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Io la penso così…

«Riduciamoci il debito pubblico, perché è di tutti noi»- di Paolo Farinati

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«Il deficit annuale dell’Italia deve calare anche più di quanto chiede l’Europa».

Sono le testuali ferme parole del Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, attualmente tra gli italiani se non l’italiano più credibile e più stimato a livello internazionale.

In altre parole, i 2.350 Mld di debito pubblico non sono più sostenibili, vanno progressivamente ridotti. Per tutelare l’Italia di oggi, ma ancor più quella di domani.

Indebitarsi non è un’eresia, anzi.

La storia dell’umanità, specie quella del ‘900, ha ampiamente dimostrato che ricorrere alla leva finanziaria, in maniera ragionevole e condivisa, ha significato per molte Nazioni l’uscita dalla miseria, la creazione e il consolidamento di un benessere sempre più diffuso.

Ricordiamo, in tal senso, le teorie di J. M. Keynes. In sostanza, quindi, le risorse che ci derivano dal debito contratto non vanno sperperate, bensì ci devono mettere nelle condizioni di creare nuova ricchezza. Proprio qui sta il punto decisivo.

All’attuale livello dei tassi, il nostro debito pubblico, perché ricordiamoci sempre che è di tutti noi, ci costa annualmente 90/100 MLD solo di interessi. Interessi che non creano ricchezza e nemmeno nuovo benessere, ma anzi faranno aumentare anno dopo anno l’ammontare del debito stesso.

Il disavanzo annuale del bilancio statale dell’Italia è infatti previsto nel 2019 al 2,9% del Prodotto Interno Lordo e addirittura tale rapporto volerà al 3,5% nel 2020.

Pertanto, non vi è altra soluzione. Il debito pubblico va significativamente ridotto, come ci raccomanda fermamente il Presidente della BCE Mario Draghi, almeno di qualche centinaio di MLD di Euro. Come? Chiedendo equamente a chi più può, di fare una tantum la propria parte. Questo a partire da un livello di reddito annuo e di patrimonio personale che potrebbe essere posto ad esempio a 50 mila Euro.

Salvaguardando, quindi, da questa improrogabile operazione straordinaria le fasce della popolazione con reddito più basso. A chi ha dai 50 mila Euro in su dovrebbe essere richiesto un contributo una tantum pari al 5 % o al 10%.

L’importo ottenuto, stimabile in 600/800 Mld di Euro, dovrebbe essere affidato ad un Commissario super partes, nominato ad hoc dalla Commissione Europea o dalla Banca d’Italia, e dovrebbe essere finalizzato alla sola riduzione dell’ammontare complessivo del nostro debito pubblico. Debito che potrebbe così scendere a poco più di 1.500 Mld di Euro.

Entità certamente sopportabile dal sistema Italia, essendo stimata la “ricchezza privata” del Paese poco meno di 12 mila Mld di Euro, ovvero circa cinque volte il debito pubblico.

L’operazione libererebbe molte risorse per quegli investimenti di cui il nostro  Paese necessita con urgenza da molti anni.

A cui si potrebbe aggiungere unsignificativo ribasso del carico fiscale per le famiglie e le imprese.

Contestualmente la spesa corrente dello Stato italiano dovrà responsabilmente ridursi, con l’eliminazione di sprechi, di privilegi e di enti ormai inutili, con privatizzazioni e liberalizzazioni coerenti ad un virtuoso concetto di Big Society, con un progressivo innalzamento dell’età pensionabile in linea con l’aumentata speranza di vita di ognuno di noi.

Opportune agevolazioni fiscali nei confronti di chi meno ha e delle nostre imprese, potrebbero rimettere in moto la domanda interna di beni e servizi, con un comprensibile grande beneficio in termini di Prodotto Interno Lordo, ovvero di nuova ricchezza nazionale prodotta e distribuita.

Sono fermamente convinto che i suddetti provvedimenti potrebbero contribuire a portare l’Italia nuovamente e virtuosamente su un binario di crescita, riacquistando una rinnovata importante credibilità e affidabilità internazionale.

In sintesi finale, ridurre il debito pubblico italiano, del quale chi più e chi meno abbiamo beneficiato tutti ( sanità, scuole, pensioni, trasporti, strade ecc. ), è un atto di responsabilità propria di un onesto e capace padre di famiglia.

Mi rendo conto che tutto questo elettoralmente paga molto poco. Ma come ci ha lasciato scritto con saggezza Alcide Degasperi: « …il vero politico non guarda alle prossime elezioni, bensì alle prossime generazioni…».

