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Politica

Dorfmann: “Le minoranze linguistiche devono poter guardare la TV nella loro lingua”

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“I confini nazionali non devono diventare confini d’informazione”, ha dichiarato ieri Herbert Dorfmann in Parlamento europeo.

“Se le minoranze che vivono nelle zone di confine fossero private della possibilità di accedere alle informazioni nella loro lingua madre, per il semplice fatto che vivono dalla parte sbagliata del confine, questo comporterebbe un deficit democratico”, ha sottolineato l’eurodeputato sudtirolese.

Dorfmann ha esortato la Commissione europea a creare le condizioni necessarie per consentire alle minoranze linguistiche in tutta Europa di ricevere contenuti audiovisivi nella loro lingua madre, anche quando questo significa che il contenuto deve attraversare la frontiera. La sua proposta è stata accettata.

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“I media hanno una funzione fondamentale nella diffusione di informazioni e contenuti oltre i confini”, ha dichiarato ieri Dorfmann a Strasburgo. Non dovrebbe esserci alcun blocco transfrontaliero in grado di impedire alle minoranze di accedere ai contenuti trasmessi dall’altra parte del confine. Purtroppo, però, questo blocco esiste. Il termine tecnico con cui viene definito è “geoblocking” e indica un sistema che limita l’accesso ai media a seconda del territorio in cui ci si trova. Questo può impedire che audio e video vengano visualizzati al di fuori di una regione specifica.

Herbert Dorfmann nel suo intervento ha menzionato l’iniziativa dei cittadini europei “Minority SafePack”, che ha raccolto oltre un milione di firme per promuovere e tutelare la diversità in Europa e che chiede la creazione di un quadro legislativo europeo per la protezione delle minoranze. Ora è il momento di rendere il Minority SafePack realtà.

Durante la sessione plenaria di ottobre, il Parlamento europeo a Strasburgo ha votato una relazione relativa agli standard minimi per le minoranze nell’Unione europea, il cui relatore è il deputato slovacco József Nagy. Al fine di preparare la sua relazione, Nagy è stato anche in Sudtirolo, dove ha avuto l’occasione di studiare in particolare il sistema scolastico locale e la scuola trilingue nelle località ladine. Nella relazione dell’eurodeputato slovacco il Parlamento ha chiesto che i criteri di Copenaghen, definiti venticinque anni fa, siano rispettati in tutta l’Unione. Questi prevedono che gli stati membri e i paesi candidati debbano rispettare determinati criteri politici e economici. Uno di questi sancisce che “una condizione per l’adesione è che il paese candidato abbia raggiunto una stabilità istituzionale in grado di garantire la democrazia, lo stato di diritto, la tutela dei diritti umani e il rispetto e la protezione delle minoranze”.

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Istituiti nel 1993, i criteri di Copenaghen erano stati concepiti per impedire l’adesione all’Ue di paesi politicamente ed economicamente instabili. Ma József Nagy ha posto l’accento sul fatto che al momento non vi è alcuna garanzia che lega i paesi già membri a rispettare i suddetti criteri. Nagy ha fatto appello quindi all’introduzione di standard minimi europei, che dovrebbero essere tutelati con un’apposita direttiva. La sua relazione è stata adottata a larga maggioranza dal Parlamento europeo.

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