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In 507 alla Cerimonia di laurea questa mattina in Piazza Duomo

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Le previsioni meteorologiche nei giorni scorsi avevano portato gli organizzatori a riprogrammare la cerimonia di laurea in forma ridotta.

E così oggi la festa dei tocchi è durata appena mezz’ora rispetto al consueto paio di ore.

Oltre a un minor numero di interventi sul palco, a rendere la cerimonia molto più breve è stata la decisione di consegnare il diploma di laurea al momento dell’accredito, invece che sul palco durante la cerimonia, chiamando ogni nominativo.

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La formula breve, però, non ha reso meno ufficiale il momento con la maggior parte di giovani che ha richiesto di immortalare il conferimento della pergamena con una foto nella sala degli Stucchi di Palazzo Sardagna, sede del Rettorato, e con la proclamazione e il lancio dei tocchi che in Piazza Duomo hanno sfidato la pioggia battente sostenuti dall’accompagnamento musicale eseguito dal vivo, con particolare vigore, dalla Corale Polifonica UniTrento e dal Gruppo Strumentale di Ateneo.

Nel saluto che il rettore Paolo Collini ha rivolto ai 507 giovani oggi presenti e ai loro parenti e amici un invito ad apprezzare il senso di unità di questa cerimonia, che avvicina famiglie, e comunità accademica. «La cerimonia di laurea è un’occasione per dare visibilità a un percorso di crescita personale per tanti giovani, un punto di arrivo e nuova partenza per la propria vita personale e professionale. Noi come università li abbiamo accompagnati in questo percorso e ora li incoraggiamo a essere protagonisti scrivendo la loro storia nella comunità» E poi, direttamente ai laureati: «Quelli all’Università sono anni in cui si cambia, si sperimentano relazioni, matura la propria partecipazione nella società. Sono anni in cui si acquisisce la capacità di stare al mondo e si gettano le basi per costruire la propria strada. Non rinunciate a fare la vostra parte, con entusiasmo e curiosità, non rinunciate a costruire il vostro percorso. Cercate di fare la differenza, perché un giorno, voltandovi indietro possiate dire di aver cambiato qualcosa nel mondo, anche solo una piccola cosa».

Nella cerimonia, organizzata dall’Università di Trento in collaborazione con il Comune di Trento e con la Provincia autonoma di Trento, il sindaco Alessandro Andreatta ha chiesto di usare al meglio il proprio bagaglio: «Ora per tutti voi inizia la fase delle scelte più libere, responsabili e difficili. Vi esorto a essere curiosi e creativi, a non accontentarvi. Cercate il vostro ruolo nella società e non fatevi rubare la speranza e il coraggio di cambiare le cose. Sono contrario al cambiare per cambiare, ma favorevole al cambiare per migliorare. Come ha detto Bob Dylan, “essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro”».

Quindi un grazie: «Se Trento è migliorata in questi ultimi lustri, se è diventata più aperta e accogliente, lo dobbiamo anche a voi e alla vostra vivacità intellettuale».

Ha preso, poi, la parola Valerio Valentini, laureato in Lettere moderne a UniTrento nel 2015, scrittore e giornalista, vincitore del Premio Campiello 2018 nella sezione Opera Prima col romanzo “Gli 80 di Camporammaglia”. Non ha nascosto l’imbarazzo di essere stato invitato a fare un discorso motivazionale: «Se c’è una cosa che ricordo bene, degli anni universitari, è proprio l’insofferenza, per non dire di peggio, nei confronti di chi, dall’alto del suo più o meno evidente successo, veniva a predicare ottimismo e a dispensare speranza».

Ha raccontato l’approdo al Collegio Bernardo Clesio, gli anni di studio a Trento, l’Erasmus a Parigi, la passione per il giornalismo (che è diventato il suo lavoro) e la narrativa (che gli ha fatto vincere una sezione del premio Campiello).