E’ sul tavolo, infatti, un doveroso e necessario patto anche e soprattutto con le nostre giovani generazioni e quelle future, alle quali devono essere date e garantite le stesse opportunità che hanno avute le nostre generazioni a partire dal secondo dopoguerra.

In più, sono altrettanto certo, otterremo l’ulteriore pregevole risultato di veder crescere la nostra autostima come Paese e il nostro senso civico di appartenenza ad un popolo tra i più ammirati al mondo per la sua creatività, per la sua capacità innovativa e per il suo innato senso di solidarietà verso gli altri.

Paolo Farinati

Io la penso così…

L’accordo Rossi – Ianeselli basato sul poltronismo e sull’individualismo – di Andrea Merler

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Egregio direttore,

le elezioni comunali di Trento che si terranno il prossimo 3 maggio ci stanno facendo vivere una pagina politica governata dai tatticismi e dagli individualismi.

Dopo aver assistito ai numerosi rimpasti del Sindaco uscente Andreatta e allo sbilanciamento della coalizione a sinistra anche nella “nuova Alleanza targata Ianeselli, abbiamo ulteriori conferme della continuità di visione politica e di spostamento del baricentro.

Dobbiamo registrare però anche una novità con l’avvento dell’accordo “riservato” tra l’ex Presidente Rossi che rappresentava in quel momento il PATT e il Sindacalista della CGIL.

Questo accordo è stato interpretato come positiva risoluzione dell’imbarazzante situazione d’impasse sulla figura del Presidente Rossi che si era venuta a creare durante l’estate del 2018, qualche mese prima dell’ormai storica debacle nelle elezioni provinciali di ottobre.

La domanda che molti moderati si pongono ora, è questa: cosa può essere cambiato dall’estate del 2018 ad oggi?

Probabilmente il fatto di essere finiti sui banchi delle minoranze in Consiglio provinciale non è stato mai digerito da chi aveva detenuto le leve del potere per più di vent’anni e allora si è cercato di porre un giusto rimedio con il patto Rossi-Ianeselli.

A mio modo di vedere questa non è politica con la “P” maiuscola, ma denota invece lo scadimento dei rapporti politici, basati più sull’individualismo e sul poltronismo piuttosto che su stabili progetti di medio e lungo termine.

Le solide (?) basi di questo patto si appalesano pertanto come un mero scambio di posti di potere.

In epoca romana si usava il “do ut des” (io do affinché tu dia) per sancire un accordo, così come nel 2020 l’ex Presidente Rossi e il Sindacalista Ianeselli hanno concertato uno scambio di favori reciproci con buona pace di tutti. Ci si dimentica però che le promesse cariche giuntali per il PATT dipendono dagli equilibri futuri e incerti delle forze politiche di un’eventuale maggioranza e devono pur sempre passare al vaglio del voto elettorale.

Per nostra fortuna la democrazia prevede ancora questo fondamentale passaggio e le maggioranze non si decidono certo preventivamente nelle segrete stanze dei partiti o sulla base di patti tra presunti leader, perché sono solo gli elettori che possono decidere a chi assegnare la fiducia e la guida amministrativa della città. Nel “nuovocentrosinistra-autonomista che, di fatto, viene indicato solamente sotto l’egida di un’altra etichetta, pare che se lo siano dimenticati in troppi e si pensi, a torto o a ragione, di avere già la vittoria in tasca ancora prima di aver giocato la partita fino in fondo. Staremo a vedere come andrà a finire.

Quanto al PATT ho trovato quantomeno incoerente il suo segretario politico quando ha affermato che il partito, pur sostenendo a tutti gli effetti l’ormai ex Segretario della CGIL, non deve essere considerato nel centrosinistra.

Forse si pensa che il nuovo marchio formale della coalizione salverà l’apparenza, ma non basterà certo per la verifica della sostanza dei fatti oppure si ritiene che in città l’elettore sia ingenuo e creda alle favole politiche.

Come non comprendere tale contraddizione in termini e la finzione politica dato che con l’elezione diretta del Sindaco di Trento, prevista a partire dalla tornata del lontano 1995, il PATT è invece da considerare – senza riserva – all’interno della coalizione che sostiene Ianeselli e non potrebbe essere diversamente.

La prova di quanto appena affermato sarà anche la stessa scheda elettorale dove il simbolo del partito delle Stelle alpine dovrà indicare chiaramente il sostegno al candidato Sindaco Ianeselli anche solo per evitare la nullità delle schede.

Nel caso in cui avesse voluto veramente percorrere altre strade, il PATT, avrebbe invece dovuto sostenere un suo Alfiere o un altro candidato Sindaco di gradimento.

