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Politica

I primi passi del Consiglio provinciale nella sedicesima legislatura

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Quali saranno i prossimi passi dei protagonisti politici della XVI legislatura?

Quando entreranno nel vivo i lavori dell’aula del consiglio?

Chi sarà il presidente del consiglio e come verrà eletto?  E le commissioni permanenti? e il segretario Questore? E i vicepresidenti?

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Ecco, attraverso domande e risposte basate sul regolamento, le informazioni indispensabili per capire, dopo il voto del 21 ottobre scorso e la proclamazione dei 35 eletti, quali saranno i primi passi del Consiglio provinciale in quest’avvio di XVI legislatura, a partire dagli adempimenti che apriranno le sedute in aula.

Dopo le elezioni del 21 ottobre scorso e la proclamazione degli eletti avvenuta la settimana scorsa, quando si riunirà il Consiglio provinciale?

Il Consiglio si riunisce per la prima seduta entro 20 giorni dalla proclamazione degli eletti, quindi entro venerdì 23 novembre.

Chi dovrà convocare la prima seduta?

Il presidente della Provincia, che dovrà avvisare tutti gli eletti con lettera raccomandata.

Chi presiederà questa prima riunione dell’assemblea legislativa in aula?

La presidenza provvisoria sarà assunta dal consigliere più anziano d’età fra i presenti, vale a dire da Lucia Coppola (Futura). Il regolamento prevede che ad affiancare la presidenza provvisoria dell’aula vi siano anche due segretari scrutatori, che dovranno essere i più giovani dei presenti , vale a dire Mirko Bisesti (Lega) e Luca Guglielmi (Fassa).

Come inizieranno i lavori del Consiglio e di che cosa si parlerà?

Inizieranno con l’appello dei consiglieri e il giuramento del presidente provvisorio, che dovrà pronunciare le parole: “Giuro di essere fedele alla Costituzione”. Il presidente inviterà poi tutti i consiglieri a prestare giuramento chiamandoli uno alla volta in ordine alfabetico perché all’appello ciascuno risponda “Giuro”. Se qualche consigliere sarà assente dovrà prestare giuramento all’inizio della prima seduta cui prenderà parte, altrimenti non potrà partecipare ai lavori né esercitare la sua funzione.

E poi?

Subito dopo, nella stessa seduta il Consiglio dovrà sciogliere i primi due nodi importanti: l’elezione del presidente dell’assemblea legislativa, del vicepresidente e dei tre segretari questori che con il presidente e il vicepresidente formeranno l’Ufficio di presidenza (composto appunto da cinque membri); e a seguire ascoltare e discutere la relazione del presidente della Provincia sullo svolgimento delle operazioni elettorali e sui risultati delle elezioni, ma soprattutto la sua illustrazione del programma di legislatura e la sua presentazione della “squadra” degli assessori che con lui formeranno la Giunta provinciale.

Non vi saranno altri argomenti da affrontare in aula?

No, perché le successive questioni da discutere riguardano le nomine di due organismi, la Giunta delle elezioni e le Commissioni permanenti, per formare le quali occorre che prima il presidente del Consiglio si consulti con i capigruppo (vale a dire i presidenti dei gruppi consiliari). I capigruppo si conosceranno però solo nei cinque giorni successivi alla prima seduta del Consiglio, termine entro il quale ogni consigliere dovrà comunicare per iscritto al presidente del Consiglio a quale gruppo politico vuole aderire o se opta per il gruppo misto. Sarà inoltre entro 10 giorni dalla prima seduta in aula che ciascun gruppo comunicherà al presidente il nome del capogruppo.

Con quale maggioranza si potrà eleggere il presidente del Consiglio provinciale?

Innanzitutto per questa elezione devono essere presenti in aula almeno 24 consiglieri su 35, ossia i due terzi. E poi, perché il nome di un consigliere prevalga deve ottenere, con voto a scrutinio segreto, la maggioranza assoluta dei consiglieri presenti,quindi 18 voti su 35.

Che succede se non si arriva alla maggioranza assoluta?

Se dopo due votazioni nessun consigliere candidato alla presidenza ottiene la maggioranza assoluta dei presenti, si procede con una terza votazione in cui la scelta si restringe ai soli consiglieri che abbiano ottenuto almeno un voto nella seconda, e in questo caso non serve più il quorum dei 18 voti, ma viene eletto presidente il consigliere più votato (in caso di parità si sceglie il più anziano).

