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economia e finanza

Bilancio Melinda: 128 milioni di fatturato nella stagione 2017-2018. Ricavi per 77 milioni per le consorziate

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Ieri 19 novembre 2018 l’assemblea generale ordinaria dei Soci del Consorzio Melinda ha approvato il Bilancio consuntivo relativo all’esercizio 2017-2018 (01.08.2017 – 31.07.2018), così come illustrato dal Presidente Michele Odorizzi, dal Direttore Generale Paolo Gerevini, dallo Staff di Direzione e dal Responsabile Amministrativo del Consorzio, con il supporto del Revisore dei conti della FTC.

Presente per l’occasione anche Giulia Zanotelli, neo eletto Assessore all’Agricoltura, Foreste, Caccia e Pesca della Provincia Autonoma di Trento, che non ha mancato di esprimere l’appoggio dell’istituzione che rappresenta al Consorzio Melinda e ai suoi associati.

Dopo un’approfondita valutazione dei dati, è stato condiviso che i risultati ottenuti durante la scorsa stagione sono stati i migliori possibili in un’annata dai contorni del tutto anomali a causa della gelata in fase di fioritura ad aprile 2017 che ha compromesso in modo pesante il raccolto 2017 riducendolo ad un solo quarto di quello di una stagione normale.

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Anche la qualità delle mele raccolte, anch’essa compromessa dalla gelata, non ha di certo aiutato la gestione del prodotto che, nel corso della stagione, ha visto alte percentuali di prodotto di seconda categoria ed industria, dovute a frutti con presenza di “cinghiature” o “malformazioni” importanti.

Questi elementi rendono il bilancio approvato molto difficile da paragonare a qualsiasi altro e si ritiene che il risultato ottenuto, valutato comunque come positivo, sia frutto di una attenta strategia commerciale che ha visto protrarsi il più possibile le vendite della stagione precedente riducendo per quanto possibile al minimo i disagi commerciali creati dalla carenza di prodotto.

Le condizioni di un mercato con offerta ridotta e la richiesta della marca Melinda da parte dei consumatori hanno permesso di ottenere, per il poco prodotto di qualità disponibile, prezzi di gran lunga superiori alla media delle ultime stagioni.

Il Presidente Odorizzi ha espresso apprezzamento per l’operato dello Staff di direzione e di tutto il Personale del Consorzio che in una stagione del tutto anomala hanno saputo tutti insieme contribuire a rendere l’annata meno negativa di quanto le premesse potevano presagire: “Difficile commentare una stagione come quella alle spalle; l’oculata gestione del prodotto e di tutte le fasi critiche della difficile campagna commerciale e l’ottimizzazione di ogni voce di costo, hanno comunque consentito al nostro Consorzio di raggiungere risultati che temevamo potessero essere drammatici. Ritengo siamo di fronte ad un ulteriore esempio di come il nostro sistema sia di valore permettendo di far fronte anche a difficili sfide come questa”.

Per quanto riguarda la stagione appena cominciata, il rafforzamento dell’accordo fra il Consorzio Melinda e il Consorzio La Trentina, ha portato ad una nuova stagione di vendita nella quale APOT (Associazione Produttori Ortofrutticoli Trentini), sta commercializzando e promuovendo sia le mele a marchio Melinda provenienti dalle Valli di Non e Sole, sia quelle a marchio la Trentina raccolte nelle altre valli trentine.

La quantità di mele raccolta nella nostra Regione è pari a ca. 500 mila tonnellate di mele prodotte sul territorio, delle quali ca. 440 mila nelle Valli di Non e Sole, record di produzione per la maggior parte della varietà, in forte recupero dopo la gelata della stagione 17/18.

Per quanto riguarda il livello di qualità quest’anno le mele a marchio Melinda si riconfermano come prodotto di altissimo livello, grazie ad un andamento climatico che è risultato ideale. Il bollino blu su ogni mela sarà per i consumatori l’elemento di garanzia che consentirà loro di individuare e continuare scegliere Melinda.

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economia e finanza

Barison Industry cresce a Trento: nuova sede nell’area produttiva di Ravina

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È stato siglato oggi un protocollo tra Provincia autonoma di Trento, Trentino Sviluppo e Barison Industry per sostenere i piani di crescita dell’azienda specializzata nella produzione di impianti per la distillazione, l’enologia, la birra, la chimica e la farmaceutica.

L’impresa, nata nel 1965, ha registrato negli ultimi anni un importante incremento del volume d’affari, soprattutto nel settore degli impianti di distillazione, raggiungendo un fatturato di 10,8 milioni di euro.

Un’azienda artigiana che diventa industria, una crescita di commesse che ha portato alla necessità di trovare nuovi spazi, più consoni ai piani di sviluppo aziendali.

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Barison Industry acquista pertanto da Trentino Sviluppo una porzione di 7 mila metri quadrati dell’area produttiva di Ravina, dove investirà 6 milioni di euro per la realizzazione di un moderno stabilimento industriale, l’acquisto di nuove linee produttive e l’incremento dei livelli occupazionali.

