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UniTrento: bollino digitale in arrivo per 60

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Nuove professioni digitali e soft skills; elementi di project management, digital marketing e social media marketing; strumenti tecnologici come analytics, cyber security, internet of things. Sono alcune delle competenze e degli strumenti acquisiti nel “Samsung Innovation Camp” e che saranno certificate da un badge digitale. L’attestato verrà rilasciato agli studenti e alle studentesse migliori: 60.

Si avvia verso la conclusione il progetto “Samsung Innovation Camp”, che ha coinvolto 16 atenei statali, tra i quali UniTrento. Il progetto che Samsung, in collaborazione con Randstad, ha lanciato l’anno scorso a livello italiano intende accompagnare le giovani generazioni alla scoperta di nuovi scenari professionali.

Roberta Cuel, professoressa responsabile dell’iniziativa per l’Università di Trento, racconta: «In primavera ci sono stati i primi contatti e poi a settembre si è concretizzata la collaborazione con la firma dell’accordo tra Samsung Electronics Italia e il Dipartimento di Economia e Management relativo all’offerta di una attività formativa innovativa a tutti gli studenti dell’Ateneo, sviluppata da Job Guidance».

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La professoressa Cuel sottolinea alcune peculiarità: «L’Università di Trento si è distinta per una partecipazione femminile molto elevata, pari al 50% (188 uomini e 177 donne). Un altro dato che contraddistingue l’esperienza trentina è il tasso di successo: uno su due (178 su 365) ha partecipato a tutto il percorso di formazione online. Infine, considerando il gruppo dei 60 finalisti, il loro voto medio (94/100) è molto alto».

“Samsung Innovation Camp” si è articolato in otto moduli di lezioni online sui temi salienti dello scenario digitale contemporaneo integrati da testimonianze di professionisti e da casi di successo. Quindi la selezione dei 60 migliori studenti e studentesse, che ora elaboreranno dei progetti innovativi di consulenza (project work) richiesti da due aziende del territorio (Concessionaria Dorigoni e Risto Technology).

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Pronti per la “quarta rivoluzione industriale”

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Il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Trento presenta la propria offerta formativa e le linee di ricerca agli stakeholder del territorio nella “Giornata di Dipartimento”

L’appuntamento è per domani, mercoledì 23 gennaio dalle 8.30 a Rovereto, nella sede di Trentino Sviluppo.

Automazione e interconnessione sono le parole d’ordine della trasformazione che sta interessando il comparto industriale, dallo sviluppo di nuovi prodotti e servizi, alla ricerca e innovazione, fino alla validazione e alla produzione.

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Un processo di cambiamento a vari livelli – di modelli, strategie, obiettivi – che per impatto e importanza è stato definito “la quarta rivoluzione industriale”.

Nella partita di Industria 4.0 giocano da attori primari le università e i centri di ricerca, come portatori di innovazione e formatori di competenze.

Il Dipartimento di Ingegneria industriale (DII) è stato riconosciuto dal MIUR tra i dipartimenti eccellenti a livello nazionale nell’area “Ingegneria Industriale e dell’Informazione” e finanziato con ulteriori 6,6 milioni per svolgere attività di ricerca e alta formazione.

Una dote che va ad aggiungersi alla sua capacità di attrarre finanziamenti: 2,9 milioni solo nel 2017 di cui circa due terzi derivanti da progetti di ricerca europei e circa un terzo frutto di contratti stipulati con aziende.

È con queste credenziali che il Dipartimento si pone all’attenzione del territorio, delle istituzioni e del mondo industriale.

Per farlo, organizza una Giornata di Dipartimento, che si terrà mercoledì prossimo 23 gennaio dalle 8.30 nella sede di Trentino Sviluppo a Rovereto.

Un luogo scelto non a caso che testimonia l’attenzione del Dipartimento per il Polo della Meccatronica e, in particolare, per la PRoM Facility.

In questa occasione sarà presentata l’offerta didattica con i punti di contatto con il piano Industria 4 e i numeri che descrivono l’attrattività del Dipartimento nei confronti dei giovani: ben 349 studenti e studentesse hanno indicato Ingegneria industriale come prima scelta quest’anno ai test d’ingresso, a fronte di 200 posti disponibili.

L’offerta formativa prevede il corso di laurea triennale in Ingegneria Industriale, due corsi di laurea magistrale in lingua inglese (Mechatronics Engineering e Materials and Production Engineering) e un dottorato di ricerca in Materials, Mechatronics and Systems Engineering.

Ottime anche le opportunità di impego post laurea: a un anno dal conseguimento del titolo il 90% dei laureati è occupato (fonte Almalaurea).

Tra i punti forti della didattica, l’interdisciplinarietà dei percorsi formativi, la laurea magistrale in inglese, la rete internazionale di collaborazioni con opportunità di svolgere tesi all’estero (un’opportunità che coglie il 15-20% dei laureati e delle laureate magistrali).

La Giornata di Dipartimento sarà anche un momento di ascolto delle richieste di competenze provenienti dal mondo del lavoro e dei suggerimenti che potranno arrivare dal mondo imprenditoriale.

Con un obiettivo: mantenere aggiornata l’offerta formativa e renderla sempre più interconnessa con la ricerca condotta in Dipartimento.

