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Arte e Cultura

Claudio Guardo di Cles vince il 23°concorso nazionale di poesia e narrativa «Riviera Adriatica»

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E’ Claudio Guardo di Cles, con la poesia “Angeli”, il vincitore del XXXIII concorso nazionale di poesia e narrativa “Riviera Adriatica”, che si è tenuto nell’ex sala consiliare del Comune di Ancona.

Iniziativa organizzata dal circolo culturale Carlo Antognini con il patrocinio del Comune di Ancona e della Regione Marche.

Il pluripremiato cittadino trentino di adozione (nato a Palermo, ma residente a Cles da oltre 30 anni), ha letto la sua poesia vincitrice “Angeli” e ha portato a casa un altro premio, la segnalazione per la poesia “Il vino buono”.

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In giuria Franca Santinelli, giornalista e Raffaella Santoni, già maestra, che hanno letto le motivazioni della scelta.

Per Claudio Guardo non si tratta del primo premio, infatti numerosi riconoscimenti sono stati conferiti alla sua persona fin dagli anni ’70 grazie anche alla  pubblicazione di alcuni libri.

Un pomeriggio, quello di  all’insegna della poesia e della prosa.

Hanno recitato le loro liriche, i premiati e, dulcis in fundo, ancora poesia, quella di Lucilla Niccolini, giornalista, a cui è stato attribuito il trofeo “Il grido del gabbiano”, dal circolo culturale Carlo Antognini, presieduto da Patrizia Papili.

Ha consegnato il premio Stefano Foresi, assessore alla Partecipazione del Comune, dopo la relazione di Franca Santinelli, giornalista. Il premio viene assegnato a una personalità marchigiana che si è distinta nel mondo della cultura.

E la Niccolini ha al suo attivo oltre trentacinque anni di giornalismo culturale e insegnamento nella scuola, oltre a premi vinti, (G7 Taormina, 2017) e L’Arcipelago Itaca, 2015, che è consistito nella pubblicazione della silloge vincitrice, “Impossibile ritorno”. Adulti ma anche bambini e ragazzi, sono sfilati davanti a coppe e diplomi, il premio ha diverse sezioni, poesia e narrativa per adulti e per gli studenti delle scuole.

Vincitore della sezione A poesia, Claudio Guardo di Cles, Trento con “Angeli”; 2) Franco Ausili di Ancona con “Ora la vita è gioia”; 3) Maria Antonietta Rotter di Povo, Trento, per “Dormono i vecchi”; segnalazione a “Il vino buono” di Claudio Guardo. Per la narrativa 1) Alfredo Scotti di Falconara con “Come una lama sottile”; 2) Maria Luisa D’Amico di Ancona con “Un viaggio al passato”; 3) Ubaldo Mengani di Ancona per “Una parola di troppo”. Per la scuola primaria 1) Ida Migliorati di Roma (con un genitore e nonni anconetani) per “Sogno”; 2) Elisabetta Gullà di Senigallia con “Al mio cane”; premio speciale per la narrativa ad Alessandro Palermo Rossetti di Falconara con “Autunno”; segue il premio scuola alle Domenico Savio di Ancona per la poesia “Ancona… per nialtri” delle classi IIA e IIB. Scuola media: 1) Sofia Gullà di Senigallia per “Diritti”, ex aequo con Elena Lippi di Massa per “Il poeta”; 2) Romeo Ezio Berti di Massa con “Un’esplosione di bellezza”; 3) Maria Chiara Bettarini di Massa con “Albero di città”.

Quindi è stata premiata Lucia Copparoni, IV liceo Rinaldini di Ancona per il racconto “Ritagli di mare”. In giuria scuole Leda Marazzotti Marini, poetessa. Infine premio speciale del circolo culturale Carlo Antognini ad Anna Granatelli di Massa per la poesia “Una nuvola grigia”.

Nella foto Claudio Guardo premiato da Stefano Foresi, assessore del Comune di Ancona

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Arte e Cultura

Trentino: l’organizzazione politica fra Impero Romano e anno Mille

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Il Trentino entrò nell’orbita romana nel 225 a.C. I Galli Insubri e i Galli Boi, che stanziavano nella regione, si spinsero con le loro scorribande fino a Roma. La risposta romana fu feroce, e assoggettò tali popolazioni al loro dominio.

La regione aveva un’organizzazione politico-amministrativa autonoma. Fra il 49 e il 42 a.C. si decise di concedere loro la cittadinanza romana.

Questo provvedimento giuridico portò una larga serie di vantaggi per i cittadini: l’accesso alle cariche pubbliche, la possibilità di partecipare alle assemblee cittadine romane, sgravi fiscali e la possibilità di essere giudicati da un tribunale romano.

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I Romani però non concedevano nulla per nulla. Le comunità rurali e montane erano obbligate ad essere trasformate secondo il modello di città romana (foro, anfiteatro, terme, acquedotto).

Nacque così la città di Tridentum, sviluppata secondo l’urbanistica romana e con tutte le infrastrutture tipiche di un importante centro romano.

Nel 15 a.C. Druso e Tiberio sconfissero le ultime popolazioni rimaste. I Reti e i Vendelici, che resistevano isolati nel territorio bolzanino, vennero definitivamente annientati.

Tutto il Trentino-Alto Adige divenne parte dell’Impero Romano. La situazione divenne particolarmente florida durante il periodo dell’imperatore Claudio.