«Credo davvero di essere stato fortunato a incontrare qui certi professori. Molto della nostra vita dipende dalla qualità degli incontri che si fanno, specie se li si fa nel momento più propizio: e io i libri che mi ha consigliati il professor Comboni, ad esempio, credo che li abbia letti proprio quando avevo inconsapevolmente voglia di leggerli. Proprio quelli. Il modo di intendere la letteratura, direi l’arte in generale, che mi ha trasmesso il professor Giunta, penso mi abbiano cambiato la vita».

Ha confidato: «Quel poco che sono riuscito a combinare, fin qua, è stato quasi sempre dovuto alla volontà di aggirare un divieto, un ostacolo, un intoppo: più per disperazione, credo, che non per caparbietà».

«Quel grosso rognoso intralcio che è il futuro davanti a voi, davanti a noi, forse è bene prenderlo di petto. L’idea di farlo proprio mentre tante certezze che sembravano granitiche, nel nostro vivere collettivo, vengono meno, è più angosciante e più stimolante allo stesso tempo, credo» ha concluso.

Dopo di lui è intervenuto Simone Amadori come miglior laureato tra chi partecipava alla settima cerimonia di laurea, che all’Università di Trento ha frequentato il corso di Studi Internazionali con sei mesi di Erasmus a Praga e ora è studente di laurea magistrale a Bologna: «Studiare a Trento mi ha fatto cambiare idea un centinaio di volte sul mondo e mi ha fatto ripensare altrettante volte alla strada che volevo seguire. Certo, a volte mi sono sentito sprofondare nella confusione, ma ognuno di questi stravolgimenti è stato un passo di un bellissimo percorso che mi ha insegnato ad essere critico, curioso e aperto verso il nuovo».

Per lui l’esperienza universitaria è stata decisiva: «Dico grazie all’Università che mi ha aperto le porte di quella che sarà la mia vita. Ringrazio la mia famiglia, i professori e tutte le persone che hanno voluto darmi una mano a raggiungere questo traguardo, oltre che tutti quegli ostacoli e quelle sfide che mi hanno portato qui oggi, sereno e senza rimpianti, felice di dirmi laureato a Trento».

I laureati e le laureate di questa edizione hanno conseguito il titolo tra luglio e settembre 2018 nei corsi di laurea di I livello dei Dipartimenti: CIBIO; Economia e Management; Fisica; Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica; Ingegneria Industriale; Ingegneria e Scienza dell’Informazione; Lettere e Filosofia; Matematica; Psicologia e Scienze cognitive; Sociologia e Ricerca Sociale. Con loro anche laureati e laureate del Collegio Bernardo Clesio.

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All’Università di Trento si costruisce il cervello bionico

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Incontro di avvio questa mattina al Polo Ferrari per “Backup”, progetto interdisciplinare coordinato da Lorenzo Pavesi del Dipartimento di Fisica.

Finanziato con 2 milioni e mezzo dal Consiglio europeo della ricerca, ha l’obiettivo di sviluppare in cinque anni un sistema ibrido elettronico-fotonico-biologico per ricostruire l’attività di elaborazione e immagazzinamento dati del cervello e offrire soluzioni nuove a problemi neurologici come amnesia ed epilessia.

Un cervello bionico, nel quale cellule cerebrali (i neuroni) comunicano attraverso segnali luminosi con circuiti ottici ed elettronici con la prospettiva di comprendere in modo più profondo il funzionamento del cervello e di offrire soluzioni nuove a problemi neurologici come amnesia ed epilessia.

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È questo l’obiettivo avveniristico al quale punta “Backup”, progetto interdisciplinare coordinato da Lorenzo Pavesi, professore del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento.

Nei mesi scorsi ha vinto un finanziamento del Consiglio europeo della ricerca (tipologia “ERC-Advanced Grants” dedicata ad attività scientifiche innovative) di 2 milioni e mezzo per cinque anni.

Nelle scorse settimane è stata pianificata l’attività di ricerca e assunto il personale di ricerca, ora il gruppo ha cominciato il lavoro sperimentale.

Questa mattina al Polo Ferrari 1 di Povo l’incontro di lancio ufficiale di “Backup” davanti alla comunità universitaria.

