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Giudicarie e Rendena

Il 124° congresso SAT in Valle del Chiese

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“La valle del Chiese non è solo periferia – esordisce Luigina Elena Armani presidente della sezione SAT di Pieve di Bono alla conferenza stampa di presentazione del Congresso annuale SAT- ma anche luogo ricco e attivo, in una parola vivo. E stato richiesto dalla valle del Chiese dunque il Congresso 2018 per scandagliare un tema che si coniuga molto bene con un territorio amabile, ma niente affatto facile per chi ci vive. Ed ancora la valle del Chiese per far conoscere la SAT e il suo impegno e dedizione per le montagne alla sua stessa gente”.

Dal 18 al 21 ottobre sarà dunque la valle del Chiese ad ospitare il 124° Congresso SAT (Società degli Alpinisti Tridentini) dal titolo“Amore in montagna, ovvero vivere in montagna”, organizzato dalle quattro sezioni locali della SAT Bondo- Breguzzo, Daone, Pieve di Bono e Storo. Sono passati sessantadue anni dal primo congresso SAT organizzato dalla Sezione Pieve di Bono, nata nel 1955. Dopo un solo un anno dalla nascita, nel 1956 Pieve di Bono organizzò il suo primo congresso, che si svolse anche allora su due sedi: Creto e Daone.

“Un impegno niente affatto banale – illustrano insieme a Luigina Elena Armani i presidenti al tavolo della conferenza stampa odierna,Corrado Mazzocchi (SAT Bondo-Breguzzo) e Ruggero Iacomella (SAT Storo). E’ stato entusiasmante lavorare insieme e   dare libero sfogo alle idee – hanno ribadito – e di grande arricchimento metterle in pratica, ma la burocrazia ha veramente rappresentato uno scoglio notevole da superare.

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Ed in realtà l’allestimento delle tre giornate di avvicinamento alla fase conclusiva dei lavori congressuali in programma domenica 21 ottobre, sono ricche di visite al patrimonio storico, artistico e monumentale del territorio, di incontri, di serate e soprattutto di testimonianze.

Il tema che fa da sfondo a tutto il vasto programma congressuale, consultabile sul sito della SAT www.sat.tn.it , è un tema più che mai attuale: la possibilità di vivere e lavorare in montagna e di come i nostri giovani si pongono nei confronti di questo tema. Un discorso di scelte, passato quasi indenne attraverso le tante epoche della montagna, come ha ricordato Anna Facchini presidente di SAT centrale.

“Negli anni ’50 e ’60 le industrie hanno portato benessere e lavoro, chiedendo però pesanti contropartite: fiumi inquinati, aree abbandonate, invadenti brutture edilizie…e le riflessioni di autori come Nuto Revelli nel libro IL MONDO DEI VINTI diventano un contributo al tema della difesa dei territori e delle culture locali, vedendo nell’ambiente una risorsa da valorizzare e non da rapinare. Aldo Gorfer invece si sforza di intravedere germogli di vita possibile già negli anni 70 del secolo scorso. E oggi? Alcune “avanguardie” molto motivate ci provano, ma la montagna, lontana dalle grandi kermesse turistiche, resta vita dura, di sacrificio, con pochi servizi, pochi collegamenti e tanta precarietà. Per questo il rischio spopolamento è sempre in agguato, oggi che i giovani nelle metropoli europee trovano risposte che nei loro paesi d’origine non trovano”.

E sarà proprio la giornata di domenica 21 ottobre al Centro Polifunzionale di Condino, a partire dalle 10.30 che il confronto tra i “saggi della montagna” (Annibale Salsa, Mariangela Franch e Maurizio Dematteis) e le giovani promesse dello sport dell’alpinismo giudicariesi, entrerà nel vivo con una tavola rotonda, nella quale saranno i ragazzi (Alberto Vender, Marco Filosi, Patrick Ghezzi e Cecilia Maffei) a fare le domande condotti per mano dalla moderazione di Roberta Bonazza.

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Giudicarie e Rendena

I 55 anni dell’Avis comunale di Storo e Bondone

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Grande festa ieri a Storo per i 55 anni dell’Avis comunale di Storo e Bondone.

Una manifestazione iniziata fin dal mattino con il ritrovo presso il parco Avis e la sfilata per le vie del paese fino alla chiesa di San Floriano, quindi la messa e i discorsi delle autorità.

Fra i presenti, accanto al sindaco di Storo Luca Turinelli e al presidente del locale gruppo Avis Daniele Scaglia, vi era anche il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento, Mario Tonina.