A regime passerà dalle attuali 53 a 58 unità lavorative.

L’attuale sede produttiva di Barison, a Spini di Gardolo, è stata acquistata da Trentino Sviluppo. La società provinciale la rimetterà a disposizione di nuovi insediamenti produttivi.

Dopo diversi anni, dedicati agli espropri, alle opere di urbanizzazione e all’iter amministrativo urbanistico, la nuova area produttiva di Ravina è quindi pronta ad ospitare nuove attività manifatturiere. Soddisfazione è stata espressa da Achille Spinelli, assessore allo Sviluppo economico, ricerca e lavoro della Provincia autonoma di Trento.

«Due significative aree – ha sottolineato l’assessore Spinelli – sono state già cedute alle aziende Revolti Lattonerie, per un ampliamento, e ad Officine Margoni che vi realizzerà un nuovo stabilimento produttivo. Oggi firmiamo l’accordo con Barison Industry, mentre sono in corso trattative avanzate con altre aziende per i pochi lotti ancora a disposizione. Siamo certi che il Comune di Trento possa svolgere un importante ruolo di supporto, accompagnando con efficacia e tempestività l’iter autorizzatorio per l’edificazione di questi nuovi complessi produttivi che porteranno lavoro ed indotto sul territorio».

«La collaborazione ed il supporto di Trentino Sviluppo, con l’ausilio di Confindustria Trento – osserva il presidente Graziano Barison – è stato il binomio vincente che ha creato i presupposti per consolidare la nostra crescita, rafforzando la nostra posizione patrimoniale ed ampliando la produzione industriale nel nuovo stabilimento, con l’obiettivo di aumentare la presenza sui mercati internazionali».

«Siamo felici – commenta Roberto Busato, direttore generale di Confindustria Trento – di avere contribuito, attivandoci presso la Provincia autonoma di Trento e Trentino Sviluppo, al perfezionamento di questa operazione. La disponibilità di nuovi spazi adeguati ai suoi piani di sviluppo, mette un’ottima impresa trentina in crescita nelle condizioni di continuare a lavorare sul nostro territorio, con ovvie ricadute per tutta la comunità. Mi piace evidenziare che questo episodio è ancora una volta il risultato di una collaborazione efficace tra pubblico e privato, un’ulteriore conferma che fare sistema funziona».

La nuova sede di Barison Industry sorgerà a Ravina, nell’area produttiva del sobborgo, in località Stella, su un terreno di proprietà di Trentino Sviluppo, acquistato ad un valore di 1,8 milioni di euro, agevolati per effetto del contributo provinciale previsto dalla “Direttiva Aree industriali”. Barison curerà la realizzazione di un capannone industriale di oltre 3.000 metri quadrati, con un magazzino interrato e locali tecnici e un primo piano adibito a uffici. L’area esterna sarà di quasi 4.000 metri quadrati. Per quanto possibile l’azienda affiderà progettazione e lavori ad imprese locali.

Barison, che ha formalizzato l’impegno ad investire almeno 250.000 euro in macchinari e nuove linee produttive, si impegna a raggiungere, a partire dal 2022, le 58 unità lavorative annue (partendo dalle 53,5 attuali) e a mantenerle almeno fino al 2030. Già dal prossimo anno le unità lavorative saliranno a 56. Le forze lavoro dovranno provenire anche dalle liste di mobilità e dai progetti di alternanza scuola-lavoro.

Contestualmente Trentino Sviluppo acquisirà l’attuale sede operativa di Barison Industry, situata a Spini di Gardolo, in via Vienna, ormai troppo stretta per l’attività di quest’ultima, concedendola per ora in affitto all’azienda fino all’avvenuto e completato trasloco a Ravina per poi valorizzarla per nuove iniziative del settore artigiano che vi potranno trovare sede.

Trentino Sviluppo supporterà inoltre Barison Industry nei rapporti con l’Agenzia provinciale per l’incentivazione alle attività economiche, nel promuovere rapporti di collaborazione con altre aziende e partner/fornitori del territorio e nel campo del trasferimento tecnologico con l’Università di Trento e con ProM Facility, il laboratorio di prototipazione meccatronica di Polo Meccatronica a Rovereto.

La storia scritta da Barison Industry inizia nel 1965 allorché Angelo Barison avvia la produzione di contenitori in acciaio inox destinati al settore enologico e chimico. Negli anni successivi la specializzazione si è concentrata sulla progettazione e fabbricazione di impianti per la produzione di distillazione di alcolici e birra, adottando via via tecnologie sempre più innovative.

Oltre alla diversificazione produttiva l’azienda ha costruito negli anni un’ampia rete di distributori, rivenditori, agenti, sparsa in tutti i continenti. Il mercato di riferimento copre oggi l’Unione Europea, gli USA, Canada, Cile, Australia ed alcuni paesi dell’ex Unione Sovietica.

L’export rappresenta nell’ultimo quinquennio il 50% del valore di produzione.

