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Trento

Trento: tentata rapina e pugno in faccia al boss di Arcese Trasporti

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Eleuterio Arcese, boss di Arcese Trasporti, è stato vittima alcuni giorni fa di un tentativo di rapina e di aggressione a Trento Nord.

Il responsabile è uno sconosciuto che avrebbe avvicinato l’imprenditore per una informazione mentre quest’ultimo si trovava in macchina in un parcheggio della zona industriale.

Con la scusa di chiedere indicazioni stradali, il rapinatore ha cominciato a parlare con Arcese poi, con un gesto improvviso ha tentato di strappargli dal polso il Rolex.

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L’imprenditore ha resistito e si è tirato indietro, quindi il rapinatore ha tentato di strappare anche il portafogli ma ha incontrato ancora resistenza.

A quel punto il malvivente ha sferrato un pugno in pieno volto ad Arcese che ha riportato una ferita sotto l’occhio.

L’85enne ha avvisato le forze dell’ordine ed è andato a farsi medicare al pronto soccorso dove è stato giudicato guaribile in 7 giorni.

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Non si conosce l’identità dell’aggressore che è scappato, ma si spera di potervi risalire anche attraverso le telecamere di sicurezza.

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Trento

Domenica a Mattarello la celebrazione del 32° anniversario della morte della «Piccola Mamma»

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Domenica 18 novembre la chiesa parrocchiale di Mattarello era stracolma di fedeli accorsi anche da fuori provincia per onorare il 32° anniversario del pio transito della «Piccola Mamma», al secolo Enrichetta Bianchi Carollo.

Nata a Ravazzone di Mori il 20 ottobre 1898, Enrichetta Bianchi Carollo si è spenta a Mattarello di Trento il 13 novembre 1986.

Nell’arco di 88 anni ha conosciuto molte esperienze significative.

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Orfana di madre all’età di tre anni, accolta con affettuoso amore da famiglia amica fino al settimo anno di età, consegnata poi alle cure amorevoli delle suore di un orfanotrofio.

Il 10 giugno 1914, 18 giorni prima dell’attentato omicida di Saraievo, che provocherà, il 28 luglio successivo, lo scatenarsi della prima guerra mondiale, una giovane poco più che quindicenne si avvia, a piedi, da Mori a Montagnaga di Pinè, spinta da un irresistibile impulso interiore.

Il colloquio interrotto a tre anni con la madre terrena si sviluppa, intimo, lassù tra i monti, con la Madre del Cielo.

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Il pellegrinaggio al santuario di Pinè rappresenta un punto nodale nella vicenda terrena della giovane.

Al ritorno a casa di Enrichetta seguiranno, 48 giorni dopo, i richiami alle armi, l’internamento dei trentini nei campi per profughi dell’Impero, le angosce, i lutti, la fame, che l’immane conflitto mondiale a poco a poco riverserà tragicamente sulla popolazione inerme.

Il 25 marzo 1927 inizia infatti la manifestazione della malattia che costituirà il suo progressivo calvario; ed inizia, tale evento, precisamente nella solennità dell’Annunciazione, quasi come presagio di fecondità spirituale legato all’evento mariano più significativo.

Ma ci saranno ancora altre tappe importanti nel cammino spirituale di Enrichetta e  il susseguirsi di fatti mistici che dal 1948 andranno via via segnando sempre più il suo rapporto personale con Dio; fatti mistici da lei ripetutamente respinti con il pregare il Signore di cercarsi altre anime più degne. Ma le scelte divine non sempre combaciano con i desideri umani: così avvenne anche per Enrichetta Bianchi Carollo

A lei Claudio Forti ha voluto dedicare una lettera che riassume quanto successo domenica, giornata celebrativa per la «piccola mamma».

La riportiamo in forma integrale sotto.

LA LETTERA –  Già alle 14 – mezz’ora prima della celebrazione -, molti fedeli erano presenti assorti in un profondo silenzio orante.

Alle 14.30, Gianni Villotti, figlio spirituale della Piccola Mamma, ha rivolto un cordiale saluto ai convenuti, commentando con grande passione, come negli anni precedenti, i misteri del Rosario e portando testimonianze e ricordi inediti della vita di Enrichetta.

La solenne liturgia Eucaristica era concelebrata da 4 sacerdoti e un diacono e presieduta dal parroco don Duccio Zeni.

L’omelia, ricchissima di contenuti e di stimoli tratti dalla vita di Enrichetta, è stata tenuta da Padre Luigi Fattor.

È stata la sua una lunga e potente catechesi che ha portato i fedeli a contemplare il misterioso agire lungo i secoli dello Spirito Santo, che forma i profeti, i mistici, i dottori e i santi.

Tutto ciò sullo sfondo della maestosa scena della fine dei tempi e della seconda venuta del Cristo, di cui solo il Padre conosce il momento.

Alla fine della celebrazione, Suor Barbara ha letto con emozione le testimonianze di alcune persone beneficate con autentiche grazie e miracoli ottenuti dalla Piccola Mamma.