Ecco spiegato un altro motivo per cui le dichiarazioni del segretario Marchiori lasciano politicamente esterrefatti e le sue esternazioni si possono giustificare solo per la volontà di confondere gli elettori disattenti.

Il famoso terzo Polo di centro territoriale che avrebbe dovuto nascere dall’accordo tra PATT, UPT, #InMovimento e qualche altro cespuglio, è stato un vero e proprio bluff politico portato avanti scientemente dello stesso PATT e anche dall’Unione per il Trentino non più Cantiere Civico Democratico, che si sono ben presto allineati al nuovo corso dissolvendolo in una sola notte come la neve al sole d’agosto dopo l’improvvisa accelerazione impressa dal patto di ferro Rossi-Ianeselli.

Per il centrodestra si presenta l’occasione che tutti aspettano da una vita in una prospettiva di continuità rispetto a quello che si è già realizzato a livello provinciale nell’ottobre del 2018.

Il problema è che lo sbilanciamento a sinistra dell’altra coalizione antagonista deve essere valutato attentamente dalle componenti del centrodestra se si vuole pensare di poter intercettare il voto dei moderati disorientati. Una soluzione al rebus è la rinuncia senza remora alcuna al candidato Sindaco leghista, ma con la concreta e irripetibile opportunità di poter allargare il consenso necessario a vincere le prossime elezioni amministrative o perlomeno permettersi di giocarsi la partita partendo ad armi pari.

Se ciò non fosse compreso e si volesse imporre un candidato di bandiera, la partita diventerebbe impari e soprattutto non credo potrebbe sarebbe attrattiva del voto moderato che andrebbe disperso negli indecisi e nell’astensionismo con effetti imprevedibili.

Ad oggi non possiamo immaginare l’esito del confronto interno al centrodestra perché nulla è stato ancora deciso e si continua a tergiversare tatticamente verosimilmente in attesa dell’esito positivo delle regionali in Emilia-Romagna e Calabria. I risultati definitivi di quest’ultime tornate elettorali andranno a certificare se tale scelta sia stata più o meno lungimirante oppure segneranno un autogol per aver lasciato un vantaggio insperato agli altri che hanno già iniziato la campagna elettorale.

Per il governo amministrativo e il bene della città c’è da sperare che si transiti velocemente dal tatticismo e dall’individualismo per arrivare all’instaurarsi delle condizioni più favorevoli per un confronto politico vero tra i due schieramenti in campo.

Di temi irrisolti e di quelli da affrontare ci sarà tanto da discutere in campagna elettorale e devo però concludere che fino ad ora non si sono notate grandi novità all’orizzonte né sul fronte dei candidati disponibili perché i big delle preferenze sono pur sempre gli stessi interpreti, né tantomeno sul piano dei programmi da attuare. Basterà la somma algebrica dei voti dei singoli protagonisti per vincere o serve qualcosa d’altro?

Sono convinto che le persone di buon senso, i lavoratori, gli imprenditori e i professionisti vogliano ancora immaginare una prospettiva positiva e credo che la Trento del futuro abbia la necessità di concretezza, di efficacia e di efficienza per riconquistare la piena fiducia dei cittadini e di poter riaffermare il suo ruolo politico di primo piano anche nei confronti della Provincia.

Andrea Merler – Trento

Per inviare le lettere al direttore per la rubrica «io la penso così» scrivere a: redazione@lavocedeltrentino.it

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Io la penso così…

Il PATT partito fuori dalla politica seria e reale – di Lorenzo Rizzoli

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Spett.Le Direttore,

le parole del segretario provinciale del PATT Simone Marchiori fanno riflettere.

Marchiori evidenzia che alle prossime elezioni comunali di Trento del 3 maggio 2020 il PATT sarà un partito BLOCKFREI rispetto alla coalizione del centrosinistra, ma appoggerà il candidato sindaco della coalizione di centrosinistra Franco Ianeselli sulla base di uno specifico accordo tra il partito ed il candidato sindaco.

Quindi, presumo, che la coalizione non sarà il “classico” centrosinistra autonomista, ma la novità sarà proprio questa: il “centrosinistra“ da una parte e l’”autonomista” a lato del solo candidato sindaco (fuori dalla coalizione).

L’accordo tra il PATT ed il candidato sindaco, stante ciò che si legge sulla stampa cartacea e online, dovrebbe consistere nei “ruoli” di Vicesindaco e qualche ruolo di assessore comunale.