Come si eleggono il vicepresidente del Consiglio e i segretari questori?

Il vicepresidente viene eletto con la stessa procedura adottata per il presidente. Anche per la nomina dei segretari questori l’aula vota a scrutinio segreto, con la possibilità però di indicare un solo nome. A differenza che nel caso della nomina del presidente e del vicepresidente, nel loro caso vengono eletti subito i tre consiglieri più votati.

E la Giunta delle elezioni come viene eletta?

Quest’organismo collegiale (che ha il compito di verificare gli eventuali casi di ineleggibilità e di incompatibilità dei consiglieri eletti, anche di quelli che emergono nel corso della legislatura), è formato dai consiglieri di tutti i gruppi consiliari. Per eleggerli si vota in modo palese sulla base della proposta formulata dal presidente del Consiglio che deve aver prima sentito i capigruppo.

Come si nominano le Commissioni permanenti?

Anche per la nomina delle Commissioni il presidente del Consiglio deve consultarsi prima con la conferenza dei capigruppo. Fatto questo il presidente presenta all’aula una proposta riguardante, nell’ordine, il numero delle Commissioni (erano 5 nella passata legislatura e 4 nella XIV), il numero dei componenti di ciascuna, la ripartizione delle materie di cui dovranno occuparsi e infine i nomi dei componenti. Su ognuna di queste proposte il Consiglio dovrà votare i modo palese e per l’approvazione servirà la maggioranza dei presenti

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Politica

Parte il piano di sviluppo per il Trentino: investimenti, natalità, periferie e semplificazione tra le priorità della nuova giunta

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Investimenti e infrastrutture, natalità, un rinnovato rapporto tra centro e periferie e ancora risorse ai comuni e semplificazione burocratica: questi i temi centrali per lo sviluppo del Trentino nel piano della giunta provinciale in vista della prossima legislatura.

Un lavoro complesso per il carattere trasversale delle tematiche che stanno a cuore al nuovo esecutivo e che impegneranno per il prossimo quinquennio le risorse politiche e strutturali di tutti gli assessorati competenti.

Al centro l’autonomia, la stabilità della finanza provinciale e le cinque aree critiche sulle quali si concentreranno i lavori di “ristrutturazione” dell’intero piano per il territorio.

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La parte di concertazione richiesta dalle categorie coinvolte nel piano di sviluppo verrà realizzata e definita entro il periodo dell’assestamento di bilancio, ovvero entro maggio o giugno di quest’anno: un atto formale che darà inizio all’iter previsto dalla legge provinciale.

Particolare attenzione verrà posta alle entrate provinciali e al bilancio, con la previsione di un piano rigido per le spese, così come al tema della crescita economica (dato il calo del Pil a livello nazionale) e della fiscalità “da seguire in dialogo con Roma per continuare rendere prioritarie le necessità a livello locale e secondo i dettami previsti dall’accordo di Milano“.

Serve guardare alle previsioni di un rallentamento generale dell’economia sia a livello nazionale che internazionale – ha detto il governatore Fugattie proprio per questo motivo occorre agire con politiche di investimento “anticicliche”,  il più possibile flessibili e di impatto nel breve periodo“.

Una partita in cui entrano anche gli investimenti e il recupero delle risorse che riguardano la ricostruzione dei danni causati dal maltempo dello scorso ottobre, e soprattutto tutte quelle misure volte alla prevenzione di ipotetiche tragedie ambientali che potrebbero colpire nuovamente la provincia di Trento.

Prevenzione e tutela del territorio in pole position dunque per ciò che riguarda la difesa dell’ambiente, guardando anche al rapporto con le periferieche deve essere affrontato non più solo da un punto di vista finanziario e di bilancio ma con un approccio soprattutto culturale – ha sottolineato Fugatti – , per fare in modo che i territori trentini, non solo i più colpiti, tornino ad avere speranza per il futuro“.

E tra le priorità della nuova giunta non è ultimo il tema delle nascite, anch’esso per Fugatti “di stretta valenza culturale” e per il quale occorrerà trovare modalità per dare risposte adeguate e invertire l’attuale trend di riduzione della natalità.

Avevamo 5.500 nati all’anno fino a dieci anni fa, oggi ne abbiamo 4.ooo. Il nostro obiettivo è quello di mettere le nuove generazioni nelle condizioni di poter puntare sulla famiglia, altrimenti anche lo sforzo degli investimenti di capitale umano sulle strutture sociali e di tutela per incrementare il benessere dei trentini sarà stato inutile“, afferma il governatore.

