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Cui Prodest

«Un giorno di regno», l’epoca Meo e il futuro di Verdi

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Si sa che tra Busseto e Parma non ci s’intende a dismisura.

Ma anche tra Verdi e Busseto è stata la stessa cosa.

Questione di psicologia della Bassa.

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Sotto il livello del mare la pressione porta problemi di carattere, e la dialettica artistica e impresariale, con tutte le sue acute sensibilità, certo non sopporta facilmente queste turbolenze.

E Busseto è strategica per il brand Verdi.

Oramai che la Fondazione Regio è potenza globale, con i successi conseguiti dalla direzione artistica (e manageriale!) di Anna Maria Meo, assistita in particolare dalla lucida preparazione di Paolo Maier, specialista accorato di comunicazione, ma anche dell’opera e del teatro, oramai che il Regio ha costruito una solida fortificazione intorno a Verdi, una specie di Linea Maginot, è proprio a Busseto che si gioca la partita finale per un lungo ciclo di padronanza del Cigno (“di Busseto”, come è conosciuto nel mondo).

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Non voglio sembrare interessato, data la mia passione per il bussetano Museo Nazionale Giuseppe Verdi (che meglio sarebbe da intendere come “Museo Globale dell’Opera Verdiana”), una creatura che potrebbe stare in qualunque grande città del mondo occidentalizzato, ove sarebbe visitato da una processione continua di melomani e cultori della civiltà musicale.

Non voglio ricordare, che, nel mondo del terzo millennio si fanno progetti di sviluppo economico turistico con contenuti (o addirittura pretesti) culturali d’ogni tipo, e che la differenza di “cadenza linguistica” tra Parma e Busseto è cosa da sorridere.

Non voglio allarmare, dicendo che non si possono lasciare indietro, sull’onda dell’indiscusso successo, debolezze strategiche…

E dunque, non vedendo contrapposizioni significative, se non di risibile entità, tra la capitale del Ducato e la capitale della Bassa parmense, dico che Busseto va incorporata con vigore nella strategia verdiana in pugno alla Fondazione.

Che la Linea Maginot, stupenda quanto la muraglia cinese, lasci aperta una finestra dalla parte del supposto amico Belgio (Busseto), è davvero un errore.

Che può essere gravissimo.

E non, attenzione, per Busseto, che invece, come il Belgio, temendo il vicino francese, rischia di beccarsi il vicino tedesco, ma per il grande e vittorioso lavoro condotto finora per la Fondazione dalla acutissima e coraggiosa guida di Anna Maria Meo.

Lasciare il fianco scoperto non è della sua grande classe.

Una che sa rischiare col mercato (la raccolta dei biglietti all’estero nell’epoca della sua gestione è la prova della sua intelligenza di business), una che sa capire la grandissima importanza della comunicazione (nelle mani dell’ottimo Maier), una che è capace di misurarsi con registi cavalli pazzi come Bob Wilson rischiando di farsi male ma se la gioca e in fondo forse la vince pure, facendo un sacco di spettacolo (teatro, no?), una che si aggira con la padronanza di una pantera nobilissima e brillante tra le platee dei suoi teatri, emanando luce d’intelligenza schietta, una che è stata capace di costruire quasi esclusivamente con le sue qualità una Linea Maginot, facendo conoscere praticamente da sola nel mondo la grandezza della Fondazione Regio…

Che “una così” accetti di avere scoperto il fianco (Busseto), io non ci credo!

Sfidi, Anna Maria Meo, i limiti della sua Maginot, come Verdi ha sfidato Rossini in “Un giorno di Regno”!

Deve impuntarsi.

Deve conquistare Busseto e attribuire finalmente Verdi alla sua patria parmense per almeno 10 lustri.

Così passerà alla storia, e non solo alla storia verdiana e parmense, alla storia della civiltà occidentale, di cui il Cigno è come pochi, emblema.

Perché solo così, nelle sue mani, i terreni bussetani della cultura saranno più… Verdi, perché la Fondazione, con lei, saprà coltivarli meglio di chiunque altro.

E quindi non “Un (altro, seppur splendido, nella cornice del prezioso teatro bussetano, equilibratissimo, musica voci scene, si nota la mano regale del Maestro Pizzi) Giorno di Regno”, ma venti anni di Regno per lei, se riuscirà a conquistare, come ha già fatto con tutti noi, la città natale del Maestro. Prima che ci arrivi qualcun altro, e che “di là” si rivendichi un’autonomia pericolosissima. Mille armate possono ancora aggirare la Linea Maginot, e appropriarsi di Parigi (Verdi).

E sarebbe un vero, enorme peccato!

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