Suona come “Caro Ianeselli, il PATT non entra in coalizione del centrosinistra in quanto non crede a questo tavolo, ma ti appoggiamo; in cambio dammi qualche ruolo all’interno della tua squadra di governo”.

Qualche domanda l’elettore se la fa. Che politica è questa? O meglio, questa è politica???

Un partito che negli ultimi anni (elezioni comunali Trento 2015 ed elezioni provinciali Trento 2018, con esame del voto sul Comune di Trento) si è assestato appena sotto il 10%, come può, oggi, “blindare” ruoli importanti quando non sa se riuscirà a confermare gli ultimi risultati?

E ancora, se per caso il PATT dimezzasse il risultato portando a casa un “misero” 5%, l’accordo con il candidato Sindaco, in caso di vittoria di Franco Ianeselli, rimarrebbe valido o il PATT verrebbe scalzato nella “distribuzione dei ruoli di governo” da forze politiche della coalizione di centrosinistra che raggiungono un risultato più dignitoso (es. Futura, UPT, ecc.)? Ed in questo caso il PATT minaccerebbe di rompere l’accordo con il Sindaco Franco Ianeselli passando alla “minoranza”?

Dati i comportamenti del PATT si potrebbe rispondere positivamente a quest’ultima domanda, ma meglio lasciare la risposta a maggio 2020.

L’augurio che mi faccio è che gli elettori valutino bene anche queste mosse politiche che, a mio modo di vedere, nulla c’entrano non solo con una politica seria, con una politica leale o con una politica del “fare”, bensì nulla hanno a che fare con la politica!

Lorenzo Rizzoli

Per inviare le lettere al direttore per la rubrica «io la penso così» scrivere a: redazione@lavocedeltrentino.it

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Io la penso così…

Per combattere la microcriminalità a Trento serve una seria programmazione – di Sandro Bordignon

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Egregio direttore,

alla luce dei recenti episodi di microcriminalità – si pensi solamente a quanto successo domenica sera nel parco di Martignano, dove due giovani sono stati aggrediti con coltello e pistola in un tentativo di mano armata -, credo sia necessario ribadire come sia fondamentale che il Comune di Trento si impegni maggiormente sul tema della sicurezza.

Per amministrare una città che ha bisogno di essere protetta e amata tutti i giorni e non a corrente alterna, non è sufficiente, né può tanto meno rappresentare un motivo di valore, intervenire solamente nel momento in cui si accende la tensione, come puntualmente vediamo fare da alcuni esponenti della maggioranza in Comune che sui social tuonano “ho presentato più di 50 atti in Consiglio sulla sicurezza e ne sono orgoglioso”, inconsapevoli del fatto che, se i loro atti fossero stati veramente efficaci, probabilmente ne sarebbero bastati la metà.

Noi di AGIRE per il Trentino crediamo sia fondamentale che il Comune si attivi per ampliare e ammodernare il sistema di videosorveglianza sul territorio, con moderne videocamere full HD e visione notturna, sostituendo le videocamere installate anni fa e ormai obsolete, poco utili ai fini del riconoscimento di chi commette atti delittuosi.

Oltre a ciò, è essenziale lo studio di un sistema per mettere queste videocamere in rete tra tutte le Forze dell’Ordine. In questo modo sarebbe possibile aumentare l’efficacia della vigilanza e la condivisione delle informazioni, visto che, per affrontare questi problemi, diventa fondamentale una sinergia ancora più intensa tra tutte le Forze dell’Ordine.

La realizzazione di questo sistema potrebbe essere affidata a Trentino Digitale, azienda di proprietà pubblica, con una quota di partecipazione anche del Comune di Trento, la quale potrebbe avvalersi della rete wireless di proprietà pubblica, gestita dall’azienda, per mettere in rete l’intero sistema di videosorveglianza della città di Trento.

E’ palese che per scongiurare ulteriori episodi di degrado e vandalismo, gli interventi in materia di sicurezza presuppongono una logica: oltre all’ammodernamento del sistema di videosorveglianza è essenziale un miglioramento dell’illuminazione pubblica oltre ad un migliore coinvolgimento della Polizia locale. Proprio essa potrebbe occuparsi, anche in orario serale del pattugliamento dei sobborghi che – vorrei ricordare agli attuali amministratori – fanno parte di Trento (visto che negli ultimi anni pare se ne siano dimenticati). Gli interventi descritti contribuirebbero a creare un argine nei confronti di una situazione che, se non viene affrontata con urgenza e raziocinio, non potrà che peggiorare.

Sandro Bordignon – Vicesegretario Politico di AGIRE per il Trentino

Potete inviare le vostre lettere al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: redazione@lavocedeltrentino.it

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