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Università di Trento, il 14 novembre inaugurazione dell’anno accademico

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Il rettore Paolo Collini

Per l’Università di Trento mancano ormai poche ore all’inaugurazione dell’anno accademico 2018/2019.

La cerimonia sarà mercoledì 14 novembre alle 17.30 nell’auditorium di Palazzo Paolo Prodi.

Interverranno: Paolo Collini (rettore dell’Università di Trento); Daniele Finocchiaro (presidente del consiglio di amministrazione dell’Università di Trento); Roberto Casati (filosofo e direttore di ricerca del Centre National de la Recherche Scientifique, CNRS di Parigi) con la prolusione su “Il disorientamento: la scienza e la filosofia del perdersi e del ritrovare la strada”; Federico Crotti (presidente del consiglio degli studenti dell’Università di Trento) e Paolo Miccoli (presidente del consiglio direttivo Anvur).

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Miccoli parteciperà all’inaugurazione dell’anno accademico anche alla luce della promozione a pieni voti appena ottenuta dall’Università di Trento al termine della procedura di accreditamento periodico delle sedi universitarie e dei corsi di studio.

L’Ateneo, infatti, ha ottenuto un punteggio complessivo che l’ha collocato al livello più alto sui cinque previsti. È la prima università italiana a raggiungerlo tra quelle valutate finora.

La cerimonia sarà preceduta alle 16.45 da una conferenza stampa con il rettore dell’Ateneo, Paolo Collini, e con Paolo Miccoli, presidente del Consiglio direttivo Anvur, organizzata per approfondire la promozione a pieni voti appena ottenuta dall’Università di Trento al termine della procedura di accreditamento periodico condotta dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca. L’incontro con i media si terrà sempre a Palazzo Prodi (Trento – via Tommaso Gar, 14), ma in questo caso nella sala riunioni al quarto piano.

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Malattie Polmonari: nuova diagnosi con gli ultrasuoni

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Ogni anno muoiono di polmonite nel mondo circa un milione di bambini e bambine al di sotto dei cinque anni di vita.

Le malattie polmonari sono tra le patologie più diffuse: solo di quelle interstiziali ne esistono oltre 200 tipi diversi, tra cui la tubercolosi, la fibrosi polmonare e la stessa polmonite, che è la principale causa di morte infantile a livello globale.

Al terzo posto nel triste primato delle patologie che sono principale causa di morte tra la popolazione di ogni età c’è la broncopneumopatia cronica ostruttiva con oltre tre milioni di morti l’anno.

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Al quarto, le infezioni respiratorie inferiori, le malattie mortali più trasmissibili, mentre al nono posto il cancro ai polmoni trachea e bronchi, che causa ogni anno 1,7 milioni di morti.

Dati alla mano, l’attenzione della comunità scientifica è puntata con insistenza sulla diagnosi e il monitoraggio delle malattie polmonari, divenute questioni di portata globale.

Su questi temi è in corso oggi al Grand Hotel di Trento un convegno promosso dal laboratorio di ricerca sugli ultrasuoni dell’Ateneo trentino (Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione), coordinato dal ricercatore Libertario Demi rientrato di recente dai Paesi Bassi per occuparsi proprio di questo ambito di ricerca.

«Le tecniche di imaging standard oggi utilizzate per diagnosticare e monitorare le patologie polmonari sono la radiografia del torace e la tomografia computerizzata (TAC)» spiega Demi.

«Sono tecniche costose, spesso non accessibili o non disponibili a tutti i pazienti. In più, queste metodiche utilizzano radiazioni ionizzanti che, in caso di alte dosi o frequenti esposizioni, rappresentano purtroppo un pericolo per la salute del paziente. Tra i rischi, la Food and Drug Administration degli Stati Uniti segnala un aumento della possibilità di sviluppare il cancro in età avanzata. La preoccupazione maggiore riguarda bambini e adolescenti che sono molto più sensibili all’esposizione alle radiazioni rispetto agli adulti. Gli ultrasuoni potrebbero potenzialmente superare i limiti delle attuali tecniche di imaging offrendo un’alternativa più sicura, portatile e conveniente».

All’Università di Trento è attivo un laboratorio che si occupa di ultrasonografia, un nuovo strumento per la diagnosi, non basato su radiazioni ionizzanti. «È un’opzione particolarmente adatta per i bambini, le donne in gravidanza e i pazienti sottoposti a ripetuti accertamenti» aggiunge Demi.

