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Trento

Da Arco alle fabbriche di Napoli, la Finanza di Trento stronca la banda dei “falsi di qualità” venduti su Facebook

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Una banda di Napoli gestita dalla famiglia Serlenga, dedita all’importazione, ma soprattutto alla produzione di capi di abbigliamento contraffatti, è stata stroncata dalla Guardia di Finanza di Trento.

Una vera associazione a delinquere che produceva “falsi di qualità” e aveva ben tre fabbriche clandestine di produzione e magazzini sparsi fra Napoli e Volla, a pochi chilometri dal capoluogo campano.

In carcere con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’introduzione nel territorio dello Stato, produzione, commercio e vendita di merci contraffatte sono finiti Umberto Serlenga, 51 anni, Antonio Serlenga, 50 anni, Beniamino Serlenga, 53 anni, Anna Calienno, 52 anni, Giuseppe Serlenga, 52 anni e Alfredo Telese, 42 anni.

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Ai domiciliari con l’accusa di ricettazione e cessione di marchi contraffatti sono finiti Alessia Grussu, 51 anni, Elisabetta Napoli, 46 anni, Carla Serlenga, 27 anni, Patrizia Mormile, 51 anni e  Giuseppe Scurti, 52 anni.

Venivano contraffatti capi di abbigliamento e borse dei marchi più noti che poi erano rivenduti attraverso la piattaforma “Marketplace” di Facebook, ovviamente a prezzi molto inferiori al costo di un prodotto originale.

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Da qui sono partite le indagini della Finanza che attraverso il monitoraggio della rete social ha individuato una donna disoccupata residente ad Arco, Alessia Grussu, 51enne di origini sarde, che faceva da punto di riferimento in Trentino.

Il colonnello Ribaudo

Il colonnello Lampone

Attraverso contatti Facebook quest’ultima aveva conosciuto uno dei componenti del sodalizio criminale e da lì sono partite le “collaborazioni” per lo smercio dei prodotti falsi su “Marketplace”.

Sono 36 in tutto le persone denunciate dalla Guardia di Finanza di Trento, compresi gli acquirenti (di cui due trentini) dei prodotti falsi nel corso dell’operazione denominata “Agorà”, che si è conclusa con l’esecuzione di undici arresti, sei in carcere e cinque ai domiciliari, emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Rovereto (TN).

Dalle prime ore della mattinata di ieri un centinaio di militari delle Fiamme Gialle di Trento, in coordinamento con i colleghi di altre dieci regioni d’Italia, in particolare di numerose pattuglie messe a disposizione dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, hanno eseguito arresti e perquisizioni nei confronti dei componenti dell’associazione per delinquere radicata nel napoletano e con ampie ramificazioni sul territorio nazionale.

Le indagini, iniziate nell’aprile 2018 a seguito di un monitoraggio della rete internet per il contrasto al commercio on-line di prodotti contraffatti, hanno permesso ai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Trento di individuare Alessia Grussu, disoccupata residente ad Arco (TN), che per mezzo del proprio profilo on-line aperto sulla piattaforma “Marketplace” di “Facebook”, si faceva tramite per l’acquisto e la vendita di capi d’abbigliamento e accessori contraffatti, in svariate zone del Trentino-Alto Adige, che venivano spediti da vari magazzini del Napoletano gestiti da un’associazione per delinquere con cui G.A. era entrata in contatto.

Le indagini, condotte attraverso pedinamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno condotto in breve tempo alla ricostruzione di tutta la “filiera del falso” e del commercio illegale on-line di false griffe.

I primi accertamenti avevano dimostrato, attraverso l’esame dei tabulati telefonici, che Grussu aveva stretti contatti con un soggetto in particolare Antonio Serlenga (48 anni), di Napoli, il quale acquistava prodotti contraffatti da varie fabbriche clandestine di Napoli e li spediva via posta ai clienti contattati via internet, facendosi poi pagare tramite Postepay.

I rapporti si sono poi interrotti bruscamente nel giugno 2018 a seguito del rifiuto di sostituire una borsa “Gucci” contraffatta arrivata rovinata via posta alla cliente finale che se n’era lamentata con la Grussu:

Questa si è poi addirittura rivolta a una coppia, Alfredo Telese (42 anni) e Elisabetta Napoli (46 anni), residenti ad Acerra (NA), con precedenti specifici per vendita di prodotti contraffatti, con cui ha proseguito i propri traffici illeciti divenendone socia in affari.

