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Fbk per la salute: il genetista Bruno Dallapiccola a Trento

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Sono pochi i pazienti per patologia (rara), ma messi tutti assieme diventano tanti. Un tempo “rarità” in medicina era sinonimo di mancanza di ricerca e di terapie adeguate.

Molte cose sono cambiate negli ultimi anni e il tema in ambito medico ha posto molte sfide metodologiche, etiche e di pratica clinica che attraversano tutti i settori di intervento e cura e arrivano direttamente fino al paziente.

Di questo e dell’approccio clinico e genomico discuterà nella sua lecture il famoso genetista Bruno Dallapiccola il prossimo giovedì 8 novembre, alle ore 15.00, nell’aula magna (A101) del Dipartimento del CIBIO (Centro per la Biologia integrata dell’Università di Trento) in via Sommarive n.5 (polo Ferrari 1) a Povo (TN). L’incontro, organizzato dal programma “FBK per la Salute” della Fondazione Bruno Kessler di Trento, è aperto a tutti i cittadini interessati e la partecipazione è gratuita.

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Bruno Dallapiccola, uno dei più esperti genetisti al mondo, è direttore scientifico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e coordinatore italiano di Orphanet, progetto internazionale che riunisce e incrementa le conoscenze sulle malattie rare, allo scopo di migliorare la diagnosi, la presa in carico e il trattamento dei pazienti con malattia rara.

È stato professore di Genetica medica presso l’Università “La Sapienza” di Roma, direttore del’IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo, direttore Scientifico dell’Istituto Mendel; è componente del Comitato nazionale per la Bioetica.

Nel 1976 ha costituito a Roma il primo servizio di diagnosi prenatale; ha quindi fondato e coordinato diversi ospedali, università e laboratori di diagnosi genetica. Autore di oltre 700 pubblicazioni su riviste internazionali, la sua attività di ricerca ha avuto come oggetto principale la comprensione delle basi molecolari delle malattie rare, con contributi specifici nel campo della citogenetica e nella mappatura di più geni.

Programma
Quando: giovedì 8 novembre 2018
Dove: Aula magna (A101) CIBIO (Centro per la Biologia integrata UniTn)
via Sommarive n.5 (polo Ferrari 1), Povo (TN)

15:00 | Apertura con Alessandro Quattrone e Antonella Graiff
| Presentazione della Lectio con Gianfranco Gensini
| “I più rari tra i rari: approccio clinico e genomico ai pazienti senza diagnosi” Lectio Magistralis di Bruno Dallapiccola
16:30 | Conclusione
a seguire incontro con gli studenti di Medicina Generale

Info
https://www.fbk.eu/it/event/fbk-salute-i-piu-rari-tra-i-rari-approccio-clinico-e-genomico-ai-pazienti-senza-diagnosi/ 

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Il catalogo più ricco dei batteri del corpo umano: oltre 150 mila

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Il più ricco catalogo di batteri e archeobatteri umani mai compilato finora e l’individuazione di molte specie microbiche intestinali e orali comuni nella popolazione mondiale ma finora mai osservate.

Sono i risultati principali del lavoro di ricerca, coordinato da Nicola Segata e Edoardo Pasolli del Laboratorio di Metagenomica computazionale dell’Università di Trento, che sarà pubblicato online il prossimo 17 gennaio 2019 sulla rivista scientifica “Cell”.

Segata dichiara: «Abbiamo individuato e catalogato geneticamente un grande numero di batteri e archeobatteri che costituiscono il microbioma umano, ma che finora non erano mai stati analizzati o descritti. Questo permette ora di caratterizzare una frazione sostanziale del microbioma che era rimasta finora “nascosta”. Abbiamo anche osservato molti microrganismi presenti prevalentemente in popolazioni non occidentalizzate e che in occidente sono solo raramente identificati. Probabilmente questo è una conseguenza del complesso processo di industrializzazione».

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Anche i batteri, dunque, come altre forme viventi, evolvono e vengono selezionati con il cambiare dell’ambiente, dell’alimentazione e dello stile di vita e in alcuni casi rischiano di estinguersi.

Il team di ricerca si è messo sulle tracce di alcuni di essi.

Lo studio è un intreccio di genomica, microbiologia e big data.

Per oltre due anni ha coinvolto ricercatori e ricercatrici del Dipartimento Cibio dell’Università di Trento assieme a studenti e studentesse della laurea magistrale in Quantitative and Computational Biology dell’Ateneo.

Ed è frutto di una collaborazione internazionale nella quale hanno avuto un ruolo rilevante docenti di Harvard che studiano popolazioni non occidentalizzate del Madagascar.