«Oltre a essere più sicuri, i dispositivi e gli esami a ultrasuoni sono facilmente trasportabili anche in aree remote e rurali e nei Paesi in via di sviluppo. Sono inoltre estremamente più economici rispetto alla TAC. Questo rende le tecniche ad ultrasuoni accessibili ad un numero molto più alto di strutture e quindi di pazienti. Migliorano così la qualità e la sostenibilità dell’assistenza sanitaria di supporto all’invecchiamento della società e all’aumento delle malattie croniche».

«La capacità degli ultrasuoni di fornire informazioni sul tessuto polmonare è nota sin dagli anni ’90. Eppure le diagnosi ecografiche polmonari attualmente in uso si basano su interpretazioni qualitative e soggettive e vengono sempre eseguite utilizzando attrezzature e modalità concettualmente inadatte all’indagine del polmone. Nonostante le prove di efficacia clinica siano promettenti, ad oggi non esiste un metodo quantitativo basato sugli ultrasuoni e dedicato al polmone. Questa mancanza ostacola il pieno sfruttamento dei grandi vantaggi dell’ultrasonografia. Una tecnologia dal grande potenziale economico: basti pensare che solo per la cura dei 24 milioni di statunitensi affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva l’impatto stimato sui costi sanitari è di quasi 50 miliardi di dollari all’anno»

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Cina: UniTrento rinsalda il legame con la Jilin University

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L’Università di Trento rinsalda la collaborazione con la Jilin University, sua storica partner cinese in vari progetti internazionali.

Il legame, instaurato ancora nel 2006, nel corso degli anni ha portato a sviluppare insieme numerose attività di didattica e di ricerca.

Oggi in Rettorato è stato firmato un nuovo accordo bilaterale. A sottoscriverlo sono stati Maurizio Marchese (prorettore allo sviluppo internazionale dell’Università di Trento) e Weitao Zheng (vicepresidente della Jilin University).

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La finalità dell’accordo bilaterale, valido 5 anni e rinnovabile, è incentivare la cooperazione culturale, didattica e scientifica tra i due atenei. Nello specifico, si vogliono incoraggiare gli scambi tra le istituzioni partner di studenti e studentesse, dottorandi e dottorande, personale docente, tecnico e amministrativo e lo sviluppo di iniziative comuni nel campo della formazione e della ricerca. Partendo dai dipartimenti di Ingegneria e Scienza dell’Informazione, di Ingegneria industriale e di Matematica, l’accordo intende coinvolgere tutte le strutture accademiche di ateneo.

La firma è avvenuta durante la visita di una delegazione della Jilin University all’Università di Trento.

La visita, oltre a consolidare la collaborazione in corso, è stata anche l’occasione per discutere di futuri progetti, quali joint workshops, percorsi doppia laurea (a livello di laurea magistrale), co-tutele di tesi di dottorato soprattutto in area Ict, Economia e Management e Ingegneria industriale, e la possibilità di istituire un centro congiunto di ricerca sull’intelligenza artificiale.

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Università Trento: ecco le dieci regole per la sicurezza

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L’Università di Trento, oggi in una conferenza nazionale, ha lanciato l’Istituto di scienze della sicurezza. «Vogliamo investire sulla razionalità, sulla robustezza della scienza, sulla ricerca di qualità per capire e poi intervenire, per fornire risposte ai bisogni del Paese nei più disparati campi della sicurezza» ha dichiarato Andrea Di Nicola, referente del progetto.

Analisi dei dati, approfondimento delle cause e approccio multi/interdisciplinare per strategie di lungo periodo.

Un progetto unico in Italia e tra i primi in Europa che coinvolge oltre 70 docenti di 10 dipartimenti e centri dell’Ateneo

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Un progetto unico in Italia e tra i primi in Europa per affrontare le sfide della sicurezza e rispondere a bisogni reali di istituzioni, aziende, cittadinanza.

L’Università di Trento, oggi in una conferenza nazionale, ha lanciato l’Istituto di scienze della sicurezza, laboratorio che coinvolge oltre 70 docenti di 10 dipartimenti e centri dell’Ateneo e che mette le competenze a servizio del sistema Paese.

Alla conferenza di lancio, in corso fino al pomeriggio al Polo Ferrari 1 di Povo, si discute con nomi di primo piano di tutela del made in Italy e della proprietà intellettuale; sicurezza nella città del futuro; cyber security e sicurezza nazionale; rischio idrogeologico e sismico di strutture e infrastrutture; criminalità organizzata nazionale e transnazionale. Ogni sessione approfondisce le risposte che le scienze della sicurezza possono dare a bisogni specifici.