Tra le linee di ricerca che saranno presentate durante la Giornata e che appaiono al momento più promettenti vi è, ad esempio, il progetto ingegneristico “Sistemi meccatronici flessibili e indossabili basati su materiali multifunzionali”, che ha l’obiettivo di creare una nuova classe di tecnologie indossabili basata su strutture deformabili, realizzate con materiali smart e dotate di attuatori e sensori integrati. Ambiti applicativi principali saranno l’active ageing, la riabilitazione, la protezione civile e lo sport.

La partecipazione alla Giornata di Dipartimento è libera.

Il programma è consultabile sul sito web del Dipartimento, all’indirizzo:

https://webmagazine.unitn.it/evento/dii/53828/giornata-di-dipartimento

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All’Università di Trento si costruisce il cervello bionico

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Incontro di avvio questa mattina al Polo Ferrari per “Backup”, progetto interdisciplinare coordinato da Lorenzo Pavesi del Dipartimento di Fisica.

Finanziato con 2 milioni e mezzo dal Consiglio europeo della ricerca, ha l’obiettivo di sviluppare in cinque anni un sistema ibrido elettronico-fotonico-biologico per ricostruire l’attività di elaborazione e immagazzinamento dati del cervello e offrire soluzioni nuove a problemi neurologici come amnesia ed epilessia.

Un cervello bionico, nel quale cellule cerebrali (i neuroni) comunicano attraverso segnali luminosi con circuiti ottici ed elettronici con la prospettiva di comprendere in modo più profondo il funzionamento del cervello e di offrire soluzioni nuove a problemi neurologici come amnesia ed epilessia.

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È questo l’obiettivo avveniristico al quale punta “Backup”, progetto interdisciplinare coordinato da Lorenzo Pavesi, professore del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento.

Nei mesi scorsi ha vinto un finanziamento del Consiglio europeo della ricerca (tipologia “ERC-Advanced Grants” dedicata ad attività scientifiche innovative) di 2 milioni e mezzo per cinque anni.

Nelle scorse settimane è stata pianificata l’attività di ricerca e assunto il personale di ricerca, ora il gruppo ha cominciato il lavoro sperimentale.

Questa mattina al Polo Ferrari 1 di Povo l’incontro di lancio ufficiale di “Backup” davanti alla comunità universitaria.

Alla presentazione pubblica sono intervenuti il rettore dell’Università di Trento, Paolo Collini, e i direttori dei dipartimenti e dei centri coinvolti (Giulio Monaco per il Dipartimento di Fisica; Nicu Sebe per il Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione; Alessandro Quattrone per il Dipartimento Cibio; Carlo Miniussi per il Centro interdipartimentale Mente/Cervello CIMeC).

Dopo l’introduzione di Lorenzo Pavesi, sono stati approfonditi alcuni filoni specifici del progetto: “Backup e fotonica” con Paolo Bettotti (Dipartimento di Fisica), “Backup e Intelligenza artificiale” con Nicu Sebe (Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione), “Backup e la memoria” con Marco Canossa (Dipartimento Cibio) e “Backup e l’epilessia” con Yuri Bozzi (CIMeC). Terminata la parte pubblica, la giornata è proseguita con gli incontri dei gruppi di lavoro.

“Backup” vuole svelare la relazione tra connettività cerebrale e funzione mediante la fotonica integrata (il titolo completo è, infatti, “Unveiling the relationship between brain connectivity and function by integrated photonics”).

Si punta a costruire un sistema ibrido elettronico-fotonico-biologico, un chip in grado di emulare il modo in cui il cervello elabora e memorizza l’informazione per realizzare computer neuromorfici, ovvero che si ispirano al cervello e riescano a modificare le proprie connessioni sulla base delle esperienze.

Pavesi spiega: «L’obiettivo è realizzare un sistema ibrido che sia in grado di sostituirsi alle funzioni cognitive del cervello attraverso l’uso di reti artificiali. Lavoreremo “in vitro”, cioè su modelli che si realizzano in laboratorio, con un gruppo di ricerca tutto interno all’Università di Trento. Un primo passo sarà effettuare esperimenti nei quali si faranno interagire circuiti fotonici con tessuti neuronali. In questo modo si realizzeranno reti neurali artificiali dove le varie piattaforme (fotoniche, elettroniche e biologiche) verranno integrate per ottimizzare le loro prestazioni. Questo progetto ha un contenuto altamente interdisciplinare e vede coinvolti ricercatori di vari dipartimenti dell’ateneo».

Poi entra nel dettaglio: «In questo progetto tratteremo la questione fondamentale di quale sia il ruolo dell’attività e della plasticità dei neuroni nell’elaborazione e memorizzazione delle informazioni nel cervello. Svilupperemo una piattaforma di calcolo ibrida: circuiti fotonici integrati saranno interfacciati sia a circuiti elettronici sia a circuiti di neuroni biologici per emulare le funzioni cerebrali e sviluppare architetture in grado di riprodurre i processi cognitivi neuronali».

Conclude con uno sguardo al futuro: «La visione a lungo termine è che le reti fotoniche neuromorfiche ibride, tra le varie cose, chiariranno il modo in cui il cervello pensa e controlleranno e integreranno specifiche funzioni neuronali offrendo quindi soluzioni nuove a una serie di problemi neurologici».

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UniTrento, approvato il bilancio 2019 da 233 milioni

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Un momento di raccoglimento per Antonio Megalizzi e per Chiara Lanzingher, la giovane dipendente dell’Ufficio Appalti dell’Ateneo scomparsa di recente: così si è aperta nel primo pomeriggio la seduta del Consiglio di amministrazione dell’Università, chiamato oggi all’approvazione del bilancio di previsione 2019. (altro…)

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