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Io la penso così…

Volontari contro la Corte dei Conti: «Basiti per le accuse formulate contro il Soccorso Alpino»

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Spett.Le Direttore

Leggiamo con profonda amarezza dai giornali le pesanti parole di accusa formulate dalla Corte dei Conti di Trento nei confronti del Soccorso Alpino Trentino, realtà unica e con profonde radici che partono proprio nel lontano 1952 dal Trentino.

Possiamo affermare con fierezza che in Trentino è nata la prima realtà organizzata per il soccorso in montagna, modello che poi è stato esportato a livello nazionale e che anche oggi si dimostra quale incubatore di idee e promotore di nuove tecniche e tecnologie per il miglioramento del servizio di soccorso.

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Ci permettiamo, sicuri di condividere il pensiero di molti volontari, di esprimere queste parole per supportare e dimostrare la vicinanza al Soccorso Alpino Trentino e a tutti coloro che operano per far si che sia garantito il servizio di soccorso in montagna in questo difficile momento, come peraltro hanno già fatto molte persone e Associazioni attraverso messaggi pubblici sui social network.

Questa battaglia, nata evidentemente da attriti e invidie interne all’organizzazione da parte di chi interpreta il volontariato come un gioco di potere, rischia di rovinare il nome e l’immagine di un’Associazione che opera per il bene della Comunità trentina e di tutti gli ospiti che il Trentino stesso accoglie con profondo rispetto e gratitudine.

Parole queste ultime che non trapelano minimamente dal testo delle denunce formulate dalla Corte dei Conti.

Con amarezza si leggono considerazioni “personali” e ci si chiede come sia possibile basare un’accusa così pesante nei confronti del Soccorso Alpino Trentino su considerazioni personali, definendo “inutili” le divise di rappresentanza.

Tali divise sono state fortemente volute dai Soci, acquisto deliberato a maggioranza in Consiglio Direttivo (composto da 8 persone) e la scelta è stata condivisa e supportata dall’Assemblea (composta da 68 tra Capostazione e Vicecapostazione), e che gli stessi Soci oggi indossano (si precisa che ad oggi sono circa 600 i Soci che hanno ritirato la divisa di rappresentanza e le operazioni di consegna proseguono).

Restiamo basiti nel rileggere il testo delle accuse e non trovare alcun riferimento a violazioni di norme o leggi, ma solo interpretazioni soggettive di Statuti e Regolamenti che tra l’altro, così facendo, delegittimano gli organi decisionali dell’Associazione e inevitabilmente mettono in discussione le scelte di qualsiasi Associazione (e non solo del Soccorso Alpino Trentino) che potrebbero essere in futuro contestate da minoranze accecate dalla propria contrarietà infondata e con semplici denunce alla Corte dei Conti, Organo con funzioni giurisdizionali e amministrative di controllo o vigilanza in materia fiscale sulle entrate e “spese pubbliche”.

In tal senso sappiamo che il Soccorso Alpino Trentino, come moltissime se non tutte le Associazioni in Provincia di Trento, è un Ente di diritto privato che ricevere contributi pubblici e non un Ente Pubblico a tutti gli effetti, pertanto non si comprende come possa essere posto sotto il controllo di tale Organo e, cosa ancora più difficile da comprendere, come lo stesso soggetto danneggiato sia proprio il Soccorso Alpino Trentino.

In questa contorta e arzigogolata interpretazione ciò significa che, nel caso in cui fossero confermate le accuse, il danno erariale sarebbe stato creato al Soccorso Alpino Trentino e i soggetti dovrebbero riversare il maltolto nelle casse dello stesso Soccorso Alpino Trentino e non della Provincia o dello Stato.

Il Soccorso Alpino Trentino è una struttura solida, ben organizzata e formata da persone qualificate e professionali, sia in ambito operativo che amministrativo, che ha intrapreso un importante percorso volto a garantire trasparenza, corretta gestione delle risorse e miglioramento del servizio fiducioso e consapevole che tutti gli sforzi e le azioni possono permettere di salvare una vita umana.

Amareggiati veniamo poi a conoscenza di una lettera inviata dal Soccorso Alpino Nazionale a firma del Presidente Dellantonio Maurizio che informa di aver acquistato un “buff” (scaldacollo) per tutti i volontari a livello nazionale e un “certo numero da distribuire secondo le Vostre esigenze” (cifra che ipoteticamente supera € 50.000,00 e può anche arrivare oltre € 70.000,00 in base al prezzo concordato).