A mettere l’accento sull’importanza riservata dal nuovo esecutivo ai bisogni dei cittadini è anche testimoniato dalla nuova attenzione messa sulla revisione del sistema Icef e Isein particolare modo – ha detto l’assessore Segnana – in previsione dell’introduzione del reddito di cittadinanza“.

Un investimento di rotta è in programma anche sul tema generale della burocrazia, che sarà invece affrontato a partire dalla prossima settimana con l’apertura del tavolo di confronto con le categorie.

Conosciamo le responsabilità, ma cercheremo il modo di dare risposte restando all’interno delle regole, facendo percepire a tutta la macchina amministrativa l’urgenza del problema e realizzando un cambio di passo sia rispetto al metodo di intervento, secondo una logica di “presa in carico” delle esigenze reali di imprese e cittadini, che rispetto agli strumenti e alle soluzioni. Tecnologiche, ma non solo“, ha concluso Fugatti.

 

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Politica

Sicurezza: Mario Tonina incontra il Commissario del Governo Sandro Lombardi

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Collaborazione e dialogo sempre aperto nell’interesse dei cittadini, questo quanto è emerso ieri nel corso di un incontro, tenutosi in Provincia, fra il nuovo commissario del Governo, Sandro Lombardi ed il vicepresidente della Giunta provinciale, Mario Tonina.

Una visita di cortesia, quella del prefetto Lombardi, che si è detto convinto dell’importanza del confronto fra le istituzioni, ognuno nel rispetto del proprio ruolo.

Al centro dell’incontro anche il tema della sicurezza, in particolare su Piazza Dante a Trento, sul quale il Commissario del Governo ha assicurato la massima attenzione delle forze dell’ordine nei servizi di controllo del territorio.

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Abbiamo alcune criticità -ha evidenziato il vicepresidente Tonina – ed è importante far capire a chi delinque che le istituzioni sono vigili e pronte ad intervenire. Per questo è fondamentale – ha sottolineato Tonina – che vi sia la massima collaborazione fra tutti i soggetti interessati per affrontare insieme i problemi sul tappeto. Così facendo sono convinto che potremo ottenere risultati importanti e dare ai cittadini un segnale di presenza e di attenzione su una questione molto sentita”.

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Politica

Alle Regioni e Province autonome le decisioni sulla classificazione dei rifiuti

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Ieri mattina il vicepresidente e assessore all’urbanistica, ambiente e cooperazione, Mario Tonina, assieme al dirigente del Servizio autorizzazioni e valutazioni ambientali, Giancarlo Anderle, ha partecipato in videoconferenza alla seduta politica della Commissione Ambiente ed Energia della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha accolto le richieste, finalizzate a ricondurre espressamente alla competenza delle Regioni e delle Province autonome la facoltà di decidere caso per caso se un materiale rientra o meno tra i rifiuti.

In particolare la posizione della Provincia autonoma di Trento è quella di sostenere la espressa riconduzione della competenza a stabilire la cessazione della qualifica di rifiuto caso per caso in capo alle Regioni e alle Province autonome, mediante introduzione di emendamento al TU in materia ambientale, decreto legislativo 152/2006.

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Nel TU in materia ambientale l’articolo 184 ter definisce la “Cessazione della qualifica di rifiuto”, ovvero: “Un rifiuto cessa di essere tale quando è stato sottoposto a un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici da adottare nel rispetto delle seguenti condizioni:

a) la sostanza o l’oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici;

b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto;

c) la sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;

d) l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana. L’operazione di recupero può consistere semplicemente nel controllare i rifiuti per verificare se soddisfano i criteri elaborati conformemente alle predette condizioni”.

L’amministrazione provinciale ritiene importante emendare l’articolo 184 ter con l’inserimento di un ulteriore comma, che permetta alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano di stabilire, per ciascuna tipologia di rifiuto (tramite specifiche autorizzazioni rilasciate ai sensi degli articoli 208, 209 e 211 del TU) le condizioni per trasformare i rifiuti in materie prime.

Il ministro Costa si è dichiarato favorevole a questa proposta, impegnandosi a inserire un apposito emendamento nel Decreto Semplificazioni che verrà discusso in Parlamento nei primi giorni di febbraio.

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