Nicola Segata nelle sue ricerche si occupa del microbioma umano. Spiega: «È quell’insieme di batteri, virus, funghi e parassiti che si trovano in particolare nell’intestino, nella bocca, sulla pelle e nell’apparato genitale. Il microbioma, con cui le cellule umane vivono in simbiosi, svolge funzioni cruciali per il corpo, dal metabolismo all’attività sull’asse intestino-cervello, dalla protezione diretta contro organismi patogeni alla regolazione del sistema immunitario. Si è dimostrato che il microbioma ha un ruolo nell’insorgenza di alcuni tumori e nel successo della immunoterapia contro il cancro».

L’approccio suo e del suo team allo studio del microbioma si chiama metagenomica computazionale: studiano il microbioma analizzando il suo contenuto genetico. Da una goccia di saliva, tampone cutaneo o grammo di feci estraggono il DNA di tutti i microrganismi presenti, lo sequenziano con le macchine ad alta precisione di cui è dotata l’Università di Trento. Con speciali super-computer analizzano poi il DNA sequenziato per ricostruire composizione e dinamiche del microbioma.

Segata entra nel dettaglio della ricerca: «Con questo studio che è frutto del lavoro di tutto il team multidisciplinare a CIBIO che comprende microbiologi, statistici, e informatici, abbiamo individuato quasi 5 mila specie che catalogano gli oltre 154 mila genomi ricostruiti e descrivono il microbioma umano al variare di età, distretto corporeo, dieta, malattia. Ogni individuo possiede fino a diverse centinaia di queste specie. Una grossa frazione di queste 5 mila specie (il 77%) erano precedentemente sconosciute. Alcune di queste specie sono molto prevalenti nella popolazione e la loro scoperta è la base di partenza per poter testare il loro ruolo in malattie autoimmuni, gastro-intestinali, e oncologiche. Per arrivare a questi risultati abbiamo analizzato una mole di dati estremamente grande e diversificata per provenienza geografica, stile di vita, età. In tutto abbiamo analizzato 9428 campioni da tutti i continenti».

E sulla scoperta e analisi di uno di questi batteri precisa: «La specie sconosciuta più comune, che abbiamo chiamato “Cibiobacter qucibialis”, è il settimo organismo intestinale più prevalente nella popolazione e l’abbiamo individuata ricostruendo più di 1800 genomi. Questa specie potrà essere di grande importanza per la comprensione delle funzioni del microbioma umano e come sfruttarlo in biomedicina».

Infine un approfondimento sulle differenze tra popolazioni: «Ci siamo soffermati sulle popolazioni non occidentalizzate che non hanno cioè accesso alle diete ad alto contenuto di grassi, agli antibiotici e altri medicinali e sottoposte a condizioni igieniche differenti. Molti nuovi microrganismi scoperti nelle popolazioni non occidentalizzate tendono a non essere più identificabili nelle nostre popolazioni occidentali. Il lavoro ha quindi posto i presupposti per studiare queste specie e capire se possano essere legate all’aumento di malattie autoimmuni, allergie e malattie complesse del mondo occidentale. Pensiamo anche che sia necessario cercare di coltivare e conservare queste specie che, in futuro, si potrebbe pensare di provare a reintrodurre nelle popolazioni occidentalizzate».

L’ARTICOLO – L’articolo, pubblicato con il titolo “Extensive unexplored human microbiome diversity revealed by over 150,000 genomes from metagenomes spanning age, geography, and lifestyle” è stato scritto da Nicola Segata con Edoardo Pasolli, Francesco Asnicar, Serena Manara, Moreno Zolfo, Nicolai Karcher, Federica Armanini, Francesco Beghini, Paolo Manghi, Adrian Tett, Paolo Ghensi (Università di Trento) in collaborazione con Maria Carmen Collado (National Research Council, Valencia), Benjamin L. Rice (Harvard University, Cambridge), Xochitl C. Morgan (University of Otago), Christopher Quince (University of Warwick) e con Casey DuLong, Christopher D. Golden e Curtis Huttenhower (Harvard T.H. Chan School of Public Health, Boston e The Broad Institute, Cambridge).

La ricerca è stata finanziata principalmente da due progetti europei: MetaPG (dall’ERC per Nicola Segata) e DiMeTrack (Marie Skłodowska-Curie Actions per Edoardo Pasolli). Il supporto dei finanziamenti europeo è stato fondamentale e ha permesso, tra l’altro, l’accesso open access all’articolo. Tutti i software utilizzati/sviluppati sono Open Source, approccio collaborativo e senza barriere alla ricerca nel quale il laboratorio crede molto.

Studenti e studentesse della laurea magistrale in Quantitative and Computational Biology (QCB) hanno partecipato attivamente a un filone della ricerca durante il corso di Computational Microbial Genomics. Il nome del batterio “Candidatus Cibiobacter qucibialis” deriva appunto dalla combinazione dei nomi del Dipartimento e della laurea magistrale (CIBIO e QCB).

