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Speciale Festival dello sport 2018

Max Biaggi: «Solo i campioni corrono sempre per la vittoria»

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Max Biaggi è un campione generoso, vicino alla gente, simpatico e mai banale.

E il pubblico del Festival dello Sport di Trento lo ha celebrato nell’incontro di questo pomeriggio, affollando gli splendidi saloni di Palazzo Geremia. “Solo i campioni – ha esordito Max Biaggi – corrono per vincere, sono ossessionati dalla vittoria perché è l’unica cosa che ti ripaga di tutto il lavoro e i sacrifici. In quindici anni di carriera non ho mai fatto una vacanza durante la stagione. Quando non vinci, soffri e cerchi il modo per rialzarti, ma non sempre è possibile”.

Max Biaggi ha fatto parlare di sé anche fuori dalle piste, grazie alle sue donne, belle e famose:  da Anna falchi, alla ex miss Italia Eleonora Pedron, due figli con lei, alla cantante Bianca Atzei.Finita la gara – ha detto il campione – ho sempre voluto tornare a casa il più presto possibile perché sentivo il bisogno di staccare e riposare in un ambiente tutto mio”.

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Un pensiero, il grande Max la rivolge anche a Romano Fenati e al suo sciagurato gesto in gara a Misano: “Ha fatto una cosa terribile pinzando il freno a Stefano Manzi ma è stato un gesto intimidatorio. Non voleva farlo cadere. Credo che Romano abbia gestito male la sua collera ma lui deve avere un’altra occasione di riscatto”.

Nella sua carriera, Max Biaggi ha sempre dato tutto, creando i suoi capolavori in pista, grazie a classe e grinta.

Per lui parla il palmares:  6 titoli mondiali vinti tra la 250 e la Superbike, di cui l’ultimo a 41 anni. Nella 250 nessuno ha fatto come lui: 215 gran premi, 42 vittorie, salendo sul podio ben 111 volte.

Nella classe regina ha dovuto fare i conti con altri due miti del motociclismo: Mick Doohan e Valentino Rossi. Quando si è dedicato alla Superbike, Max ha lasciato la sua traccia: in questa categoria ha disputato 159 gare, ha collezionato altre vittorie (21) e podi (71).

Molti dei successi, Max li ha colti in sella ad una Aprilia:E’ un po’ la mia seconda casa. Con la scuderia italiana ho iniziato a correre e, dopo vent’anni, sempre in sella ad un’Aprilia ho smesso. E’ un orgoglio correre con una moto italiana”.

Così come tutto italiano è stato il duello e la rivalità con Valentino Rossi: “Lui è il pilota che ha vinto più di tutti ed è riuscito nell’impresa di vincere moltissimo. Le nostre sfidano erano speciali perché era l’italia che correva sulle moto. In quel periodo c’erano anche Capirossi ed altri piloti che rappresentavano al meglio la nostra scuola”.

Eppure lui, a differenza di altri, è salito tardi su una moto: “Avevo 18 anni quando ho cominciato e subito sono andato forte, tanto che due anni dopo vincevo il mio primo mondiale. Prima giocavo a calcio. Forse questa è la ragione che mi ha fatto godere appieno anche la seconda parte della mia carriera, centrando il podio in Superbike a oltre 44 anni. E’ stata una delle più grandi emozioni della mia carriera”.

La sua vittoria più bella rimane Suzuka, nella stagione di esordio in classe 500. “Gareggiavo in un team privato e avevo voglia di mettermi in luce. Durante la stagione continuavo a crescere e in Giappone centrai una vittoria straordinaria”.

In pista non si è mai risparmiato, collezionando – come accade a tutti i campioni di ogni epoca – sconfitte e qualche brutto incidente. “Il rischio lo puoi calcolare al millimetro, puoi organizzarlo ma a volte non basta nemmeno quello. Cadi e tutto è cancellato”, ricorda.

Una volta abbandonate le corse da professionista, Biaggi ha continuato ad andare in moto, fino al giugno dello scorso anno, quando sulla pista del Sagittario, in provincia di Latina, subì l’incidente che avrebbe potuto costargli la vita: “Mi stavo allenando con la moto da Supermotard, insieme ad altri due piloti, quando sono caduto. Una volta che smetti con il professionismo perdi quegli automatismi che ti tirano fuori anche dalle situazione più difficili ”.

Aveva il 20 per cento di possibilità di sopravvivere quando tentarono l’operazione.

Alla fine hanno vinto Max e la sua voglia di vita. Ma in quel letto di ospedale ha capito che era arrivato il momento di appendere tuta e casco al chiodo e godersi al sua famiglia. Il suo rammarico: “Ho fatto il doppio gioco con mio padre perché avevo promesso a lui di non salire più su una moto. Ma non gli non avevo detto che intendevo solo le moto da corsa. Dopo l’incidente ho fatto la promessa definitiva”.

Da quasi 20 anni vive a Montecarlo con i suoi due figli e la nuova compagna, anche se non ha mai dimenticato Roma, la sua città natale: “Tornarci quasi da turista, la scopri meravigliosa. Ma la mia vita è a Montecarlo, meno caotica e più tranquilla di Roma. Trascorro le mie giornate in modo più disteso, portando avanti i miei nuovi progetti. Quando correvo, mi alzavo con obiettivo che mi accompagnava per tutto la giornata, fino a quando mi addormentavo. Sono un uomo felice e cerco di godermi i miei due figli”.

I bambini non hanno nemmeno la bicicletta e quando chiedono a papà delle moto e immaginano anche per loro quel mondo fatto di velocità ed adrenalina, Max risponde: “Dai ragazzi, non scherziamo…”.

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Speciale Festival dello sport 2018

Festival dello Sport: 50 mila spettatori e centinaia di migliaia di visitatori a Trento

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Una delle tante code per vedere i campioni dal vivo

E’ stato davvero il festival del record, grazie all’impressionante sfilata di campioni di tutte le specialità arrivati dal mondo intero: dall’11 al 14 ottobre Il Festival dello Sport ha portato a Trento oltre 200 ospiti che hanno preso parte a 130 appuntamenti, tutti gratuiti, che per quattro giorni hanno elettrizzato la città con uno spettacolo non stop.

Qui il nostro speciale dedicato agli eventi con tante esclusive. (altro…)

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Speciale Festival dello sport 2018

Calcio, Riccardo Cucchi: “Giovani cronisti tendono a essere protagonisti”

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Voce di “Tutto il calcio minuto per minuto” fino all’anno scorso, Riccardo Cucchi, giornalista, conduttore e radiocronista, ha presentato oggi il suo libro “Radiogol”, dove ripercorre quarant’anni di imprese memorabili: la finale mondiale di Berlino 2006, vinta dall’Italia, la conquista della Champions League da parte dell’Inter, l’ultimo scudetto della Roma nel 2001, il “filotto” degli scudetti juventini, assieme a racconti di incontri, interviste, momenti significativi della sua lunga carriera. (altro…)

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Speciale Festival dello sport 2018

Mennea ha il suo erede, Filippo Tortu: «Per me non è un record, è semplicemente il mio miglior tempo»

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Lo scorso 22 giugno a Madrid con 9’’99 ha battuto il record di Pietro Mennea, di 10’’01, che resisteva dal 1979. Filippo Tortu, vent’anni, è il nome nuovo e il nome forte dell’atletica italiana. (altro…)

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