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Trento

Amputato il ginocchio del cavallo della Fontana del Nettuno in Piazza Duomo

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La segnalazione arriva da un nostro lettore al numero WhatsApp della redazione (3922640625)

Lo foto è stata scattata questa mattina.

Il titolo della foto dato dal lettore la dice lunga, «Il cavallo sembra soffrire… e anche chi ama la propria Città non può gioire…»

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Come è ben visibile dalla foto manca un ginocchio del cavallo che probabilmente, visto il taglio netto, è stato segato con qualche piccolo utensile a batteria.

Non è dato da sapersi quando sia avvenuto il possibile vandalismo alla fontana del Nettuno

Negli ultimi giorni l’acqua dalla fontana è stata tolta a causa dei lavori.

Chi segue i lavori forse è a conoscenza di quando e come è stato ridotta così la fontana.

Ricordiamo che quella che la scultura devastata è la parte più fotografata in assoluto dai turisti.

Pare però che quello che è definito da tutti il salotto della Città non sembri oggetto di particolari attenzioni e rispetto.

Non è la prima volta che la scultura viene presa di mira dai vandali.

All’inizio di aprile infatti  la statua del tritone più basso a ovest fu trovato con il collo del vaso dal cui centro è predisposta la canna per lo spruzzo dell’acqua completamente tranciata di netto

Inoltre un angolo del primo ordine di gradini rivolto a nord era risultato anch’esso amputato di recente.

La statua del Nettuno che si vede in piazza Duomo in realtà non è quella originale.

L’opera di Stefano Salterio da Laglio a causa dei danni subiti nel tempo era infatti stata spostata alla fine del 1939 nel cortile del vicino palazzo Thun, mentre sulla fontana è presente dal 1945 una copia in bronzo realizzata nel 1942 da Davide Rigatti.

Sotto la statua del Nettuno la fontana è ornata da tritoni, cavalli marini ed altri gruppi scultorei, anch’essi originariamente opera di Stefano Salterio, poi sostituiti nel XIX secolo da copie eseguite dallo scultore Andrea Malfatti (1832-1917) su disegni del pittore Ferdinando Bassi (Trento, 1819 – Venezia, 1883).

Il tritone superiore meridionale è un’ulteriore copia realizzata nel 1920 da Davide Rigatti.

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Trento

Torre 3 di Madonna bianca diventa il regno dei piccioni

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Siamo alla torre 3 di Madonna bianca, nello stesso luogo dove pochi mesi fa sono state scoperte delle persone che bivaccavano nel sottoscala della palazzina.

Ora però la palazzina in questione sembra diventata il regno dei piccioni e per andare in cantina – denuncia una nostra lettrice al numero whatsApp della redazione – vuol dire equipaggiarsi con maschera antigas, guanti e stivali di gomma.

Infatti è tutto pieno di escrementi.

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«Ormai i piccioni hanno dovuto sbottonare il loro panciotto dalla troppa trippa grazie a chi si svuota il bidone del compost dalla finestra» – spiega la lettrice.

A quanto sembra c’è chi butta del pane dalla finestra, chi gli scarti della pizza, e invece chi se lo può permettere dei biscotti a mezzo chilo alla volta.

Il problema a livello condominiale è stato evidenziato più volte, ma l’ITEA fa orecchie da mercante.

Da dire anche che nell’atrio è affisso un cartello che dice chiaramente di non buttare mozziconi e altre cose dai balconi perché si possono danneggiare le tende e creare degrado.

«Purtroppo però il cartello è scritto in italiano e mancano le traduzioni, – osserva la nostra lettrice in modo sibillino –  visto che nella palazzina ci abitano un gran numero di extra comunitari».

«Pensate che dai balconi a volte arrivano anche delle lattine di birra – conclude – e nei sacchetti degli imballaggi leggeri vengono depositati tessuti, legno, vetro e di tutto un po’, con il risultato che quelli di Dolomiti energia non raccolgono i rifiuti».