I due si sono rivelati molto più accorti: utilizzavano finti nomi, usavano schede telefoniche intestate a terze persone ed erano in grado di gestire un flusso di capi d’abbigliamento proveniente da Cina, Turchia e Vietnam cui poi apponevano i marchi di alcune delle più note firme, rifornendosi anche di altri capi d’abbigliamento e accessori con marchi contraffatti da un altro gruppo criminale comandato da due campani (Umberto Serlenga, 51 anni e Antonio Serlenga, 50 anni, entrambi di Napoli).

I due gestivano un’organizzazione familiare più ampia, composta da altre sei persone, anch’esse con precedenti penali specifici nel settore del falso che era in grado di produrre e commercializzare borse di ogni tipo delle più svariate “griffe” di alta moda, acquistando le materie prime, organizzando i turni di lavoro e operando in proprio anche a casa.

Il gruppo criminale operava a Napoli, dove disponeva di vari appartamenti e locali, usati per la fabbricazione, deposito e vendita della merce contraffatta, la cui produzione arrivava a 160 “pezzi” al giorno.

Alessia Grussu gestiva gli ordinativi on-line descrivendo i prodotti, illustrandone le caratteristiche e contribuendo a creare un mercato illecito di più ampie proporzioni: non vendeva solo a clienti finali, ma anche a soggetti che rivendevano a loro volta i prodotti contraffatti, come ha rivelato il caso di un ragazzo egiziano residente in provincia di Brescia che in una sola settimana aveva acquistato merce contraffatta per circa mille euro.

Grussu commercializzava sporadicamente anche Rolex contraffatti, acquistandoli sempre on-line per 500,00 euro e rivendendoli a circa 900,00 euro, con un ricarico illecito pari quasi al 100% del costo iniziale.

Ricevute le spedizioni da Napoli, contribuiva anche all’attività di contraffazione dei marchi applicandoli personalmente sui capi di vestiario e sugli accessori; in media il prezzo di una borsa contraffatta viaggiava dai 45 ai 65 euro ma con borse di maggior qualità il prezzo giungeva a circa 200 euro; il guadagno mensile netto di tali traffici le fruttava più di 2.000,00 euro al mese.

La rete di acquirenti, sia privati che commercianti al dettaglio, copriva l’intero territorio nazionale: le perquisizioni hanno interessato dieci Regioni d’Italia, in particolare – oltre a quella di Trento – le province di Milano, Bergamo, Cremona, Venezia, Vicenza, Trieste, Pordenone, Firenze, Roma, Viterbo, Napoli, Caserta, Taranto, Catanzaro, Cosenza, Vibo Valentia e Siracusa.

In esecuzione del decreto di sequestro preventivo del G.I.P. di Rovereto (TN), sono state sequestrate migliaia di euro, sia in contanti sia su conti bancari e carte ricaricabili, corrispondenti ai guadagni ottenuti dal gruppo criminale che saranno segnalati al Fisco in base alle norme sulla tassazione dei proventi illeciti; tutti coloro che hanno acquistato merci contraffatte, una quarantina di soggetti in tutto, sono stati identificati e denunciati per ricettazione.

Nel corso delle quaranta perquisizioni sono stati sequestrati circa diecimila tra capi di abbigliamento (giubbotti, felpe, magliette e maglioni), accessori (scarpe, cinture, borse e borsette) e marchi quali “Moncler”, “Armani”, “Prada”, “Napapijri”, “Woolrich”, “Gucci”, “Fendi”, “Burberry”, “Timberland”, “Dolce &Gabbana”, “Versace”, “Moschino”, “Adidas”, “Luis Vuitton”, Liu Jo”, “Puma”, “Nike” e altri; sono anche stati sequestrati cinque finti “Rolex” di buona fattura, penne e bracciali contraffatti.

Al termine delle operazioni sono state smantellate tre fabbriche clandestine, due a Napoli e una a Volla (NA), dove sono stati sequestrati sei macchinari e attrezzature, tessili rotoli di pellame serigrafato, punzoni metallici e due cliché (Armani e Louis Vuitton), oltre a ventuno cellulari, due computer portatili e sette carte prepagate su cui far transitare il denaro.

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