L’attività̀ produttiva si svolge su commessa è il frutto di una progettazione su misura e di una realizzazione sartoriale: dimensioni, caratteristiche e funzionalità degli impianti Barison sono completamente personalizzati, per rispondere sia alle esigenze del piccolo produttore che a quelle della grande industria.

Immagini ed interviste a cura dell’Ufficio stampa

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economia e finanza

ISTAT: in Italia il 30% dei giovani è disoccupato e il 73,3% rimane inattivo

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In Italia il 30% dei giovani è disoccupato, contro il 6% della Germania.

Con questi dati diffusi dall’ISTAT si rischia di avere una generazione di precari a vita.

Non solo, ma metà degli Under 35 coabita ancora con i genitori e 208 mila sono i ragazzi italiani che hanno preferito tentare la fortuna all’estero.

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Il paradosso è che in 5,5 milioni, ovvero la metà di quanti hanno un’età compresa tra i 20 ed i 34 anni, convivono con genitori ancora in carriera.

Ecco che quindi fanno presto a saltare tutti i parametri legati al matrimonio, alla possibile nascita di un figlio, all’acquisto della prima casa: insomma un danno sociale che nel suo complesso è talmente enorme da essere difficile da quantificare.

A fianco del dato di disoccupazione dei giovani, l’Istat mette anche quello di inattività che è pari al 73,3%. (NdR- inattivi: soggetti che non cercano un impiego ma sono disponibili a lavorare)

Sempre dai dati ISTAT emerge il dato dell’occupazione giovanile che è pari al 18,3% con una flessione ad aprile dello 0,6% mentre il tasso di occupazione generale resta invariato al 58,8%.

In sostanza ad azzerare il dato negativo dell’occupazione giovanile, è l’aumento di quello degli ultracinquantenni.

Il 32,8% dei giovani sarebbe disposto a licenziarsi pur di non rinunciare ai diritti, tutti gli altri scenderebbero a patti pur di non perdere il posto di lavoro: il 27,6% rinuncerebbe ai giorni festivi, il 12% a parte dello stipendio ed il 10% ai giorni di malattia.

Nel contempo è sempre più difficile trovare un lavoro col diploma, tanto che il 70% dei diplomati inizia gli studi universitari, ma non per convinzione quanto per prolungare i tempi di ricerca lavoro.

Ma sono preoccupanti anche le percentuali di abbandono della scuola: in Italia il 15% annuo con la punta massima in Sardegna 23%, seguita dalla Sicilia col 22%, mentre la media europea e dell’11%.

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economia e finanza

Commercianti: dal 1° di luglio al via l’obbligo di emissione dello scontrino digitale

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Mancano sette giorni all’obbligo per i commercianti di mettersi in regola per l’emissione dello scontrino digitale; ma siamo in Italia e quindi ci sarà un altro semestre a disposizione.

Fino al 31 dicembre l’Agenzia delle Entrate farà controlli soft e di indirizzo per chi non trasmetterà giornalmente gli incassi online.

In realtà la richiesta era arrivata da Confcommercio che denunciava una scadenza troppo ravvicinata della rivoluzione digitale.

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In più dal testo del Decreto Crescita licenziato dal Senato, ma ancora in discussione alla Camera, potrebbe sparire l’obbligo della comunicazione quotidiana degli incassi che potrebbe essere sostituita da una trasmissione ogni 12 giorni, ferma restando la memorizzazione quotidiana.

Un problema generale è quello delle zone dove il collegamento internet non è ottimale.

Nel dettaglio l’obbligo dello scontrino elettronico dal primo luglio sarà tale solo per gli esercizi commerciali con un fatturato superiore ai 400 mila euro annuali.

Dal gennaio 2020 obbligo generalizzato con i dati trasmessi visionabili dal contribuente nel proprio cassetto fiscale sul sito dell’Agenzia.

Per adeguarsi i commercianti dovranno sostituire gli attuali registratori di cassa con un costo medio compreso tra gli 800 ed i mille euro.

E’ previsto un bonus fiscale del 50% della spesa sostenuta, ma col limite massimo di 250 euro.

In teoria lo scontrino digitale dovrebbe essere funzionale alla lotta all’evasione.

Infatti l’Agenzia delle Entrate potrà incrociare in tempo reale i dati relativi agli incassi, all’Iva pagata e al volume del rifornimento delle merci.

Per i clienti non cambia molto: al posto dell’attuale scontrino riceveranno una ricevuta cartacea o digitale anche via email che potrà essere utilizzata per tutti gli obblighi di legge.

La novità sarà nel 2020 quando i consumatori che pagheranno tramite Bancomat, potranno partecipare ad una “lotteria dello scontrino”, inserendo sul documento elettronico il proprio codice fiscale con premi mensili fino a 10 mila euro e con un’estrazione finale di 1 milione di euro.

Infine le categorie che non saranno obbligate all’emissione della ricevuta digitale: giornalai, tabaccai, rivenditori di prodotti agricoli e di servizi di telecomunicazioni e le aziende di trasporto pubblico per le quali già coincide il titolo di viaggio con lo scontrino digitale

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