Andrea Di Nicola, referente per l’Istituto di scienze della sicurezza, ha spiegato: «Con questa iniziativa vogliamo investire sulla razionalità, sulla robustezza della scienza, sulla ricerca multi/interdisciplinare di qualità per capire e poi intervenire, per fornire risposte ai bisogni del Paese nei più disparati campi della sicurezza. È un’esperienza di ricerca e formazione avanzata che raccoglie un insieme di discipline scientifiche diverse (diritto, criminologia, sociologia, psicologia, statistica, matematica, scienze dell’informazione, ingegneria, economia, biologia, studi internazionali, scienze ambientali e altre ancora)».

Tra le strategie dell’Istituto di scienze della sicurezza quello di fare sistema: «Vogliamo contribuire a costruire una rete tra ricerca e formazione di qualità, da una parte, e istituzioni pubbliche della sicurezza, aziende nazionali, e cittadini, dall’altra. Stiamo tendendo una mano alle istituzioni e alle grandi aziende per contribuire alla sicurezza del Paese in modo concreto. Vogliamo anche contribuire a costruire una classe di professionisti della sicurezza che possa affrontare le sfide della sicurezza del futuro con conoscenze e strumenti nuovi».

Le ragioni dell’impegno si trovano nella visione di sicurezza dell’Istituto, per il quale «Sicurezza è: #01 proteggere i diritti, nei limiti del diritto; #02 usare competenza e metodo, perché è una scienza; #03 proteggere anche dai rischi di cui non si è consapevoli; #04 ricercare le cause dei fenomeni per strategie di lungo periodo; #05 affrontare problemi complessi con interventi multidisciplinari; #06 fare ciascuno la propria parte nell’interesse di tutti; #07 occuparsi dei contesti e delle persone più vulnerabili; #08 essere protetti e sentirsi protetti; #09 gestire problemi, anche locali, in una rete globale; #10 ottimizzare le risorse e migliorare la qualità della vita».

«Formazione e ricerca sulla sicurezza sono da sempre priorità dell’Università di Trento» ha ricordato il rettore Paolo Collini all’apertura della conferenza. «In Ateneo lavorano infatti alcuni tra i laboratori e i gruppi di ricerca del settore più riconosciuti a livello nazionale e internazionale, tra cui eCrime, CryptoLabTN – Laboratorio di Matematica industriale e Crittografia, Multimedia Signal Processing and Understanding, Security Research Group».

Ora il salto di qualità: «L’Istituto di scienze della sicurezza, avviato dall’Ateneo trentino, è un unicum nel panorama nazionale e internazionale.  Il suo obiettivo è mettere la didattica e la ricerca scientifica sulla sicurezza multi/interdisciplinare a servizio del Paese».

Apprezzamento per il lavoro di ricerca svolto dall’Università di Trento sui temi della sicurezza è stato espresso anche dal sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, e dal presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti.

Per il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, «il problema della criminalità invade la quotidianità e tocca l’intimità delle persone. Se ne parla molto per strada, ma anche nella rete. Una recente indagine del Sole 24 Ore ha mostrato come l’84% degli italiani ritenga il numero di omicidi non diminuito dal 2000 a oggi, la realtà invece è che c’è stato un calo del 39%. Eurispes ci ricorda poi che per gli italiani la popolazione sarebbe composta tra il 16 e il 25% da persone immigrate, mentre i dati riferiscono una presenza dell’8% e al massimo del 10 in città».

Ha concluso: «Se vogliamo studiare contromisure eque per constatare la criminalità, non bisogna alterare la realtà, ma partire dai dati e confrontarli. E dobbiamo ricordare che la criminalità cresce dove ci sono disagio sociale, marginalità e disperazione e quindi, per favorire la sicurezza, è fondamentale lavorare sull’integrazione».

