vaticano II° è stato proprio una pianificazione massonica.

È certo che già prima del Concilio Vaticano II molti prelati servivano due padroni, Cristo e Mammona, propendendo per quest’ultima, a tal punto che san Pio X° istituii il Sodalitium Pianum, volto a stanare modernisti e massoni in abito talare. Giovanni XXIII, papa che diede inizio al Concilio Vaticano II°, sicuramente modernista edc è quasi certa la sua appartenenza ad una loggia massonica – La rivista 30 giorni [30 days] tenne anche un’intervista, svariati anni or sono, con il capo dei frammassoni Italiani.

Il gran maestro del Grande Oriente di Italia dichiarò: “Circa quello, sembra che Giovanni XXIII sia stato iniziato, alla loggia massonica, a Parigi, partecipando al lavoro dei seminari di Istanbul.“- . (Ivo Marsaudon, Frammassone del trentatreesimo grado del rito Scozzese: “Il senso dell’universalismo rampante a Roma oggidì è molto vicino al nostro scopo di esistenza… con tutti i nostri cuori noi sosteniamo la rivoluzione di Giovanni XXIII.”). Il giorno della elezione di Paolo VI a Pontefice, il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Giordano Gamberini, esclamò: «Questo è l’uomo che fa per noi!». Alla morte di Paolo VI, lo stesso Gamberini, che come vescovo della “chiesa cattolica di rito antico e gnostica” aveva assunto il nome di Tau Julianus, scrisse sulla “Rivista Massonica” un elogio funebre in qualità di ex Gran Maestro: «Per noi è la morte di chi ha fatto cadere la condanna di Clemente XII e dei suoi successori. Ossia, è la prima volta – nella storia della Massoneria moderna – che muore il Capo della più grande religione occidentale non in stato di ostilità coi massoni … per la prima volta, nella storia, i Massoni possono rendere omaggio al tumulo di un Papa, senza ambiguità né contraddizione.»

Paolo VI, al momento della redazione della cosiddetta “Bibbia Concordata”, pubblicata nel 1968, volle che Giordano Gamberini fosse tra i redattori, e questi tradusse il nuovo “Vangelo di Giovanni”. Don Luigi Villa, nel suo Paolo VI, beato? (Editrice Civiltà, Brescia), riferisce che: «Nel 1965, Paolo VI ricevette in Vaticano il Capo della Loggia P2, Licio Gelli, e in seguito gli conferì la nomina a Commendatore: “Equitem Ordinis Sancti Silvestri Papae”».

Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco I hanno continuato sul solco segnato da Giovanni XXIII e Paolo VI, hanno esaltato il così tanto caro ecumenismo religioso Massonico, vedi gli incontri d’Assisi, i baci del corano, le visite delle mosche, sinagoghe, chiese eretiche e scismatiche.

Nonostante la Chiesa di San Massimiliano Kolbe sia stata superata, sepolta da una chiesa acattolica succursale della massoneria, il “Maestro” del GOI ha voluto vergare il suo disappunto ad un allievo: il Metropolita Corrado Lorefici”.

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