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“Il volontariato – sono state le parole del vicepresidente Tonina – rappresenta una grande risorsa nella nostra provincia, legato allo spirito di solidarietà e al senso di comunità fortemente radicati nella popolazione. E, in questo senso, i donatori di sangue svolgono, in più, un servizio indispensabile e fondamentale perché, con il loro gesto generoso, rendono possibile l’attuazione di processi di cura essenziali, che salvano la vita di tante persone”.

“L’Avis – ha proseguito Tonina – ha un forte legame con le comunità di cui è diretta espressione, proprio per questo è in grado di svolgere l’attività essenziale di diffusione del valore della donazione del sangue, ma anche di sensibilizzazione sui temi della salute collettiva e della solidarietà, ed è quindi un fattore di stimolo alla crescita e alla partecipazione sociale. E’ una realtà che ha la sua forza nello spirito di appartenenza, nella comunicazione, nella forte motivazione. Tutti valori che Avis, nelle sue diramazioni locali, contribuisce a tenere vivi nella comunità trentina. Grazie davvero a tutti voi”.
 

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Giudicarie e Rendena

Beccato senza assicurazione e con la patente sospesa. Maxi multa di 2.500 euro e sequestro del mezzo

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Viaggiava tranquillamente a bordo della sua automobile senza assicurazione e con patente sospesa.

Un giovane Giudicariese è però incappato in un controllo della Polizia Locale di Pinzolo e allora sono cominciati i problemi.

Al giovane gli agenti hanno combinato una maxi sanzione di oltre 2.500 euro oltre al sequestro del veicolo e la revoca della patente.

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Nella rete dei controllo pochi minuti dopo è caduto anche il conducente di un altro veicolo che è stato sanzionato per la mancanza di assicurazione.

Purtroppo il fenomeno della mancata coperture assicurativa è in continuo aumento e questo rischia di danneggiare ancora di più le possibili vittime che oltre al danno rischiano anche di incorrere in una beffa e non essere nemmeno risarciti.

Il fenomeno è andato via via aumentato da quando il governo (nel 2014) ha depenalizzato il reato che da penale è stato trasformato in civile. 

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Giudicarie e Rendena

I consiglieri provinciali solleciteranno la Giunta a risarcire i lavoratori della Schlaefer che da mesi sono senza paga

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I consiglieri provinciali solleciteranno la Giunta a risarcire i lavoratori della Schlaefer che da mesi sono senza paga.

Serve una soluzione urgente perché gli operai della Schlaefer, ex Waris, di Storo senza paga né contributi, ottengano la retribuzione e gli arretrati cui hanno diritto e che l’azienda invece nega.

Nega al punto che 15 di loro dall’inizio dell’anno si sono licenziati per giusta causa non ricevendo lo stipendio da tre mesi.

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I lavoratori che dal 2017 si sono licenziati per questa ragione sono così saliti a 30 su un totale di 36 dipendenti.

I consiglieri provinciali presenti all’incontro avvenuto oggi alle 13.00 – oltre al presidente Kaswalder hanno partecipato Dalzocchio, Olivi, Tonini, Degasperi, Marini e Cia – con sei rappresentanti dei lavoratori guidati da Enrico Albertini, della Fiom Cgil, impiegati nell’impresa che ha sede in un capannone di proprietà della Trentino Sviluppo spa (TS), si sono impegnati a sollecitare la Giunta perché risponda al più presto, con strumenti adeguati, all’emergenza economica di queste persone.

Introducendo l’incontro il presidente Kaswalder ha ricordato che la Schlaefer non paga più da tempo neppure l’affitto a Trentino Sviluppo, presente alla riunione con il direttore operativo Nicola Polito, violando l’accordo sottoscritto con la società della Provincia che nel 2011 aveva investito un milione e mezzo di euro per ristrutturare l’immobile messo poi a disposizione della Waris, azienda produttrice di pannelli solari e rubinetteria cui dal 2018 era subentrata la Schlaefer, il cui titolare, Ermanno Pizzini, era uno dei tre fratelli proprietari della ditta precedente.

Dopo il riassunto fornito da Albertini dei torti subiti dai lavoratori che più volte hanno scioperato anche ad oltranza per indurre l’azienda a pagare il proprio personale, l’ex assessore provinciale allo sviluppo Alessandro Olivi (Pd) ha ricordato l’estremo tentativo di intesa con l’imprenditore compiuto proprio un anno dalla Giunta della passata legislatura.