 

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Trento

Cooperazione internazionale: al via la riforma all’insegna di una crescita del finanziamento privato

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Crescita della quota di finanzianto di parte privata che dovrà essere pari al finanziamento messo a disposizione dalla Provincia; maggiore collaborazione fra i soggetti attivi nel settore, pubblici e privati, profit e non-profit, e quindi maggiore “massa critica”, con conseguente riduzione della dispersione delle risorse ed un risparmio atteso per le finanze provinciali di circa 5 milioni di euro: queste le principali novità previste nelle linee di indirizzo che riformano gli attuali criteri di finanziamento pubblico della cooperazione allo sviluppo, approvate dalla Giunta provinciale.

L’obiettivo è in primo luogo la pari compartecipazione privata al finanziamento delle iniziative avanzate dalle circa 300 associazioni del settore.

Le tipologie di progetti finanziabili saranno: progetti di cooperazione allo sviluppo; interventi di emergenza umanitaria; progetti di particolare rilievo rientranti nella programmazione annuale della Giunta provinciale.

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La Giunta interverrà poi con ulteriori correzioni affidandole ad un provvedimento legislativo in sede di assestamento di bilancio.

Lo scorso dicembre la Giunta aveva sospeso rispettivamente, i termini previsti per la presentazione delle domande di contributo da parte degli organismi trentini di volontariato internazionale e il processo di approvazione e assegnazione dei contributi per iniziative programmate dalla Giunta provinciale.

Con le delibere del 21 dicembre 2018 la Giunta provinciale ha sospeso la presentazione delle domande per progetti di cooperazione internazionale e educazione alla cittadinanza globale, nonché alcuni progetti in avanzato stato di approvazione in Brasile, in Africa sub-sahariana e in Trentino.

Ciò al fine di consentire all’assessorato competente di effettuare un’approfondita analisi del settore, da sottoporre alla Giunta stessa, per poi procedere ad una riformulazione dei criteri di finanziamento pubblico del sistema trentino, propedeutici alla ridefinizione del sistema degli interventi nel suo complesso.

La riforma del sistema di sostegno pubblico al settore che la Giunta intende promuovere è ispirata da alcuni specifici obiettivi:

– dare sostegno alle attività delle associazioni trentine di cooperazione internazionale che andranno co-finanziate dal settore privato in maniera più “forte” che in passato;

– migliorare qualità, trasparenza e rendicontabilità delle proposte e delle azioni progettuali;

– favorire il rafforzamento dei partenariati territoriali con i territori di destinazione delle attività, la cooperazione sistemica tra associazioni ed il coinvolgimento di altri attori pubblici e privati trentini all’interno dei progetti. In sintesi, generare più massa critica e ridurre la frammentazione;

– riconoscere e premiare il radicamento e la capacità di autofinanziamento delle associazioni e le attività volte a creare processi di sviluppo endogeno e di cooperazione tra profit e no profit.

Vediamo ora le principali indicazioni relativamente ai tre ambiti finanziabili, contenute negli indirizzi approvati oggi con la delibera di Giunta:

Progetti di cooperazione allo sviluppo. Il periodo per la presentazione di progetti di cooperazione internazionale allo sviluppo è fissato annualmente dal primo al 15 settembre.

L’approvazione della graduatoria relativa ai contributi dovrà avvenire entro e non oltre il 31 gennaio dell’anno successivo.

La proposta progettuale dovrà necessariamente prevedere, oltre all’associazione capofila e al suo partner locale, almeno altri 2 soggetti trentini, pubblici e/o privati tra i quali almeno un’altra associazione, con un ruolo attivo chiaramente definito (ai partner potranno essere corrisposte risorse, fermo restando una loro partecipazione fattiva alle attività progettuali).

Lo strumento di finanziamento provinciale sarà ispirato da un meccanismo di “raddoppio” della quota di auto-finanziamento (da fonte privata e/o pubblica non provinciale e regionale) dell’associazione. L’associazione non potrà avere attivi più di 2 progetti in contemporanea nella stessa annualità e non potrà ottenere, in qualità di capofila, finanziamenti della Regione Trentino Alto Adige a valere sullo stesso progetto o sulle stesse tipologie di attività progettuali.

Interventi di emergenza umanitaria – Vista la specifica natura dei progetti, i nuovi indirizzi non pongono delle scadenze. Per essere finanziati gli interventi dovranno dimostrare in fase di proposta lo stato di calamità e illustrare le misure per raffrontarla. Il progetto dovrà essere presentato entro e non oltre 6 mesi dall’evento calamitoso.

L’associazione non potrà avere attivi altri progetti di emergenza contemporanei e non potrà presentarne più di 1 all’anno.