La lettera prosegue precisando che questa fornitura è stata realizzata attingendo ai fondi della Protezione Civile, quindi fondi Pubblici, nel progetto biennale 2016/18 nella voce “prevenzione” e non si comprende come un Ente a livello Nazionale possa effettuare acquisti del genere inserendoli nel capitolo di spesa della prevenzione, argomento importante e fondamentale per il Soccorso Alpino, ma tutti possono comprendere che prevenire gli incidenti in montagna nulla ha a che vedere con gli scaldacollo.

Ci si chiede a questo punto: non sono degli acquisti inutili gli scaldacollo buff visto che non fanno parte della divisa di servizio come contestato al Trentino?

Come espresso correttamente nei commenti pubblici, è giusto approfondire la situazione e capire se vi siano stati errori, anche perché il Soccorso Alpino Trentino ha sempre espresso la massima apertura per risolvere eventuali problematiche e rivedere il proprio modo di operare in favore della regolarità, legittimità e trasparenza, ma sempre nel segno del massimo rispetto della dignità e del servizio svolto dal Soccorso Alpino Trentino e dalle persone senza sfruttare la forte immagine del Soccorso Alpino Trentino come leva personale per attirare i riflettori.

Ci sentiamo parte di quel mondo, di quella “grande famiglia” che è il volontariato del Trentino dove molti uomini e donne dedicano il proprio tempo e la propria competenza per correre in aiuto di chi ha bisogno nel segno del grande spirito di abnegazione che contraddistingue proprio il Trentino e moltissime persone in tutta Italia come dimostrato in tutti gli eventi calamitosi che si sono susseguiti in questo periodo.

Siamo una terra piena di valori e principi che vanno tutelati e salvaguardati.

Stefano Paroni per un gruppo dei volontari del Soccorso Alpino

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Io la penso così…

«Friday for Future» a Trento – di Paolo Farinati

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Il cambiamento del clima sulla Terra è un problema gravissimo e ormai riconosciuto dalla grande maggioranza dell’umanità.

Da parecchi anni è al centro degli studi scientifici e, seppur ancora timidamente, della politica mondiale.

In questi ultimi mesi, anche grazie alla decisa attività di una giovanissima ragazza svedese, Greta Thunberg di soli sedici anni, il tema ha interessato milioni di giovani e giovanissimi di tantissime Nazioni.

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Quest’ultimo venerdì 15 marzo, in molte città di tutto il mondo vi sono state manifestazioni e sfilate, con cui proprio i più giovani hanno voluto far capire l’importanza vitale di un pianeta più sano e meno inquinato per il loro futuro.

Vi sono stati ovunque cortei molto partecipati, molto pacifici e molto determinati nel volere che la politica mondiale si occupi finalmente in maniera responsabile e efficace della salvaguardia dell’ambiente.

Le origini e le cause del mutamento del clima terrestre sono certamente lontane, ci portano alla rivoluzione industriale avvenuta, specie in Europa e nel Nord America, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.

L’uso del carbone, del petrolio e dei suoi derivati ha indiscutibilmente alterato l’atmosfera della Terra, provocandone nei decenni seguenti e fino ai nostri giorni il suo surriscaldamento.

Oggi il nostro pianeta ha superato ampiamente i sette miliardi di abitanti e la produzione industriale è ormai pressoché ovunque.

Certamente molti correttivi sono stati introdotti, sia nella produzione di beni che nell’uso di carburanti nella mobilità e nel riscaldamento delle nostre case. Pensiamo che solo pochi decenni fa i camion e le caldaie delle case funzionavano a nafta. Oggi le più grandi case automobilistiche hanno pronte le automobile elettriche o ibride, gli stessi automezzi pesanti avranno motori ibridi e tra qualche anno totalmente elettrici.

Basta leggere i programmi industriali di Toyota, Renault, Nissan, FCA, Mercedes, ma pure di Scania, Volvo, Iveco e altre case produttrici. L’energia elettrica e il riscaldamento saranno sempre più dipendenti da fonti non inquinanti e rinnovabili, come l’idroelettrica, la solare, l’eolica, la geotermica e altre.

