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Speciale Festival dello sport 2018

Maldini a Trento: «I record? Conta di più la vittoria di squadra»

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Paolo Maldini a Trento (Foto Alfonso Norelli)

I colori rossoneri cuciti sulla pelle, il numero 3 sulle spalle e la fascia di capitano al braccio. Una vita trascorsa nel Milan, casa sua. Paolo Maldini è salito sul palco del teatro Santa Chiara all’urlo “Un capitano, c’è solo un capitano”, accolto da una platea festosa e festante.

Il mito rossonero, un uomo, oltre che un calciatore, che è diventato leggenda. Una vita a tinte rosse e nere, l’amore incondizionato per il pallone.

Come ha ricordato Olivero, giornalista della Gazzetta dello Sport che lo ha intervistato, tutti, in quel teatro, hanno percorso un pezzetto di vita con Paolo Maldini: bambini, giovani uomini, adulti e anziani. Chiunque si ricorda le sue gesta negli stadi di tutta Italia e di tutto il mondo.

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Il mio amore per il calcio è nato dal mio amore per la palla – ha confessato Maldini –. La palla è sempre stata al centro di tutto. Nel calcio si muove tutto intorno a lei: va addomesticata, bisogna darle del tu”.

Foto Alfonso Norelli

Paolo Maldini non è solamente IL capitano del Milan, con cui ha giocato 8 finali di Champions, ma è anche l’uomo dei record: ne ha scritti tanti nella sua lunga carriera. Prima di tutto, però, viene la squadra. “Non sono mai andato alla ricerca del record come premio personale. Ho sempre cercato la vittoria della squadra, quella era la cosa più importante”. E le 58 partire consecutive senza sconfitte ne sono la testimonianza.

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Una storia, non solo sportiva, legata indissolubilmente ai colori del Milan. Quella di Paolo Maldini ma di tutta la sua famiglia, con papà Cesare come modello. “Papà mi ha insegnato a non buttare via il pallone. Era innamorato del bello”.

Foto Alfonso Norelli

È stata proprio la famiglia a indicare la strada a Paolo. Una strada non sempre in discesa, tanti sono stati gli ostacoli da superare e le sconfitte, talvolta amare, da dover accettare. Sempre con la consapevolezza, però, che fa parte del gioco.

La prima cosa che mi hanno insegnato i miei genitori – ha raccontato il capitano rossonero – e la prima che io ho cercato di trasmettere ai miei figli, è la rettitudine di comportamento. Come sei fuori dal campo devi essere anche sul terreno di gioco”.

Foto Alfonso Norelli

In Italia scarseggiano i talenti o è il sistema che impedisce loro di emergere? E manca un po’ di cultura sportiva? Maldini, che conta 902 presenze con il Milan, non si è tirato indietro neanche di fronte alle domande più scomode. “Sicuramente ci sono generazioni e generazioni – ha risposto –. Il sistema attuale non li aiuta comunque ad emergere. Di certo, poi, manca un po’ di cultura sportiva. Considerare la sconfitta, anche se brucia, parte del gioco è fondamentale”.

Tanti gli allenatori vincenti che ha visto insediarsi sulla panchina del Milan: da Sacchi a Capello, per arrivare fino ad Ancelotti. Senza dimenticare Liedholm:È stato lui a insegnarmi a giocare a calcio. Ha dato il la alla grande epoca del Milan”.

Sacchi è un allenatore ambizioso, con tante idee e una maniera rivoluzionaria di allenare. Oserei dire maniacale. Capello un grandissimo tecnico e Ancelotti un maestro nel gestire il gruppo, con lui sono riuscito a godermi tutto ciò che il calcio mi ha regalato”. Gattuso, invece? “Ha un grande pregio, sa ascoltare”.

Bastano poche parole per descrivere il rapporto con Berlusconi. “È semplicemente il presidente, il mio presidente. Un visionario”.

Foto Alfonso Norelli

Quella di Paolo Maldini nel Milan è una storia infinita, fatta di tanti successi e qualche caduta. “Dietro una squadra vincente ci sono un’idea vincente e tanta passione. Questa linea la dà la società. E non è un caso se quel Milan ha ottenuto tanti trionfi”.

Tra le sconfitte più brucianti, Maldini ricorda quella subita nella finale di Istanbul o nella finale dei Mondiali nel ’94. “Sono quelle che mi hanno dato maggior amarezza, ma bisogna saper accettare ciò che il campo decreta”.

Maldini come si definirebbe come calciatore? Il suggerimento arriva direttamente dal pubblico: “unico!”. Paolo ringrazia con un sorriso, e rilancia: “Innamorato del pallone, innamorato del gioco. E ritengo corretto”.

Gli avversari più forti che ha dovuto affrontare? “Maradona, Ronaldo il fenomeno e Totti”. Messi o Cristiano Ronaldo? “Messi, anche se Cristiano è un fenomeno, è il calciatore più forte degli ultimi 15 anni”.

Toccante il video con le immagini del suo addio a San Siro, così come i ricordi vissuti con la maglia azzurra: 126 partite 4 mondiali 3 europei, numeri che parlano da soli.

Prima di lasciarsi abbracciare dalla marea di tifosi presenti, Paolo Maldini ha lanciato un pallone autografato verso il pubblico. Negli occhi di tutti la riconoscenza nei confronti di una bandiera, un calciatore, un uomo da cui si può solo prendere esempio. Un cognome che è anche un marchio di fabbrica: Maldini. Ne nascano ancora tanti di campioni così.

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