I progetti si realizzeranno solo nei Paesi, inclusi nella lista DAC dell’OCSE, accessibili all’Amministrazione per una verifica di controllo rispetto a quanto realizzato. Il partenariato dovrà necessariamente prevedere l’associazione capofila e indicare il proprio partner locale che attuerà le azioni in loco.

La Provincia può sostenere anche particolari progetti rientranti in tipologie individuate annualmente dalla Giunta provinciale secondo modalità da essa stabilite ed attraverso strumenti da definire con criteri specifici.

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Trento

Massimo ribasso: vantaggi per le imprese ma nessun danno per i lavoratori

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In un articolo comparso in un quotidiano locale il segretario confederale della CGIL Franco Ianeselli afferma che l’introduzione del cosiddetto massimo ribasso nel disegno di legge provinciale sull’accelerazione dell’attività amministrativa e sulla semplificazione delle procedure recentemente approvato porterebbe, di per sé, a pregiudicare il trattamento economico giuridico e il posto di lavoro dei lavoratori interessati.

La Provincia autonoma di Trento, con il suo presidente, sottolinea come le novità normative non vadano a scapito dei lavoratori ma debbano essere contestualizzate alla luce di ciò che le categorie economiche locali chiedono da tempo: diminuire i tempi di aggiudicazione degli appalti per permettere al sistema economico di essere al passo con la velocità del mercato e dare lavoro agli operai trentini.

Nell’ottica di accelerare le procedure amministrative è stata concepita l’estensione del criterio di aggiudicazione del prezzo più basso, dal momento che le aggiudicazioni con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa scontano tempi procedurali molto più dilatati, vista la necessità della nomina di una commissione che valuti le offerte dal punto di vista qualitativo.

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Vediamo ora alcuni dettagli tecnici.

Innanzitutto nel nuovo disegno di legge il criterio del prezzo più basso si applica unicamente per appalti di valore inferiore alla soglia europea che, per i lavori pubblici è pari a 5.548.000 euro mentre nei servizi e nelle forniture a 221.000 euro.

Quindi sopra tale soglia vige il criterio della cosiddetta offerta economicamente più vantaggiosa per il quale il contratto pubblico va affidato prendendo a riferimento l’operatore economico che propone un ottimale rapporto fra qualità e prezzo.

Sotto tale soglia si applica il criterio di aggiudicazione del prezzo più basso rimanendo peraltro la possibilità per le stazioni appaltanti, previa motivazione, di operare secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Sono affidati in ogni caso con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa i servizi sociali, sanitari, scolastici, di ristorazione collettiva, gli incarichi professionali ed i servizi il cui costo della manodopera è pari ad almeno il 50% dell’importo totale del contratto.

Come si può notare le salvaguardie per i lavoratori in appalti dove il fattore produttivo del lavoro è preponderante continuano ad esserci. Inoltre nei casi in cui le Amministrazioni aggiudicatrici dovessero affidare lavori secondo il criterio del prezzo più basso sono stati previsti meccanismi per ridurre l’impatto di tale scelta sulla quantità e qualità del lavoro.

Tali misure prevedono siano ritenute anomale e quindi escluse automaticamente le offerte troppo basse rispetto alla media delle offerte presentate (cd taglio delle ali) ovvero quelle che, secondo un meccanismo di analisi dei prezzi offerti presentino un importo complessivo del costo del personale inferiore ai minimi salariali e retributivi previsti dai contratti collettivi di riferimento.

Sono stati inoltre potenziati i meccanismi di verifica da parte dell’ente pubblico della corretezza (liquidazione di quanto spettante al lavoratore) e regolarità (applicazione del corretto trattamento economico giuridico previsto dal contratto collettivo) retributiva per il quale l’ente pubblico potrà sospendere il pagamento quando saranno riscontrate irregolarità e segnalarne l’inadempimento all’ispettorato del lavoro provinciale per l’irrogazione delle eventuali sanzioni amministrative. Si può quindi affermare che non vi è un nesso di necessaria causalità tra il criterio di aggiudicazione del contratto e l’effettiva tutela dei lavoratori ma quest’ultima dipende dalla cogente applicazione di altri istituti appena citati e sui quali la Provincia si impegnerà a vigilare.

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