Oggigiorno, comunque, il tutto si dimostra ancora insufficiente per migliorare il clima del nostro pianeta, per mantenere le temperature nei vari continenti più moderate e per evitare così lo scioglimento dei preziosi ghiacciai.

Anche a Trento, venerdì scorso, in migliaia i nostri giovani hanno manifestato per il loro futuro sulla Terra.

E’ stata per loro un’esperienza molto interessante e molto coinvolgente. Saranno sempre più determinati nel salvaguardare il nostro meraviglioso ambiente. Sono un dovere morale e una responsabilità civica di cui si sentono fortemente investiti. «Noi tra 50 anni ci saremo, voi no ! E’ inutile conquistare la Luna ma perdere la Terra».

Hanno gridato più volte in maniera decisa ma composta. Il tempo non ci permette altri ritardi. Non staranno più zitti, ne va della qualità e della sicurezza della loro vita futura. Vanno ascoltati.

Paolo Farinati

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Riva del Garda: caos Inps, ore di attesa senza un minimo di privacy

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«Io la penso così» – Facci sapere anche tu come la pensi – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Spett.Le Direttore,

lunedì mattina 11 marzo 2019  sono stato all’INPS di Riva del Garda.

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Ciò che ho visto è vergognoso.

C’erano 30 persone che aspettavano con un unica funzionaria addetta allo sportello che oltre che rispondere ai cittadini andava e veniva dagli uffici interni a chiedere o prendere pratiche, perdendo tempo e facendo arrabbiare tutti.

Io sono entrato alle 8.30 e sono uscito alle 12.00 per 10 minuti di domande.

Ma la vergogna ancora più grande è il fatto che manchino tutte due le porte che separano la sala d’aspetto con gli uffici per le consultazioni.

Praticamente i presenti erano informati di tutte le richieste dei contribuenti in contrasto con la legge sulla privacy che tanto gli enti sbandierano.

Questo potrebbe configurarsi come reato penale. Se è così che vuole tutelare le persone….

Tutti con le orecchie come radar ad ascoltare i problemi altrui, vergogna è ora che si faccia qualcosa.

Spero che questo mio sfogo venga letto da chi di dovere per così provvedere a sistemare immediatamente le cose.

Renato Calcari

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Io la penso così…

Trentino: svastiche, enti locali, titoli di studio e mancanza di competenze – di Amedeo Zeni

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«Io la penso così» – Facci sapere anche tu come la pensi – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Gentile Direttore,

ho sempre considerato il Trentino e, di riflesso, l’Alto Adige, come una provincia caratterizzata dalle buone pratiche di amministrazione e dalla diffusione di valori quali la democrazia, la libertá, l’antifascismo e il rifiuto di qualsiasi ideologia che si richiami alla persecuzione cui purtroppo abbiamo assistito con la tragedia della Shoah causata dall’antisemitismo.

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Leggere della nomina a capo della segreteria da parte del nuovo rappresentante per gli enti locali, Mattia Gottardi ( entrato nella giunta provinciale trentina a causa della scomparsa di Rodolfo Borga, sebbene con deleghe ridimensionate e senza vicePresidenza), di una figura proveniente dalla destra xenofoba e antisemita come Marika Poletti lascia francamente esterrefatti e suscita non poche preoccupazioni.

Visto il curriculum della stessa, privo di ogni titolo di studio o competenza specifica per il settore, e noto alle cronache solo per la svastica tatuata sul voluminoso polpaccio, assieme peraltro ad altre “rune e l’intero ciclo tratto dal Canto di Odino del Crepuscolo degli Dei, oltre a varie altre citazioni di Nietzsche” come dichiarato dalla stessa Poletti in un’intervista, sorge spontaneo chiedersi se le Istituzioni, locali e nazionali, lasceranno che l’apologia di fascismo, nazismo e antisemitismo, possa divenire l’unica ragione per essere assunti in Trentino (a spese della Pubblica Amministrazione) a gestire i rapporti con i Comuni e con il Consiglio Provinciale.

Nella speranza che le Istituzioni democratiche, a iniziare dallo stesso Consiglio Provinciale trentino, abbiano uno scatto d’orgoglio e si oppongano a un simile sfregio delle Istituzioni, non resta che attendere che, come in altri casi simili, le forze democratiche e l’opinione pubblica sappiano creare i necessari anticorpi democratici e civili a una simile degenerazione.

Amedeo Zeni

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