Alla presentazione pubblica sono intervenuti il rettore dell’Università di Trento, Paolo Collini, e i direttori dei dipartimenti e dei centri coinvolti (Giulio Monaco per il Dipartimento di Fisica; Nicu Sebe per il Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione; Alessandro Quattrone per il Dipartimento Cibio; Carlo Miniussi per il Centro interdipartimentale Mente/Cervello CIMeC).

Dopo l’introduzione di Lorenzo Pavesi, sono stati approfonditi alcuni filoni specifici del progetto: “Backup e fotonica” con Paolo Bettotti (Dipartimento di Fisica), “Backup e Intelligenza artificiale” con Nicu Sebe (Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione), “Backup e la memoria” con Marco Canossa (Dipartimento Cibio) e “Backup e l’epilessia” con Yuri Bozzi (CIMeC). Terminata la parte pubblica, la giornata è proseguita con gli incontri dei gruppi di lavoro.

“Backup” vuole svelare la relazione tra connettività cerebrale e funzione mediante la fotonica integrata (il titolo completo è, infatti, “Unveiling the relationship between brain connectivity and function by integrated photonics”).

Si punta a costruire un sistema ibrido elettronico-fotonico-biologico, un chip in grado di emulare il modo in cui il cervello elabora e memorizza l’informazione per realizzare computer neuromorfici, ovvero che si ispirano al cervello e riescano a modificare le proprie connessioni sulla base delle esperienze.

Pavesi spiega: «L’obiettivo è realizzare un sistema ibrido che sia in grado di sostituirsi alle funzioni cognitive del cervello attraverso l’uso di reti artificiali. Lavoreremo “in vitro”, cioè su modelli che si realizzano in laboratorio, con un gruppo di ricerca tutto interno all’Università di Trento. Un primo passo sarà effettuare esperimenti nei quali si faranno interagire circuiti fotonici con tessuti neuronali. In questo modo si realizzeranno reti neurali artificiali dove le varie piattaforme (fotoniche, elettroniche e biologiche) verranno integrate per ottimizzare le loro prestazioni. Questo progetto ha un contenuto altamente interdisciplinare e vede coinvolti ricercatori di vari dipartimenti dell’ateneo».

Poi entra nel dettaglio: «In questo progetto tratteremo la questione fondamentale di quale sia il ruolo dell’attività e della plasticità dei neuroni nell’elaborazione e memorizzazione delle informazioni nel cervello. Svilupperemo una piattaforma di calcolo ibrida: circuiti fotonici integrati saranno interfacciati sia a circuiti elettronici sia a circuiti di neuroni biologici per emulare le funzioni cerebrali e sviluppare architetture in grado di riprodurre i processi cognitivi neuronali».

Conclude con uno sguardo al futuro: «La visione a lungo termine è che le reti fotoniche neuromorfiche ibride, tra le varie cose, chiariranno il modo in cui il cervello pensa e controlleranno e integreranno specifiche funzioni neuronali offrendo quindi soluzioni nuove a una serie di problemi neurologici».

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UniTrento, approvato il bilancio 2019 da 233 milioni

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Un momento di raccoglimento per Antonio Megalizzi e per Chiara Lanzingher, la giovane dipendente dell’Ufficio Appalti dell’Ateneo scomparsa di recente: così si è aperta nel primo pomeriggio la seduta del Consiglio di amministrazione dell’Università, chiamato oggi all’approvazione del bilancio di previsione 2019. (altro…)

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Accademia cinese partner dell’Università di Trento per lo spazio

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Sostenere gli scambi nei campi della didattica e della ricerca scientifica. Questo l’obiettivo dell’accordo quadro firmato questa mattina in Rettorato tra l’Ateneo di Trento e l’University of Chinese Academy of Sciences (Ucas). A sottoscrivere il protocollo sono stati Wu Yue-Liang, vice presidente di Ucas, e Maurizio Marchese, prorettore allo sviluppo internazionale di UniTrento. (altro…)

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