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Allora era stata accordata ancora fiducia all’azienda alla luce del piano industriale presentato da Pizzini, che solo più tardi si è rivelato non credibile, nel quale si prospettava un’ipotesi occupazionale addirittura espansiva della Schlaefer. L’ex assessore aveva chiesto all’imprenditore di onorare subito gli impegni presi con i lavoratori e TS, altrimenti non sarebbe più stato possibile occupare il capannone della società pubblica. Per tutta risposta, ha concluso Olivi, Pizzini reagì giudicando questo un ricatto al quale avrebbe risposto licenziando i lavoratori.

Per TS spa, Polito ha sintetizzato le tappe che hanno portato prima alla concessione del capannone a Pizzini che, in una fase critica per l’economia della valle, quest’impresa era stata l’unica partecipante al bando di gara volto ad assegnare l’immobile di proprietà pubblica. Inoltre, ha aggiunto Polito, il piano industriale presentato pareva convincente anche se poi l’accordo sottoscritto con l’azienda non è stato rispettato. “L’impresa ha dimostrato totale inadempienza dei vincoli occupazionali e gravi irregolarità per quanto riguarda i pagamenti nei confronti del fisco, dei contributi previdenziali, dei lavoratori, dei fornitori e del canone per il capannone”. A fronte di ciò TS aveva ricevuto dall’attuale Giunta provinciale il mandato per avviare un’azione giudiziaria nei confronti di Waris. Azione fermata però per il subentro della Schlaefer. Anche con la nuova azienda, però, i problemi sono rimasti gli stessi. Oggi, ha segnalato Polito, nei confronti di TS la Waris ha accumulato per affitti non pagati un debito di 85.000 euro, cui si sono poi aggiunti 70.000 euro circa della Schlaefer. Non risulta che quest’ultima abbia ancora avviato la procedura fallimentare, mentre la Waris è in default acclarato. “Oggi – ha concluso Polito – non pare proprio che vi siano più margini per ritenere che l’azienda abbia un futuro. Come TS non ci resta quindi che impegnarsi a recuperare al più presto l’immobile cercando di avviare un’attività sostitutiva con imprese locali e di ricollocare il personale attraverso l’Agenzia del lavoro”.

Claudio Cia (Agire) ha ricordato che nella passata legislatura erano state presentate delle interrogazioni sull’impresa in questione. A suo avviso fin dall’inizio era stata data troppa fiducia ad un’impresa che non meritava tutto questo credito. Oggi – ha concluso – siamo arrivati all’auto-licenziamento dei lavoratori per cui ormai possiamo fare ben poco. Polito ha risposto che TS ha fatto tutto quel che doveva fare nei confronti dell’azienda tranne che avanzare la richiesta di fallimento.

Alex Marini (5 stelle) ha sottolineato la necessità di sanzionare comportamenti aziendali come questi vanno sanzionati per una questione di giustizia sociale, aggiungendo che occorre pensare a recuperare subito gli stipendi.

Secondo Kaswalder a questo punto è urgente che TS rientri in possesso del capannone e trovi qualche ditta di qualità per riassorbire i lavoratori.

Olivi ha indicato due possibili strumenti che la Giunta provinciale potrebbe mettere in campo a questo scopo, come già fatto in passato per casi analoghi: la cessione del credito e il Confidi.

Per l’Agenzia del lavoro, Failoni ha ricordato come solo in parte i lavoratori che si sono licenziati per giusta causa prima da Waris e poi da Schlaefer sono riusciti a trovare un’altra occupazione.

Filippo Degasperi (5 stelle) ha giudicato positivo l’investimento fatto dalla Pat sull’immobile che rende oggi riutilizzabile il capannone. “Da parte nostra oggi non possiamo che sollecitare la Giunta a farsi carico della situazione dei lavoratori per quanto riguarda i loro crediti, e TS perché funga da camera di compensazione per gli eventuali errori commessi, impegnandosi per il riutilizzo dell’immobile”.

Anche Mara Dalzocchio (Lega) ha auspicato che la Giunta cerchi una soluzione adeguata per ridurre al minimo i danni causati dall’azienda ai lavoratori, lamentando che sarebbe stato opportuno esigere da Pizzini qualche garanzia in più in termini di coperture e non fidarsi solo del suo piano industriale, dietro al quale c’era il nulla. In questo modo si sarebbe forse potuto trovare prima qualche altra azienda locale interessata.

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