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Speciale Festival dello sport 2018

Basket, la Milano del grande slam a Trento: “Spogliatoio e alchimia irripetibile”

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Dino Meneghin, Dan Peterson, Bob McAdoo, Riccardo Pittis e Roberto Premier con la Coppa dei Campioni (foto Alfonso Norelli)

Una squadra irripetibile perché aveva uno spogliatoio irripetibile.

L’alchimia che si è creata tra gli uomini, l’amicizia, il cameratismo, gli scherzi, tutto ciò ha fatto sì che l’Olimpia Milano vincesse il Grande Slam del basket nell’annata 1986/87.

Sotto Dan Peterson quella squadra ha vinto tanto, ma quell’anno risultò imbattibile, pur arrivando al traguardo con una grande fatica, vincendo di pochissimo anche le finali.

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Inoltre, tutto partì dall’incredibile rimonta contro i greci dell’Aris Salonicco. Meno 31 all’andata in Grecia, più 34 a Milano.

Foto Alfonso Norelli

In campionato fu decisivo il giovanissimo, all’epoca, Riccardo Pittis che aveva appena 17 anni.

Insomma, uno di quei momenti in cui tutto si allinea in una società e in una squadra: un grande allenatore come Peterson, una leggenda come Dino Meneghin, Bob McAdoo che arrivava dalla Nba (cosa impossibile per oggi), un tiratore come Roberto Premier, una stella nascente come Pittis, un playmaker americano simbolo dell’epoca cioè Mike D’Antoni.

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Foto Alfonso Norelli

Quest’ultimo poi ha avuto successo anche come allenatore nella Nba, prima coi Phoenix Suns e oggi con gli Houston Rockets, infatti il giocatore col “baffo” è stato presente all’evento di Trento con un videomessaggio.

C’è stato spazio per gli aneddoti e ovviamente per una comparazione con l’attuale pallacanestro: “giovani con le cuffie, nessun rapporto interpersonale, non c’è concentrazione, mercato con le porte girevoli” rimprovera Dino Meneghin.

Foto Alfonso Norelli

E’ stata comunque una chimica, quella di quella stagione, che anche gli stessi protagonisti hanno cercato di ricreare nelle seguenti avventure professionali ma hanno ammesso di non esserci riusciti.

“I nostri allenamenti erano più duri delle partite, per questo vincevamo”, ha detto Roberto Premier.

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Speciale Festival dello sport 2018

Il fenomeno Peter Sagan, lo sportivo che ha cambiato il modo di vivere il ciclismo moderno

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Al Festival dello sport è arrivato un altro fenomeno dello sport, Peter Sagan, vincitore di tre campionati del mondo, sette volte maglia verde al Tour de France, della Parigi Roubaix e Giro delle Fiandre e di tante altre classiche.

Soprattutto personaggio, protagonista indiscusso dell’ultimo decennio del ciclismo mondiale.

In un teatro sociale di Trento affollato ha tenuto il pubblico attento come difronte ad un one man show, raccontando la sua storia di sportivo, partito dalla Slovacchia e accolto in Italia, come un figlio sportivo.

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In questa sua esperienza al Festival dello sport è accompagnato dal grande amico, compagno di squadra Daniel Oss, perginese, con cui ha scherzato anche durante la serata. 

La storia sportiva di Peter inizia in Italia, dove viene notato come potenziale campione durante i mondiali di M-bike in Val di Sole. Il suo direttore sportivo Stefano Zanatta lo aveva notato già nel 2009 per il secondo posto a Treviso ai campionati juniores di ciclo cross.

Nasce così il Team Sagan, in cui il campione del mondo raduna attorno a sé le persone di cui piu ha fiducia, e che soprattutto vogliono vivere l’esperienza dello sport ciclistico nel segno del divertimento.

“Se non ridi, non ti diverti”, ha sottolineato. Cosi chi lavora con Peter, diventa anche amico di Peter, per la sua magnetica forza di attrazione e grande vitalità. Davide Cimolai, Elia Viviani, Daniel Oss, un gruppo di amici grandi campioni di ciclismo, che lo aiutano anche ad acclimatarsi in Italia.

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Quando sono venuto in Italia, sapevo dire solo ciao…”, ora invece parla l’italiano benissimo, e conosce il modo di vivere italiano, partendo dal modo di essere veneto, sottolineato anche dallo “Zigo zago veneto”, intonato a fine serata. 

La Liquigas, con Roberto Amadio, è stata la sua prima squadra, e come ha sottolineato il suo direttore sportivo, ho visto in Peter un fenomeno perché era pronto ad ascoltare tutti i consigli e le istruzioni e le metteva subito in pratica, migliorando e facendo bene tutto.

In lui emergono due cose, la grande professionalità e l’iperattività; vuole essere il leader e comandare tutto. 

28 agosto 2010, giro del Veneto: primo Daniel Oss, secondo Peter Sagan. Una soddisfazione per Daniel che poi diventerà un compagno di squadra e di avventura nella vita di Peter. Ai due piace la musica, che ascoltano negli allenamenti. Questo modo di essere genuino e istrionico, ha portato Sagan ad essere molto amato dai giovani, anche per la sua presenza sui social e il modo di vivere lo sport in maniera goliardica ed imprevedibile.