«La Provincia vede con interesse e con favore iniziative come questa – ha detto il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti – perché complementari a una vastità di azioni messe in campo prima di tutto dalle forze dell’ordine non solo per contrastare la criminalità ma anche per aumentare la “percezione” della sicurezza, fattore che, lo sappiamo, segue proprie dinamiche indipendentemente dalle statistiche sui reati». Fugatti, che ha colto l’occasione per ringraziare le forze dell’ordine per l’arresto del responsabile di una recente aggressione a un commerciante di Trento, ha sottolineato che notizie come questa contribuiscono a rassicurare i cittadini. «Ma al tempo stesso – ha aggiunto – esistono forme di criminalità che richiedono un continuo investimento anche in innovazione, ricerca e studio per un’efficace azione di contrasto. E ringraziamo l’università per l’impegno che ha deciso di dedicare anche in questo settore».

Il valore dell’Istituto di scienze della sicurezza è stato sottolineato da Angelo Tofalo, sottosegretario al Ministero della difesa. A margine della conferenza, dov’è tra i relatori, ha commentato: «Ottima questa iniziativa dell’Università di Trento, spero che anche altre università seguano questo esempio». Ha proseguito: «Credo che la sicurezza sia un dossier da affrontare e anche un’opportunità per i giovani di domani. Puntare sulla formazione in un settore, del quale spesso si parla in maniera non appropriata, è importante per formare nuove generazioni con la cultura della sicurezza. La diffusione della cultura della difesa della sicurezza nazionale dev’essere una stella polare per le istituzioni».

La conferenza di lancio dell’Istituto di scienze della sicurezza dell’Università di Trento vede la partecipazione di numerosi nomi di spicco del settore, a livello nazionale e internazionale.

Con loro, per tutta la giornata, si parla delle sfide della sicurezza e della formazione e la ricerca scientifica multi/interdisciplinare a servizio del sistema Paese. Cinque le sessioni: Tutela del made in Italy e della proprietà intellettuale; Sicurezza nella città del futuro; Cyber security e sicurezza nazionale; Rischio idrogeologico e sismico di strutture e infrastrutture; Criminalità organizzata nazionale e transnazionale.

Questa mattina hanno portato il loro contributo sulla contraffazione, tra gli altri, Stefano Vaccari (Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo), Claudio Bergonzi (Indicam), Ivano Maccani (Guardia di Finanza) e Olga Bussinello (Consorzio Vini Valpolicella). Sulla sicurezza urbana, tra i vari interventi, ci sono quelli di Gian Guido Nobili (Forum italiano per la sicurezza urbana) e Stefano De Capitani (Municipia). Mentre su Cyber security e sicurezza nazionale prenderanno la parola, tra gli altri, Angelo Tofalo (sottosegretario al Ministero della difesa) e Andrea Chittaro (Associazione italiana professionisti security aziendale).

Nel pomeriggio si proseguirà con gli ultimi due panel. Sul rischio idrogeologico e sismico tra gli interventi ci saranno quelli di Paolo Clemente (Enea) e Francesco Baruffi (Autorità di bacino distrettuale delle Alpi Orientali), mentre sulla criminalità organizzata si potranno ascoltare anche le voci di Antonio Laudati (sostituto procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo) e Giuseppina Maddaluno (Unicri)

SCHEDA – L’Istituto di scienze della sicurezza, parte del piano strategico dell’Università 2017/2021, è un grande laboratorio che riunisce oltre 70 docenti di 10 dipartimenti e centri dell’Ateneo. Il progetto si sviluppa sulla base di un approccio fortemente multi/interdisciplinare alla sicurezza e alle sue sfide globali crescenti.
In Europa è uno dei primi laboratori di questo tipo assieme a un istituto (Institute of Security and Crime Sciences) di Londra. Mentre in Italia non esiste alcuna esperienza di ricerca e formazione così avanzata che raccoglie tutte le discipline scientifiche rappresentate nell’Istituto (diritto, criminologia, sociologia, psicologia, statistica, matematica, scienze dell’informazione, ingegneria, economia, biologia, studi internazionali, scienze ambientali e altre).

Si occupa di formazione di alto livello e coordina progetti di ricerca applicata. L’attività ruota attorno a un patto, nuovo e virtuoso, tra mondo della ricerca e della formazione universitarie, mondo delle istituzioni pubbliche e delle aziende e cittadinanza. In questo modo l’Università di Trento è certa di poter dare un contributo importante nella lotta alla delinquenza e nell’innalzamento dei livelli di legalità e sicurezza in Italia.

L’Istituto ha un comitato di indirizzo composto da alti rappresentanti del mondo della sicurezza pubblica e privata e delle organizzazioni internazionali. Attraverso protocolli di intesa può, inoltre, stringere rapporti stabili con istituzioni pubbliche e grandi aziende/società italiane e straniere.

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