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Arte e Cultura

Baruffe Chiozzotte: Carlo Goldoni apre la stagione di prosa del centro santa Chiara

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Fino a domenica, al teatro Sociale va in scena un grande classico della commedia italiana, le Baruffe Chiozzotte di Carlo Goldoni.

Si tratta di una delle sue opere più note, la cui diffusione è unicamente limitata dall’uso del vernacolo: questa storia potrebbe rappresentarsi in ogni tempo, a qualsiasi latitudine.

Lo spettacolo è una produzione del Teatro stabile del Veneto, per la regia di Paolo Valerio.

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Nel piccolo mondo della Chioggia del diciottesimo secolo tutto si svolge secondo regole e consuetudini ben oliate, finché un giorno il giovane Toffolo (Luca Altavilla) passa presso il gruppo delle protagoniste femminili fresco di paga e, per puro capriccio, offre della zucca abbrustolita a Lucietta (Anna Tringali) e a sua sorella Pasqua (Michela Martini).

Lucietta però ha già un corteggiatore, Titta-Nane (Francesco Wolf), mentre Toffolo non dispiace a Checca (Margherita Mannino), che si offende.

Con il concorso delle di lei sorelle Orsetta e Libera (Francesca Botti e Stefania Felicioli) le cinque avviano un crescendo di ingiurie verbali, momentaneamente placato dal ritorno dal mare degli altri uomini: il marito di Pasqua, Paron Toni (Giancarlo Previati), suo fratello Beppo (Riccardo Gamba), il marito di Libera Paron Fortunato (Valerio Mazzucato).

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Il litigio, e soprattutto la maldestra galanteria di Toffolo, vengono presto a galla.

Giovani più testardi che esperti ed adulti più focosi che saggi fanno sì che la situazione degeneri al punto da richiedere l’intervento dell’autorità nella persona del Cogitore (coadiutore; Piergiorgio Fasolo), trascinato suo malgrado in questa faida rusticana.

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Il regista Valerio offre una chiave di lettura alle vicende della commedia: “Le donne delle Baruffe sono in attesa, hanno una decisa urgenza, quella di non far passare un altro inverno senza essersi maritate”.

Lo svolgimento della commedia lascia però supporre che questa esigenza sia altrettanto sentita della loro controparti, come del resto era il costume del tempo.

Solo pochi decenni dopo Jane Austen, intenta a trasformare storie di ragazze da marito in arte perfetta, ha chiarito: “è una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie”.

Ai pescatori di Goldoni l’assenza d’un borghese solido patrimonio non sembra ostacolo decisivo.

Come s’intuisce dalla trama, questi tre atti sono spiccatamente corali, senza un o una protagonista che spicchi nettamente: come un’orchestra da camera lavorano in ensemble, con brevi passaggi solisti per ognuno.

Il pubblico ha applaudito a scena aperta il Fortunato di Mazzucato, le cui frasi smozzicate e la cui mimica hanno costantemente divertito.

La regia è scattante, orientata verso l’azione e la commedia piuttosto che verso l’introspezione o il tono malinconico che anni or sono aveva messo in rilievo Strehler. Le scene (di Antonio Panzuto) rifiutano ogni concessione al pittoresco: la scena è limitata da drappi bianchi, e solo pochi elementi scenici ed i cambi di luce (di Aldo Berardi) caratterizzano gli ambienti.

All’opposto i costumi d’epoca di Stefano Nicolao ci ricordano che siamo nel Settecento: il contrasto potrebbe risultare straniante, ma ci si abitua senza sforzi.

Il compositore Antonio Di Poli, oltre ad un commento affidato agli archi pizzicati efficace ma che a tratti è risuonato eccessivamente nel teatro, coprendo un paio di dialoghi, ha aggiunto brevi canzoni all’inizio ed alla fine.

In questo spettacolo ha esordito Intermezzi letterari: durante l’intervallo alcuni personaggi iniziano a discutere la commedia in un palco.

Lei è pretenziosa, lui disinteressato. A metter tutti in riga provvede il professor Massimo Rizzante, che fornisce contesto e rilevanza storica all’argomento.

L’idea è bella, e utile per chi non sente urgenza di fare due passi nella pausa.

Unico (possibile) neo: chi non avesse letta la segnalazione all’interno del programma di sala potrebbe aver attribuito la scena alla produzione.

La sola possibile controindicazione che potrei trovare a queste Baruffe è che, naturalmente, tutto il dialogo è in veneziano del tempo – chi non conosca bene almeno il nostro dialetto potrebbe trovarsi in seria difficoltà a seguire l’azione.

Altrimenti, per gli amanti del teatro tradizionale e della commedia, sarà una bellissima serata. Il pubblico, una volta fatto l’orecchio al dialetto, ha apprezzato vivamente, ridendo ed applaudendo con partecipazione.

Le Baruffe Chiozzotte si replicano al teatro Sociale venerdì 23 e sabato 24 novembre alle venti e trenta, ed infine domenica 25 novembre alle sedici. La rappresentazione si è conclusa poco prima delle undici.

A cura di Giordano Bergamo

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