Basta pensare all’ultimo episodio all’inizio della salita del Tourmalet durante il Tour de France, in cui il superconcentrato Peter ha trovato il tempo di firmare un autografo in corsa ad un fan. Momento questo riportato dai media come epico, nel rapporto campione e fan che lo seguono. Come ha detto Peter, non è stato difficile fare l’autografo, il difficile è venuto dopo, quando le richieste sono moltiplicate proprio dopo quell’episodio…

Peter ama il tour de France, e il Tour ama Peter, un rapporto nato dopo la prima vittoria su Fabien Cancellara, che tanto ha irritato il campione svizzero per il gesto al traguardo, una sorta di ballo del qua qua. Un gesto che era solo l’espressione di una sorta di scommessa con gli amici, a cui lo aveva promesso se avesse vinto una tappa al Tour. 

Tra le attività di Peter c’è anche una scuola di ciclismo giovanile che coinvolge ad oggi una sessantina di giovani atleti in Slovacchia. 

Tra i campioni dello sport, a Peter Sagan piace lo stile di Valentino Rossi, da cui ha mutuato per certi versi lo stile goliardico nelle gare e lo spirito di vivere lo sport da protagonisti.

Peter Sagan ha pensato anche di smettere?

C’è stato un momento di riflessione, ma poi ho vinto il mondiale. 

Una particolarità di Peter è che ogni tanto comincia a fischiare e, come ha detto Daniel Oss “non smette più”, citando un episodio di allenamenti fatti insieme. Questo fischiettare è anche un modo per allontanare la noia, che ogni tanto in tappe pianeggianti può affiorare nell’animo di un campione iperattivo. Altre note di Peter sono i tatuaggi e la pettinatura: è passato dai capelli lunghi ad essere rasato, un modo di comunicare la sua gioia di vivere e di vivere la sua gioventu, come tutti i suoi coetanei.

Per Tokio 2020 c’è qualche obiettivo con la M-bike?

Sembra di si, un ritorno al vecchio amore, anche se sono passati 10 anni e la preparazione e lo stato di forma sono cambiati, c’è stato un adattamento al ciclismo su strada.

Quale corsa vorresti vincere?

Indubbiamente la classica di primavera, la Milano Sanremo, che due volte gli è sfuggita per un soffio, due secondi posti quasi beffa.

Dopo il ciclismo professionistico che farai?

Come si fa a dirlo, il desitino mi farà vedere la strada giusta da seguire, come ha sempre fatto.

Al termine un pensiero è andato a tuo figlio Marlon. Che papà sei?

Certamente lo sport che faccio mi porta a viaggiare, ma appena posso sto con lui, e lascerò a lui la strada aperta per scegliere al meglio cosa a lui piace fare.

Anche l’amico Tony Cairoli ha mandato un saluto a Peter. Tony è rimasto con la moglie che ha appena avuto un figlio, e non è potuto venire a Trento come da programma.

Ti vedremo ancora al Giro?

Prima di finire di correre voglio esserci, l’Italia è un posto meraviglioso. 

L’Italia vuole bene a Peter Sagan, 7 maglie verdi al Tour de France, 1 maglia ciclamino al Giro d’Italia, 3 maglie iridate di campione del mondo ed una marea di classiche. 

Un campione che è un fenomeno, soprattutto per come interpreta il suo ruolo e come vive la sua vita coinvolgendo tutti coloro che hanno la fortuna di conoscerlo. E per finire la serata un brindisi …Zigo zago….paghi ti paghi ti… 

Complimenti Peter! 

 

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Speciale Festival dello sport 2018

Festival dello Sport: 50 mila spettatori e centinaia di migliaia di visitatori a Trento

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Una delle tante code per vedere i campioni dal vivo

E’ stato davvero il festival del record, grazie all’impressionante sfilata di campioni di tutte le specialità arrivati dal mondo intero: dall’11 al 14 ottobre Il Festival dello Sport ha portato a Trento oltre 200 ospiti che hanno preso parte a 130 appuntamenti, tutti gratuiti, che per quattro giorni hanno elettrizzato la città con uno spettacolo non stop.

Qui il nostro speciale dedicato agli eventi con tante esclusive. (altro…)

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Speciale Festival dello sport 2018

Calcio, Riccardo Cucchi: “Giovani cronisti tendono a essere protagonisti”

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Voce di “Tutto il calcio minuto per minuto” fino all’anno scorso, Riccardo Cucchi, giornalista, conduttore e radiocronista, ha presentato oggi il suo libro “Radiogol”, dove ripercorre quarant’anni di imprese memorabili: la finale mondiale di Berlino 2006, vinta dall’Italia, la conquista della Champions League da parte dell’Inter, l’ultimo scudetto della Roma nel 2001, il “filotto” degli scudetti juventini, assieme a racconti di incontri, interviste, momenti significativi della sua lunga carriera. (altro…)

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