Anche una signora è salita spontaneamente al pulpito per portare la sua commossa esperienza.

Ma si è saputo che molte persone che prima della celebrazione hanno visitato la stanza in cui morì Enrichetta, o hanno sostato in preghiera nella bellissima cappella della Piccola Opera del Divino Amore, sono state sopraffatte dal pianto e dall’emozione.

Dopo la benedizione – mentre Suor Barbara si accingeva a ringraziare tutti i partecipanti, compreso il Vescovo Lauro Tisi, che per un contrattempo non previsto non aveva potuto partecipare, come precedentemente previsto, a questo solenne rito -, il bravissimo coro di Palù di Giovo aveva già iniziato il canto del Magnificat.

Sicuramente molti si saranno emozionati udendo l’arcana armonia e il contenuto profetico del cantico di Maria, tanto amato dalla Piccola Mamma.

Insomma, in queste oltre due ore di preghiera, in cui i presenti hanno potuto sperimentare quasi un anticipo delle solenni liturgie del cielo, ognuno ha potuto avvertire la presenza dei propri cari defunti, ma vivi in Dio, che, accanto alla Piccola Mamma e ai santi, pregano per noi, perché possiamo essere pronti con le cinture ai fianchi e le lanterne accese, ad accogliere con gioia lo Sposo quando verrà a portarci nella Santa Gerusalemme, dove non ci sarà più né pianto, né lutto, né affanno, ma solo una tal gioia che qui nemmeno possiamo immaginare!

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Trento

Trento: il primo turismo alpino femminile tra donne “montanare” e “cittadine”

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Verrà inaugurata giovedì 22 novembre alle 17 presso la Sala Thun di Torre Mirana una mostra che, grazie ad opere e oggetti della Collezione Cavallini e del Museo Casa Andriollo, racconta il primo turismo alpino femminile tra moda e folclore. (altro…)

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Trento

Errore grammaticale: Mirko Bisesti non «puote» perché…..

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La faccenda è davvero grave!

Un neo assessore della Provincia di Trento, il trentenne Mirko Bisesti, ha scritto “conoscienza” invece che “conoscenza” sul suo profilo facebook.

Un simile errore, sembra di capire da autorevoli commentatori, non si può tollerare!

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Sì, è vero che Bisesti ha compiuto l’imperdonabile scivolone non in un testo scritto e meditato, ma in un post volante in rete; è vero che spesso, su facebook, si scrive senza tanto pensare, e che talora ci pensa il correttore automatico ad inserire strafalcioni di ogni genere; è vero che, secondo un’indagine di Scott R. Maier (2005) della University of Oregon, il 61% degli articoli di cronaca e di approfondimento prodotti in una redazione di giornale contiene almeno un errore … ma ciononostante hanno pienamente ragione le vestali della grammatica e dell’ortodossia (grafica e politica) a stracciarsi le vesti!

Bisesti non può davvero permettersi!

Non può farlo, soprattutto, perchè questo è il paese in cui c’è chi “puote” e c’è chi non “puote”; il paese in cui si diventa colti se si appartiene al partito giusto, ed automaticamente ignoranti in caso contrario; il paese in cui Piero Angela, senza laurea, conduce le trasmissioni scientifiche in Rai e suo figlio Alberto (chissà perchè padre e figlio entrambi in rai!), parla di storia con la laurea in scienze naturali che manca al padre…

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Bisesti non puote, perchè non è mica il re dei giornalisti, quell’Eugenio Scalfari a cui è concesso fare citazioni in latino ad orecchiam, in cui sono errate sia la citazione sia la traduzione; o che può raccontare in prima pagina che il filosofo Spinoza fu “scomunicato” dalla Chiesa cattolica senza che nessuno abbia il coraggio di spiegargli che la Chiesa non può scomunicare un ebreo, e cioè un non credente (e che sarebbe bene non si occupasse di filosofia, chi non la conosce affatto).

Bisesti non puote perchè non è mica il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca del Pd, quella coltissima Valeria Fedeli che incominciò truccando il suo curriculum, per nascondere il fatto che non possedeva una laurea, e che continuò inanellando uno dopo l’altro errori marchiani, come quando disse “sempre più migliori”, o quando, scrivendo al Corriere della Sera e non su facebook, sbagliò la consecutio temporum utilizzando un congiuntivo presente al posto del congiuntivo imperfetto.

Bisesti non puote, per concludere, perchè non è mica Sara Ferrari, l’assessore impettito con la matitina rossa in mano che appartiene di diritto ai colti e ai progrediti perchè per anni ha sponsorizzato gender e utero in affitto!

Però, stabilito che la sua strada sarà in salita, io, come insegnante, aspetto di giudicare l’assessore Bisesti da qualcosa di più serio di un post su facebook.

Così, credo, molti altri colleghi, che al di là dell’appartenenza politica di Tizio e Caio, aspettano i fatti.

Soprattutto dopo che hanno vissuto anni non propriamente eccellenti quanto a conduzione della cultura e della scuola

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