IMMAGINE ILLUSTRATIVA  – L’immagine in allegato rappresenta l’albero della vita degli organismi nel microbioma umano. L’albero filogenetico include cioè tutte le specie che sono state caratterizzate dal microbioma umano e rappresenta la diversità totale del microbioma nelle diverse popolazioni umane e in diverse età, condizioni, e distretti corporei. L’immagine è stata generata da un software open source scritto dagli autori dell’articolo.

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Dalla vinaccia al tessuto: la start up trentina Vegea in corsa per un milione di dollari

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Vegea, l’Azienda di Trento è tra le 4 star up finaliste per la selezione italiana di Chivas Venture, il contest internazionale da 1 milione di dollari.

Il 17 gennaio a Milano si contenderà il titolo nazionale per passare alla fase globale.

Con 55,8 milioni di ettolitri di vino (+21% rispetto al 2017), l’Italia è il più grande produttore mondiale al mondo.

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Questo comporta anche la produzione di tonnellate di scarti, comprendenti bucce, semi e raspi, che hanno un potenziale di valorizzazione.

La start-up Vegea ha ideato, brevettato e dimostrato su scala di laboratorio un processo innovativo e sostenibile per trasformare la vinaccia in un tessuto ‘vegano’ a basso impatto e cruelty-free per il settore della moda, dell’arredamento, dell’automotive. “Con VegeaTextile vogliamo contribuire alla diminuzione dell’impatto ambientale e sociale dell’industria del fashion attraverso l’uso di materiali naturali e rinnovabili.” Spiega Marco Bernardi, R&D Manager di Vegea. La start up ha sviluppato collaborazioni con distillerie sul territorio nazionale e vanta importanti collaborazioni internazionali come, ad esempio, quella con la H&M Foundation e esposto prototipi al Victoria & Albert Museum di Londra e, in collaborazione con il Ministero degli Esteri e il CNR, nell’ambito dell’evento “Italia. La bellezza della conoscenza”.

La società partecipa inoltre al programma europeo Horizon 2020.

La fase di industrializzazione del processo produttivo terminerà questa primavera. I prossimi step? “Siamo pronti a espandere le collaborazioni con la rete vitivinicola a livello europeo, portare avanti l’R&D e ampliare la rete commerciale”.

Chivas Venture è la competition internazionale che premia e sostiene start up e imprenditori visionari determinati a fare business virtuoso e sostenibile, attraverso progetti di responsabilità sociale che hanno un impatto positivo e reale sulla vita delle persone e sul pianeta.

BionIT Labs Il braccio bionico high-tech, 3Bee alveari trasformati in smart city, Vegea il tessuto che dà nuova vita agli scarti della produzione vinicola e MyFoody.it l’app che aiuta a limitare lo spreco alimentare risparmiando, si sfideranno il 17 gennaio per diventare The Italian Winner di Chivas Venture 2019.

I 4 finalisti sono stati selezionati dallo Skoll Center For Social Entrepreneurship di Oxford insieme al team Chivas Regal Italia e in collaborazione con Ashoka, Confindustria Giovani Imprenditori, H-Farm e Impact Hub.

 

 

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L’innovazione trentina vola a Las Vegas

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Nella foto: Marco Bezzi, Amministratore delegato e co-fondatore di Bluetentacles

E’ in corso da ieri e proseguirà fino all’11 gennaio a Las Vegas, CES® 2019: l’evento tecnologico più grande e più influente al mondo, dove l’intero ecosistema tecnologico si riunisce per condurre affari, lanciare prodotti, costruire marchi e partner per risolvere alcune delle sfide sociali più pressanti di oggi.

Come ormai tradizione, anche nel 2019 saranno presenti le migliori startup di tutto il mondo, e non poteva certo mancare la delegazione italiana, che conta sulla presenza di oltre 50 aziende, in rappresentanza delle idee più innovative in diversi ambiti strettamente collegati all’hi-tech.

Fra queste è stata selezionata Bluetentacles, vincitrice del primo programma Bootstrap di HIT-Hub Innovazione Trentino e che ha insediato la propria sede operativa a Povo, nell’area co-working di HIT.

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La startup si rivolge al mondo dell’agricoltura di precisione con un sistema automatico di irrigazione adattabile anche a impianti già esistenti.

Ciò che fa la differenza è l’analisi del clima, rilevamenti satellitari, umidità del terreno, per fornire acqua alle colture solo quando necessario.

Questo si traduce in un risparmio e in una migliore gestione delle risorse specialmente in quelle località dove la disponibilità di acqua è un problema.

Durante CES® 2019, più di 4.500 espositori presenteranno nuove tecnologie in tema di connettività 5G, intelligenza artificiale, realtà aumentata e virtuale, città intelligenti e resilienza, sport, robotica e altro ancora agli 180.000 partecipanti previsti.

Nelle sue aree espositive si susseguiranno 250 sessioni congressuali con 1.100 relatori e si incontreranno oltre 1.200 startup provenienti da oltre 50 paesi.

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