Il miglioramento della Via Claudia Augusta (46 d.C) pose il Trentino-Alto Adige in una situazione di primo piano fra l’Adriatico e la parte nord dell’Impero.

La situazione fu stabile per quasi due secoli, quando il periodo di precarietà politica venne aggravato dalle invasioni degli Alemanni.

Le incursioni durarono fino allo sgretolamento dell’Impero Romano, e il territorio fu soggetto a scorribande di ogni sorte.

Nel periodo fra il III e il VI secolo il Trentino è stato protagonista di sole invasioni. Ostrogoti, Goti, Vandali, Franchi facevano a gara a chi depredava di più.

Dopo questa complicata e sofferente situazione, l’arrivo dei Longobardi nel VI secolo diede il colpo finale.

La convivenza fu molto difficile. I Longobardi erano strutturati secondo un modello tribale: l’insediamento abitativo era il villaggio e tutti i maschi adulti avevano l’obbligo di portare le armi. I Trentini che non erano proprietari terrieri diventarono schiavi ed erano obbligati a coltivare la terra.

Nonostante la cultura retrograda dei Longobardi rispetto all’Impero Romano, il Trentino rimase il territorio di maggiore importanza strategica.

Era collocato fra il nascente Regno Barbarico a sud e il potente regno dei Franchi merovingi a nord. La situazione migliorò nel 643 con l’Editto di Rotari, che introdusse in Trentino il sistema curtense.

Si passò quindi da un’organizzazione tribale simil primitiva con la popolazione trentina schiavizzata, ad un sistema di corti tipiche dell’età medievale.

L’arrivo di Carlo Magno nella Penisola Italica cacciò nel 774 i Longobardi. Cambiò anche la struttura politica: al posto dei duchi vennero installati i conti.

Il Trentino perse importanza, e il centro politico e culturale del regno divenne Verona. Emblematica fu la legge emanata da Re Lotario nel 825 secondo cui tutti gli studenti trentini per studiare dovevano recarsi a Verona, unica sede di tutti gli studi.

La caduta dell’Impero Carolingio nel 888 portò nuovamente scompiglio nella regione. Il potere passò di mano in mano fra una miriade di governatori (Berengario I, Ugo di Provenza, Manasse) fino a quando nel 952 il Trentino e Verona divennero parte della Baviera. Nel frattempo l’instabilità politica fu il terreno fertile per la nascita di un grande potere politico: la chiesa.

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Arte e Cultura

Il Museo di San Michele aperto a Pasqua e il lunedì dell’Angelo

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Il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele resta aperto anche nel giorno di Pasqua e per il lunedì dell’Angelo, 22 aprile. Occasione propizia per visitare il Museo con le sue 43 sale.

Il ricco percorso espositivo del Museo attraversa ben 43 sale, snodandosi dal basso verso l’alto, in 25 diverse sezioni.

Con più di 12.000 oggetti esposti, tra i quali spiccano le grandi macchine ad acqua, mulino, fucina e segheria veneziana, il Museo si distingue per l’attenzione che dedica al sistema agrosilvopastorale della montagna trentina e alle lavorazioni artigiane di supporto al mondo contadino – legno, ferro, rame, ceramica, tessuti – fino alle testimonianze della religiosità, della musica e del folklore.

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Si ricorda inoltre che anche giovedì 25 aprile e mercoledì 1 maggio il Museo è aperto al pubblico con i consueti orari.

Orario di apertura: 9.00 – 12.30 / 14.30 – 18.00

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Arte e Cultura

Il professor Stefano Zecchi nuovo presidente del MUSE

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Dopo quella di Vittorio Sgarbi al Mart, la giunta provinciale di Trento si è occupata di un’altra nomina ai vertici di uno dei più importanti musei del Trentino.

Nella seduta di ieri infatti, su proposta del presidente d’intesa con l’assessore alla cultura, l’esecutivo ha designato il professor Stefano Zecchi alla presidenza del Muse.

Nato a Venezia nel 1945, Zecchi è stato professore di estetica all’università degli studi di Milano, unendo all’attività di accademico e filosofo quelle di scrittore, giornalista ed opinionista,  cosa che gli è valsa la notorietà presso il grande pubblico che lo ricorda anche per i suoi interventi in alcune popolari trasmissioni televisive. “Siamo certi che le caratteristiche del professor Zecchi – commentano il presidente della Provincia autonoma di Trento e l’assessore provinciale alla cultura – sapranno dare il giusto apporto alla mission del Muse che accanto al rigore scientifico unisce la vitalità di continue proposte capaci di mantenere alto il potenziale attrattivo di un museo che ha finora dato grandi soddisfazioni, e per questo ringraziamo il board uscente porgendo nel contempo i migliori auguri a chi ora dovrà portare avanti la continua sfida dell’eccellenza”.

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Come nel caso di Vittorio Sgarbi, anche il professor Zecchi non percepirà un compenso per svolgere il ruolo di presidente del Muse.

Accanto a Zecchi, indicato quale presidente, la Giunta provinciale ieri ha nominato anche il secondo componente del cda del Muse che – nel rispetto delle regole sull’equilibrio di genere – deve essere una donna.

Si tratta della giornalista Laura Strada, trentina, già responsabile della redazione RAI di Trento ed oggi inviata della TGR.

Siederà nel consiglio di amministrazione assieme all’ex sindaco ed ex vicepresidente della Provincia, Alberto Pacher designato dal Comune di Trento.

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